Febbraio 2003
 
 

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Dati


Istituto nazionale per il Commercio Estero

in collaborazione con


Realizzato da Istituto nazionale per il Commercio Estero Tokyo

www.ice.it./estero/giappone

e

Sensu

www.sensujapan.com


 

   
 

 

Presentazione Tendenze Moda In, Primavera/Estate 2004

Sull’onda del successo dei precedenti seminari, Moda In torna in Giappone, per la settima volta

Il 29 gennaio 2003, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, si è tenuta la Presentazione Tendenze di Moda In, collezioni primavera/estate 2004. L’evento è stato realizzato dall’ufficio ICE di Tokyo, in collaborazione con S.I.TEX, ente organizzatore di Moda In, per presentare l’importante mostra del settore al pubblico giapponese di specialisti, produttori di abbigliamento, importatori di tessuti, designers, giornalisti.
In apertura di seminario, il Dr. Roberto Pelo, Direttore dell’ufficio ICE di Tokyo, ha illustrato le caratteristiche della mostra Moda In, fornendo i dati relativi a espositori e visitatori e informazioni sui dettagli per le prossime edizioni.
Il momento centrale dell’iniziativa è stato costituito dall'intervento del Dr. Angelo Uslenghi, noto esperto internazionale del settore tessili-abbigliamento e trend-coordinator di Moda In, che ha illustrato le tendenze moda della stagione primavera/estate 2004, per colori, materiali e accessori, spiegando che la fantasia sarà un tema importante, soprattutto nell’impiego del colore.


L’appuntamento sta diventando una consuetudine e un’immancabile occasione per informarsi sulle tendenze future. L'attesa suscitata dalla presentazione, nasce dall’eccellenza della produzione italiana di tessuti che ha saputo porsi come punto di riferimento per l’industria mondiale.
Nel comparto tessuti, l'Italia ha mantenuto, nei primi 11 mesi del 2002, la posizione di secondo paese fornitore del Giappone, con una quota del 19,1% (19,0%, nel 2001) sul totale delle importazioni, dietro la Cina con il 32,3% (30,6%, nel 2001).
Indiscutibilmente italiano è, tuttavia, il primato della qualità che consente ai produttori italiani di realizzare tessuti imbattibili, grazie anche a un’incessante ricerca su materiali e colori. SOPRA

 

Moda Italia Collezioni Autunno/Inverno 2003-2004

La 22ma edizione di Moda Italia - Collezioni Autunno/Inverno 2004, organizzata dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero, si è tenuta dal 14 al 16 gennaio 2003 a Tokyo, presso l’Hotel Okura, e nei giorni 17 e 18 gennaio a Osaka, presso l’Hotel Hilton.

All’evento hanno partecipato centoventi espositori, con un aumento del 20% rispetto all’edizione di gennaio 2002. I visitatori, per entrambe le sedi, hanno totalizzato 4.088 operatori (2.357 aziende), con una media giornaliera di circa 930 persone e un incremento record del 33%, a dimostrazione del forte interesse per la manifestazione, che ha presentato le ultime tendenze della moda italiana e a riprova della grande importanza attribuita al mercato giapponese, da parte dell’industria della moda italiana.
Dei centoventi espositori, provenienti da tutte le regioni d’Italia, tredici erano alla loro prima partecipazione, sette per il comparto abbigliamento e sei per quello pelletteria. I settori rappresentati sono stati abbigliamento donna, uomo, bimbo, maglieria esterna, abbigliamento in pelle, pelletteria, bigiotteria, pelliccia, abiti da sposa, intimo, accessori moda.
Le collezioni figuravano una ricca varietà di stili, dal classico-elegante al casual, con proposte piene di creatività nell’impiego di colori e materiali. In particolare, negli articoli di pelletteria, è stata ricercata l’espressione di nuovi valori che armonizzano tradizione dei materiali con le più moderne tecnologie e, molte proposte, hanno messo in evidenza lavorazioni artigianali eseguite con tecniche tradizionali.
Il giorno dell’inaugurazione della mostra, si è tenuto un incontro con la stampa, apertosi con un breve saluto del Direttore dell’ufficio ICE di Tokyo, Roberto Pelo, seguito dalle presentazioni dei settori abbigliamento e pelletteria da parte, rispettivamente, di Michele Bessi (Averardo Bessi srl) e Giorgio Cannara (Sander’s), Presidente dell’AIMPES (Associazione Italiana Manifatturieri Pelli e Succedanei). In conferenza stampa, il Dr. Pelo, rilevando i pregi degli articoli made in Italy, ha parlato delle sempre più frequenti collaborazioni su scala globale in cui entrano in gioco nuovi concetti di sviluppo dei prodotti da parte delle aziende giapponesi, impiego di materiali italiani come i filati o la pelle e stabilimenti cinesi per la confezione dei prodotti. Forse, l’inizio di un’epoca in cui assisteremo a strategiche alleanze italo-giapponesi.
L’Italia occupa, in Giappone, il secondo posto, dopo la Cina, per l’importazione di capi di abbigliamento, ma mentre gli articoli made in China appartengono a una categoria merceologica a basso prezzo, i prodotti italiani s’impongono tra quelli di media e alta qualità. SOPRA

 

A Mitsui piace Mango

Lo scorso anno, Mitsui Bussan ha annunciato la creazione di un nuovo fondo di investimento per acquistare quote di marchi giapponesi e internazionali. Dopo gli investimenti in Hanae Mori e Le Ciel Bleu, la società ha di recente acquisito una partecipazione di maggioranza nella società giapponese di Mango, la catena spagnola di negozi SPA famosa in tutto il mondo. Insieme all’accordo siglato con il marchio francese Irie, l’investimento rappresenta, per Mitsui, un’espansione al di fuori del mercato del lusso e all’interno del settore dei marchi moda che ricercano grandi volumi di vendita. La prossima potrebbe essere una marca italiana

Punto Fa, il secondo più importante importatore di abbigliamento in Spagna, nonché gestore di Mango, ha sottoscritto una variazione di franchisee in Giappone. In seguito a tale cambiamento, la società di Barcellona ha realizzato il suo primo investimento fuori della Spagna; infatti, pur avendo più di seicento negozi in settanta paesi, tutti i mercati stranieri sono gestiti da franchisee locali.
In Giappone, il primo franchisee è stato il gruppo di abbigliamento Singapore, che ha ceduto i diritti alla consociata Lucida. Punto Fa ha siglato l’accordo con Lucida nel 1996 dopo aver avuto contatti con svariate società, come Kratistos, il franchisee di Kookai e Mitsubishi Shoji.
Fino a ora, l’espansione in Giappone è stata molto stabile, fatto salvo per alcune bizzarre scelte a livello di ubicazione. Attualmente, i negozi sono diciotto, con un fatturato di vendita intorno ai 2,3 miliardi di yen.
L’accordo dello scorso mese con Mitsui Bussan, ha dato origine a una nuova società, Mango Japan, con un capitale di 90 milioni di yen detenuto da tre azionisti. Singapore continuerà ad avere una partecipazione nell’attività del 30% e a gestire le operazioni al dettaglio di Mango. Mitsui Bussan si è assicurata la quota più cospicua, con il 67% dell’attività e avrà anche il controllo di tutte le operazioni di importazione e distribuzione. La partecipazione di Punto Fa sarà solo del 3%.
Per Punto Fa l’accordo risulta interessante in quanto Mitsui ha promesso di accelerare l’apertura di negozi attingendo alle sue notevoli possibilità immobiliari, sia all’interno della trading company, sia attraverso l’affiliata del settore immobiliare, Mitsui Fudosan. Uno dei problemi per Lucida è trovare ubicazioni valide in un mercato che sta diventando estremamente competitivo. Con l’aiuto di Mitsui, quest’anno, sarà inaugurato un nuovo flagship a Tokyo e altri ventiquattro saranno aperti entro il 2005. Si prevede, inoltre, un aumento delle vendite per circa 4,2 miliardi di yen.
Nel caso di Punto Fa, l’intesa l’aiuterà a raggiungere l’obiettivo di mille negozi nel mondo e vendite per 1,9 miliardi di euro, entro il 2006. Per Mitsui Bussan, Mango è un ulteriore passo avanti nelle dichiarate ambizioni di espansione al di fuori delle attività legate ai marchi di lusso, che finora hanno costituito il fondamento delle sue divisioni di abbigliamento e tessuti. Fino a poco tempo fa, l’operazione di abbigliamento di Mitsui era nota soprattutto per il portafoglio di griffe di lusso come Valentino, Burberry, Pringle, Pierre Cardin e il duraturo sodalizio con il Gruppo Max Mara.
Mentre sempre più numerose società di gestione straniere riprendono la guida delle proprie operazioni giapponesi, Mitsui ha iniziato a investire direttamente in entrambi i marchi e, in qualità di azionista di maggioranza, in un numero sempre più nutrito di società di moda anche del settore all’ingrosso. È molto probabile che, a breve, seguano altri investimenti nel settore. SOPRA

 

Prezzi più alti per le catene specializzate in abiti

Continua la guerra dei due prezzi tra le catene di specialty stores e quelle dei GMS (General Merchandise Stores). Tuttavia, attualmente le catene più importanti come Aoyama e Aoki, stanno cercando di nuovo di entrare nei grandi magazzini attraverso corner esclusivi e sottoscrizioni di accordi con marchi europei di abiti e tessuti. Un’opportunità straordinaria per le aziende italiane


    All’inizio di dicembre, Aoyama Shoji, l’importante catena di specialty stores da uomo, ha inaugurato nuovi corner in alcuni dei suoi settecentotrentasei negozi. I nuovi punti vendita, Saville Row, offrono abiti da uomo a prezzi compresi tra i 68.000 e i 78.000 yen, più del doppio di quanto proposto dalle linee discount, che vendono abiti a circa 25.000 yen. L’azione costituisce un chiaro segnale della determinazione di Aoyama a riprovare a cimentarsi nell’attività di vendita di abiti nei grandi magazzini.
    In origine, quando per la prima volta Aoyama, Aoki, Konaka e Haruyama promossero una seria espansione della quota di mercato, negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta, uno degli obiettivi principali era la creazione, nei grandi magazzini, di aree destinate alla vendita di abiti da uomo a basso prezzo. La strategia ha avuto successo e molti grandi magazzini sono stati costretti a riposizionarsi a un livello più elevato, destinando i prezzi più bassi alle loro linee meno esclusive.
    Come già segnalato il mese scorso, i grandi magazzini sono consci della minaccia costituita da gruppi come Aoyama e, pertanto, si sono adoperati per aumentare l’esclusività delle aree destinate alla vendita di abiti maschili, ricorrendo a marche che realizzano capi su ordinazione e a griffe di moda straniere.
    La nuova minaccia rappresentata da Aoyama e da altre catene rafforzerà questa tendenza. I corner Saville Row saranno presenti in almeno trecento dei negozi Aoyama e la società prevede la vendita di 50.000 abiti, per un totale di 3 miliardi di yen. Per creare un’autentica atmosfera europea, Aoyama ha siglato accordi con il marchio francese Dormeuil e la sartoria britannica Whitehead. Aoyama deterrà i diritti esclusivi del nome Guy Dormeuil, nonché di una linea Whitehead, che si chiamerà Britannia. Aoyama si rivolgerà alla sua principale base clienti, composta di uomini d’affari di età compresa tra i quaranta e i cinquant’anni.
    Nel frattempo, Aoki International, la catena numero due specializzata in abiti maschili, ha lanciato una nuova linea per uomini quarantenni. Aoki ha sottoscritto un accordo con Guy La roche, attraverso Itochu Shoji. Da anni, Aoki era alla ricerca di una marca della fascia di mercato più alta; ai sensi del contratto, Aoki produrrà e venderà due linee Guy Laroche: Guy Laroche Homme e Studio Guy Laroche. I prezzi della prima linea saranno tra i più alti mai visti in un negozio di una catena rivolta al grande pubblico, 100.000 yen per un abito e poco meno di 118.000 yen per un cappotto. Inizialmente, la linea lusso sarà disponibile soltanto in dodici negozi nella regione di Osaka e, per questa stagione, Aoki spera di vendere 1.600 abiti.
    Dalla prossima primavera, Aoki presenterà la linea in duecentoquarantacinque negozi, con prezzi intorno ai 58.000 yen.
    Se il prodotto sarà all’altezza delle aspettative, per i grandi magazzini risulterà sempre più arduo essere concorrenziali nella fascia di mercato più bassa e i magazzini migliori saranno costretti a salire ulteriormente di livello. Per i grandi magazzini meno prestigiosi, invece, potrebbe risultare necessaria una più radicale ristrutturazione.
    È certo, comunque, che nel caso di Aoyama le battaglie sostenute con le catene GMS (General Merchandise Stores) della fascia più bassa del mercato e con i grandi magazzini in quella più alta, non l’hanno eccessivamente danneggiata. Per il primo semestre conclusosi a settembre, Aoyama ha registrato un modesto aumento delle vendite dello 0,4%, pari a 64,2 miliardi di yen, ma gli utili al lordo delle tasse hanno totalizzato un cospicuo +25,2% toccando 3,13 miliardi di yen.
    Aoki, dal canto suo, ha registrato una diminuzione delle vendite interinali dello 0,9%, realizzando 33,3 miliardi, ma gli utili al lordo delle tasse sono saliti del 343%, per un ammontare di 824 milioni di yen. Considerato il taglio dei prezzi, il mantenimento dei livelli di vendita e il balzo degli utili rispecchiano la capacità di recupero del settore. SOPRA





    Seibu, ricerca di un’unione benedetta

    Il tanto annunciato matrimonio tra Seibu e Sogo si farà? Da questa unione nascerebbe la più grande catena di grandi magazzini mai esistita in Giappone e, forse, nel mondo. Con Itochu Shoji nel ruolo di principale trading company e fornitore di marche al dettaglio, alla coppia manca soltanto un piccolo aiuto da parte delle banche. Lo scenario non è roseo, ma per gli esportatori la creazione di un solo gruppo potrebbe agevolare moltissimo le vendite a Seibu-Sogo

     

    Seibu Department Stores cercherà di ottenere un contributo finanziario da 200 milioni di yen dalle sue banche principali e dalla consociata Credit Saison. Essendo Credit Saison già cosa sicura, le iniziative di negoziazione di Seibu si sono concentrate su Mizuho, che rappresenta una larga percentuale dei suoi debiti in circolazione.
    Attualmente Seibu ha debiti fruttiferi per circa 580 miliardi di yen, un ammontare che, nel settore del dettaglio, è secondo soltanto a Daiei, anche se, nel complesso, i debiti sono considerevolmente più elevati.
    È molto probabile che Seibu riesca nell’impresa. Innanzi tutto, Mizuho ha un “buon” curriculum per quanto riguarda il piegarsi alle esigenze dei suoi debitori. Mizuho detiene, al momento, lo 0,5% circa di Daiei e continua a preferire finanziamenti avallati da garanzie governative. In secondo luogo, un’unione tra Sogo e Seibu è considerata da tutti i personaggi che contano nell’establishment politico-aziendale, “un’operazione positiva”. È indubbio che questa non soltanto è l’unica soluzione a disposizione di Sogo per sopravvivere come società, ma è anche l’unica soluzione per sopravvivere tout court. Al momento, Seibu dichiara, giustamente, che una fusione con Sogo non è possibile senza una remissione dei debiti di una certa entità. Inoltre, con Sogo che rende noto che la Tokyo District Court potrebbe avere in animo di approvare la sua riabilitazione già all’inizio del 2003, la pressione sulle banche affinché non ostacolino l’unione, è considerevole. In terzo luogo, Seibu è, attualmente, una soluzione ragionevolmente buona - certo, rispetto ad altri debitori come Daiei. Possiede, infatti, alcune proprietà immobiliari di indubbio valore, ha realizzato soddisfacenti risultati in alcuni negozi e ha creato un programma di ristrutturazione e un merchandise team abbastanza solidi. Con il sostegno delle banche e un pizzico di fortuna, Seibu Department Stores dovrebbe riuscire ad affermarsi come uno dei quattro principali gruppi di grandi magazzini.
    Ma, soprattutto, il suo lunghissimo elenco di marche al dettaglio dovrebbe iniziare a incidere positivamente sui risultati di bilancio, nel corso dei prossimi due anni. Un certo numero di nuove marche è stato sviluppato lavorando in stretta collaborazione con Itochu Shoji, il suo principale partner commerciale, che detiene anche una partecipazione in Seibu del 4,7%; inoltre, con il contributo di Itochu Shokuhin, l’attività alimentare ha ricevuto un nuovo impulso. Itochu è considerato un fattore chiave nella riorganizzazione delle finanze di Seibu e nelle future iniziative di natura logistica.
    Infine, Seibu si è impegnata seriamente a ridurre il carico di debiti e sbarazzarsi della strategia di espansione a lungo termine, ereditata dal presidente Seiji Tsutsumi, concepita negli anni Ottanta. Dopo aver lasciato fallire Seiyo nel 2000 con debiti per 500 miliardi di yen, Seibu ha continuato a eliminare attività quali, ad esempio, le partecipazioni in Yoshinoya, Parco e Shell Garden. Quest’anno, Seibu ha venduto il 65% della sua partecipazione in Loft a Mori Trust, Aeon, Sogo e Credit Saison e ha accettato un accordo con Polo Ralph Lauren, che ha segnato la fine della licenza esclusiva
    Ancor più di recente, Seibu ha annunciato di voler operare una riduzione volontaria dei lavoratori in esubero per eliminare fino a 800 dipendenti a tempo pieno. Già in passato, Seibu aveva invitato i dipendenti più anziani, di età compresa tra i 35 e i 58 anni, ad “andare in pensione”, ma quest’ultima tornata di sospensioni dal lavoro riguarderà tutti i dipendenti. Ciò significa che la forza lavoro totale sarà ridotta, quest’anno, di circa 2.000 unità, misura che equivale a un taglio del 40%. La società chiuderà i negozi che hanno dato risultati inferiori alle aspettative sia a Utsunomiya, nella Prefettura di Tochigi, sia a Kochi, nello Shikoku. Corre inoltre voce che intenda chiudere altri tre negozi nei prossimi sei mesi.
    Se Mizuho e altri creditori accetteranno una remissione del debito, questa sarà la più grande operazione di salvataggio da quella della Daiei nello scorso febbraio, con un piano di aiuto di 400 miliardi di yen. Resta, tuttavia, l’interrogativo: sarà sufficiente? La volontà manifestata da Seibu di ridurre i dipendenti e chiudere i negozi è un elemento incoraggiante, come lo è il riuscito e sconvolgente rinnovamento di alcuni negozi Sogo, ma c’è ancora molta strada da percorrere per riuscire a integrare il gruppo in un tutt’uno indipendente e remunerativo. Il sostegno delle banche non mancherà perché ci sono valide prospettive di successo e, quindi, non ci sarà da stupirsi se Seibu non tornerà per una seconda richiesta d’aiuto, il prossimo anno.
    SOPRA


    Ships segue le orme di United Arrows


    In seguito al rilancio di enorme successo del family store Green Label Relaxing di United Arrows, il negozio specializzato concorrente Ships ha lanciato la propria serie di negozi destinati esclusivamente ai bambini. Finalmente, la scelta per il consumatore nella fascia di lusso del mercato dell’abbigliamento per bambini si sta ampliando, creando maggiori opportunità per gli esportatori di articoli di abbigliamento bimbo e giocattoli

    Alla fine di novembre, Ships, uno dei cinque massimi operatori di select shops, ha inaugurato un punto vendita di una nuova serie a Lalaport, Tokyo Bay. Il nuovo magazzino che si chiama Ships Kids Side, offre una vasta scelta di marche di abbigliamento per bambino, d’importazione e proprie, nonché abbigliamento per tutti i giorni per adulti, elemento che differenzia il negozio dai precedenti punti vendita Ships Kids e lo rende più simile al concorrente Green Label Relaxing. In aggiunta agli altri marchi Ships, il negozio offre una nuova marca di abbigliamento per adulti chiamata Ships Side. Analogamente a Green Label Relaxing, Ships Kids Side presenta anche una piccola percentuale di famosi giocattoli d’importazione e accessori per bambini. La società ha anche introdotto un doppio marchio in associazione con una nota azienda statunitense di borse porta-bambino, Baby Jogger. I doppi marchi piacciono molto agli operatori di select shops, poiché permettono di sfruttare il potere di attrazione di interessanti marche straniere nei confronti di stampa e compratori, affermando al contempo il marchio del negozio.
    Oltre ad abbigliamento e accessori, il negozio comprende una sezione dedicata ai CD, con circa trenta titoli per bambini di tutto il mondo.
    Attualmente, i negozi per bambini Ships, che esistono da circa quattordici anni, comprendono diciannove concessioni in grandi magazzini e complessi commerciali. Si tratta di piccoli negozi di 30 mq circa. Il negozio Ships Kids Side della nuova fascia copre, invece, una superficie di circa 100 mq e si prevedono dimensioni analoghe anche per i futuri negozi. Ships ha in programma di aprire dieci negozi Ships Kids Side nella regione Kanto, entro i prossimi tre anni. SOPRA

     

    Levi’s Japan ha in programma un investimento nella marca

    Dal cambiamento del management di due anni fa, Levi’s Japan ha lavorato per modernizzare le proprie operazioni. In una recente intervista al Nikkei, il presidente di Levi’s Japan illustra i cambiamenti

    Dopo l’annuncio della forte crescita degli utili netti del 24,8%, per un ammontare di 900 milioni di yen e di vendite di poco inferiori ai 22,8 miliardi di yen, il presidente di Levi’s Japan, Mercy Corrales, ha illustrano i piani d’investimento nella marca a NMJ (Nikkei Marketing Journal). Nell’intervista, Corrales ha dichiarato che, prima del 2001, la marca Levi’s risentiva delle pressioni della concorrenza sui prezzi, con conseguente perdita di attenzione nei confronti della marca. Il presidente ha imputato ciò, in parte, a una cultura aziendale isolazionista, che non ha tenuto conto delle esigenze di consumatori e dettaglianti. Tra i problemi esistenti quando ha preso la guida dell’attività giapponese, vi erano sistemi informatici antiquati, scarsa formazione del personale ed elevati costi generali.
    Come dimostra il balzo in avanti degli utili, l’attuazione di una serie di misure volte al taglio dei costi si è rivelato uno dei più importanti risultati conseguiti nel 2001. Tra i provvedimenti, un piano aziendale di riduzione del personale ha permesso a Levi’s di eliminare il 10% dei dipendenti. Anche la produzione è stata riorganizzata, spostandola quasi integralmente da Stati Uniti e Giappone a centri a basso costo come le Filippine.
    La società ha inoltre affidato alcune marche al suo principale partner giapponese Eiko Shoji, distributore di Miss Sixty, Cimarron e di diverse marche all’ingrosso. Oltre alla licenza per Dockers, passata a Eiko Shoji lo scorso anno, corrono voci che Levi’s abbia concesso i diritti di distribuzione per Levi’s Red alla stessa società, annullando l’accordo con il distributore di moda Jack of All Trades. Dall’intervista emerge, inoltre, che l’introduzione di moderni sistemi informatici ha avuto un impatto incredibile sui livelli delle scorte e sul fatturato.
    Levi’s Japan sta anche destinando tempo e denaro a comprendere meglio i consumatori giapponesi. Sono stati, infatti, aumentati gli investimenti di ricerca sui consumatori e i risultati stanno già arrivando, con modifiche del taglio dei richiestissimi jeans da donna 501 per ben sette volte, nel corso dell’ultimo anno.
    Per quanto riguarda il miglioramento del posizionamento e della conoscenza della marca, Levi’s sta continuando ad ampliare i negozi bandiera Levi’s Store. Con l’aggiunta del negozio di Kyoto, nel mese di settembre, in Giappone ci sono, oggi, dodici negozi indipendenti.
    L’ultima e, forse, più importante misura adottata unitamente all’investimento nei negozi, è stato l’aumento dei prezzi di tutti gli articoli principali di circa 900-1.200 yen, un passo necessario nella decisione della società di allontanarsi dal mercato di volume, un settore che l’ha danneggiata non poco negli anni Novanta.
    SOPRA

    Onward all’estero

    Come riferito lo scorso mese, Onward Kashiyama, il secondo gruppo di abbigliamento nipponico ha lanciato un nuovo marchio globale, Gibo, che sarà prodotto in Italia. Come previsto, questo è solo l’inizio delle sue ambizioni globali. La concorrenza nel settore moda in Giappone interesserà anche le aziende italiane, ma quel che conta è che il primo marchio globale di Onward sia made in Italy.

     

    Oltre al lancio del proprio marchio globale Gibo, Onward Kashiyama ha confermato di volere aprire nel corso dei prossimi anni negozi in tutta l’Asia con i suoi migliori marchi esistenti, nel quadro di una più ampia espansione internazionale. Esistono poi dei piani per un altro marchio globale una volta che Gibo si sarà affermato. In base al suo piano a medio termine, entro il 2006 Onward prevede di avere una presenza significativa in tutti i mercati chiave asiatici con un’attenzione particolare per la grande Cina.
    I marchi selezionati per l’espansione globale sono ICB, 23Ku e Jiyuku. ICB è il solo vero marchio internazionale di Onward, ma sinora la società ha limitato l’espansione dei negozi al dettaglio ad alcuni mercati. A Taiwan, Onward ha già aperto 14 negozi ICB e 23Ku in franchising e inaugurerà anche un negozio Jiyuku la prossima primavera; inoltre altri due negozi saranno aperti durante la stagione, portando a 20 il numero totale dei punti vendita Onward in questa località.
    In Cina, Onward ha costituito una società di vendita nel dicembre 2001 e nell’autunno 2002 ha assegnato le prime concessioni per ICB e 23KU. Attualmente esistono 18 negozi su licenza con un fatturato mensile dichiarato di circa 4 milioni di yen e punte di 8 milioni di yen per alcuni punti vendita. Quest’anno Onward prevede di espandere l’attività a circa 40 negozi e di iniziare la produzione locale una volta che le vendite avranno raggiunto livelli significativi.
    Per espandere il fatturato, in Europa e negli USA Onward utilizzerà, oltre a Gibo, la Collezione ICB aggiornata, disegnata da Viktor e Rolf. Attualmente pare che le vendite di ICB negli USA siano in calo, ma Onward ritiene che con i nuovi stilisti all’opera ed un migliore brand marketing, le vendite dovrebbero decollare l’anno prossimo. Il grosso della distribuzione di ICB negli USA avviene attualmente tramite il negozio principale Onward in Soho, New York, ma quest’anno è prevista l’apertura di ulteriori concessioni all’interno di grandi magazzini. In Europa, il negozio di Parigi sarà trasferito in un locale da 200 mq.
    Nonostante il marchio Gibo sia appena stato lanciato, Onward è già al lavoro per preparare il suo secondo marchio globale. Il nuovo marchio dovrebbe essere lanciato entro il 2005.

     

    SOPRA


    Itochu aiuta Raika a puntare su altri mercati asiatici

    Come riferito in precedenza, i sogo shosha hanno un ruolo fondamentale nell’espansione dei gruppi nipponici di abbigliamento in Asia ed in altri mercati internazionali. Finora questo processo ha riguardato soprattutto le catene di rivenditori specializzati in abbigliamento con etichetta propria, ma ora anche i marchi di abbigliamento vengono commercializzati all’estero.


    Itochu Shoji, un operatore leader dei mercati moda fra i sogo shosha (società di trading), ha annunciato una collaborazione con la consociata di lunga data Raika, per la commercializzazione all’estero dei propri marchi di abbigliamento.
    Raika, con sede in Osaka, fa parte di quel gruppo di società di abbigliamento all’ingrosso che un tempo dominava la distribuzione di abbigliamento nipponica. Attualmente il fatturato consolidato della società ammonta a 60 miliardi di yen circa. Fra i marchi di sua proprietà vi sono Raika, Greenclubs, Farnese, Dana Paris, Clubby Time, Bella Torre Pia Sports. La società, inoltre, possiede alcuni marchi in licenza, principalmente attraverso Itochu, come Renoma, Biglidue, Laura Fiume, La Tenda e il marchio di abbigliamento bimbi Castelbajac, e importa Verri, Steven Alan e Dries Van Noten.
    Il principale mercato target di Itochu e Raika sarà la Cina con tre marchi selezionati per il lancio iniziale: Renoma, Greenclubs e Castelbajac.
    Uno dei pilastri principali della strategia di espansione sarà l’apertura di negozi indipendenti e concessioni. Per rafforzare i marchi, le società infatti effettueranno ulteriori investimenti nelle concessioni in Giappone. Itochu ha dichiarato di voler partecipare a tutti gli aspetti del business, dalla produzione fino alla gestione dei negozi.
    Finora le attività estere del Gruppo Raika si erano limitate alle vendite a buyer asiatici che venivano a visitare gli showroom aziendali. Sono stati aperti soltanto due negozi: un negozio Greenclubs a Shanghai e un punto vendita Castelbajac a Seoul.
    Questa primavera, l’obiettivo principale consisterà nell’espandere la presenza in Giappone con una serie di nuovi negozi a Tokyo e Osaka, la maggior parte all’interno di grandi magazzini. Con una migliore esposizione del marchio e una più grande popolarità in Giappone, Itochu si augura che i grandi magazzini e gli imprenditori esteri siano sempre più desiderosi di trattare i suoi marchi. SOPRA

     

    Mokumoku si espande in Asia

    Una delle prime catene di rivenditori specializzati di abbigliamento con etichetta propria a penetrare nei mercati asiatici ha annunciato l’apertura di altri 40 negozi in Corea del Sud e a Taiwan oltre ad un lancio in Cina.


    L’operatore Mokumoku di Kyoto, gestore della popolare catena di abbigliamento donna Olive des Olive, ha annunciato una nuova espansione in Asia, questa volta in Cina.
    Mokumoku che conta circa 140 negozi in Giappone e all’estero, fra cui circa 45 negozi in Corea in joint venture e 20 a Taiwan, è stato uno dei primi operatori ad avventurarsi in altri mercati asiatici, sostenuto della importante società di trading Itochu Shoji. La sua società coreana attualmente ha un fatturato di vendita di circa 4 miliardi di yen.
    Quest’anno avrà luogo una nuova importante espansione. Mokumoku aprirà altri 25 negozi Olive des Olive nella sola Taiwan, mentre in Corea ne inaugurerà altri 15.
    La grossa novità è l’espansione delle attività in Cina. Dopo avere costituito una società a Hong Kong l’anno scorso, Mokumoku aprirà ora negozi a Shanghai e Pechino la prossima primavera; entro due anni prevede di avere oltre 200 punti vendita fuori dal Giappone, un numero superiore a quello presente sul mercato nazionale.
    Olive des Olive è un buon esempio di un marchio che ha assistito a una diminuzione della sua popolarità sul mercato nazionale, ma che è riuscito a controbilanciare questo calo con una rapida espansione all’estero. Ora che si è intensificata la concorrenza fra i principali operatori retail specializzati in abbigliamento donna con etichetta propria, è cresciuta l’attrattiva di mercati più facili nel resto del continente asiatico. World, Five Foxes, Itokin e Sanei hanno tutti investito ingenti somme in Asia nel corso degli ultimi due anni ed iniziano a vedere dei ritorni significativi. Per aziende come Itokin, la penetrazione in Asia, particolarmente in Cina, ha rappresentato un ottimo modo di sbarazzarsi di un ingombrante stock di articoli fuori moda.
    L’espansione in Asia aiuta anche i principali operatori a migliorare i margini attraverso maggiori economie di scala. Con buona parte della produzione già reperita nei mercati target, la logistica è relativamente facile da organizzare e il costo del prodotto allo sbarco è molto inferiore. SOPRA

    Renown vedrà un utile netto nel 2003?

    Renown registra perdite da 13 anni a questa parte, ma il gruppo è sempre riuscito a fare pazientare le banche. Sembra finalmente che quest’anno, dopo anni di promesse, la società sia in grado di produrre un utile. Ora si concentrerà sui propri marchi principali e potrebbe ricercarne forse altri nuovi da importare o da trattare in licenza.


    A giudicare dai recenti risultati, è sempre più probabile che Renown, il grosso gruppo di abbigliamento e proprietario di Aquascutum, registri il suo primo utile netto in 12 anni. Nel primo semestre, Renown è riuscito a registrare un utile di esercizio per la prima volta in 13 anni.
    Nonostante Renown abbia promesso utili ogni anno, quest’anno è la prima volta che tale prospettiva appare, seppur lontanamente, possibile. Anche se con drammatica lentezza, Renown ha tagliato alcune delle proprie attività non remunerative, arrivando persino a ritirarsi dal mercato dell’abbigliamento bimbo. Ha anche proposto un pensionamento volontario ai dipendenti più anziani con un piano che l’azienda ha varato nel gennaio 2002. Finora 400 dipendenti hanno accettato l’offerta, portando a 812 il numero totale di “pensionati volontari” negli ultimi anni. Stando ai dati Nikkei, l’organico della casa madre ora si attesta sotto le 2.000 unità, rispetto alle 2.684 nel 1998 e questo fatto, data l’anzianità e gli adeguati livelli salariali dei pensionati, ha consentito un piccolo passo verso l’efficienza dei costi. Renown dichiara di avere ridotto i costi fissi a 39 miliardi di yen nell’esercizio fiscale 2001 rispetto ai 71 miliardi di yen nel 1996.
    Di conseguenza, Renown ora prevede un utile netto consolidato di 2 miliardi di yen per l’esercizio fiscale 2002. Qual è tuttavia il costo del ritorno all’utile? Le vendite sono scese da un massimo storico di 240 miliardi di yen nel 1991 ad una previsione inferiore ai 110 miliardi di yen per l’esercizio 2002, con una contrazione superiore al 50%.
    Ora che la società pare avere imboccato la strada dell’utile, una nuova ondata di investimenti confluirà sui marchi che restano, fra cui Aquascutum e Arnold Palmer. Renown cercherà anche di incentivare la affiliata D’Urban che tratta il marchio French Connection in franchising oltre a numerosi altri marchi. SOPRA

     

    WAL-MART ACQUISISCE IL CONTROLLO DI SEIYU

    Qualora la cosa vi fosse sfuggita, Wal-Mart ha confermato di volere esercitare l’opzione per l’acquisto di un terzo della società Seiyu. Tale manovra era del tutto prevista in quanto Wal-Mart ha poco da perdere a parte il costo dell’acquisizione, ed un sacco da guadagnare nel futuro immediato dalla posizione di più importante operatore straniero al dettaglio in Giappone.
    Gli addetti ai lavori hanno ipotizzato che per Wal-Mart il Giappone potrebbe essere il solo mercato in cui può dominare nella corsa globale al dettaglio. La società ha registrato risultati relativamente positivi nel Regno Unito in seguito all’acquisizione di Asda, e anche in America Centrale e del Sud, mentre altre operazioni all’estero sono ancora alle prese con qualche problema. Anche se il Giappone potrebbe rivelarsi il paese più difficile in assoluto, e l’acquisizione di Seiyu non sarà certo la più facile fra le nuove entry, il mercato sarà altrettanto arduo per altri importanti operatori quali Carrefour o Tesco. SOPRA

     

    TOYS ‘R’ US APRE IL PRIMO NEGOZIO BABY

    Toys ‘R’ Us ha inaugurato il primo negozio Babies ‘R’ Us a Chiba in dicembre. Si prevede che il negozio da 3.000 mq produca un fatturato superiore a 1,5 miliardi di yen entro dicembre 2003. Altri 50 negozi Babies ‘R’ Us saranno aperti entro il 2010. SOPRA

    FATTURATO UNIQLO IN CALO DEL 20% IN NOVEMBRE RISPETTO AL DATO DI UN ANNO FA

    Fast Retailing ha annunciato una diminuzione delle vendite nel mese di novembre del 20% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Si tratta del quattordicesimo mese di calo del fatturato su base tendenziale. Il fatturato totale è sceso del 13%. Uniqlo, catena con 570 negozi all’attivo, continua a patire le conseguenze della corsa all’acquisto delle sue felpe fortemente scontate nelle due ultime stagioni invernali. SOPRA


    OTTICA ARMANI A DISPOSIZIONE DI CHI LA VUOLE
    In Giappone il remunerativo business della occhialeria e degli occhiali da sole Armani potrebbe finire a breve nelle mani di un nuovo licenziatario. Il Gruppo Armani ha annunciato che intende risolvere il rapporto di licenza che lo lega al grosso licenziatario di occhialeria, Luxottica, a decorrere dal prossimo marzo. L’affiliata giapponese Luxottica, totalmente controllata dalla casa madre, si occupa attualmente della distribuzione di questo marchio in Giappone. A tutt’oggi nessun annuncio è stato fatto in merito al nome di chi rileverà il business. SOPRA


    ITOCHU PASSA DI MANO LA LICENZA DEL MARCHIO “NAUTICA”

    Itochu Shoji, licenziatario mondiale ed importatore del marchio statunitense Nautica, ha annunciato un cambio di sub-licenziatario per la linea Nautica Jeans. Itochu Shoji aveva sottoscritto l’accordo con Nautica nel 1997. Fino ad oggi la quasi totalità delle operazioni Nautica, compresi i 22 negozi, è stata gestita dall’affiliata di Itochu, Descente. A partire dalla prossima primavera, come principale sublicenziatario per la linea jeans “Nautica Jeans Company”, Itochu avrà Bobson, produttore specializzato in jeans. SOPRA

     

    CHANEL SI PREPARA ALL’ESPANSIONE

    Chanel Japan ha confermato di avere acquistato un lotto di terreno di 13.000 mq a Chiba su cui costruirà un nuovo centro di distribuzione che coprirà una superficie di 23.000 mq. Si tratta di un’operazione paragonabile al centro realizzato da Chanel Japan nel 1994 su una superficie totale di circa 6.600 mq. Chanel ha in progetto di fare passare dal centro la maggior parte dei prodotti aziendali, dai cosmetici all’abbigliamento, dopo le operazioni di sdoganamento nella vicina Narita. Nel centro lavoreranno oltre 200 dipendenti, compresi quelli part-time. SOPRA

     

    MY CITY SI FA UN LIFTING

    Anche se My City può apparire alla maggior parte degli osservatori come una delle strutture di shopping più tetre in Shinjuku, l’edificio si sta preparando per un grande ritorno. Infatti oltre a essere tuttora un importante complesso per la vendita di marchi moda europei, lo scorso mese sono state aperte ai piani settimo e ottavo, delle aree di ristorazione rapida self service, appena ristrutturate, progettate da Takashi Sugimoto, che in passato ha lavorato con Ryohin Keikaku per i negozi Mujirushi. Saranno rimessi a nuovo anche i piani inferiori in tempo per il 40esimo anniversario dell’edificio nel 2004. SOPRA

     

    POINT APRIRA’ A TAIWAN

    Point, una catena leader nell’abbigliamento casual e uno fra gli operatori retail a più rapida crescita nel paese, ha annunciato la propria intenzione di sbarcare a Taiwan il prossimo marzo. Point aprirà non meno di tre punti vendita in marzo ed altri due nel corso del primo anno, con programmi per un totale di otto negozi entro la fine del secondo anno. La catena espanderà le vendite anche in Cina nel corso del 2004. Taiwan sta attualmente vivendo un boom della moda giapponese ed altri operatori retail nipponici sono impegnati nell’apertura di negozi sull’isola. Point, tuttavia, importa anche marchi dall’Europa e pertanto la sua espansione costituirà anche una opportunità per i marchi di abbigliamento casual europei. SOPRA

     

    XEBIO APRE NEXT BIMBO

    Xebio, secondo distributore retail di articoli sportivi e affiliato in franchising della catena Britannica retail Next, ha inaugurato il suo primo negozio Next dedicato esclusivamente all’abbigliamento bimbo. Il nuovo punto vendita ha aperto ai primi di dicembre nel centro commerciale Lalaport nella Baia di Tokyo. Fatti i debiti test, il negozio da 115 mq potrebbe essere confermato e determinare una rapida crescita del numero di negozi Next in Giappone. Tutta la merce è importata dal Regno Unito con spedizioni settimanali e l’abbigliamento per bimbi rappresenta il 30%. Oltre al negozio, Xebio ha aperto due corner Next Kids all’interno dei negozi Super Sports Xebio. SOPRA

     

    MITSUI SCOMMETTE SUL COMMERCIO MOBILE

    L’importante società di trading Mitsui Bussan sta preparando una vasta espansione delle proprie operazioni esistenti di commercio mobile. Alleandosi con Magazine House, casa editrice di an-an, Brutus, Hanako e di altri 30 periodici, Mitsui proporrà, via Internet, articoli presentati sulle riviste. Il servizio è partito ai primi di dicembre con il nome Magnetcafe (http://www.magazine.co.jp). Il sito offrirà fino a 800 articoli nei primi sei mesi, presi nella maggior parte dei casi dal settore dell’abbigliamento moda con un buon numero di marchi importati. Mitsui attualmente controlla le vendite con la formula del commercio mobile in vari siti per un totale di 2 miliardi di yen circa, ma spera di raggiungere o superare 5 miliardi di yen entro il 2005. SOPRA

     

    NEGOZIO FRED PERRY IN HARAJUKU

    Hit Union, licenziatario ed importatore di Puma e Fred Perry, ha aperto il primo negozio Fred Perry in Giappone, uno dei tre al mondo. Il nuovo negozio si trova in Harajuku nei pressi del Jingumae Crossing e copre poco più di 90 mq. Oltre alle polo di marca, il negozio tratta anche calzature, accessori ed altri articoli di abbigliamento. Si posiziona sulla fascia alta con polo a prezzi compresi fra 8.800 e 9.800 yen. Hit Union spera di realizzare vendite per circa 140 milioni di yen il primo anno e si augura che il negozio contribuisca ad accrescere la notorietà del marchio fra i giovani consumatori di Harajuku. Si tratta di una manovra analoga a quanto messo in atto da altri marchi sportivi rétro quali, per es. Arnold Palmer della Renown. SOPRA

     

    FLANDRE SI ALLEA CON UN PRODUTTORE ITALIANO PER UN NUOVO MARCHIO

    Flandre, uno dei massimi operatori retail di negozi specializzati in abbigliamento femminile con etichetta propria, nonché consociata di Five Foxes, colosso della distribuzione al dettaglio di abbigliamento, ha annunciato una nuova collaborazione con un produttore italiano per creare un nuovo marchio di abbigliamento donna. La ditta italiana è la Nuova Taela, produttrice di camicie e camicette con marchi come Guy Rover.
    La prima concessione è stata aperta alla fine dello scorso anno con il nome Buriller by Chiara Laverda. Chiara Laverda è anche la stilista del marchio Guy Rover. Un negozio aprirà in primavera sulle Roppongi Hills ed altre quattro concessioni, oltre alle quattro aperte questo inverno, saranno inaugurate in grandi magazzini. Flandre prevede di avere 20 negozi all’attivo nel prossimo futuro. SOPRA

     

    SHIMAMURA AUMENTERA’ I DIVIDENDI

    Shimamura, la più grossa catena di abbigliamento casual in Giappone, ha annunciato l’intenzione di aumentare i dividendi a fine anno. Si prevede che il nuovo dividendo ammonterà all’incirca a 32-33 yen rispetto ai 9-10 yen passati. In tal modo il dividendo annuale totale salirebbe a 53-54 yen. Shimamura dichiara che tale aumento sarà possibile grazie ad un utile più cospicuo del previsto. Si prevede che gli utili netti della sola casa madre raggiungeranno 9,55 miliardi di yen per l’anno che si chiuderà nel febbraio 2003, un aumento del 22% rispetto allo scorso anno, mentre gli utili al lordo delle imposte dovrebbero segnare un +15% e raggiungere 18,2 miliardi di yen. Il fatturato di vendita della sola casa madre, invece, si pensa che salirà dell’8% raggiungendo 261,7 miliardi di yen, grazie sia ad un migliore merchandising stagionale, sia all’aggiunta di 38 nuovi negozi nel secondo semestre dell’anno. Come riportato in Retail Japan 2003, con i prezzi dell’abbigliamento casual che hanno toccato il fondo e iniziano a riprendersi e interventi costanti di riduzione dei costi messi in atto da tutte le società principali, ci sono tutti i presupposti per un sensibile aumento della redditività nei prossimi anni. SOPRA

     

    FATTURATO BAYCREWS:+10%, UTILI IN CALO

    Per l’anno conclusosi nell’agosto 2002, Baycrews, prestigioso operatore di select shop, ossia di negozi dedicati a singole tipologie di consumatori, ha annunciato da un lato un aumento delle vendite del 10,6% che hanno così toccato i 25 miliardi di yen, e dall’altro un calo degli utili al lordo delle imposte del 24%, che sono scesi quindi ad appena 1,9 miliardi di yen. La maggior parte delle insegne ha registrato fatturati migliori su base tendenziale: Journal Standard è salito di oltre due cifre e anche Iena e Deuxieme Classe, analogamente la catena di abbigliamento uomo Edifice, hanno registrato fatturati in rialzo del 5%. Journal Standard e Edifice hanno entrambi totalizzato un aumento delle vendite totali superiore al 30%, mentre Spick and Span, che in passato era stato un propulsore chiave della crescita, ha registrato una stasi. Nel corso dell’anno, Baycrews ha aperto tre nuovi negozi Spick and Span ma ne ha chiusi altri tre. Inoltre ha inaugurato tre nuovi negozi Journal Standard, un negozio Iena, due negozi Edifice ed un negozio B.C. Stock. Baycrews attribuisce la colpa del calo degli utili alla concorrenza sui prezzi al dettaglio. SOPRA

     

    NARACAMICIE JAPAN PUNTA ALLA QUOTAZIONE IN BORSA

    Il distributore del marchio di camicie italiano Naracamicie ha annunciato la fusione delle sue varie affiliate prima di richiedere la quotazione in borsa nel corso di quest’anno.
    Le tre società che saranno fuse sono l’importatore di Naracamicie, Suita International, gestore di negozi, C&C, e Monteazur, società di select shop. 15 Minutes Biew, il famoso make up center, resterà una operazione separata. La nuova società, che sarà costituita il primo marzo 2003, si chiamerà Naracamicie a seguito dell’acquisizione di diritti sul marchio Naracamicie per l’Asia da parte della ditta italiana presente in via Montenapoleone, e disporrà di un capitale di 45 milioni di yen.
    Successivamente al lancio della nuova società, sarà aperto un nuovo negozio di prestigio a Roppongi Hills, a cui faranno seguito tre o quattro altri punti vendita nelle città principali nel corso del 2003. Oltre ad una ulteriore espansione in Giappone, nei prossimi due anni la società nipponica aumenterà il numero di negozi a Taiwan e in Cina. SOPRA

     

    JUPITER +30%, QVC SUPERA IL 20%

    Stando alle previsioni Jupiter Shop Channel, il canale giapponese di televendite leader del settore, dovrebbe registrare un incremento del 30% del fatturato per l’anno conclusosi nel dicembre 2002. Joint venture fra Liberty Media e Sumitomo Shoji, Jupiter ha assistito ad una crescita a due cifre sin dal suo esordio nel 1996. La nuova previsione suggerisce che con gli oltre 14 milioni di consumatori attuali con accesso al canale, il fatturato potrebbe raggiungere i 26 miliardi di yen. Per quanto riguarda le categorie, è la moda la destinataria delle maggiori attenzioni e da segnalare è l’ampliamento della gamma Jupiter con marchio proprio. Attualmente i marchi di proprietà di Jupiter rappresentano circa il 10% delle vendite, ma ben presto saliranno al 30%, grazie anche a un’alleanza con un famoso stilista, il cui nome a tutt’oggi resta segreto, a partire dalla prossima primavera.
    Nel frattempo QVC Japan, una joint venture 60%-40% fra la società statunitense QVC e Mitsui Bussan, ha presentato i suoi programmi per raggiungere un fatturato di 20 miliardi di yen entro il 2005 grazie a una crescita annua superiore al 20%. QVC Japan ha iniziato le trasmissioni nell’aprile 2001
    .SOPRA

     

    DESCENTE E MIZUNO ALLA CONQUISTA DEL MERCATO DEL GOLF IN COREA

    Stando a Nikkei, Mizuno e Descente hanno entrambi annunciato nuove iniziative rivolte al mercato in crescita del golf nella Corea del Sud. Numerose società nipponiche di golf, infatti, stanno considerando con sempre maggior interesse una espansione nel resto dell’Asia, vista la costante contrazione del mercato giapponese che, secondo la Teikoku Databank, si sarebbe ridotto di un terzo negli ultimi anni.
    Sia Mizuno che Descente, consociata di Itochu Shoji, sono particolarmente interessate a puntare sul crescente mercato degli articoli di abbigliamento donna e accessori per il golf. Stando alla relazione, oltre il 40% dei golfisti coreani sono donne. Mizuno spenderà circa 200 milioni di yen per una nuova campagna pubblicitaria, mentre Descente sta assumendo nuovo personale per far fronte all’allargamento della campagna di vendite per l’abbigliamento golf Mila Schon. Descente detiene la licenza per gli articoli da golf di Mila Schon per il Giappone ed altri paesi della regione, nel quadro di una sublicenza accordata dal licenziatario mondiale Itochu Shoji.
    Stando alle previsioni, entro il 2006 Mizuno riuscirà a raddoppiare le vendite di prodotti da golf in Corea del Sud, raggiungendo i 5 miliardi. SOPRA

     

    IL SETTIMO NEGOZIO DI ZARA

    Zara Japan, la joint venture fra il piccolo gruppo di abbigliamento Bigi ed il colosso spagnolo dell’abbigliamento Inditex, a partire da quest’anno inizierà finalmente ad accelerare – almeno un poco - il proprio calendario di apertura negozi. Il primo nuovo negozio aprirà a Ginza di fronte ai Grandi Magazzini Matsuzakaya prima della Golden Week e si estenderà su una superficie di circa 1.000 mq su quattro piani. In futuro, Zara potrà espandersi al quinto piano del fabbricato. È anche prevista l’apertura di un altro negozio a Roppongi Hills e la società aprirà anche ad Osaka nel corso dell’anno, anche se l’ubicazione non è ancora stata confermata. Sempre nel corso dell’anno il negozio di Shibuya da 900 mq sarà completamente ristrutturato.
    Inditex ha firmato il primo accordo con Bigi nel 1997 ed ha aperto il suo primo negozio nel 1998. Da allora, le aperture dei punti vendita sono avvenute ad un ritmo più lento del normale per Inditex. Con il marchio Zara ora ben posizionato in Europa, tuttavia, Inditex potrebbe anche guardare con maggiore interesse ai mercati asiatici. SOPRA

     

    IL GIAPPONE FA MODA ISPIRANDOSI ALLA CRISTIANITA’

    Un recente rapporto speciale Nikkei ha fatto di tutto per spiegare la tendenza tra i giovani di scegliere i crocifissi come accessori moda. Secondo Nikkei, l’11 settembre ha lasciato una tale sensazione di insicurezza che molti giovani indossano un crocifisso per sentirsi più sicuri oppure, dato che pochi giapponesi sono cristiani, cercano in questo modo di coprirsi da ogni rischio in caso di possibili alternative ultraterrene.
    Nikkei presenta poi una intera gamma di crocifissi alla moda con prezzi che spaziano da appena 16.000 yen per un Fragments a 410.000 yen per una creazione Damiani in oro bianco con diamanti e zaffiri.
    Ai giovani giapponesi è sempre piaciuto trasformare i simboli religiosi in accessori di moda, che si tratti di crocifissi o copricapo islamici. L’interpretazione di Nikkei secondo cui ciò avrebbe a che fare con il desiderio di sicurezza, è quanto meno improbabile, ma almeno rappresenta una variazione rispetto alle T-shirt con errori di ortografia. SOPRA

     

    I tessuti danno utili

    Poiché sono sempre più numerosi i titoli dei tabloid che parlano di tempi duri nel settore retail sulla base di pochi esempi, in questo numero desideriamo dimostrare che nel settore dettaglio moda e abbigliamento le cose non soltanto vanno abbastanza bene per molti operatori, ma miglioreranno anche.

     

    Sulla stampa generalista recentemente sono stati pubblicati numerosi titoli deprimenti in merito al settore retail nipponico. Ispirati dagli ulteriori cali dei fatturati Uniqlo, dall’accordo stretto da Seibu con le banche e dal perdurare dei problemi alla sede della Daiei, ai giornalisti non mancano sicuramente le mele marce con cui imbrattare il resto del settore.
    Come al solito, però, la realtà è molto più complicata e sotto numerosi aspetti assai più rosea. Secondo Retail Japan 2003, un recente rapporto di 500 pagine redatto da Sensu sui mercati retail e al consumo in Giappone, sicuramente esistono alcuni operatori che raccolgono risultati davvero scoraggianti, ma è anche vero che altri vanno molto bene. E l’aspetto comunque interessante è che, per la maggior parte delle catene al dettaglio, l’anno trascorso non è andato affatto male.
    In qualsiasi analisi della distribuzione al dettaglio in Giappone, l’esistenza di un elevatissimo numero di negozi a conduzione familiare costituisce una forte distorsione della realtà. Questi dettaglianti indipendenti, infatti, rappresentano ancora oltre il 50% dei posti di lavoro al dettaglio e costituiscono un’area del settore che generalmente è inefficiente, ha una resa inferiore alla media ed è in rapido declino.
    Per quanto numerosi possano essere, in termini di fatturato i negozi al dettaglio indipendenti rappresentano meno di un terzo delle vendite totali. In ogni categoria, esistono alcuni operatori moderni, efficienti, e che fanno una autopromozione relativamente buona. Alcuni potranno essere più rumorosi di quanto si vorrebbe ed altri potranno avere un approccio all’esposizione dei prodotti sicuramente non accattivante, ma si tratta di aspetti che non nuocciono alle vendite; anzi, alcuni di loro, come Matsumoto Kiyoshi, stanno imparando nuovi trucchi.
    Il settore dell’abbigliamento è molto frammentato per cui è difficile estrapolare caratteristiche comuni a tutte le categorie. Per esempio sussistono marcate differenze fra gli esercizi e i modelli imprenditoriali di catene di select shop come Beams e United Arrows, gli operatori SPA (catene di distribuzione specializzate di abbigliamento retail con etichetta propria o catene ad integrazione verticale) e le grosse catene di abbigliamento da uomo. Alcune realtà sono anche a conduzione familiare, talvolta davvero piccole, spesso gestite dai fondatori originari che hanno un proprio modo di operare. I sopravvissuti di tali imprese familiari operano con modelli che funzionano bene. Altri, in particolare gli operatori SPA, fanno parte di gruppi di abbigliamento e tessili molto più grossi con interessi in ogni aspetto della distribuzione di abbigliamento, dalla produzione del filato alla progettazione del negozio. Isolare i dati del dettaglio e misurarli non è cosa facile.
    Ciononostante sussistono delle chiare tendenze per la maggior parte delle catene di abbigliamento di specialità o moda.


    VENDITE: CAPACITA’ DI RIPRESA E POTENZIALE
    La prima è la capacità del settore di mantenere viva la crescita. Anche se il fatturato complessivo dei negozi specializzati in abbigliamento donna e uomo è in calo, tale contrazione è in parte dovuta al fatto che a catene di rivenditori specializzati in abbigliamento retail con etichetta propria quali World, Sanei, e Itokin li hanno privati di una quota di mercato. Le divisioni al dettaglio di questi gruppi di produttori stanno divenendo i massimi operatori al dettaglio di abbigliamento uomo e donna. Alcuni negozi specializzati multimarca, quali Aoyama Shoji, Rio Chain e Pal sono tuttavia riusciti a sopravvivere e prosperare. In tutti i casi, il motivo principale è stato la modernizzazione dei negozi e la migliore gestione della catena di approvvigionamento. Da una recente indagine condotta da Senken, emerge proprio la reazione del mercato alle condizioni più difficili sia in termini di concorrenza che di deflazione del prezzo al dettaglio.
    Aoyama Shoji e Haruyama Shoji sono entrambi riusciti ad aumentare le vendite nonostante il taglio dei prezzi dei completi da uomo durante la guerra dei due prezzi con le catene di general merchandise come Aeon (cfr. Grafico 1). Altri operatori al dettaglio, resistenti ai cambiamenti, continuano a registrare scarsi risultati. Taka-Q continua a patire le conseguenze della sua strana posizione: non appartiene né alla fascia bassa ed economica, né alla fascia alta e costosa, e ha registrato così un calo delle vendite dell’11,6% nell’anno che termina nel marzo 2002 e un ancora peggiore 15,4% nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2003.
    Altre categorie, in particolare le catene casual, hanno dato prova di maggiore capacità di ripresa. A parte Fast Retailing e Cox, tutte le altre società quotate hanno registrato fatturati più elevati. Tale performance è ancor più impressionante considerando il background di deflazione dei prezzi al dettaglio in tutte le categorie di abbigliamento che ha caratterizzato lo scorso anno. I risultati più rimarchevoli in assoluto sono stati quelli di Point, che ha registrato una crescita del 26,7% lo scorso anno, mentre nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2003 ha assistito a un ulteriore aumento delle vendite del 31,7% raggiungendo 9,2 miliardi di yen.
    Negli ultimi mesi i prezzi dopo aver toccato il fondo hanno iniziato a risalire, il che suggerisce che, ad eccezione delle imprese più conservatrici, la maggior parte delle catene di abbigliamento di specialità potrebbero assistere nuovamente a una crescita del fatturato nel corso di quest’anno.

     


    UN’ENFASI SULL’UTILE, REALLY
    Più rimarchevole della ripresa dei risultati delle vendite è stata la rapida e marcata inversione di tendenza nel reddito lordo e il conseguente miglioramento della redditività. Delle 45 società quotate in borsa, sette hanno registrato incrementi a due cifre dell’utile di gestione nella loro ultima serie di risultati. Aoyama Shoji ha migliorato il proprio dato del 28,4% toccando 2,7 miliardi di yen, mentre United Arrows, la catena di select shop dalle migliori performance, ha registrato un incremento del 21,1% raggiungendo 1,6 miliardi di yen. Rio Chain ha fatto ancora meglio con un +76,8%. Nell’abbigliamento casual, Right On si è ripreso dopo un tentativo imprudente di rilevare Uniqlo, presentando un utile di gestione di 2,3 miliardi di yen, ovvero +42,2%; invece Shimamura, la catena del casual classificata come numero uno, ha registrato un aumento del 19,1% per il primo semestre toccando 9 miliardi di yen. Per l’abbigliamento bimbo, Nishimatsuya Chain sta manifestando la propria intenzione di diventare la catena numero uno nel paese, segnando un +30,1% di fatturato che ha così raggiunto 28,6 miliardi di yen per il primo semestre e un incremento dell’utile operativo del 58,5%, pari a 2,1 miliardi di yen. Delle 45 società quotate esaminate da Senken, solo quattro hanno registrato perdite di gestione.
    La performance risulta ancora migliore eliminati i costi di gestione. Gli utili al lordo delle imposte di tutte le 45 società quotate in borsa nell’indagine Senken, tranne quattro catene di abbigliamento maschile ed altre due, hanno registrato un segno più nell’ultimo periodo o nell’intero anno. Cinque operatori al dettaglio hanno realizzato o previsto miglioramenti superiori al 100%.

     


    IL TAGLIO DEL SUPERFLUO
    Si tratta di un ottimo risultato. La ragione principale del miglioramento degli utili al lordo delle imposte è in realtà molto semplice: il settore ha finalmente iniziato a concentrare la propria attenzione sugli utili. La rapida inversione di tendenza non è tanto una testimonianza della capacità dei team direttivi (anche se in numerosi casi, sono migliorate), quanto una dimostrazione di quanto superfluo ci fosse da tagliare.
    Con le banche benevole sempre pronte a elargire il liquido necessario, era naturale per i manager del dettaglio focalizzare gli sforzi sulla quota di mercato. Si trattava di un comportamento logico: con a disposizione liquidità infinite, in primo luogo era meglio preoccuparsi di sconfiggere la concorrenza in loco e poi pensare a massimizzare i guadagni. In un certo qual modo ciò è esattamente quanto è successo, anche se molto più repentinamente e con maggiori difficoltà di quanto molti avrebbero voluto. Da quando le banche hanno finalmente istituito, spesso per la prima volta, dei team addetti all’analisi del rischio di credito, occorre guadagnarsi la liquidità per le espansioni. Improvvisamente la massimizzazione degli utili è divenuta di moda.
    In genere gli operatori al dettaglio di abbigliamento e moda hanno preso in considerazione tre aree in cui operare i tagli. Anzitutto, molti hanno compreso che chiudere dei negozi improduttivi non significa un danno a livello di immagine, bensì una necessità. E poiché oggigiorno la remuneratività è sempre più di frequente il simbolo di status preferito alle cene del Rotary Club, mentre la quota di mercato viene posta in secondo piano, sono numerosi i dirigenti al vertice che si vantano del numero di negozi che hanno chiuso.
    Anche gli operatori che da tempo avevano risultati in rosso come Suzutan sono ora tornati al segno positivo. Suzutan aveva più di 600 punti vendita nel momento di massima espansione nei primi anni ’90 e oggi ne conta meno di 400 con l’intenzione di tagliarne altri 100 nel corso del prossimo anno. Avendo eliminato così tanti negozi, la società è finalmente riuscita a registrare un utile nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2003 dopo due anni di perdite, di cui 2,7 miliardi di yen soltanto nel 2002. Naturalmente numerose catene di negozi specializzati hanno anche aperto dei nuovi negozi, solitamente in migliori ubicazioni e con un look più accattivante. Nishimatsuya Chain ha aperto 36 negozi, Point 25, Pal 19 e Rio Chain 13.
    In secondo luogo, la maggior parte degli operatori al dettaglio ha sottoposto ad un severo esame i rispettivi fornitori dando il benservito ad un numero consistente di essi. Buona parte della produzione è stata ora trasferita in Cina e verso altri centri a basso costo, mentre in Giappone vengono prodotte solo le collezioni con pronta consegna. Con un cambiamento del genere nella catena di fornitura, molti hanno corso il rischio di lanciare nuovi marchi che hanno sensibilmente contribuito a migliorare i margini lordi. Circa 29 delle 45 società hanno migliorato i margini lordi negli ultimi risultati (cfr. Grafico 3).
    In terzo luogo, le società hanno spesso colto l’opportunità di creare delle catene di distribuzione al dettaglio di abbigliamento specializzato con etichetta propria nel quadro della ristrutturazione delle singole catene di approvvigionamento. Point, ad esempio, riesce a mantenere alti tassi di crescita grazie ad una vasta espansione negli articoli con etichetta propria e nuove tipologie come per es. la popolare linea Jeanasis. Nonostante la rapida espansione, questa società è anche riuscita a migliorare i margini lordi, saliti di 3,8 punti lo scorso anno. Mac House ha registrato risultati particolarmente buoni considerando i precedenti, riducendo i costi di vendita e di amministrazione e migliorando i margini lordi di 3,1 punti.

     


    PROSPETTIVE ROSEE
    Come le società hanno indicato nelle loro risposte all’indagine Senken, numerosi distributori al dettaglio di specialità guardano con ottimismo al futuro sia in termini di fatturato che di utili. Se da un lato alcune società sono state notoriamente troppo ottimiste in passato, altre hanno visto realizzarsi le loro previsioni. Molte stanno continuando ad operare tagli relativamente drastici nelle attività e nei negozi improduttivi e ad elaborare modi più efficienti di far giungere il prodotto al negozio. Stanno anche riducendo il tempo di riapprovvigionamento in modo da consentire una migliore capacità di risposta alla domanda dei consumatori e ridurre i rischi di inventario. Soprattutto, un merchandising più fantasioso rivolto a singoli segmenti di consumatori sta diventando la norma anziché l’eccezione. Mentre società quali United Arrows continuano a superare le rivali con tipologie come i “family store” Green Label Relaxing molte, se non altro, stanno applicando i fondamentali di una moderna distribuzione al dettaglio. Tutti questi cambiamenti e miglioramenti proseguono in uno scenario di stabilizzazione dei prezzi. I vantaggi si vedono dalle cifre. SOPRA