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Presentazione Tendenze P/E 2009 per Moda In Nel 2007 toccato in Giappone il record di 8 milioni di turisti Le vendite di Baycrews raggiungono 50 miliardi di yen Itochu modifica la divisione moda e investe nelle televendite È nata in Giappone una nuova tipologia di consumatori Ondata di fusioni e acquisizioni nei settori moda e retail Takashimaya: conviene rimanere fedele ad una gestione tradizionalista? 3.000 centri commerciali nel futuro del Giappone Il Tommy Hilfiger Group assume il controllo diretto del marchio in Giappone Triumph lancia un progetto per elaborare una linea di prodotti in collaborazione con le clienti Cresce il numero di giapponesi che abitano nei centri urbani Millennium Retailing annuncia nuovi investimenti Tiffany inaugura nuovi negozi e propone anche un telefono cellulare di lusso Tokyu Hands di Ginza piace anche alle donne Crescono i fatturati di Columbia Sportswear e New Balance Si diffonde in Giappone il ricorso alle “smart tag” PMD Japan firma un accordo con Neil Barrett Sazaby firma un accordo con Phillip Lim e incrementa le vendite di borse Camper in Europa Chelsea ha in programma l’apertura di almeno quattro centri outlet Calano le importazioni di cashmere
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Presentazione Tendenze P/E 2009 per Moda In Il 29 gennaio 2008, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, ha avuto luogo una presentazione relativa al settore del tessile italiano, organizzata dall’ICE di Tokyo in collaborazione con la Associazione di riferimento, Tessilvari – Federazione Italiana Industriali Tessilvari e del Cappello, nell’ambito del Progetto “Tessile Moda”. La presentazione ha avuto come protagonista Henk Fokkema, collaboratore storico di Moda In e membro della Commissione Stile di Moda In, ed è stata incentrata sulle nuove tendenze di Moda In, Prato Expo e Ideacomo per la stagione P/E 2009. A partire da questa edizione, per la prima volta l’elaborazione delle tendenze di queste tre fiere che appaiono all’interno di Milano Unica, è stata affidata a un team di esperti coordinati da Angelo Uslenghi. Il Direttore della Rete ICE in Giappone, Federico Balmas ha dato il benvenu Il Primo Segretario dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, Renato Di Porcia e Brugnera ha espresso gratitudine all’ICE per gli sforzi effettuati nel promuovere la moda italiana in Giappone ed ha annunciato per l’autunno 2009 una nuova serie di eventi e appuntamenti volti a presentare il meglio della qualità italiana in questo paese. Nell’ambito della sua presentazione, Fokkema ha affermato che il motivo di fondo della stagione tessile P/E 2009 è rappresentato da una ricercata perfezione esecutiva, accompagnata da un’estetica moderna e raffinata. L’abituale contrapposizione vede il crescente interesse per il pezzo esclusivo, fatto su misura ed il prodotto più massificato di altissima qualità anche nei dettagli. Il colore fa da protagonista e domina con tonalità chimiche e nuance naturali prese dal mondo organico.
Le tendenze principali sono state riassunte nei 4 temi elencati di seguito: Bassa Frequenza, ossia Lavorazioni Esclusive, Pezzo Unico, Tecniche semi-Artigianali; Alta Definizione, ossia Qualità Super, Perfezione nei Dettagli, Rigore Industriale; Eco Allure, ossia Scelta Ecologica, Estrema Raffinatezza, Spirito Romantico; Colore Tecno, ossia Risorse Artificiali, Vivace Dinamismo, Carica Positiva.
I punti forti delle prossime tendenze sono: - ultra leggerezza dei materiali, eterei, fluttuanti e quasi impalpabili al tocco; - senso ecologico, con fibre naturali utilizzate nella loro massima finezza ed il contributo tecnologico per valorizzare la praticità e migliorare l’estetica; - uniformità di fili, strutture, tecnologie nelle superfici nitide e nelle tinture solide; - stampa e sovra-stampa per effetti appena percettibili ed anche per macro disegni ben evidenziati; - versatilità degli accessori in grado di fondersi oppure di esaltare l’unicità del prodotto finito.
La presentazione, che ha registrato oltre 300 presenze, tra operatori e giornalisti, è stata accolta con molto interesse da parte dei presenti che hanno rivolto molte domande al relatore e hanno visionato con attenzione i quattro book dei campioni di tessuti relativi alle tendenze principali, messi a disposizione del pubblico.
Nel 2007 toccato in Giappone il record di 8 milioni di turisti La campagna del governo giapponese per trasformare il Giappone in una meta turistica sta fornendo discrete occasioni di affari ad alcuni retailer locali. Questi ultimi stanno rispondendo rapidamente con un maggior numero di addetti alle vendite che parlano cinese e con offerte speciali per turisti. Il turismo ha le carte in regola per divenire un’ottima opportunità per fare affari in Giappone, sia per i retailer giapponesi che per i marchi di moda internazionali. Secondo i dati della Japan National Tourist Organisation (JNTO), il numero di turisti stranieri che A gennaio il governo ha lanciato la sua quarta campagna annuale volta ad attirare un maggior numero di turisti, una campagna partita nel 2003 con l’intento di raddoppiare il numero di turisti stranieri a 10 milioni entro il 2010 e che appare ora vicina a raggiungere il target, con nove milioni di persone attese quest'anno. I dettaglianti stanno già dando la loro risposta. Sulle orme di firme internazionali del calibro di Louis Vuitton, Takashimaya ha annunciato a gennaio l’intenzione di assumere alcuni dipendenti che parlano cinese per il “punto informazioni” del suo negozio di Shinjuku. Mitsukoshi di Ginza dichiara che il numero di clienti esteri che richiedono di acquistare merci esenti dalle imposte sul consumo è aumentato del 50% e dispone del personale necessario. In base ai dati forniti dallo staff dei grandi magazzini, i clienti cinesi e quelli di altri paesi asiatici sarebbero i più facili da soddisfare e le vendite di borse, bigiotteria e capi d’abbigliamento di un valore compreso fra 100.000 e 250.000 yen sarebbero state quelle più elevate. Per rispondere alla domanda, Mitsukoshi, Millennium Retailing e le altre catene principali di grandi magazzini hanno tutti stretto accordi con le banche giapponesi per accettare le carte di credito emesse da China UnionPay. Nel frattempo, in marzo, anche Matsumoto Kiyoshi, catena di drugstore leader a Tokyo, comincerà ad accettare tali carte di credito. Con un incredibile numero di 1,3 miliardi di carte UnionPay in circolazione in Cina, non sorprende che i dettaglianti intravedano grandi opportunità. Mentre il turismo fa bene agli affari, c’è anche preoccupazione per l’effetto dell’arrivo di tutti questi stranieri in Giappone. Da un sondaggio del 2003 risulta che il 32% delle persone intervistate non sono contente dell’incremento del numero di turisti. Anche se circa metà delle persone intervistate ha dichiarato di “non farci caso”, il 90% attribuisce loro la colpa dell’incremento della criminalità in Giappone. In ugual misura, con norme nuove e severe, e controlli di sicurezza negli aeroporti, il Giappone sta diventando più selettivo in materia di ammissione degli stranieri. Tale scetticismo è naturale per un paese che vanta scarsa esperienza nel turismo di massa, ma è chiaro che il Giappone si sta trasformando in una meta sempre più attraente e che il numero di turisti crescerà notevolmente, creando numerose opportunità per i marchi di moda, i retailer, gli albergatori e i locali di pubblico intrattenimento.
Le vendite di Baycrews raggiungono 50 miliardi di yen Baycrews ha registrato un fatturato alto anche nell’anno finanziario conclusosi nel 2007, registrando per la prima volta vendite per oltre 50 miliardi di yen. Tuttavia la società è preoccupata per l’aumento della concorrenza sul mercato che ha portato alla nascita di un numero elevato di negozi dello stesso genere, ed ha deciso di reagire inaugurando un maggior numero di negozi monomarca dedicati ai marchi internazionali. Baycrews dimostra in tal modo che la pressione della concorrenza in Giappone potrebbe dimostrarsi utile per gli stilisti europei ad avere maggiore visibilità presso i consumatori giapponesi attraverso negozi propri. Nell’agosto del 2007, Baycrews, terzo in classifica fra i gestori di select shop, ha registrato per la prima volta un fatturato superiore a 50 miliardi di yen (ca. 314 mln. di euro), arrivando a più di 130 negozi operativi alla fine dell’esercizio finanziario. Per potenziare la crescita, lo scorso anno la società ha messo in opera un programma di ristrutturazione, dividendo le sue attività in tre segmenti: la divisione Frameworks per la sua catena Spick and Span, la divisione Jointworks per la pianificazione, la produzione e il commercio all’ingrosso e tramite outlet di marchi propri come B.C. Stock, La Totalité, etc. e la divisione Baycrews per seguire le catene dei suoi principali select shop, come Iena, Journal Standard, Edifice, etc.. Quest’ultima divisione ha registrato lo scorso anno una crescita del fatturato del 2,5% salendo a 35,1 miliardi di yen, mentre il fatturato di Frameworks è cresciuto del 13% salendo a 10 miliardi di yen e le vendite di Jointworks del 22% a 4,9 miliardi di yen. Hiroshi Kubota, presidente di Baycrews, ha tuttavia dichiarato nel corso di recenti interviste di essere incerto sulle prospettive di crescita, non a causa del livello dei consumi ma a causa della crescente pressione della concorrenza nel commercio al dettaglio del settore moda, in particolar modo sul mercato dei select shop. È particolarmente preoccupato dell’eccessivo fiorire di prodotti, modelli e tipi di negozi simili sul mercato, con la conseguente sovrabbondanza di negozi analogamente posizionati. Nello stesso tempo, l’espansione di Zara e l’arrivo di altre catene internazionali creano un maggior numero di scelte attraenti per i consumatori. Baycrews ed alcuni dei suoi concorrenti sentono costantemente il bisogno di sviluppare negozi di nuova concezione e di rinnovare i negozi esistenti per distinguersi dagli altri. Sfortunatamente, ciò genera un problema di eccedenza nell’offerta, e Baycrews ha dovuto investire in punti di vendita di più ampia superficie, spesso indipendenti, per dare maggiore presenza ad un marchio. Due esempi sono costituiti dal BC Salon nel quartiere di Shibuya e dal negozio Journal Standard a Omotesando inaugurati l’anno scorso. Baycrews dichiara che se da un lato le densità di vendit Gli sforzi effettuati per differenziare i negozi al dettaglio attraverso il merchandising rappresentano una buona notizia per i marchi internazionali poiché ciò significa aumentare la proporzione e la varietà di stilisti importati. Baycrews sta imboccando la strada dei negozi monomarca anche per i designer internazionali. Questa primavera aprirà un negozio di abbigliamento uomo dedicato al marchio francese Isabel Marant. Se da un lato Baycrews non vende questo marchio in esclusiva, dall’altro ha i diritti di esclusiva per gestire i negozi che recano questa insegna. Questo è un tipo di accordo che Baycrews afferma di volere negoziare con altri marchi che si vendono bene attraverso i suoi negozi al dettaglio. Potrebbe rivelarsi un grande vantaggio per quegli stilisti esteri che solitamente si vendevano solo in misura frammentaria attraverso i select shop con poche opportunità di esporre le loro intere collezioni in Giappone, ponendo così seri limiti alla visibilità del proprio marchio. Un’altra buona notizia per gli stilisti è che Baycrews intende ubicare questi negozi accanto ai propri, oppure su piani separati degli stessi, garantendo loro una buona affluenza – il primo punto vendita Isabel Marant sarà ad esempio ospitato al secondo piano di Journal Standard a Shinjuku.
Itochu modifica la divisione moda e investe nelle televendite Itochu è uno fra i maggiori distributori di moda in Giappone. Controlla sorprendentemente una buona parte dei mercati della moda di strada, del settore jeans, dell’abbigliamento sportivo e degli accessori mediante un labirinto di operazioni fra loro interconnesse. Nuovi piani potrebbero condurre al consolidamento della sua vasta rete di controllate in gruppi più razionali, e consentire maggiori investimenti strategici al di fuori dell’abbigliamento, in attività relative ad accessori, lifestyle ed alimentari. Quest’anno Itochu ha in programma di ristrutturare le proprie strutture relative al settore moda, in particolar modo le sue divisioni import e licenze. Negli ultimi anni la divisione abbigliamento Itochu ha registrato una forte crescita con utili netti per l’anno finanziario che si conclude a marzo 2008 che dovrebbero raggiungere 20 miliardi di yen (ca. 126 mln. di euro). Per la prima volta, oltre la metà di tali proventi deriverà dalle attività relative ai marchi, ed in particolare i marchi di importazione e su licenza. Con il perdurare dell’apprezzamento dell’euro ed il conseguente aumento dei prezzi al dettaglio dei marchi europei, Itochu sta tuttavia rivedendo le attività relative ai marchi. CI Garment Service, la sua affiliata che tratta marchi importati, ora si occupa quasi interamente di abbigliamento avendo trasferito le vendite di tessuti a un’altra divisione, e potrebbe in futuro dedicarsi esclusivamente all’abbigliamento uomo. I molteplici altri veicoli di Itochu per importare marchi, società come Coronet e Raika, potrebbero in futuro anche essere fusi in una unica società al fine di meglio centralizzare le funzioni di gestione clienti e dei negozi diretti con meno doppioni. Per la propria divisione licenze, Itochu dichiara di voler darsi più da fare per ridare vitalità alle vendite di prodotti oggetto di licenze di lunga data come Katherine Hamnett e di licenze recentemente acquisite come Fila che ha rilevato da Kanebo. Per l’abbigliamento Fila, Itochu collaborerà con Renown, augurandosi di assistere ad un sensibile miglioramento del fatturato del marchio. Itochu sta anch Negli accessori Itochu ha siglato una nuova ondata di accordi. Alla fine del 2007, ha firmato un accordo con il marchio francese, Paul & Joe, per prodotti non di abbigliamento e cosmetici, ed in particolare accessori moda ed altri prodotti quali ombrelli, orologi, foulard e sciarpe. L’accordo prevede anche una licenza per un nuovo marchio, Paul & Joe Maison, che produrrà asciugamani, biancheria da letto e prodotti correlati. La distribuzione di abbigliamento rimarrà a Look e la licenza per i cosmetici continuerà ad essere detenuta da Albion, una struttura singolare per Itochu che solitamente preferisce essere il protagonista di ogni marchio, ma questa decisione sottolinea la sua determinazione ad espandere la sua attività relative agli accessori. Oltre a diversificare la sua gamma di prodotti, Itochu si sta muovendo anche verso le vendite dirette ai consumatori. Mentre lo ha già fatto nel settore alimentare ad esempio con Familymart, la sua attenzione si concentrerà ora sulle attività relative alla moda. Anche se è una trading company importantissima a livello dell’ingrosso e dell’import, Itochu ha solo di recente cominciato a gestire negozi – anche se non ancora direttamente. A gennaio tuttavia, Itochu ha acquisito una nuova quota in Prime, l’attività di televendita con sede a Nagoya, detenendo ora il 33,4% di questa società con un fatturato da 10 miliardi di yen (ca. 63 mln. di euro) all’anno. Itochu utilizzerà Prime per proporre il proprio vasto assortimento di marchi moda direttamente ai clienti, una decisione che rientra in un piano più vasto di avvicinamento ai consumatori. Questa mossa crea un canale verticale che si estende dalla fabbricazione dei tessuti alla distribuzione all’ingrosso fino a quella al dettaglio. Itochu considera Prime come una piattaforma su cui costruire un’attività di televendita e di vendite via Internet allo scopo di competere con canali televisivi come Jupiter, controllato da Sumitomo, o QVC Japan Inc., la joint venture creata da Mitsui e QVC.
È nata in Giappone una nuova tipologia di consumatori Stando all’agenzia pubblicitaria di fama mondiale Dentsu, Internet avrebbe reso i giapponesi maggiormente orientati al gruppo, ma non esattamente nel senso tradizionale di lealtà nei confronti dei superiori e dei colleghi. Come spesso accade, la gente che pensa allo stesso modo compra le stesse cose, ma ora in quantità superiori e in tempi molto più ristretti. Dentsu afferma che Internet starebbe cambiando la società giapponese. Lo studio eseguito da questa agenzia suggerisce che la possibilità di incontrarsi e di scambiare online idee e valori con un vasto gruppo di persone sembra accrescere la domanda sociale di fare parte di un gruppo. Secondo la ricerca, il Giappone avrebbe attraversato vari periodi negli ultimi 15 anni in cui i singoli sono andati perdendo coscienza sociale e divenendo più individualistici. Anche un’osservazione rapida della società giapponese dimostra chiaramente che l’orientamento al gruppo, con la lealtà nei confronti dell’azienda, dei colleghi e – significativamente – verso alcuni modelli di consumo, rimane un segno distintivo forte. Ma è altrettanto vero che con la maggiore libertà di mettere a frutto le proprie abilità e di cambiare lavoro, con una maggiore coscienza internazionale, e perfino una certa mancanza di entusiasmo da parte dei giovani a seguire pedissequamente i più anziani, l’individualismo è andato crescendo. Secondo l’agenzia Dentsu, però su Internet si starebbe verificando una tendenza inversa e questa sarebbe visibile non solo nei risultati dello studio ma anche nei modelli di consumo, il più importante dei quali è una serie di prodotti di mode passeggere con un seguito ancora più forte che in passato. L'agenzia ha riscontrato che su un campione di 4.300 individui compreso fra 12 e 64 anni di età, che abitano in un raggio massimo di 50 km da Tokyo, il 72% si considera un individuo “parte del pubblico” in senso lato o, in altre parole, membro della società. Tramite il contatto con le persone e le informazioni su Internet, i consumatori sono in grado di creare un maggior numero di relazioni e associazioni basate su valori comuni con un numero di persone maggiore di quanto sia mai stato possibile in passato. Sono inoltre in grado di trovare e anche di interagire con persone che hanno una serie di valori molto ristretta e specifica corrispondente ai propri. I valori possono essere di natura politica od essere qualcosa anche di molto più specifico e frivolo che magari riguarda persone che pensano che il “pile” viola sia il migliore della gamma offerta quest'anno da Uniqlo. Secondo l'agenzia Dentsu si sta diffondendo il fenomeno di persone che riflettono i propri gusti (od opinioni) verso l'esterno e che catturano il riflesso di ritorno dagli altri per esserne a loro volta influenzati. Si tratta di una illustrazione assai valida del potere che le reti sociali hanno di riunire persone che la pensano allo stesso modo, di rafforzare una qualche peculiarità esistente che favorisce la coscienza di gruppo e, in molti casi, di promuovere la vendita rapida e diffusa di taluni prodotti e servizi. Nel complesso, il 79% dei rispondenti si ritengono “opinion leader” nel senso di diffondere verso l’esterno le proprie opinioni su prodotti e servizi, ma all'interno di questi il 36% pensa di essere sufficientemente indipendente da non dovere dipendere dalle opinioni degli altri, mentre il 43% ha detto di fare entrambe le cose, ossia di esprimere le proprie opinioni ma di essere anche influenzato dai pareri degli altri quando fa acquisti. La maggioranza di questo gruppo di persone (54,4%) che si sintonizzano a vicenda per influenzare ed essere influenzati a loro volta, ha fra 20 e 40 anni, la fascia di età più importante per l'uso di Internet, ed il 70% di loro ha detto di ricercare attivamente nuovi prodotti e prodotti apprezzati dagli altri membri del gruppo. Mentre nel complesso una percentuale appena superiore al 40% del campione abbia dichiarato di leggere con piacere le classifiche dei prodotti, circa il 60% ha detto di consultare le classifiche allo scopo di scegliere alcuni dei prodotti da acquistare. Le classifiche sono ovviamente anche un argomento diffuso in numerosi blog che sono una fonte di notizie sempre più importante per questi consumatori. La conclusione di tutto questo è che le reti di contatti personali sviluppate tramite il computer hanno consentito ai consumatori giapponesi di collocarsi all'interno di un ulteriore gruppo: persone con gusti, interessi e valori simili a prescindere da dove ci si trovi fisicamente. Ai vecchi tempi, prima di Internet, una cosa del genere era possibile solo fra piccoli gruppi di amici intimi, ma ora può essere estesa in ampia misura creando delle “tribù”, dei raggruppamenti virtuali. L'agenzia Dentsu suggerisce che di conseguenza i prodotti che incontrano i gusti di uno di questi gruppi decollano e si diffondono più rapidamente grazie al passaparola attivo reso possibile da Internet, e anche perché i membri del gruppo non vogliono restare indietro rispetto agli altri. Tutto molto filosofico e accademico, ovviamente, ma dimostra il potere del marketing attraverso il network in Giappone e l'importanza di comprendere la portata dei valori di un gruppo. Comportamenti simili sono presenti ovviamente anche in altri mercati, ma il modello di socializzazione giapponese pare li incoraggi un tantino di più.
Ondata di fusioni e acquisizioni nei settori moda e retail Il 2007 è stato un anno ricco di fusioni e acquisizioni nei settori moda e retail. I retailer di maggior successo hanno utilizzato gli utili in crescita per consolidare le proprie posizioni rilevando concorrenti e per lanciarsi in nuove categorie acquisendo società con buoni potenziali. Nel frattempo, alcuni grandi magazzini si sono fusi per sopravvivere e respingere acquisizioni ostili mentre investitori esteri hanno cominciato ad acquistare partecipazioni nei settori retail e moda. Ora che sono possibili anche le fusioni triangolari, pare che il 2008 diverrà probabilmente un altro anno movimentato con un numero crescente di retailer e marchi internazionali che pensano di acquistare società in Giappone, specialmente in un momento in cui l'euro continua a rimanere così alto. Nel 2007 sono state concluse circa 2.700 fusioni e acquisizioni, rispetto alle 382 di appena 20 anni fa. Buona parte della nuova attività è stata perfezionata sulla scia di una regolamentazione più permissiva che consente alle aziende di scambiarsi partecipazioni più facilmente e di costituire holding per gestire una serie di società operative. Le fusioni sono state anche utilizzate come misura difensiva per proteggersi da tentativi di acquisizione, e sono i fondi di investimento esteri ad essere spesso visti come la minaccia più seria – le stime suggeriscono che i fondi esteri controllavano il 30% di tutti i capitali azionari giapponesi al termine dell'esercizio 2006. E ora che è stato dato disco verde alle fusioni triangolari, utilizzando le quote in società controllanti per acquistare le società target come nel caso dell'acquisizione da parte del Citigroup di Nikko Cordial, è più probabile un aumento del numero di acquisizioni di aziende giapponesi da parte di società estere. Nella moda e nella distribuzione al dettaglio, si sono registrate più di 80 fusioni e acquisizioni, comprese le ristrutturazioni societarie, con una cinquantina di accordi degni di nota (vedere grafico). Le acquisizioni estere nei settori moda e retail sono ancora rarissime, ma l'anno scorso si sono visti degli accordi sorprendenti. Goldman Sachs si è alleata con Restir nell'intento di promuovere immobili dedicati allo shopping e Credit Agricole ha rilevato Baroque Japan Limited da Fakedelic Holdings, una catena di 100 negozi che vende marchi Oltre alle acquisizioni estere, le altre due fonti di fusioni e acquisizioni nei settori moda e retail sono state l'acquisizione di catene SPA (Specialty store retailer of Private label Apparel) di piccole e medie dimensioni e il consolidamento nel settore dei grandi magazzini. Si sono registrate anche alcune acquisizioni da parte di fondi di investimento di società a corto di liquido con bilanci in peggioramento, come l'acquisizione di Kosugi Sangyo da parte di Raison Capital Partners, un veicolo di investimento affiliato di Itochu, e l'accordo siglato da SBI Holdings con Narumiya International. L'acquisizione di promettenti operatori SPA è stata una tendenza chiave lo scorso anno. Fra gli acquirenti alcuni grossisti e fabbricanti di abbigliamento assai tradizionali alla ricerca di novità e dinamismo per un settore in fase di invecchiamento, e più specificamente desiderosi di introdurvi competenze in materia di retail e Internet necessarie per convertire i propri marchi improntati all'ingrosso in attività retail. Ora che società leader come World sono così avanti nel processo di trasformazione in retailer, i ritardatari vengono costretti a recuperare rapidamente. Naigai, una delle società di abbigliamento giapponesi dai risultati mediocri, ha operato la sua prima acquisizione su questa base, acquisendo il retailer online Sentire-One. Aziende dinamiche e in crescita hanno invece rilevato altre società per acquisire potenziali sviluppi in settori in cui non vantano competenza, come nel caso dell'acquisizione, da parte di Belluna, di Nursery, società di vendita su catalogo che propone uniformi da infermiere e articoli correlati, e dell'acquisizione di Peach John da parte di Wacoal per incrementare le vendite di abbigliamento intimo alle donne più giovani. Honeys ha rilevato Another Notes per dotarsi di competenze in materia di design e pianificazione prodotti, mentre World ha investito in attività concentrate sulle calzature come Shin-ei Corporation. Nei mercati più saturi, quella delle fusioni e acquisizioni è una delle poche opzioni restanti, e un buon esempio al riguardo è l'acquisizione di Marufuru da parte di Aoki Holdings nell'abbigliamento uomo. Altre fusioni hanno avuto luogo internamente, ad esempio Onward ha creato una holding e riunito varie società costituendo nuove controllate per meglio sviluppare i marchi retail ed inserirsi all’interno dei fashion building o negli immobili destinati alla moda ubicati nelle stazioni ferroviarie che attualmente sono in rapida espansione. Nel 2008 ci si attendono ulteriori ristrutturazioni e razionalizzazioni su questa falsariga da parte di tutti i principali gruppi dell'abbigliamento, incluse le trading company. Infine, mentre Fast Retailing non ha condotto in porto il tentativo di rilevare Barneys New York, ha comunque ancora in mente di spendere circa 300 miliardi di yen nei settori di marchi moda e retail, e anche altre società giapponesi stanno iniziando a mostrarsi più aggressive sullo scenario internazionale. Nel 2007, Yagi Tsusho ha rilevato un fornitore britannico di lunga data, Mackintosh, mentre Onward ha acquisito un marchio italiano di borse attraverso la propria controllata italiana, Gibo Co. Un importante accordo è stato siglato anche da SRI Sports che ha pagato circa 130 milioni di dollari USA per Cleveland Golf, ex controllata di Quicksilver. Nei prossimi due anni è probabile che si assista ad un incremento sensibile di queste attività man mano che lo yen si rialzerà a livelli che rispecchiano le realtà di mercato.
Takashimaya: conviene rimanere fedele ad una gestione tradizionalista? Takashimaya è stata la più grande società di grandi magazzini in Giappone per buona parte degli ultimi 20 anni e, almeno fino a maggio, rimane la più grande per fatturato e numero di negozi. Le sue vendite sono tuttavia statiche e molti dei suoi negozi producono risultati mediocri. Probabilmente per la società è arrivato il momento di rinnovare non solo le proprie strutture ma anche la sua filosofia di gestione. Takashimaya è a tutt’oggi il più grande gruppo di grandi magazzini per fatturato e numero di negozi, ma lo sarà solo fi Aperto alla metà degli anni '90, il negozio Takashimaya di Shinjuku è tuttora uno dei più nuovi negozi del paese nel settore dei grandi magazzini. Eppure nella sua breve storia, questo negozio ha prodotto risultati così scarsi da non avere ancora chiuso in utile nonostante sia stato restaurato non meno di tre volte. Il più recente di questi restauri è stato ultimato lo scorso aprile, e nonostante il fatturato sia salito rispetto al 2006, ancora una volta è stato inferiore alle previsioni. Nel complesso, si prevede per questo negozio un declino del 4% del fatturato per il 2007 a seguito della chiusura di vaste porzioni del suo spazio di vendita lo scorso marzo, ma tra il 19 aprile ed il 31 dicembre, è riuscito a registrare un più 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2006. Il che andrebbe bene, se Takashimaya non avesse previsto un incremento del 9,6%. Nel quadro della trasformazione messa in opera a Shinjuku, Takashimaya ha rimosso alcuni locatari e assunto il controllo diretto di una maggior quantità di spazi, ma l'obiettivo fondamentale di riportare il negozio in attivo per la prima volta sembra destinato a non essere centrato neanche quest'anno. La sua decisione di mettere assieme abbigliamento uomo e donna sugli stessi piani è stata positiva, ma essa non è tuttavia servita ad inserire marchi interessanti o richiesti per riempire lo spazio a disposizione, per cui il negozio in molte parti appare standardizzato, come è sempre stato. Se da un lato il vantaggio competitivo di Isetan risiede nei suoi marchi e nelle sue competenze in materia di merchandising e quello di Daimaru nella efficienza dei costi e nella varietà, l'unica reale forza di Takashimaya risiede nel fatto che è la sola società con quattro punti vendita in grandi città che realizzano un fatturato superiore a 100 miliardi di yen all'anno. Mentre Isetan può portare in dote il proprio know how commerciale al nuovo partner Mitsukoshi, e Daimaru può ricavare maggiori utili da Matsuzakaya, Takashimaya non ha in realtà dato prova di alcuna direzione strategica se non quella di aggiungere nuovi spazi. È vero che pensa di annunciare il quarto anno consecutivo di aumento degli utili per l'esercizio 2007, ma questo deriva quasi interamente da misure di riduzione dei costi attuate da altre catene molti anni fa. In poche parole Takashimaya può rimanere la catena più grande, ma le mancano le competenze nei settori essenziali: merchandising, marketing e branding. La società riconosce il problema in una certa misura e ha adottato varie iniziative per elaborare soluzioni. Per acquistare slancio, Takashimaya avrebbe bisogno che gli alti dirigenti si orientassero maggiormente verso la creazione di una società e una gestione di negozi che si differenzino dalla concorrenza grazie a una organizzazione migliore e innovativa. Isetan, con la riprogettazione delle proprie superfici di vendita a Shinjuku, e Daimaru, grazie alla ristrutturazione e ad un riallineamento spettacolare del proprio nuovo negozio adiacente alla stazione di Tokyo, hanno entrambi dimostrato di essere in grado di operare questi cambiamenti radicali nelle attività retail. Takashimaya è molto indietro sotto questo profilo. In secondo luogo, e forse anche più verosimilmente, Takashimaya ha probabilmente bisogno di rendersi conto che le proprie dimensioni non saranno sufficienti per restare a galla. Anche prendendo in esame fusioni o alleanze del genere per assicurarsi la sopravvivenza a lungo termine, una iniziativa del genere non sarà sufficiente se contemporaneamente non si approderà ad una gestione più creativa. Con circa 20 grandi punti vendita sparsi per il paese, fra cui quelli di Nihonbashi, Yokohama, Kyoto e Osaka, i quattro in testa alle classifiche di fatturato, ed un nuovo negozio ben congegnato a Nagoya, Takashimaya è un retailer che conta su patrimoni che però necessitano di una corretta gestione. Ci si chiede adesso se troverà il modo per superare i limiti della propria natura conservatrice.
3.000 centri commerciali nel futuro del Giappone Il ritmo delle aperture dei centri commerciali pare destinato a restare lo stesso. Ciò che probabilmente cambierà, invece, sono le loro dimensioni ed ubicazioni, con un maggior numero di strutture urbane, accompagnate da una nuova tipologia di investitori: i retailer stessi. Si tratta di un trend importante per le società di moda, che si tradurrà in un maggior numero di siti retail ed in una concorrenza più agguerrita. Il Japan Council of Shopping Center (JCSC) ha confermato che sono stati 89 i nuovi centri commerciali aperti dai propri associati nel corso del 2007, rispetto alle 79 nuove aperture dell'anno precedente. Si può ipotizzare che includendo le nuove strutture dei non associati al JCSC, l'anno scorso il totale si sia attestato sulle cento inaugurazioni. Il JCSC afferma che i propri associati ora gestiscono 2.848 centri e che in Giappone ne saranno operativi oltre 3.000 nell'arco di tre anni. Il totale dei fatturati degli associati JCSC ha raggiunto circa 28.000 miliardi di yen (ca. 176 mld. di euro), il che rappresenta oltre il 20% del fatturato raggiunto dalle vendite di prodotti al dettaglio per la prima volta nella storia del retail giapponese. Da notare che le tre principali società investitrici, JR East, Aeon Mall e Mitsui Fudosan, hanno rappresentato l'8% del totale dei fatturati di tutti i centri commerciali. Il JCSC dichiara che le dimensioni medie di un centro commerciale sono 24.795 mq, il 6% in meno dell'anno prima, e ciò si spiega con i nuovi centri commerciali di più piccole dimensioni nei centri urbani. Nel 2006, 15 dei nuovi centri (il 19%) sono stati aperti nei centri urbani, una cifra salita a 22 nel 2007 (25%). D'altro canto, sono solo 16 i mall con più di 40.000 mq che hanno aperto rispetto ai 21 dell'anno precedente. L'Aeon Group ha contribuito con 23 nuovi centri, il 26% del totale, rispetto al 25% dell'anno prima. Aeon da solo ne ha aperti 9, Aeon Mall quattro, ed altre controllate come Aeon Kyushu il resto. Una caratteristica dell'andamento del 2007 è costituita dall’aumento della presenza di grandi magazzini come locatari trainanti dei nuovi centri commerciali: uno solo nel 2006 ma ben sette nel 2007. Daimaru, per esempio, ha inaugurato due punti vendita uno all’interno di Urawa Parco e l’altro di Lalaport Yokohama. Anche Mitsukoshi, Daiwa, Marui e Takashimaya sono oggi presenti all’interno di centri commerciali. L'impatto delle nuove normative sulle strutture di oltre 10.000 mq entrate in vigore nel novembre 2007, è stato già in larga misura percepito quando due anni fa gli investitori hanno iniziato a spostare le proprie risorse verso centri commerciali di dimensioni più piccole o su quelli orientati verso prodotti per il lifestyle, tutti comunque al di sotto dei 10.000 mq di superficie. I centri commerciali di questo genere rappresenteranno il grosso dello sviluppo in futuro, ma quello che cambia è la proprietà. Come Aeon, i retailer più grandi si stanno trasformando in investitori. Fast Retailing, la società del marchio Uniqlo, ha aperto i suoi primi mall alla fine dello scorso anno e ne ha in cantiere altri 20, mentre un noto negozio di elettronica come Yamada Denki ed un negozio di prodotti per il “fai da te” come Cainz stanno anch'essi realizzando centri commerciali proponendosi direttamente come locatari trainanti. Questa rapida crescita fa sì che alcuni analisti prevedano una possibile “bolla immobiliare” nella realizzazione di shopping center. Tuttavia, fintantoché le catene di negozi specializzati potranno sostenere la crescita, la domanda di centri commerciali non è destinata a calare nel breve termine, e i promotori saranno incoraggiati anche dall'ingresso di catene internazionali quali H&M e Abercrombie & Fitch. Durante il 2008, un elemento di spicco sarà l'elevato numero di strutture nell'area di Sendai che diverrà operativo o che si avvicinerà all'ultimazione. Oltre a Sendai Parco, sia Chelsea Japan che Mitsui hanno centri outlet in corso di realizzazione in quest'area. Sarà tuttavia il successo dei centri commerciali nei centri città, soprattutto di quelli specializzati in abbigliamento - ossia station building e fashion building - a stimolare un ulteriore sviluppo nel 2008, un trend incoraggiato dalla perdurante crescita delle popolazioni urbane a spese della provincia. La popolazione delle province di Tokyo e Kanagawa, per esempio, l'anno scorso è aumentata di 136.000 abitanti. Questo cambiamento, oltre al perdurante successo dello shopping nei negozi specializzati, unito alle nuove normative sui grandi centri commerciali, sono tutti elementi che fanno pensare a una crescita degli shopping center urbani nei prossimi quattro anni circa. Fra le strutture di spicco inaugurate l’anno scorso nella capitale vanno annoverate Tokyo Midtown, Shin Marunouchi Building, Marui di Yurakucho e Marronier Gate; ad Osaka è stato ultimato Namba Parks, mentre a Nagoya è sorta Midland Square. Rimangono tuttavia dei problemi. Come ha dichiarato di recente Hiroshi Kubota, Presidente di Baycrews, il ritmo dello sviluppo dei negozi specializzati nel settore moda/lifestyle sta creando una uniformità delle proposte dei negozi accompagnata da uno scarso servizio ai clienti dovuto all'affrettato training del personale. Lumine riferisce che adesso richiede ai retailer di dedicare più tempo alla pianificazione dei negozi e al training del personale per soddisfare gli standard richiesti. Il ritmo dello sviluppo dei centri commerciali ha anche indotto i retailer ad aprire punti vendita vicino ai propri negozi esistenti (anziché lasciare entrare un concorrente), sottraendo vendite a questi ultimi e abbassando così le densità di vendita nel complesso. D'altro canto, l'ulteriore sviluppo dei centri commerciali amplia anche la scelta dei siti per i retailer, ma come ha di recente sottolineato Hidejiro Fujiwara, Chairman di Shimamura, con un numero crescente di tali centri gli investitori dovranno lavorare molto più alacremente per meglio definire il mercato target e il posizionamento di ciascun mall.
Il Tommy Hilfiger Group assume il controllo diretto del marchio in Giappone Il Tommy Hilfiger Group acquisirà il controllo di maggioranza di Tommy Hilfiger Japan, attualmente controllata da Itochu. Itochu aveva costituito Tommy Hilfiger Japan nel 1996 per gestire la licenza. La società vanta ora una rete di 105 negozi monomarca e 60 shop-in-shop nei grandi magazzini. Nel 2006, il marchio aveva realizzato un fatturato netto di 15,1 miliardi di yen (95 mln. di euro). Fred Gehring, CEO del Tommy Hilfiger Group, ha commentato: “Riteniamo che per Tommy Hilfiger in Giappone sussista del potenziale per una crescita consistente e costante”. L'acquisizione rientra in una più ampia strategia di riacquisto delle licenze in varie regioni e categorie di prodotti nell'intento di creare un business globale maggiormente integrato.
Triumph lancia un progetto per elaborare una linea di prodotti in collaborazione con le clienti Triumph International ha lanciato un nuovo progetto atto a sviluppare una linea di lingerie per il proprio fortunato marchio Amo’s Style in collaborazione con le proprie clienti, creando un bell'esempio di “buzz marketing”, ossia di passaparola. A partire da novembre, Triumph ha cominciato ad inviare questionari alle clienti che costituiscono il target principale – ossia giovani donne tra i 16 ed i 23 anni di età - chiedendo loro dei suggerimenti per una nuova gamma di prodotti. Il progetto è una collaborazione con Decotomo, uno dei più grandi provider di contenuti multimediali su reti mobili con circa 3 milioni di abbonati facenti parte del target principale di Amo’s Style. Gestito da MTI, società quotata al JASDAQ, Decotomo fornisce e vende contenuti come libri mobili, musica e informazioni su moda e celebrità, ed altre notizie e conta quasi 5,5 milioni di abbonati paganti in totale. Il progetto con Triumph International comporta una serie di sondaggi, sul design e sui modelli della lingerie, lanciati sul sito SNS di Decotomo, Logtomo. Il prodotto finale sarà messo in vendita a novembre attraverso il negozio online di Amo's Style. Il progetto per elaborare capi di lingerie già ora sembra destinato al successo: nell'arco di una settimana il primo sondaggio ha prodotto 8.000 risposte e il secondo 22.000. Dando alle clienti voce in capitolo per lo sviluppo di un prodotto, si crea un forte legame fra marchio e cliente, si dà luogo alla fornitura di un prodotto che probabilmente verrà acquistato dalle clienti stesse e si assicura un alto livello di marketing mirato al target centrale delle clienti. Tutto ciò con vantaggi reciproci.
Cresce il numero di giapponesi che abitano nei centri urbani Stando ai dati del Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni, la popolazione giapponese ha continuato ad affluire nelle aree urbane. Sette delle 47 province fra cui Tokyo, Kanagawa e Aichi hanno registrato un aumento dell’afflusso di persone, mentre le restanti 40 province hanno registrato un numero di emigrazioni superiori alle immigrazioni. Il maggior afflusso si è avuto a Tokyo con 94.500 nuovi residenti, seguito dalla vicina Kanagawa con 32.474. Lo spopolamento maggiore si è registrato in Hokkaido con 20.267 emigrazioni, seguita da Aomori con 10.274 e Nagasaki con 10.064 unità. Anche le province di Hyogo e Fukuoka hanno perso residenti dopo averne acquisiti l'anno precedente.
Millennium Retailing annuncia nuovi investimenti Millennium Retailing è riuscito ad ottenere dalla sua nuova società madre Seven & I una nuova tornata di investimenti per la propria catena di grandi magazzini Sogo. Durante il 2008, Millennium investirà nel restauro dei punti vendita di Kobe, Yokohama, Chiba e Hiroshima. I nuovi fondi giungono dopo restauri di ampia portata condotti negli stessi negozi dal 2001 ad oggi e nonostante il fatto che i dirigenti di Millennium Retailing avessero ammesso di recente l'assenza di miglioramenti sostanziali delle vendite da allora. Solo per il punto vendita di Chiba la situazione è diversa. Nel corso del primo semestre dell'esercizio 2007, infatti, questo negozio ha registrato un incremento del fatturato del 7,7% dopo avere completato un precedente piano di ristrutturazione nei primi mesi dell'anno. Il negozio di Kobe, invece, ha assistito ad un meno 0,5% e quello di Hiroshima ha perso il 2,1%. Ciononostante, Millennium Retailing esperirà un ulteriore tentativo, stavolta utilizzando i fondi di Seven & I principalmente per migliorare il merchandising con una particolare enfasi sulla pianificazione localizzata di negozi.
Tiffany inaugura nuovi negozi e propone anche un telefono cellulare di lusso Tiffany continua ad espandere la propria presenza in Giappone. L'anno scorso ha inaugurato il suo primo negozio Tiffany per uomo nell’ala riservata alla moda maschile dei grandi magazzini Isetan a Shinjuku, oltre a negozi in altre città. Incoraggiato dal successo, il primo febbraio 2008 è stato inaugurato un secondo negozio nel nuovo Hankyu Men’s a Osaka, e un ulteriore punto vendita, sempre per uomo, sarà aperto a Roppongi Hills in aprile. Questa primavera, Tiffany ha in programma l'apertura di altri due shop-in-shop standard nei grandi magazzini Matsuzakaya a Ginza e presso Daimaru di Hakata. Sul fronte del marketing, Tiffany presenta una collaborazione per una nuova linea di cellulari di alta gamma. Il marchio si è alleato con Softbank per la realizzazione di un telefono cellulare in edizione limitata, basato sul modello Sharp 823SH nel quale sono stati incastonati 400 diamanti. Ne saranno realizzati solo 10 esemplari che saranno venduti a 10 milioni di yen (ca. 63.000 euro) l'uno.
Al Bazar, il negozio di Milano specializzato in abbigliamento uomo e noto per la qualità e lo stile dei suoi prodotti, il 15 gennaio ha aperto a Tokyo il suo primo negozio all'estero. Il proprietario del negozio in Italia, Lino Ieluzzi, è noto in Giappone per essere apparso come icona di stile su riviste locali specializzate in moda uomo come Men’s Club e Leon. Il negozio è ubicato nel quartiere esclusivo di Hiroo ed ha una superficie di 76 mq. La selezione di prodotti offerti proviene direttamente dall’Italia e le eventuali riparazioni vengono eseguite gratuitamente. Il prezzo medio di un completo si aggira tra i 250.000 ed i 300.000 yen mentre le camicie e le maglie costano sui 25.000 yen (157 euro).
Tokyu Hands di Ginza piace anche alle donne Tokyu Hands, catena di negozi che offre principalmente articoli per il tempo libero, viene solitamente associata ad una clientela maschile, ma il nuovo punto vendita nel quartiere di Ginza sta incontrando il gradimento delle donne e l'area benessere e bellezza al quinto piano sta diventando un importante punto di riferimento per tali articoli. Le clienti vengono attirate dall'ampia varietà di cosmetici naturali nonché da marchi non proposti altrove come il marchio francese “Couleur Caramel”. Questo spazio registra anche buone vendite di saponi e altri prodotti da bagno dotati di confezioni in stile vintage giapponese.
Crescono i fatturati di Columbia Sportswear e New Balance In base ai dati resi noti, l'anno scorso Columbia Sportswear Japan ha segnato un aumento delle vendite del 10%. Questa società è stata favorita dai risultati positivi della sua nuova serie Titanium nonché dal consolidamento del marchio per l’intera linea di prodotti. Le categorie che sono andate per la maggiore sono state le “walking shoes” e l'abbigliamento donna. Il marchio sportivo giapponese New Balance Japan ha anch’esso registrato un incremento delle vendite, raggiungendo con un più 4% i 17,5 miliardi di yen (ca. 10 mln. di euro), e prevede di raggiungere un fatturato di 24 miliardi di yen nell'arco di pochi anni. I prodotti delle linee “Made in USA” e “Made in UK”, venduti a circa 20.000 yen, sono andati per la maggiore, con un aumento del 20% sull'anno precedente. Anche gli ordini per la primavera/estate sono saliti del 20%.
Si diffonde in Giappone il ricorso alle “smart tag” Secondo studi recenti, si prevede un enorme sviluppo in Giappone delle etichette intelligenti (smart tag). Da un rapporto di Yano Research Institute risulta che nel 2007 il mercato di tali etichette è cresciuto di circa il 60% a 51,5 milioni di unità. Tuttavia la richiesta sarebbe destinata a raggiungere i 224 milioni di unità nel 2010 ed 1,79 miliardi nel 2012. Le etichette intelligenti aiutano produttori e dettaglianti a rintracciare il prodotto all’interno del sistema distributivo, ma stanno anche trovando applicazione in campo logistico. Si prevede pertanto che la crescita diventerà riguardevole soprattutto nel caso dei servizi di consegna a domicilio e nella movimentazione dei bagagli negli aeroporti. Nel 2007, l’industria della distribuzione ha rappresentato il 25% dell’intera domanda di tali etichette, l’industria retail il 19% ed il settore produttivo il 14%.
PMD Japan firma un accordo con Neil Barrett PMD Japan ha annunciato che comincerà la distribuzione del marchio Neil Barrett in Giappone a partire dalla stagione A/I 2008. La società inaugurerà anche un flagship store nel quartiere di Aoyama, non lontano da Prada, su una superficie di 400 mq. L’attuale negozio di Aoyama sarà chiuso ed il precedente distributore, Sann Freres, cesserà le operazioni di distribuzione per questo paese. Si tratta del secondo marchio che passa da Sann Freres a PMD Japan. Anche il marchio Pringle, infatti, in passato era distribuito proprio da Sann Freres, un’affiliata di Mitsui, ma adesso è distribuito direttamente da Pringle. PMD Japan è una affiliata di S.C. Fang and Sons, nota società con sede a Hong Kong che opera nel settore tessile e dell’abbigliamento, proprietaria del marchio Pringle nel Regno Unito. Oltre che con Neil Barrett, PMD Japan ha firmato di recente un accordo anche con la stilista Catherine Malandrino.
Point, retailer di abbigliamento casual in rapida crescita, pensa di sbarcare sui mercati esteri l'anno prossimo. Il primo lancio sarà a Hong Kong dove Point ha costituito una nuova controllata di recente. Tuttavia, anziché limitarsi ad aprire negozi all'estero per i propri marchi giapponesi esistenti, Point accentrerà l'attenzione sullo sviluppo di marchi specifici per i mercati internazionali, utilizzando il proprio know how in materia di catena di fornitura e retail. Al posto del mercato dell'abbigliamento casual giovane, settore cui dedica la sua attenzione principale in Giappone, punterà a quello delle donne che lavorano. Point intende anche espandere i propri marchi giapponesi dove è possibile, con Lowrys Farm già operativo a Taiwan e un negozio programmato per Hong Kong a breve. Il piano di Point di sviluppare marchi localizzati è piuttosto insolito per i retailer di abbigliamento giapponesi.
Sazaby firma un accordo con Phillip Lim e incrementa le vendite di borse Camper in Europa Sazaby ha costituito a gennaio l’affiliata giapponese del marchio “3.1 Phillip Lim” nel quadro di un accordo con lo stilista newyorchese che prevede l'apertura di una catena di negozi Phillip Lim in Giappone. La nuova società è controllata all'80% da Sazaby League e per il 20% da 3.1 Phillip Lim. Questo stilista è diventato noto in Giappone sin dal suo lancio avvenuto nel 2005, e ha ricevuto un alto numero di offerte da parte di società giapponesi per organizzare una distribuzione in Giappone, ma alla fine ha optato per Sazaby in virtù della sua proposta di aprire negozi Phillip Lim e della sua lunga esperienza di retailer. Le due società hanno avviato trattative a maggio dello scorso anno sull'onda di buone vendite del marchio nei select shop American Rag Cie e Estnation di Sazaby. Quest’ultimo prevede di inaugurare il primo negozio nel quartiere di Aoyama questa primavera su uno spazio di 250 mq. Nel frattempo, Pina, controllata di Sazaby, sta incrementando le vendite di borse Camper, una licenza acquisita dal marchio spagnolo di calzature due anni fa. Attualmente le borse rappresentano il 15% del fatturato Camper in Giappone, ma si prevede che questo dato salga al 30%. Anche Pina inizierà la distribuzione in Europa quest'anno. Sazaby ha infatti siglato un accordo di licenza globale con Camper per le borse: si tratta della prima volta per questa società e di una iniziativa che rientra in un programma volto a rendere quello di Sazaby un business globale attraverso la distribuzione di borse con marchi in licenza e con il marchio proprio Sazaby.
Chelsea ha in programma l’apertura di almeno quattro centri outlet Si prevede che il Chelsea Property Group aprirà almeno altri tre outlet mall in Giappone dopo l'apertura del centro commerciale di Sendai – denominato Sendai-Izumi Premium Outlets - prevista per l’autunno. Uno di essi si troverà nella regione del Kanto (l’area in cui si trova Tokyo) e altri due sono in programma nella regione del Kansai (l’area di Osaka). Questo gruppo ha anche iniziato ad espandersi sul mercato coreano, attratto dalla analoga crescita della distribuzione al dettaglio di marchi principali nel vicino paese asiatico. Dal 2000 ad oggi, Chelsea ha aperto sei outlet mall in Giappone, approfittando della rapida crescita nella distribuzione al dettaglio di marchi noti in Giappone, compresi marchi del lusso esteri quali Coach e Prada, ma anche select shop e catene di abbigliamento giapponesi. Il suo fatturato nell'esercizio 2006 ha raggiunto 120 miliardi di yen (ca. 754 mln. di euro) e dovrebbe crescere ancora rapidamente quando il suo centro commerciale di 16.500 mq a Sendai aprirà i battenti in autunno. Chelsea ha ampliato anche le dimensioni delle proprie sedi esistenti, ingrandendo due mall l'anno scorso e investendo ulteriormente in altri due quest'anno. L'attività giapponese rappresenta quindi ora il secondo mercato in ordine di importanza per questa società. Chelsea dovrebbe avere 10 mall operativi nell'arco di due-tre anni, con un fatturato di circa 250 miliardi di yen.
Calano le importazioni di cashmere In base ai dati pubblicati dal Ministero delle Finanze, le importazioni in Giappone di maglie e filati di cashmere nei primi 10 mesi del 2007 sono scese al livello più basso degli ultimi 5 anni. Secondo i resoconti forniti, gli alti prezzi dei filati e l'inverno mite sarebbero stati i motivi principali del rallentamento. In 10 mesi le importazioni sono scese a 4 milioni di unità, il 15% in meno rispetto allo scorso anno e la metà delle quantità record raggiunte nel 2004. Si tratta del terzo calo consecutivo in 3 anni che porta le importazioni a livelli che non si vedevano dal 2002. Le importazioni di filati di cashmere sono scese del 43% a 202 tonnellate - il quantitativo più basso in oltre 5 anni. Il picco più alto di 710 tonnellate era stato raggiunto del 2003. I prezzi dei filati sono saliti dai 60 US$ per chilo del 2003 ai 103 US$ del 2007, e ciò ha reso più difficile per le catene del mercato di massa vendere prodotti in cashmere. In Giappone le catene come Uniqlo o Shimamura, ed i GMS (General Merchandise Store) come Aeon e Ito-Yokado sono diventati noti per vendere capi in cashmere ad un prezzo inferiore ai 10.000 Yen. Tuttavia con l’aumento di oltre il 9% dei prezzi medi delle maglie in cashmere Made in China, passati cioè dai 3.312 yen dello scorso anno a 3.621 yen, i profitti sono diminuiti. |
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