
All’inizio di dicembre, Aoyama Shoji, l’importante catena
di specialty stores da uomo, ha inaugurato nuovi corner in alcuni dei
suoi settecentotrentasei negozi. I nuovi punti vendita, Saville Row,
offrono abiti da uomo a prezzi compresi tra i 68.000 e i 78.000 yen,
più del doppio di quanto proposto dalle linee discount, che
vendono abiti a circa 25.000 yen. L’azione costituisce un chiaro
segnale della determinazione di Aoyama a riprovare a cimentarsi nell’attività di
vendita di abiti nei grandi magazzini.
In origine, quando per la prima volta Aoyama, Aoki, Konaka e Haruyama
promossero una seria espansione della quota di mercato, negli anni
Ottanta e all’inizio degli anni Novanta, uno degli obiettivi
principali era la creazione, nei grandi magazzini, di aree destinate
alla vendita di abiti da uomo a basso prezzo. La strategia ha avuto
successo e molti grandi magazzini sono stati costretti a riposizionarsi
a un livello più elevato, destinando i prezzi più bassi
alle loro linee meno esclusive.
Come già segnalato il mese scorso, i grandi magazzini sono consci
della minaccia costituita da gruppi come Aoyama e, pertanto, si sono
adoperati per aumentare l’esclusività delle aree destinate
alla vendita di abiti maschili, ricorrendo a marche che realizzano
capi su ordinazione e a griffe di moda straniere.
La nuova minaccia rappresentata da Aoyama e da altre catene rafforzerà questa
tendenza. I corner Saville Row saranno presenti in almeno trecento
dei negozi Aoyama e la società prevede la vendita di 50.000
abiti, per un totale di 3 miliardi di yen. Per creare un’autentica
atmosfera europea, Aoyama ha siglato accordi con il marchio francese
Dormeuil e la sartoria britannica Whitehead. Aoyama deterrà i
diritti esclusivi del nome Guy Dormeuil, nonché di una linea
Whitehead, che si chiamerà Britannia. Aoyama si rivolgerà alla
sua principale base clienti, composta di uomini d’affari di età compresa
tra i quaranta e i cinquant’anni.
Nel frattempo, Aoki International, la catena numero due specializzata
in abiti maschili, ha lanciato una nuova linea per uomini quarantenni.
Aoki ha sottoscritto un accordo con Guy La roche, attraverso Itochu
Shoji. Da anni, Aoki era alla ricerca di una marca della fascia di
mercato più alta; ai sensi del contratto, Aoki produrrà e
venderà due linee Guy Laroche: Guy Laroche Homme e Studio Guy
Laroche. I prezzi della prima linea saranno tra i più alti mai
visti in un negozio di una catena rivolta al grande pubblico, 100.000
yen per un abito e poco meno di 118.000 yen per un cappotto. Inizialmente,
la linea lusso sarà disponibile soltanto in dodici negozi nella
regione di Osaka e, per questa stagione, Aoki spera di vendere 1.600
abiti.
Dalla prossima primavera, Aoki presenterà la linea in duecentoquarantacinque
negozi, con prezzi intorno ai 58.000 yen.
Se il prodotto sarà all’altezza delle aspettative, per
i grandi magazzini risulterà sempre più arduo essere
concorrenziali nella fascia di mercato più bassa e i magazzini
migliori saranno costretti a salire ulteriormente di livello. Per i
grandi magazzini meno prestigiosi, invece, potrebbe risultare necessaria
una più radicale ristrutturazione.
È
certo, comunque, che nel caso di Aoyama le battaglie sostenute con
le catene GMS (General Merchandise Stores) della fascia più bassa
del mercato e con i grandi magazzini in quella più alta, non
l’hanno eccessivamente danneggiata. Per il primo semestre conclusosi
a settembre, Aoyama ha registrato un modesto aumento delle vendite
dello 0,4%, pari a 64,2 miliardi di yen, ma gli utili al lordo delle
tasse hanno totalizzato un cospicuo +25,2% toccando 3,13 miliardi di
yen.
Aoki, dal canto suo, ha registrato una diminuzione delle vendite interinali
dello 0,9%, realizzando 33,3 miliardi, ma gli utili al lordo delle
tasse sono saliti del 343%, per un ammontare di 824 milioni di yen.
Considerato il taglio dei prezzi, il mantenimento dei livelli di vendita
e il balzo degli utili rispecchiano la capacità di recupero
del settore. SOPRA
Seibu, ricerca di un’unione
benedetta
Il
tanto annunciato matrimonio tra Seibu e Sogo si farà? Da
questa unione nascerebbe la più grande catena di grandi
magazzini mai esistita in Giappone e, forse, nel mondo. Con Itochu
Shoji nel ruolo di principale trading company e fornitore di marche
al dettaglio, alla coppia manca soltanto un piccolo aiuto da parte
delle banche. Lo scenario non è roseo, ma per gli esportatori
la creazione di un solo gruppo potrebbe agevolare moltissimo le
vendite a Seibu-Sogo

Seibu
Department Stores cercherà di ottenere un contributo finanziario
da 200 milioni di yen dalle sue banche principali e dalla consociata
Credit Saison. Essendo Credit Saison già cosa sicura, le iniziative
di negoziazione di Seibu si sono concentrate su Mizuho, che rappresenta
una larga percentuale dei suoi debiti in circolazione.
Attualmente Seibu ha debiti fruttiferi per circa 580 miliardi di yen,
un ammontare che, nel settore del dettaglio, è secondo soltanto
a Daiei, anche se, nel complesso, i debiti sono considerevolmente più elevati.
È
molto probabile che Seibu riesca nell’impresa. Innanzi tutto,
Mizuho ha un “buon” curriculum per quanto riguarda il piegarsi
alle esigenze dei suoi debitori. Mizuho detiene, al momento, lo 0,5%
circa di Daiei e continua a preferire finanziamenti avallati da garanzie
governative. In secondo luogo, un’unione tra Sogo e Seibu è considerata
da tutti i personaggi che contano nell’establishment politico-aziendale, “un’operazione
positiva”. È indubbio che questa non soltanto è l’unica
soluzione a disposizione di Sogo per sopravvivere come società,
ma è anche l’unica soluzione per sopravvivere tout court.
Al momento, Seibu dichiara, giustamente, che una fusione con Sogo non è possibile
senza una remissione dei debiti di una certa entità. Inoltre,
con Sogo che rende noto che la Tokyo District Court potrebbe avere
in animo di approvare la sua riabilitazione già all’inizio
del 2003, la pressione sulle banche affinché non ostacolino
l’unione, è considerevole. In terzo luogo, Seibu è,
attualmente, una soluzione ragionevolmente buona - certo, rispetto
ad altri debitori come Daiei. Possiede, infatti, alcune proprietà immobiliari
di indubbio valore, ha realizzato soddisfacenti risultati in alcuni
negozi e ha creato un programma di ristrutturazione e un merchandise
team abbastanza solidi. Con il sostegno delle banche e un pizzico di
fortuna, Seibu Department Stores dovrebbe riuscire ad affermarsi come
uno dei quattro principali gruppi di grandi magazzini.
Ma, soprattutto, il suo lunghissimo elenco di marche al dettaglio dovrebbe
iniziare a incidere positivamente sui risultati di bilancio, nel corso
dei prossimi due anni. Un certo numero di nuove marche è stato
sviluppato lavorando in stretta collaborazione con Itochu Shoji, il
suo principale partner commerciale, che detiene anche una partecipazione
in Seibu del 4,7%; inoltre, con il contributo di Itochu Shokuhin, l’attività alimentare
ha ricevuto un nuovo impulso. Itochu è considerato un fattore
chiave nella riorganizzazione delle finanze di Seibu e nelle future
iniziative di natura logistica.
Infine, Seibu si è impegnata seriamente a ridurre il carico
di debiti e sbarazzarsi della strategia di espansione a lungo termine,
ereditata dal presidente Seiji Tsutsumi, concepita negli anni Ottanta.
Dopo aver lasciato fallire Seiyo nel 2000 con debiti per 500 miliardi
di yen, Seibu ha continuato a eliminare attività quali, ad esempio,
le partecipazioni in Yoshinoya, Parco e Shell Garden. Quest’anno,
Seibu ha venduto il 65% della sua partecipazione in Loft a Mori Trust,
Aeon, Sogo e Credit Saison e ha accettato un accordo con Polo Ralph
Lauren, che ha segnato la fine della licenza esclusiva
Ancor più di recente, Seibu ha annunciato di voler operare una
riduzione volontaria dei lavoratori in esubero per eliminare fino a
800 dipendenti a tempo pieno. Già in passato, Seibu aveva invitato
i dipendenti più anziani, di età compresa tra i 35 e
i 58 anni, ad “andare in pensione”, ma quest’ultima
tornata di sospensioni dal lavoro riguarderà tutti i dipendenti.
Ciò significa che la forza lavoro totale sarà ridotta,
quest’anno, di circa 2.000 unità, misura che equivale
a un taglio del 40%. La società chiuderà i negozi che
hanno dato risultati inferiori alle aspettative sia a Utsunomiya, nella
Prefettura di Tochigi, sia a Kochi, nello Shikoku. Corre inoltre voce
che intenda chiudere altri tre negozi nei prossimi sei mesi.
Se Mizuho e altri creditori accetteranno una remissione del debito,
questa sarà la più grande operazione di salvataggio da
quella della Daiei nello scorso febbraio, con un piano di aiuto di
400 miliardi di yen. Resta, tuttavia, l’interrogativo: sarà sufficiente?
La volontà manifestata da Seibu di ridurre i dipendenti e chiudere
i negozi è un elemento incoraggiante, come lo è il riuscito
e sconvolgente rinnovamento di alcuni negozi Sogo, ma c’è ancora
molta strada da percorrere per riuscire a integrare il gruppo in un
tutt’uno indipendente e remunerativo. Il sostegno delle banche
non mancherà perché ci sono valide prospettive di successo
e, quindi, non ci sarà da stupirsi se Seibu non tornerà per
una seconda richiesta d’aiuto, il prossimo anno. SOPRA
Ships segue le orme di United Arrows
In seguito al rilancio di enorme successo del family store
Green Label Relaxing di United Arrows, il negozio specializzato concorrente
Ships ha lanciato la propria serie di negozi destinati esclusivamente
ai bambini. Finalmente, la scelta per il consumatore nella fascia di
lusso del mercato dell’abbigliamento per bambini si sta ampliando,
creando maggiori opportunità per gli esportatori di articoli
di abbigliamento bimbo e giocattoli
Alla
fine di novembre, Ships, uno dei cinque massimi operatori di select
shops, ha inaugurato un punto vendita di una nuova
serie a Lalaport, Tokyo Bay. Il nuovo magazzino che si chiama Ships
Kids Side, offre una vasta scelta di marche di abbigliamento per bambino,
d’importazione e proprie, nonché abbigliamento per tutti
i giorni per adulti, elemento che differenzia il negozio dai precedenti
punti vendita Ships Kids e lo rende più simile al concorrente
Green Label Relaxing. In aggiunta agli altri marchi Ships, il negozio
offre una nuova marca di abbigliamento per adulti chiamata Ships Side.
Analogamente a Green Label Relaxing, Ships Kids Side presenta anche
una piccola percentuale di famosi giocattoli d’importazione e
accessori per bambini. La società ha anche introdotto un doppio
marchio in associazione con una nota azienda statunitense di borse
porta-bambino, Baby Jogger. I doppi marchi piacciono molto agli operatori
di select shops, poiché permettono di sfruttare il potere di
attrazione di interessanti marche straniere nei confronti di stampa
e compratori, affermando al contempo il marchio del negozio.
Oltre ad abbigliamento e accessori, il negozio comprende una sezione
dedicata ai CD, con circa trenta titoli per bambini di tutto il mondo.
Attualmente, i negozi per bambini Ships, che esistono da circa quattordici
anni, comprendono diciannove concessioni in grandi magazzini e complessi
commerciali. Si tratta di piccoli negozi di 30 mq circa. Il negozio
Ships Kids Side della nuova fascia copre, invece, una superficie di
circa 100 mq e si prevedono dimensioni analoghe anche per i futuri
negozi. Ships ha in programma di aprire dieci negozi Ships Kids Side
nella regione Kanto, entro i prossimi tre anni. SOPRA
Levi’s
Japan ha in programma un investimento nella marca
Dal cambiamento del management di due anni fa, Levi’s
Japan ha lavorato per modernizzare le proprie operazioni. In una recente
intervista al Nikkei, il presidente di Levi’s Japan illustra
i cambiamenti
Dopo
l’annuncio della forte crescita degli utili
netti del 24,8%, per un ammontare di 900 milioni di yen e di vendite
di poco inferiori ai 22,8 miliardi di yen, il presidente di Levi’s
Japan, Mercy Corrales, ha illustrano i piani d’investimento nella
marca a NMJ (Nikkei Marketing Journal). Nell’intervista, Corrales
ha dichiarato che, prima del 2001, la marca Levi’s risentiva
delle pressioni della concorrenza sui prezzi, con conseguente perdita
di attenzione nei confronti della marca. Il presidente ha imputato
ciò, in parte, a una cultura aziendale isolazionista, che non
ha tenuto conto delle esigenze di consumatori e dettaglianti. Tra i
problemi esistenti quando ha preso la guida dell’attività giapponese,
vi erano sistemi informatici antiquati, scarsa formazione del personale
ed elevati costi generali.
Come dimostra il balzo in avanti degli utili, l’attuazione di
una serie di misure volte al taglio dei costi si è rivelato
uno dei più importanti risultati conseguiti nel 2001. Tra i
provvedimenti, un piano aziendale di riduzione del personale ha permesso
a Levi’s di eliminare il 10% dei dipendenti. Anche la produzione è stata
riorganizzata, spostandola quasi integralmente da Stati Uniti e Giappone
a centri a basso costo come le Filippine.
La società ha inoltre affidato alcune marche al suo principale
partner giapponese Eiko Shoji, distributore di Miss Sixty, Cimarron
e di diverse marche all’ingrosso. Oltre alla licenza per Dockers,
passata a Eiko Shoji lo scorso anno, corrono voci che Levi’s
abbia concesso i diritti di distribuzione per Levi’s Red alla
stessa società, annullando l’accordo con il distributore
di moda Jack of All Trades. Dall’intervista emerge, inoltre,
che l’introduzione di moderni sistemi informatici ha avuto un
impatto incredibile sui livelli delle scorte e sul fatturato.
Levi’s Japan sta anche destinando tempo e denaro a comprendere
meglio i consumatori giapponesi. Sono stati, infatti, aumentati gli
investimenti di ricerca sui consumatori e i risultati stanno già arrivando,
con modifiche del taglio dei richiestissimi jeans da donna 501 per
ben sette volte, nel corso dell’ultimo anno.
Per quanto riguarda il miglioramento del posizionamento e della conoscenza
della marca, Levi’s sta continuando ad ampliare i negozi bandiera
Levi’s Store. Con l’aggiunta del negozio di Kyoto, nel
mese di settembre, in Giappone ci sono, oggi, dodici negozi indipendenti.
L’ultima e, forse, più importante misura adottata unitamente
all’investimento nei negozi, è stato l’aumento dei
prezzi di tutti gli articoli principali di circa 900-1.200 yen, un
passo necessario nella decisione della società di allontanarsi
dal mercato di volume, un settore che l’ha danneggiata non poco
negli anni Novanta. SOPRA
Onward
all’estero
Come
riferito lo scorso mese, Onward Kashiyama, il secondo gruppo di abbigliamento
nipponico ha lanciato un nuovo marchio globale, Gibo, che sarà prodotto
in Italia. Come previsto, questo è solo l’inizio delle
sue ambizioni globali. La concorrenza nel settore moda in Giappone
interesserà anche le aziende italiane, ma quel che conta è che
il primo marchio globale di Onward sia made in Italy.

Oltre
al lancio del proprio marchio globale Gibo, Onward Kashiyama ha confermato
di volere aprire nel corso dei prossimi anni
negozi in tutta l’Asia con i suoi migliori marchi esistenti,
nel quadro di una più ampia espansione internazionale. Esistono
poi dei piani per un altro marchio globale una volta che Gibo si sarà affermato.
In base al suo piano a medio termine, entro il 2006 Onward prevede
di avere una presenza significativa in tutti i mercati chiave asiatici
con un’attenzione particolare per la grande Cina.
I marchi selezionati per l’espansione globale sono ICB, 23Ku
e Jiyuku. ICB è il solo vero marchio internazionale di Onward,
ma sinora la società ha limitato l’espansione dei negozi
al dettaglio ad alcuni mercati. A Taiwan, Onward ha già aperto
14 negozi ICB e 23Ku in franchising e inaugurerà anche un negozio
Jiyuku la prossima primavera; inoltre altri due negozi saranno aperti
durante la stagione, portando a 20 il numero totale dei punti vendita
Onward in questa località.
In Cina, Onward ha costituito una società di vendita nel dicembre
2001 e nell’autunno 2002 ha assegnato le prime concessioni per
ICB e 23KU. Attualmente esistono 18 negozi su licenza con un fatturato
mensile dichiarato di circa 4 milioni di yen e punte di 8 milioni di
yen per alcuni punti vendita. Quest’anno Onward prevede di espandere
l’attività a circa 40 negozi e di iniziare la produzione
locale una volta che le vendite avranno raggiunto livelli significativi.
Per espandere il fatturato, in Europa e negli USA Onward utilizzerà,
oltre a Gibo, la Collezione ICB aggiornata, disegnata da Viktor e Rolf.
Attualmente pare che le vendite di ICB negli USA siano in calo, ma
Onward ritiene che con i nuovi stilisti all’opera ed un migliore
brand marketing, le vendite dovrebbero decollare l’anno prossimo.
Il grosso della distribuzione di ICB negli USA avviene attualmente
tramite il negozio principale Onward in Soho, New York, ma quest’anno è prevista
l’apertura di ulteriori concessioni all’interno di grandi
magazzini. In Europa, il negozio di Parigi sarà trasferito in
un locale da 200 mq.
Nonostante il marchio Gibo sia appena stato lanciato, Onward è già al
lavoro per preparare il suo secondo marchio globale. Il nuovo marchio
dovrebbe essere lanciato entro il 2005.

SOPRA
Itochu
aiuta Raika a puntare su altri mercati asiatici
Come riferito in precedenza, i sogo shosha hanno
un ruolo fondamentale nell’espansione dei gruppi nipponici
di abbigliamento in Asia ed in altri mercati internazionali. Finora
questo processo
ha riguardato soprattutto le catene di rivenditori specializzati in
abbigliamento con etichetta propria, ma ora anche i marchi di abbigliamento
vengono commercializzati all’estero.
Itochu Shoji, un operatore leader dei mercati moda fra i sogo shosha (società di
trading), ha annunciato una collaborazione con la consociata di lunga data
Raika, per la commercializzazione all’estero dei propri marchi di abbigliamento.
Raika, con sede in Osaka, fa parte di quel gruppo di società di abbigliamento
all’ingrosso che un tempo dominava la distribuzione di abbigliamento
nipponica. Attualmente il fatturato consolidato della società ammonta
a 60 miliardi di yen circa. Fra i marchi di sua proprietà vi sono
Raika, Greenclubs, Farnese, Dana Paris, Clubby Time, Bella Torre Pia Sports.
La società, inoltre, possiede alcuni marchi in licenza, principalmente
attraverso Itochu, come Renoma, Biglidue, Laura Fiume, La Tenda e il marchio
di abbigliamento bimbi Castelbajac, e importa Verri, Steven Alan e Dries
Van Noten.
Il principale mercato target di Itochu e Raika sarà la Cina con tre
marchi selezionati per il lancio iniziale: Renoma, Greenclubs e Castelbajac.
Uno dei pilastri principali della strategia di espansione sarà l’apertura
di negozi indipendenti e concessioni. Per rafforzare i marchi, le società infatti
effettueranno ulteriori investimenti nelle concessioni in Giappone. Itochu
ha dichiarato di voler partecipare a tutti gli aspetti del business, dalla
produzione fino alla gestione dei negozi.
Finora le attività estere del Gruppo Raika si erano limitate alle
vendite a buyer asiatici che venivano a visitare gli showroom aziendali.
Sono stati aperti soltanto due negozi: un negozio Greenclubs a Shanghai e
un punto vendita Castelbajac a Seoul.
Questa primavera, l’obiettivo principale consisterà nell’espandere
la presenza in Giappone con una serie di nuovi negozi a Tokyo e Osaka, la
maggior parte all’interno di grandi magazzini. Con una migliore esposizione
del marchio e una più grande popolarità in Giappone, Itochu
si augura che i grandi magazzini e gli imprenditori esteri siano sempre più desiderosi
di trattare i suoi marchi. SOPRA
Mokumoku
si espande in Asia
Una delle prime catene di rivenditori specializzati di
abbigliamento con etichetta propria a penetrare nei mercati asiatici
ha annunciato l’apertura di altri 40 negozi in Corea del Sud
e a Taiwan oltre ad un lancio in Cina.


L’operatore Mokumoku di Kyoto, gestore della popolare catena
di abbigliamento donna Olive des Olive, ha annunciato una nuova espansione
in Asia, questa volta in Cina.
Mokumoku che conta circa 140 negozi in Giappone e all’estero,
fra cui circa 45 negozi in Corea in joint venture e 20 a Taiwan, è stato
uno dei primi operatori ad avventurarsi in altri mercati asiatici,
sostenuto della importante società di trading Itochu Shoji.
La sua società coreana attualmente ha un fatturato di vendita
di circa 4 miliardi di yen.
Quest’anno avrà luogo una nuova importante espansione.
Mokumoku aprirà altri 25 negozi Olive des Olive nella sola Taiwan,
mentre in Corea ne inaugurerà altri 15.
La grossa novità è l’espansione delle attività in
Cina. Dopo avere costituito una società a Hong Kong l’anno
scorso, Mokumoku aprirà ora negozi a Shanghai e Pechino la
prossima primavera; entro due anni prevede di avere oltre 200 punti
vendita
fuori dal Giappone, un numero superiore a quello presente sul mercato
nazionale.
Olive des Olive è un buon esempio di un marchio che ha assistito
a una diminuzione della sua popolarità sul mercato nazionale,
ma che è riuscito a controbilanciare questo calo con una rapida
espansione all’estero. Ora che si è intensificata la concorrenza
fra i principali operatori retail specializzati in abbigliamento donna
con etichetta propria, è cresciuta l’attrattiva di mercati
più facili nel resto del continente asiatico. World, Five
Foxes, Itokin e Sanei hanno tutti investito ingenti somme in Asia
nel corso
degli ultimi due anni ed iniziano a vedere dei ritorni significativi.
Per aziende come Itokin, la penetrazione in Asia, particolarmente
in Cina, ha rappresentato un ottimo modo di sbarazzarsi di un ingombrante
stock di articoli fuori moda.
L’espansione in Asia aiuta anche i principali operatori a migliorare
i margini attraverso maggiori economie di scala. Con buona parte della
produzione già reperita nei mercati target, la logistica è relativamente
facile da organizzare e il costo del prodotto allo sbarco è molto
inferiore. SOPRA
Renown
vedrà un utile netto nel 2003?
Renown
registra perdite da 13 anni a questa parte, ma il gruppo è sempre
riuscito a fare pazientare le banche. Sembra finalmente che quest’anno,
dopo anni di promesse, la società sia in grado di produrre
un utile. Ora si concentrerà sui propri marchi principali
e potrebbe ricercarne forse altri nuovi da importare o da trattare
in licenza.

A giudicare dai recenti risultati, è sempre più probabile
che Renown, il grosso gruppo di abbigliamento e proprietario di Aquascutum,
registri il suo primo utile netto in 12 anni. Nel primo semestre,
Renown è riuscito
a registrare un utile di esercizio per la prima volta in 13 anni.
Nonostante Renown abbia promesso utili ogni anno, quest’anno è la
prima volta che tale prospettiva appare, seppur lontanamente, possibile.
Anche se con drammatica lentezza, Renown ha tagliato alcune delle
proprie attività non remunerative, arrivando persino a ritirarsi
dal mercato dell’abbigliamento bimbo. Ha anche proposto un pensionamento
volontario ai dipendenti più anziani con un piano che l’azienda
ha varato nel gennaio 2002. Finora 400 dipendenti hanno accettato
l’offerta,
portando a 812 il numero totale di “pensionati volontari” negli
ultimi anni. Stando ai dati Nikkei, l’organico della casa madre
ora si attesta sotto le 2.000 unità, rispetto alle 2.684 nel
1998 e questo fatto, data l’anzianità e gli adeguati
livelli salariali dei pensionati, ha consentito un piccolo passo
verso l’efficienza
dei costi. Renown dichiara di avere ridotto i costi fissi a 39 miliardi
di yen nell’esercizio fiscale 2001 rispetto ai 71 miliardi
di yen nel 1996.
Di conseguenza, Renown ora prevede un utile netto consolidato di
2 miliardi di yen per l’esercizio fiscale 2002. Qual è tuttavia
il costo del ritorno all’utile? Le vendite sono scese da un
massimo storico di 240 miliardi di yen nel 1991 ad una previsione
inferiore
ai 110 miliardi di yen per l’esercizio 2002, con una contrazione
superiore al 50%.
Ora che la società pare avere imboccato la strada dell’utile,
una nuova ondata di investimenti confluirà sui marchi che
restano, fra cui Aquascutum e Arnold Palmer. Renown cercherà anche
di incentivare la affiliata D’Urban che tratta il marchio French
Connection in franchising oltre a numerosi altri marchi. SOPRA
WAL-MART
ACQUISISCE IL CONTROLLO DI SEIYU
Qualora
la cosa vi fosse sfuggita, Wal-Mart ha confermato di volere esercitare
l’opzione per l’acquisto di un terzo della società Seiyu.
Tale manovra era del tutto prevista in quanto Wal-Mart ha poco da
perdere a parte il costo dell’acquisizione, ed un sacco da
guadagnare nel futuro immediato dalla posizione di più importante
operatore straniero al dettaglio in Giappone.
Gli addetti ai lavori hanno ipotizzato che per Wal-Mart il Giappone
potrebbe essere il solo mercato in cui può dominare nella corsa
globale al dettaglio. La società ha registrato risultati relativamente
positivi nel Regno Unito in seguito all’acquisizione di Asda,
e anche in America Centrale e del Sud, mentre altre operazioni all’estero
sono ancora alle prese con qualche problema. Anche se il Giappone potrebbe
rivelarsi il paese più difficile in assoluto, e l’acquisizione
di Seiyu non sarà certo la più facile fra le nuove entry,
il mercato sarà altrettanto arduo per altri importanti operatori
quali Carrefour o Tesco. SOPRA
TOYS ‘R’ US
APRE IL PRIMO NEGOZIO BABY
Toys ‘R’ Us
ha inaugurato il primo negozio Babies ‘R’ Us a Chiba
in dicembre. Si prevede che il negozio da 3.000 mq produca un fatturato
superiore a 1,5 miliardi di yen entro dicembre 2003. Altri 50 negozi
Babies ‘R’ Us saranno aperti entro il 2010. SOPRA
FATTURATO
UNIQLO IN CALO DEL 20% IN NOVEMBRE RISPETTO AL DATO DI UN ANNO FA
Fast
Retailing ha annunciato una diminuzione delle vendite nel mese di
novembre del 20% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Si tratta
del quattordicesimo mese di calo del fatturato su base tendenziale.
Il fatturato totale è sceso del 13%. Uniqlo, catena con 570
negozi all’attivo, continua a patire le conseguenze della corsa
all’acquisto delle sue felpe fortemente scontate nelle due
ultime stagioni invernali.
SOPRA
OTTICA
ARMANI A DISPOSIZIONE DI CHI LA VUOLE
In Giappone il remunerativo business della occhialeria e degli occhiali
da sole Armani potrebbe finire a breve nelle mani di un nuovo licenziatario.
Il Gruppo Armani ha annunciato che intende risolvere il rapporto di
licenza che lo lega al grosso licenziatario di occhialeria, Luxottica,
a decorrere dal prossimo marzo. L’affiliata giapponese Luxottica,
totalmente controllata dalla casa madre, si occupa attualmente della
distribuzione di questo marchio in Giappone. A tutt’oggi nessun
annuncio è stato fatto in merito al nome di chi rileverà il
business. SOPRA
ITOCHU
PASSA DI MANO LA LICENZA DEL MARCHIO “NAUTICA”
Itochu
Shoji, licenziatario mondiale ed importatore del marchio statunitense
Nautica, ha annunciato un cambio di sub-licenziatario per la linea
Nautica Jeans. Itochu Shoji aveva sottoscritto l’accordo con
Nautica nel 1997. Fino ad oggi la quasi totalità delle operazioni
Nautica, compresi i 22 negozi, è stata gestita dall’affiliata
di Itochu, Descente. A partire dalla prossima primavera, come principale
sublicenziatario per la linea jeans “Nautica Jeans Company”,
Itochu avrà Bobson, produttore specializzato in jeans. SOPRA
CHANEL
SI PREPARA ALL’ESPANSIONE
Chanel
Japan ha confermato di avere acquistato un lotto di terreno di 13.000
mq a Chiba su cui costruirà un nuovo centro di
distribuzione che coprirà una superficie di 23.000 mq. Si
tratta di un’operazione paragonabile al centro realizzato
da Chanel Japan nel 1994 su una superficie totale di circa 6.600
mq. Chanel ha in progetto di fare passare dal centro la maggior
parte dei prodotti aziendali, dai cosmetici all’abbigliamento,
dopo le operazioni di sdoganamento nella vicina Narita. Nel centro
lavoreranno oltre 200 dipendenti, compresi quelli part-time. SOPRA
MY
CITY SI FA UN LIFTING
Anche
se My City può apparire alla maggior parte degli osservatori
come una delle strutture di shopping più tetre in Shinjuku,
l’edificio si sta preparando per un grande ritorno. Infatti
oltre a essere tuttora un importante complesso per la vendita di
marchi moda europei, lo scorso mese sono state aperte ai piani settimo
e ottavo, delle aree di ristorazione rapida self service, appena
ristrutturate, progettate da Takashi Sugimoto, che in passato ha
lavorato con Ryohin Keikaku per i negozi Mujirushi. Saranno rimessi
a nuovo anche i piani inferiori in tempo per il 40esimo anniversario
dell’edificio nel 2004. SOPRA
POINT
APRIRA’ A TAIWAN
Point,
una catena leader nell’abbigliamento casual
e uno fra gli operatori retail a più rapida crescita nel paese,
ha annunciato la propria intenzione di sbarcare a Taiwan il prossimo
marzo. Point aprirà non meno di tre punti vendita in marzo ed
altri due nel corso del primo anno, con programmi per un totale di
otto negozi entro la fine del secondo anno. La catena espanderà le
vendite anche in Cina nel corso del 2004. Taiwan sta attualmente vivendo
un boom della moda giapponese ed altri operatori retail nipponici sono
impegnati nell’apertura di negozi sull’isola. Point, tuttavia,
importa anche marchi dall’Europa e pertanto la sua espansione
costituirà anche una opportunità per i marchi di abbigliamento
casual europei. SOPRA
XEBIO
APRE NEXT BIMBO
Xebio,
secondo distributore retail di articoli sportivi e affiliato in franchising
della catena Britannica retail Next, ha inaugurato il suo primo negozio
Next dedicato esclusivamente all’abbigliamento bimbo. Il nuovo
punto vendita ha aperto ai primi di dicembre nel centro commerciale
Lalaport nella Baia di Tokyo. Fatti i debiti test, il negozio da
115 mq potrebbe essere confermato e determinare una rapida crescita
del numero di negozi Next in Giappone. Tutta la merce è importata
dal Regno Unito con spedizioni settimanali e l’abbigliamento
per bimbi rappresenta il 30%. Oltre al negozio, Xebio ha aperto due
corner Next Kids all’interno dei negozi Super Sports Xebio. SOPRA
MITSUI
SCOMMETTE SUL COMMERCIO MOBILE
L’importante
società di trading Mitsui Bussan sta preparando una vasta
espansione delle proprie operazioni esistenti di commercio mobile.
Alleandosi con Magazine House, casa editrice di an-an, Brutus, Hanako
e di altri 30 periodici, Mitsui proporrà, via Internet, articoli
presentati sulle riviste. Il servizio è partito ai primi di
dicembre con il nome Magnetcafe (http://www.magazine.co.jp). Il sito
offrirà fino a 800 articoli nei primi sei mesi, presi nella
maggior parte dei casi dal settore dell’abbigliamento moda
con un buon numero di marchi importati. Mitsui attualmente controlla
le vendite con la formula del commercio mobile in vari siti per un
totale di 2 miliardi di yen circa, ma spera di raggiungere o superare
5 miliardi di yen entro il 2005. SOPRA
NEGOZIO
FRED PERRY IN HARAJUKU
Hit
Union, licenziatario ed importatore di Puma e Fred Perry, ha aperto
il primo negozio Fred Perry in Giappone, uno dei tre al mondo. Il
nuovo negozio si trova in Harajuku nei pressi del Jingumae Crossing
e copre poco più di 90 mq. Oltre alle polo di marca, il negozio
tratta anche calzature, accessori ed altri articoli di abbigliamento.
Si posiziona sulla fascia alta con polo a prezzi compresi fra 8.800
e 9.800 yen. Hit Union spera di realizzare vendite per circa 140
milioni di yen il primo anno e si augura che il negozio contribuisca
ad accrescere la notorietà del marchio fra i giovani consumatori
di Harajuku. Si tratta di una manovra analoga a quanto messo in atto
da altri marchi sportivi rétro quali, per es. Arnold Palmer
della Renown. SOPRA
FLANDRE
SI ALLEA CON UN PRODUTTORE ITALIANO PER UN NUOVO MARCHIO
Flandre,
uno dei massimi operatori retail di negozi specializzati in abbigliamento
femminile con etichetta propria, nonché consociata di Five
Foxes, colosso della distribuzione al dettaglio di abbigliamento,
ha annunciato una nuova collaborazione con un produttore italiano
per creare un nuovo marchio di abbigliamento donna. La ditta italiana è la
Nuova Taela, produttrice di camicie e camicette con marchi come Guy
Rover.
La prima concessione è stata aperta alla fine dello scorso anno
con il nome Buriller by Chiara Laverda. Chiara Laverda è anche
la stilista del marchio Guy Rover. Un negozio aprirà in primavera
sulle Roppongi Hills ed altre quattro concessioni, oltre alle quattro
aperte questo inverno, saranno inaugurate in grandi magazzini. Flandre
prevede di avere 20 negozi all’attivo nel prossimo futuro. SOPRA
SHIMAMURA
AUMENTERA’ I DIVIDENDI
Shimamura,
la più grossa catena di abbigliamento casual in Giappone,
ha annunciato l’intenzione di aumentare i dividendi a fine
anno. Si prevede che il nuovo dividendo ammonterà all’incirca
a 32-33 yen rispetto ai 9-10 yen passati. In tal modo il dividendo
annuale totale salirebbe a 53-54 yen. Shimamura dichiara che tale
aumento sarà possibile grazie ad un utile più cospicuo
del previsto. Si prevede che gli utili netti della sola casa madre
raggiungeranno 9,55 miliardi di yen per l’anno che si chiuderà nel
febbraio 2003, un aumento del 22% rispetto allo scorso anno, mentre
gli utili al lordo delle imposte dovrebbero segnare un +15% e raggiungere
18,2 miliardi di yen. Il fatturato di vendita della sola casa madre,
invece, si pensa che salirà dell’8% raggiungendo 261,7
miliardi di yen, grazie sia ad un migliore merchandising stagionale,
sia all’aggiunta di 38 nuovi negozi nel secondo semestre dell’anno.
Come riportato in Retail Japan 2003, con i prezzi dell’abbigliamento
casual che hanno toccato il fondo e iniziano a riprendersi e interventi
costanti di riduzione dei costi messi in atto da tutte le società principali,
ci sono tutti i presupposti per un sensibile aumento della redditività nei
prossimi anni. SOPRA
FATTURATO
BAYCREWS:+10%, UTILI IN CALO
Per
l’anno conclusosi nell’agosto 2002, Baycrews,
prestigioso operatore di select shop, ossia di negozi dedicati a singole
tipologie di consumatori, ha annunciato da un lato un aumento delle
vendite del 10,6% che hanno così toccato i 25 miliardi di yen,
e dall’altro un calo degli utili al lordo delle imposte del 24%,
che sono scesi quindi ad appena 1,9 miliardi di yen. La maggior parte
delle insegne ha registrato fatturati migliori su base tendenziale:
Journal Standard è salito di oltre due cifre e anche Iena e
Deuxieme Classe, analogamente la catena di abbigliamento uomo Edifice,
hanno registrato fatturati in rialzo del 5%. Journal Standard e Edifice
hanno entrambi totalizzato un aumento delle vendite totali superiore
al 30%, mentre Spick and Span, che in passato era stato un propulsore
chiave della crescita, ha registrato una stasi. Nel corso dell’anno,
Baycrews ha aperto tre nuovi negozi Spick and Span ma ne ha chiusi
altri tre. Inoltre ha inaugurato tre nuovi negozi Journal Standard,
un negozio Iena, due negozi Edifice ed un negozio B.C. Stock. Baycrews
attribuisce la colpa del calo degli utili alla concorrenza sui prezzi
al dettaglio. SOPRA
NARACAMICIE
JAPAN PUNTA ALLA QUOTAZIONE IN BORSA
Il
distributore del marchio di camicie italiano Naracamicie ha annunciato
la fusione delle sue varie affiliate
prima di richiedere
la quotazione in borsa nel corso di quest’anno.
Le tre società che saranno fuse sono l’importatore di
Naracamicie, Suita International, gestore di negozi, C&C, e Monteazur,
società di select shop. 15 Minutes Biew, il famoso make up center,
resterà una operazione separata. La nuova società, che
sarà costituita il primo marzo 2003, si chiamerà Naracamicie
a seguito dell’acquisizione di diritti sul marchio Naracamicie
per l’Asia da parte della ditta italiana presente in via Montenapoleone,
e disporrà di un capitale di 45 milioni di yen.
Successivamente al lancio della nuova società, sarà aperto
un nuovo negozio di prestigio a Roppongi Hills, a cui faranno seguito
tre o quattro altri punti vendita nelle città principali nel
corso del 2003. Oltre ad una ulteriore espansione in Giappone, nei
prossimi due anni la società nipponica aumenterà il numero
di negozi a Taiwan e in Cina. SOPRA
JUPITER
+30%, QVC SUPERA IL 20%
Stando
alle previsioni Jupiter Shop Channel, il canale giapponese di televendite
leader del settore, dovrebbe registrare un
incremento del 30% del fatturato per l’anno conclusosi nel dicembre
2002. Joint venture fra Liberty Media e Sumitomo Shoji, Jupiter ha
assistito ad una crescita a due cifre sin dal suo esordio nel 1996.
La nuova previsione suggerisce che con gli oltre 14 milioni di consumatori
attuali con accesso al canale, il fatturato potrebbe raggiungere i
26 miliardi di yen. Per quanto riguarda le categorie, è la moda
la destinataria delle maggiori attenzioni e da segnalare è l’ampliamento
della gamma Jupiter con marchio proprio. Attualmente i marchi di proprietà di
Jupiter rappresentano circa il 10% delle vendite, ma ben presto saliranno
al 30%, grazie anche a un’alleanza con un famoso stilista, il
cui nome a tutt’oggi resta segreto, a partire dalla prossima
primavera.
Nel frattempo QVC Japan, una joint venture 60%-40% fra la società statunitense
QVC e Mitsui Bussan, ha presentato i suoi programmi per raggiungere
un fatturato di 20 miliardi di yen entro il 2005 grazie a una crescita
annua superiore al 20%. QVC Japan ha iniziato le trasmissioni nell’aprile
2001.SOPRA
DESCENTE
E MIZUNO ALLA CONQUISTA DEL MERCATO DEL GOLF IN COREA
Stando
a Nikkei, Mizuno e Descente hanno entrambi annunciato nuove iniziative
rivolte al mercato in crescita del golf nella Corea
del Sud. Numerose società nipponiche di golf, infatti, stanno
considerando con sempre maggior interesse una espansione nel resto
dell’Asia, vista la costante contrazione del mercato giapponese
che, secondo la Teikoku Databank, si sarebbe ridotto di un terzo negli
ultimi anni.
Sia Mizuno che Descente, consociata di Itochu Shoji, sono particolarmente
interessate a puntare sul crescente mercato degli articoli di abbigliamento
donna e accessori per il golf. Stando alla relazione, oltre il 40%
dei golfisti coreani sono donne. Mizuno spenderà circa 200 milioni
di yen per una nuova campagna pubblicitaria, mentre Descente sta assumendo
nuovo personale per far fronte all’allargamento della campagna
di vendite per l’abbigliamento golf Mila Schon. Descente detiene
la licenza per gli articoli da golf di Mila Schon per il Giappone ed
altri paesi della regione, nel quadro di una sublicenza accordata dal
licenziatario mondiale Itochu Shoji.
Stando alle previsioni, entro il 2006 Mizuno riuscirà a raddoppiare
le vendite di prodotti da golf in Corea del Sud, raggiungendo i 5 miliardi. SOPRA
IL
SETTIMO NEGOZIO DI ZARA
Zara
Japan, la joint venture fra il piccolo gruppo di abbigliamento Bigi
ed il colosso spagnolo dell’abbigliamento Inditex, a partire
da quest’anno inizierà finalmente ad accelerare – almeno
un poco - il proprio calendario di apertura negozi. Il primo nuovo
negozio aprirà a Ginza di fronte ai Grandi Magazzini Matsuzakaya
prima della Golden Week e si estenderà su una superficie di
circa 1.000 mq su quattro piani. In futuro, Zara potrà espandersi
al quinto piano del fabbricato. È anche prevista l’apertura
di un altro negozio a Roppongi Hills e la società aprirà anche
ad Osaka nel corso dell’anno, anche se l’ubicazione non è ancora
stata confermata. Sempre nel corso dell’anno il negozio di
Shibuya da 900 mq sarà completamente ristrutturato.
Inditex ha firmato il primo accordo con Bigi nel 1997 ed ha aperto
il suo primo negozio nel 1998. Da allora, le aperture dei punti vendita
sono avvenute ad un ritmo più lento del normale per Inditex.
Con il marchio Zara ora ben posizionato in Europa, tuttavia, Inditex
potrebbe anche guardare con maggiore interesse ai mercati asiatici. SOPRA
IL
GIAPPONE FA MODA ISPIRANDOSI ALLA CRISTIANITA’
Un
recente rapporto speciale Nikkei ha fatto di tutto per spiegare la
tendenza tra i giovani di scegliere i crocifissi come accessori moda.
Secondo Nikkei, l’11 settembre ha lasciato una tale sensazione
di insicurezza che molti giovani indossano un crocifisso per sentirsi
più sicuri oppure, dato che pochi giapponesi sono cristiani,
cercano in questo modo di coprirsi da ogni rischio in caso di possibili
alternative ultraterrene.
Nikkei presenta poi una intera gamma di crocifissi alla moda con prezzi
che spaziano da appena 16.000 yen per un Fragments a 410.000 yen per
una creazione Damiani in oro bianco con diamanti e zaffiri.
Ai giovani giapponesi è sempre piaciuto trasformare i simboli
religiosi in accessori di moda, che si tratti di crocifissi o copricapo
islamici. L’interpretazione di Nikkei secondo cui ciò avrebbe
a che fare con il desiderio di sicurezza, è quanto meno improbabile,
ma almeno rappresenta una variazione rispetto alle T-shirt con errori
di ortografia. SOPRA
I
tessuti danno utili
Poiché sono sempre più numerosi i titoli
dei tabloid che parlano di tempi duri nel settore retail sulla base
di pochi esempi, in questo numero desideriamo dimostrare che nel settore
dettaglio moda e abbigliamento le cose non soltanto vanno abbastanza
bene per molti operatori, ma miglioreranno anche.

Sulla
stampa generalista recentemente sono stati pubblicati numerosi titoli
deprimenti in merito al settore retail nipponico. Ispirati dagli
ulteriori cali dei fatturati Uniqlo, dall’accordo stretto da
Seibu con le banche e dal perdurare dei problemi alla sede della
Daiei, ai giornalisti non mancano sicuramente le mele marce con cui
imbrattare il resto del settore.
Come al solito, però, la realtà è molto più complicata
e sotto numerosi aspetti assai più rosea. Secondo Retail Japan
2003, un recente rapporto di 500 pagine redatto da Sensu sui mercati
retail e al consumo in Giappone, sicuramente esistono alcuni operatori
che raccolgono risultati davvero scoraggianti, ma è anche vero
che altri vanno molto bene. E l’aspetto comunque interessante è che,
per la maggior parte delle catene al dettaglio, l’anno trascorso
non è andato affatto male.
In qualsiasi analisi della distribuzione al dettaglio in Giappone,
l’esistenza di un elevatissimo numero di negozi a conduzione
familiare costituisce una forte distorsione della realtà. Questi
dettaglianti indipendenti, infatti, rappresentano ancora oltre il 50%
dei posti di lavoro al dettaglio e costituiscono un’area del
settore che generalmente è inefficiente, ha una resa inferiore
alla media ed è in rapido declino.
Per quanto numerosi possano essere, in termini di fatturato i negozi
al dettaglio indipendenti rappresentano meno di un terzo delle vendite
totali. In ogni categoria, esistono alcuni operatori moderni, efficienti,
e che fanno una autopromozione relativamente buona. Alcuni potranno
essere più rumorosi di quanto si vorrebbe ed altri potranno
avere un approccio all’esposizione dei prodotti sicuramente non
accattivante, ma si tratta di aspetti che non nuocciono alle vendite;
anzi, alcuni di loro, come Matsumoto Kiyoshi, stanno imparando nuovi
trucchi.
Il settore dell’abbigliamento è molto frammentato per
cui è difficile estrapolare caratteristiche comuni a tutte le
categorie. Per esempio sussistono marcate differenze fra gli esercizi
e i modelli imprenditoriali di catene di select shop come Beams e United
Arrows, gli operatori SPA (catene di distribuzione specializzate di
abbigliamento retail con etichetta propria o catene ad integrazione
verticale) e le grosse catene di abbigliamento da uomo. Alcune realtà sono
anche a conduzione familiare, talvolta davvero piccole, spesso gestite
dai fondatori originari che hanno un proprio modo di operare. I sopravvissuti
di tali imprese familiari operano con modelli che funzionano bene.
Altri, in particolare gli operatori SPA, fanno parte di gruppi di abbigliamento
e tessili molto più grossi con interessi in ogni aspetto della
distribuzione di abbigliamento, dalla produzione del filato alla progettazione
del negozio. Isolare i dati del dettaglio e misurarli non è cosa
facile.
Ciononostante sussistono delle chiare tendenze per la maggior parte
delle catene di abbigliamento di specialità o moda.
VENDITE: CAPACITA’ DI RIPRESA E POTENZIALE
La prima è la capacità del settore di mantenere viva
la crescita. Anche se il fatturato complessivo dei negozi specializzati
in abbigliamento donna e uomo è in calo, tale contrazione è in
parte dovuta al fatto che a catene di rivenditori specializzati in
abbigliamento retail con etichetta propria quali World, Sanei, e Itokin
li hanno privati di una quota di mercato. Le divisioni al dettaglio
di questi gruppi di produttori stanno divenendo i massimi operatori
al dettaglio di abbigliamento uomo e donna. Alcuni negozi specializzati
multimarca, quali Aoyama Shoji, Rio Chain e Pal sono tuttavia riusciti
a sopravvivere e prosperare. In tutti i casi, il motivo principale è stato
la modernizzazione dei negozi e la migliore gestione della catena di
approvvigionamento. Da una recente indagine condotta da Senken, emerge
proprio la reazione del mercato alle condizioni più difficili
sia in termini di concorrenza che di deflazione del prezzo al dettaglio.
Aoyama Shoji e Haruyama Shoji sono entrambi riusciti ad aumentare
le vendite nonostante il taglio dei prezzi dei completi da uomo durante
la guerra dei due prezzi con le catene di general merchandise come
Aeon (cfr. Grafico 1). Altri operatori al dettaglio, resistenti ai
cambiamenti, continuano a registrare scarsi risultati. Taka-Q continua
a patire le conseguenze della sua strana posizione: non appartiene
né alla fascia bassa ed economica, né alla fascia alta
e costosa, e ha registrato così un calo delle vendite dell’11,6%
nell’anno che termina nel marzo 2002 e un ancora peggiore 15,4%
nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2003.
Altre categorie, in particolare le catene casual, hanno dato prova
di maggiore capacità di ripresa. A parte Fast Retailing e Cox,
tutte le altre società quotate hanno registrato fatturati più elevati.
Tale performance è ancor più impressionante considerando
il background di deflazione dei prezzi al dettaglio in tutte le categorie
di abbigliamento che ha caratterizzato lo scorso anno. I risultati
più rimarchevoli in assoluto sono stati quelli di Point, che
ha registrato una crescita del 26,7% lo scorso anno, mentre nel primo
semestre dell’esercizio fiscale 2003 ha assistito a un ulteriore
aumento delle vendite del 31,7% raggiungendo 9,2 miliardi di yen.
Negli ultimi mesi i prezzi dopo aver toccato il fondo hanno iniziato
a risalire, il che suggerisce che, ad eccezione delle imprese più conservatrici,
la maggior parte delle catene di abbigliamento di specialità potrebbero
assistere nuovamente a una crescita del fatturato nel corso di quest’anno.

UN’ENFASI SULL’UTILE, REALLY
Più rimarchevole della ripresa dei risultati delle vendite è stata
la rapida e marcata inversione di tendenza nel reddito lordo e il conseguente
miglioramento della redditività. Delle 45 società quotate
in borsa, sette hanno registrato incrementi a due cifre dell’utile
di gestione nella loro ultima serie di risultati. Aoyama Shoji ha migliorato
il proprio dato del 28,4% toccando 2,7 miliardi di yen, mentre United
Arrows, la catena di select shop dalle migliori performance, ha registrato
un incremento del 21,1% raggiungendo 1,6 miliardi di yen. Rio Chain
ha fatto ancora meglio con un +76,8%. Nell’abbigliamento casual,
Right On si è ripreso dopo un tentativo imprudente di rilevare
Uniqlo, presentando un utile di gestione di 2,3 miliardi di yen, ovvero
+42,2%; invece Shimamura, la catena del casual classificata come numero
uno, ha registrato un aumento del 19,1% per il primo semestre toccando
9 miliardi di yen. Per l’abbigliamento bimbo, Nishimatsuya Chain
sta manifestando la propria intenzione di diventare la catena numero
uno nel paese, segnando un +30,1% di fatturato che ha così raggiunto
28,6 miliardi di yen per il primo semestre e un incremento dell’utile
operativo del 58,5%, pari a 2,1 miliardi di yen. Delle 45 società quotate
esaminate da Senken, solo quattro hanno registrato perdite di gestione.
La performance risulta ancora migliore eliminati i costi di gestione.
Gli utili al lordo delle imposte di tutte le 45 società quotate
in borsa nell’indagine Senken, tranne quattro catene di abbigliamento
maschile ed altre due, hanno registrato un segno più nell’ultimo
periodo o nell’intero anno. Cinque operatori al dettaglio hanno
realizzato o previsto miglioramenti superiori al 100%.

IL TAGLIO DEL SUPERFLUO
Si tratta di un ottimo risultato. La ragione principale del miglioramento
degli utili al lordo delle imposte è in realtà molto
semplice: il settore ha finalmente iniziato a concentrare la propria
attenzione sugli utili. La rapida inversione di tendenza non è tanto
una testimonianza della capacità dei team direttivi (anche se
in numerosi casi, sono migliorate), quanto una dimostrazione di quanto
superfluo ci fosse da tagliare.
Con le banche benevole sempre pronte a elargire il liquido necessario,
era naturale per i manager del dettaglio focalizzare gli sforzi
sulla quota di mercato. Si trattava di un comportamento logico:
con a disposizione
liquidità infinite, in primo luogo era meglio preoccuparsi di
sconfiggere la concorrenza in loco e poi pensare a massimizzare i guadagni.
In un certo qual modo ciò è esattamente quanto è successo,
anche se molto più repentinamente e con maggiori difficoltà di
quanto molti avrebbero voluto. Da quando le banche hanno finalmente
istituito, spesso per la prima volta, dei team addetti all’analisi
del rischio di credito, occorre guadagnarsi la liquidità per
le espansioni. Improvvisamente la massimizzazione degli utili è divenuta
di moda.
In genere gli operatori al dettaglio di abbigliamento e moda hanno
preso in considerazione tre aree in cui operare i tagli. Anzitutto,
molti hanno compreso che chiudere dei negozi improduttivi non significa
un danno a livello di immagine, bensì una necessità.
E poiché oggigiorno la remuneratività è sempre
più di frequente il simbolo di status preferito alle cene del
Rotary Club, mentre la quota di mercato viene posta in secondo piano,
sono numerosi i dirigenti al vertice che si vantano del numero di negozi
che hanno chiuso.
Anche gli operatori che da tempo avevano risultati in rosso come
Suzutan sono ora tornati al segno positivo. Suzutan aveva più di 600
punti vendita nel momento di massima espansione nei primi anni ’90
e oggi ne conta meno di 400 con l’intenzione di tagliarne altri
100 nel corso del prossimo anno. Avendo eliminato così tanti
negozi, la società è finalmente riuscita a registrare
un utile nel primo semestre dell’esercizio fiscale 2003 dopo
due anni di perdite, di cui 2,7 miliardi di yen soltanto nel 2002.
Naturalmente numerose catene di negozi specializzati hanno anche aperto
dei nuovi negozi, solitamente in migliori ubicazioni e con un look
più accattivante. Nishimatsuya Chain ha aperto 36 negozi, Point
25, Pal 19 e Rio Chain 13.
In secondo luogo, la maggior parte degli operatori al dettaglio
ha sottoposto ad un severo esame i rispettivi fornitori dando il
benservito
ad un numero consistente di essi. Buona parte della produzione è stata
ora trasferita in Cina e verso altri centri a basso costo, mentre in
Giappone vengono prodotte solo le collezioni con pronta consegna. Con
un cambiamento del genere nella catena di fornitura, molti hanno corso
il rischio di lanciare nuovi marchi che hanno sensibilmente contribuito
a migliorare i margini lordi. Circa 29 delle 45 società hanno
migliorato i margini lordi negli ultimi risultati (cfr. Grafico 3).
In terzo luogo, le società hanno spesso colto l’opportunità di
creare delle catene di distribuzione al dettaglio di abbigliamento
specializzato con etichetta propria nel quadro della ristrutturazione
delle singole catene di approvvigionamento. Point, ad esempio, riesce
a mantenere alti tassi di crescita grazie ad una vasta espansione negli
articoli con etichetta propria e nuove tipologie come per es. la popolare
linea Jeanasis. Nonostante la rapida espansione, questa società è anche
riuscita a migliorare i margini lordi, saliti di 3,8 punti lo scorso
anno. Mac House ha registrato risultati particolarmente buoni considerando
i precedenti, riducendo i costi di vendita e di amministrazione e migliorando
i margini lordi di 3,1 punti.

PROSPETTIVE ROSEE
Come le società hanno indicato nelle loro risposte all’indagine
Senken, numerosi distributori al dettaglio di specialità guardano
con ottimismo al futuro sia in termini di fatturato che di utili. Se
da un lato alcune società sono state notoriamente troppo ottimiste
in passato, altre hanno visto realizzarsi le loro previsioni. Molte
stanno continuando ad operare tagli relativamente drastici nelle attività e
nei negozi improduttivi e ad elaborare modi più efficienti di
far giungere il prodotto al negozio. Stanno anche riducendo il tempo
di riapprovvigionamento in modo da consentire una migliore capacità di
risposta alla domanda dei consumatori e ridurre i rischi di inventario.
Soprattutto, un merchandising più fantasioso rivolto a singoli
segmenti di consumatori sta diventando la norma anziché l’eccezione.
Mentre società quali United Arrows continuano a superare le
rivali con tipologie come i “family store” Green
Label Relaxing molte, se non altro, stanno applicando i fondamentali
di una
moderna distribuzione al dettaglio. Tutti questi cambiamenti
e miglioramenti proseguono in uno scenario di stabilizzazione
dei prezzi. I vantaggi
si vedono dalle cifre. SOPRA
