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3 Marzo 2017

Italia - Canada

MODA & FASHION | CANADA & ITALIA, AMORE RECIPROCO?

Di Carla Mercurio, 21.2.2017, FashionMagazine.it Mentre l’Europa rappresenta un importante orizzonte di sviluppo per i marchi canadesi, il made in Italy arranca nei territori sconfinati della nazione nordamericana, frenato da ostacoli climatici e barriere doganali. In attesa dell’accordo Ceta, che potrebbe cambiare le carte in tavola. L’outerwear infatti è un punto di forza per i produttori di questo Paese, dove l’inverno dura nove mesi e dove c’è bisogno di protezione dal freddo estremo. Con centri come Winnipeg, nel Manitoba, la città più fredda al mondo, in grado di vantare una tradizione importante nella manifattura di workwear e di outerwear. Non stupisce dunque che facciano parte dell’universo piumini due recentissime new entry, al debutto alla scorsa edizione di Pitti Uomo. Mackage, del duo Eran Elfassy ed Elisa Dahan, è già venduta nelle migliori boutique italiane come Luisaviaroma, Vinicio, Eraldo e Duca D’Aosta, con la previsione di approdare in Europa con negozi monomarca. Segni particolari: attenzione ai fit ed estensione all’universo di borse, guanti e sciarpe. Fit nel mirino anche per Moose Knuckles (50 milioni di dollari Usa di turnover) che ha da poco inaugurato una struttura europea a Milano, proclamando la sua diversità, forte di campagne tra il sexy, il selvaggio e il divertente (vedi articolo in questo numero). In ambito distributivo Richard Baker, alla guida di Hudson’s Bay Co. - il big retailer canadese da circa 9 miliardi di dollari canadesi, che ha da poco acquisito Saks Fifth Avenue, in attesa (forse) di mettere la mani su Neiman Marcus e Macy’s - non disdegna lo shopping in Europa. Nel Vecchio Continente ha già rilevato la catena tedesca Galeria Kaufhof e ora cerca ulteriori opportunità. A partire dall’Olanda, dove dalla prossima estate avvierà un piano di aperture, per un totale di 20 spazi, tra insegne Hudson’s Bay e Saks Off 5th. Ricettivi e attenti al pro dotto. ma gli ostacoli non mancano Quali sono invece le chance per la moda italiana in Canada? Quali le opportunità in questo stato vastissimo, abitato da poco più di 36 milioni di persone, con un elevato potere di spesa e un Pil cresciuto di circa l’1,5% nel 2016 (meno rispetto ai +2,5% di qualche anno fa, prima della caduta del prezzo del greggio)? Una nazione in bilico tra la cultura americana e quella europea e con la peculiarità del bilinguismo, capitanata dal leader del partito liberale, Justin Trudeau, considerato l’anti-Trump per via della sua apertura nei confronti dei rifugiati e per il rispetto delle diversità. Un’area «in cui la clientela è molto evoluta e si sta dimostrando ricettiva rispetto al prodotto» secondo una recente dichiarazione di Giovanna Furlanetto, presidente di Furla. Ma che ha acquistato dall’Italia tessile e abbigliamento per soli 228 milioni di euro nel 2015, benché in crescita del 12%. «Ben poca cosa, se raffrontati ai circa 2,9 miliardi della Germania, i 2,8 miliardi della Francia, o ai 2 miliardi e 100 milioni degli Stati Uniti», fa notare Gianfranco Di Natale, direttore generale di Smi. «Le difficoltà di approcciare il Canada dal punto di vista delle barriere tariffarie sono al momento le stesse degli Stati Uniti - prosegue -. È comprensibile che un’azienda che intende fare il grande salto preferisca affrontare direttamente gli Usa. Considerando anche le peculiarità del Paese: clima freddo, territorio immenso, popolazione concentrata nelle poche grandi città, difficoltà nei collegamenti da una zona all’altra». Maggiori le prospettive secondo Pasquale Bova, direttore di Ita Canada. «Il Paese importa abbigliamento, calzature e accessori per 14,9 miliardi di dollari ...." continua a pag.38 https://issuu.com/fashion_ecomarket/docs/flip.page_fa_n_4-2017 (ICE TORONTO)