|
Sex and the City, la forza del brand per superare la crisi
L’uscita di Sex and the City è stata un successo di dimensioni globali. Nel primo weekend nelle sale il film tratto dalla serie più glamour della tv americana ha segnato incassi da record negli Stati Uniti, in Germania e Gran Bretagna. In Nord-America ha guadagnato oltre 55 milioni di dollari superando di gran lunga le aspettative. Milioni di donne, spesso non accompagnate da mariti e fidanzati, si sono messe in fila per vedere le nuove avventure di Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte. Alle spettatrici (e consumatrici) il film offre una straordinaria combinazione di amori e accessori, tacchi a stiletto e ambizioni.
Sex and the City è un brand inconfondibile, un sogno realizzato per gli esperti di marketing e product placement. Carrie (Sarah Jessica Parker) ha scelto un abito di Vivienne Westwood per il matrimonio, il suo fidanzato guida una Mercedes-Benz, le scarpe di Manolo Blahnik catturano di continuo l’attenzione della macchina da presa, un’intera scena è filmata nella boutique di Diane von Furstenberg. Louis Vuitton, Ferragamo, Prada, Versace, Gucci, Escada, Apple e Blackberry sono una costante nella vita delle protagoniste. Almeno per un giorno, l’immersione nel lussuoso universo della spregiudicate ragazze di Manhattan fa dimenticare il grigiore dell’economia americana, lo spettro della crisi, il timore della rinuncia e la corsa del prezzo del greggio e del cibo.
- È un invito allo shopping e un inno alla forza dei brand. Non a caso molti dei marchi celebrati dalla pellicola compaiono nella classifica dei 100 brand più ricchi compilata da Millward Brown a cui dedichiamo un ampio articolo. Nella top ten del lusso, il Made in Italy conquista posizioni di rilievo grazie a Gucci, Armani e Fendi. Altri brand italiani, Dolce & Gabbana e Prada, hanno trionfato alla 36/a edizione dei FIFI Awards, gli Oscar del Profumo assegnati dalla Fragrance Foundation al Park Avenue Armory di New York.
- All’insegna dell’ottimismo anche l’affermazione dell’orologeria italiana nel mercato americano: nel primo trimestre l’aumento di fatturato ha superato il 104%. Anche le montature, l’abbigliamento uomo, la lana e la seta hanno realizzato performance incoraggianti. Nel settore gioielleria, aziende leader come Damiani e Bulgari tornano a brillare negli USA. In questo numero, oltre ad offrire l’ormai consueto panorama sullo stato dei consumi e delle vendite nel mercato statunitense, raccontiamo dati, incertezze e prospettive sull’universo denim americano che dopo il boom iniziato nel 2000 ora vive una fase di riflessione e ricerca del prossimo exploit, una missione non facile in un mercato che ha raggiunto la saturazione.
- Una nicchia in forte crescita è invece l’abbigliamento ispirato allo yoga che attrae oltre 15 milioni di americani che praticano astanga e kundalini. Infine, proseguiamo il percorso di approfondimento sull’eco-moda con un articolo sugli effetti della conversione alla sostenibilità di Wal-Mart, controverso gigante del “basso costo”; vi raccontiamo l’investimento del marketing sensoriale di Bloomingdale’s e le previsioni per il futuro real-estate commerciale che riprende fiato dopo la disastrosa crisi dei mutui.

Export di gioielli degli USA, l’intervento dell’ICE per la riduzione dei dazi
- L’Italia reagisce di fronte alla minaccia delle tigri asiatiche all’export italiano di fascia media. Intanto, le griffe di alta gamma come Damiani e Bulgari non temono rivali
- Le tigri asiatiche soffiano sul collo delle imprese orafe italiane. Nonostante il rallentamento della domanda di oro a livello mondiale che alla fine del primo trimestre 2008 ha toccato il valore più basso da cinque anni a questa parte, le esportazioni di gioielli da parte delle aziende cinesi, indiane, vietnamite e tailandesi hanno mostrato una forte accelerazione mettendo in luce qualche debolezza dell’offerta del Belpaese.
- Secondo i dati elaborati dal World Gold Council, in Cina la domanda di oro è cresciuta del 15% tra gennaio e marzo scorsi, mentre in Vietnam il rialzo è arrivato a toccare il +71%. E questo, nonostante il costante aumento delle quotazioni del metallo giallo che il 17 marzo scorso ha raggiunto il valore di record storico a 1.032 dollari l’oncia.
- Secondo gli esperti, la forte domanda di oro proveniente dai Paesi orientali sarebbe destinata in gran parte al mercato locale, senza dimenticare, tuttavia, il forte appeal dei prodotti di bassa gamma nei mercati maturi dell’Occidente. E’ così che in America, da qualche anno a questa parte, i prodotti cinesi, indiani e tailandesi sono riusciti a conquistare importanti fette di mercato arrivando a valere complessivamente il 40% del totale delle vendite, a fronte del 9,9% dei prodotti del Made in Italy.
- L’italia, però, non sembra disposta a stare alla finestra. L’ICE infatti sta lavorando per riequilibrare una situazione che vede i paesi competitori classificati come “nazioni favorite” e dunque agevolati nelle tariffe doganali. Paola Bellusci, direttore dell’Istituto per il Commercio Estero dell’ufficio di Los Angeles, ha parlato recentemente dell’intervento pubblico: “vogliamo agire lungo due direttrici.
- La prima è fare lobby, legittima azione di lobby che spieghi agli americani come il loro interesse nazionale coincida con il nostro. Assieme a Federorafi stiamo conducendo un’azione mirata, anche con il coinvolgimento dei buyer americani, per ottenere dal Congresso americano un emendamento alla legge che classifica i cosiddetti ‘paesi favoriti’ all’importazione”. Una diminuzione dei dazi stimolerebbe l’export italiano verso gli USA e, visto che gli orafi italiani si servono di grandi quantità di oro di provenienza americana, la convenienza sarebbe reciproca.
- La seconda è quella di rafforzare il marketing del brand “Made in Italy” al di là della politica di marca delle singole aziende. I francesi, ad esempio, lo fanno benissimo per lo champagne in competizione con lo spumante californiano, spiegando al consumatore perché le loro bollicine sono diverse, o migliori. Si tratta di un’azione rivolta al consumer perché è dal “basso”, cioè dal consumatore, che si genera la domanda. Il consumatore di livello alto, oltre che alla bellezza e alla qualità, è sensibile anche a altri fattori che caratterizzano la produzione italiana: innanzitutto un’eccellenza indiscutibile che si traduce in design originale, esecuzione accurata, qualità, unicità. E poi, anche, una produzione che nasce in condizioni “fair”, che rispetta le condizioni del lavoratore e tutela i suoi diritti e che è consapevole dell’impatto sull’ambiente.
- Se nelle fasce di mercato più basse gli orafi italiano hanno qualche difficoltà, nel segmento di alta gamma il design e il prestigio di marchi storici del Belpaese non teme rivali. E’ così che nell’esercizio 2007 Damiani ha messo a segno un aumento del giro d’affari del 4,3% arrivando a superare i 175 milioni di euro di fatturato grazie al boom delle vendite nelle Americhe (+26,3% e addirittura +43% a tassi di cambio costanti).
Situazione molto simile per l’altra icona della gioielleria di alta gamma made in Italy, Bulgari. Nel primo trimestre del 2008, la griffe italiana ha generato un volume d’affari di 231,7 milioni di euro, il 7,1% in più rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Questo risultato è in parte frutto dell’aumento dell’1,8% delle vendite d’Oltreoceano che hanno raggiunto i 30 milioni di euro di controvalore. E per il 2008, l’amministratore delegato del Gruppo Bulgari, Francesco Trapani, si attende un ulteriore aumento dei ricavi, del profitto operativo e dei profitti netti compreso tra l'8% e il 12%. Le previsioni di Trapani risultano in linea con le indicazioni fornite dalle principali banche d’affari sull’andamento del business del lusso per il 2008.
- Nei giorni scorsi, Deutsche Bank, Société Générale e Hsbc hanno mostrato ottimismo sul futuro dei conti delle imprese dei beni di alta gamma, con un focus particolare sugli Stati Uniti. “Nei prossimi 10 anni la crescita del settore dovrebbe assestarsi all’8% con punte dell’11% negli Usa”, si legge nel rapporto di Hsbc. “Il mercato americano è ancora ben lontano dal raggiungere un livello di piena maturità grazie a una crescita sostenuta della classe media, un maggiore appeal per i beni di lusso e l’espansione della rete distributiva delle imprese”.
- Sulla scia di Bulgari e Damiani hanno iniziato a muoversi anche le altre griffe di gioielleria d’alta gamma. Da Chanel a Graff, da De Beer a Van Cleef & Arpels, tutti i maggiori produttori di gioielli di lusso si stanno posizionando sul mercato Usa con l’apertura di punti vendita nei punti strategici del Paese, da Manhattan a Las Vegas, passando per la Florida.

I profumi Italiani ricevono i “FiFi Awards”
- Se il sovraccarico di immagini e di stimoli visivi tende sempre più di frequente ad offuscare e disperdere il messaggio, è ancora una volta il profumo e l’universo olfattivo a riaffermare il suo ruolo chiave ai fini dell’esperienza, della conoscenza e della memoria del mondo esterno. Lo conferma il successo e l’interesse crescente nei confronti dei FIFI Awards, gli Oscar del Profumo, che la Fragrance Foundation assegna annualmente come riconoscimento alla creatività nell’industria del settore, un premio apprezzato ormai a livello internazionale come simbolo e garanzia di eccellenza.
- L’edizione numero trentasei, tenutasi il 20 maggio al Park Avenue Armory di New York, si è svolta la presenza di oltre 1000 addetti ai lavori del settore della cosmetica, designer e celebrità del mondo dello spettacolo. Il premio per il profumo dell’anno per la categoria femminile è andato a Daisy di Marc Jacobs, prodotto da Coty Prestige, mentre nella categoria maschile il riconoscimento è stato conferito a Light Blue Pour Homme di Dolce & Gabbana prodotto in collaborazione con P&G Prestige Products.
- Affermazione positiva anche per Prada che si è aggiudicata la statuetta Women’s Nouveau Niche grazie alla fragranza Prada Infusion d’Iris. Giorgio Armani ha invece dominato la sezione Men’s Nouveau Niche con la fragranza Armani Privé Vetiver Babylone, prodotta da L’Oreàl in collaborazione con Giorgio Armani Beauty. Incetta di statuette per la società profumiera leader mondiale Coty Inc., che è riuscita a portare a casa ben 5 award su 22 disponibili con i successi di Daisy di Marc Jacobs, che oltre al premio Women’s Luxe si è aggiudicato anche quello per il miglior packaging dei profumi pour elle e il premio Popular Appeal conquistato dalla linea Intimately Beckham Men e Women.
- Indiscussa protagonista dell’edizione 2008 del FIFI Awards è stata Vera Wang a cui la Fragrance Foundation ha dedicato il Hall of Fame Award. Nel discorso di premiazione, Rochelle Bloom, presidente della Fondazione ha sottolineato come Vera Wang, attraverso la qualità dei suoi prodotti, continui a rappresentare un grosso ed influente modello di riferimento nei confronti dell’industria profumiera. Bloom ha portato come esempio i recenti successi di fragranze come Sheer Veil, Bouquet e Truly Pink. Al momento di ricevere il premio, Vera Wang, che attualmente ha in commercio 4 linee di fragranze femminile ed un eau de toilette for men, ha espresso l’intenzione di lanciare una linea esclusiva di oli essenziali.
- Soddisfazione anche per Avon che trionfa nella categoria venditori diretti sia nella sezione maschile che in quella femminile con i suoi Christian Lacroix Rouge e Derek Jeter Driven Black. Il colosso della cosmetica ha recentemente annunciato anche il lancio di una nuova fragranza in occasione dell’uscita del ventiduesimo film della saga di 007 “Quantum of Solace”. Il debutto nei negozi avverrà a settembre e coinciderà con l’uscita del film in tutte le sale. “Abbiamo cercato di ispirarci al modello delle Bondgirls, che nella storia di 007 hanno tutte in comune la caratteristica di essere personaggi indipendenti, dotati di grande femminilità e di un’irresistibile aura glamour” ha dichiarato il vice-presidente di Avon Geralyn Breig. Sarà l’attuale Bond Girl Gemma Arterton ad apparire nella campagna pubblicitaria su Tv e carta stampata, per la prima partnership del marchio James Bond mai avviata con una casa cosmetica.

I developer americani iniziano a scaldare i muscoli
- La crisi dei consumi ha rallentato il processo di costruzione di nuovi spazi commerciali.
Ma le previsioni puntano su una ripresa del settore già a partire dai primi mesi del 2010

- Il peggio è passato, o quasi. La crisi dei consumi innescata dalla bolla dei mutui subprime ha generato effetti disastrosi anche sul mercato delle costruzioni di nuovi centri commerciali. Complice il raffreddamento della capacità di spesa delle famiglie americane, i grandi retailer d’Oltreoceano si sono visti costretti a rivedere i piani di espansione andando a intaccare i progetti di realizzazione di nuovi megastore.
- E’ così che, secondo le stime di Real Capital Analytics, nei primi tre mesi del 2008 gli investimenti condotti in America per la realizzazione di nuovi spazi retail hanno tirato il freno a mano andando a segnare una contrazione del 75% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Tra gennaio e marzo, l’importo totale degli investimenti immobiliari retail è sceso a 6 miliardi di dollari contro i 26 miliardi del primo trimestre 2007. A soffrire maggiormente, secondo un’analisi condotta da CB Richard Ellis, sarebbero le catene per la grande distribuzione di prodotti per la casa. Meno affetti dal calo delle vendite e orientati all’espansione della rete, invece, i retailer specializzati nei beni di prima necessità come Wal-Mart, Costco e Target, e quelli rivolti ai prodotti di lusso che hanno messo in atto una campagna di espansione commerciale all’interno delle maggiori città degli Stati Uniti.
- Se il momento attuale presenta luci e ombre sul comparto delle costruzioni di centri commerciali, il futuro potrebbe riservare delle belle sorprese. E’ quanto emerso dall’ultima convention RECon di Las Vegas dove il sentiment più diffuso tra gli operatori scommette su una ripresa vigorosa della realizzazioni di centri commerciali già a partire dai primi mesi del 2010. “La situazione sta migliorando rapidamente e la sensazione è che la crisi sarà meno lunga e intensa di quanto ci aspettassimo”, ha dichiarato John Bucksbaum, amministratore delegato di General Growth Properties Inc. “E’ vero che non possiamo fare ancora salti di gioia per lo scampato pericolo ma la situazione reale appare meno drammatica di quanto si legge sui giornali”.
- Ma non la pensano tutti alla stessa maniera. E’ il caso, per esempio, di David Solomon, presidente e amministratore delegato di NAI Global’s ReStore division. “Nessuno può dirsi davvero soddisfatto di come stanno andando le cose. E’ pur vero che i developer di alta gamma stanno soffrendo molto meno di quanto stia avvenendo per tutti gli altri.
- Ma una cosa è certa: la crisi immobiliare americana è stata un’occasione di miglioramento e di ristrutturazione del comparto”. E’ in quest’ottica che i developer americani hanno già iniziato a presentare al mondo economico i piani di sviluppo di alcune mega-strutture la cui realizzazione prenderà il via in tempi molto stretti. Related Cos. e Goldman Sachs hanno levato i veli su un progetto immobiliare del valore di un miliardo di dollari per la costruzione di un’area commerciale e abitativa di un milione di metri quadrati nel West Side di Manhattan. Mentre The M Resort Spa & Casino ha annunciato l’avvio dei lavori per la realizzazione di un’area resort, casa da gioco, spazi commerciali e intrattenimento del valore di un miliardo di dollari a Henderson, in Nevada. Senza contare il colossale investimento da 8 miliardi di dollari realizzato dal Mgm-Mirage in partnership con gli emiri del Dubai World per la costruzione a Las Vegas di 1,6 milioni di metri quadrati di paradiso nel deserto, tanto da guadagnarsi la palma d’oro di investimento immobiliare privato più grande d’America.

Il Made in Italy nella top ten del lusso di Millward Brown
- Con Gucci in 79ª posizione, il Made in Italy occupa un ruolo di rilievo nella classifica internazionale dei 100 brand più ricchi del 2008 stilata da Millward Brown. Il valore del marchio di origine fiorentina è, secondo l’agenzia di ricerca statunitense, pari a 9,341 miliardi di dollari, superiore a quello di brand globali del lusso come Cartier e Chanel.
- Insieme i 100 marchi arrivano a una cifra stratosferica: circa 1.94 trilioni per una crescita complessiva del 21%, il doppio rispetto all’anno precedente. Secondo Joanna Seddon, dirigente di Millward Brown, la ricerca “dimostra l’importanza dell’investimento nei brand, in particolare nelle fasi di turbolenza di mercato. Marchi forti producono ritorni superiori e proteggono le aziende dai rischi”. Gli analisti statunitensi inoltre, sottolineano il legame tra forza del brand e risultati positivi sul mercato azionario.
- Il report, realizzata a partire da un database di 50.000 brand e interviste a un campione di oltre un milione di consumatori, comprende anche sotto-classifiche per 16 categorie di prodotto. L’Italia è in posizione di leadership nel settore luxury che vede Gucci terzo dietro Luis Vuitton e Hermès, mentre Armani e Fendi sono all’ottavo e decimo posto. Complessivamente il settore realizza una crescita del 24% per un valore di mercato di circa 400 miliardi, una cifra che, secondo Millward Brown, potrebbe arrivare a 2 trilioni entro il 2010 grazie “a un gruppo emergente di consumatori, in particolare nei mercati alla ricerca del nuovo lusso”.
- Il concetto di “nuovo lusso”, dicono gli esperti statunitensi, indica “prodotti e servizi che garantiscono livelli superiori di qualità, gusto e aspirazioni”. Caratteristiche che sembrano corrispondere all’eccellenza italiana e forniscono un’indicazione positiva per il futuro. Un ulteriore trend di rilievo nel segmento di fascia alta è l’investimento crescente nello sviluppo di complessi residenziali, hotel e centri benessere dalla forte identità di marca. “I marchi del lusso reggono perché sviluppano alti livelli di lealtà emozionale che inducono i consumatori a tornare e dunque assicurano il flusso di profitti. Anche in tempi di recessione questi brand non tagliano sui costi, continuano a fornire qualità superiore” dice Nikhil Gharekhan, vice presidente di Millward Brown.
- Anche il comparto abbigliamento registra un incremento notevole (+23%) che secondo i ricercatori è dovuto al boom delle vendite online e degli articoli sportivi, sotto i riflettori grazie a grandi eventi come il Campionato del mondo di calcio e le Olimpiadi. Più contenuta (+10%) la crescita del settore retail, impegnato, con Wal-Mart in testa, nella conversione verso la sostenibilità ambientale.
- Tre le tendenze globali che emergono nelle 30 pagine del report. La prima riguarda l’ottima performance dei titani dell’industria high-tech: ben 28 sui 100 marchi più ricchi operano infatti nel settore tecnologico. In cima alla classifica assoluta c’è Google, giudicata per il secondo anno il marchio con il più alto valore di mercato (86,1 miliardi di dollari). Microsoft è in seconda posizione, IBM occupa la sesta seguita da Apple.
- Scorrendo la lista emerge un forte primato americano: otto dei dieci marchi più importanti sono statunitensi. Solo un marchio europeo, Nokia, e uno cinese, China Mobile, sono entrati nella top ten. I marchi cinesi (da Bank of China a China Construction Bank) sono tuttavia in forte ascesa e sembrano avere un effetto trainante sull’intera Asia. Un altro elemento significativo, infine, è la conferma del ruolo chiave del mercati emergenti (soprattutto Brasile, Russia e India) nella crescita di marchi globali come Gucci.

Retailer, aprile tra luci e ombre
- Da Tiffany fino a J. Crew Group, negli Stati Uniti la primavera ha portato con sè modesti aumenti nelle vendite al dettaglio. Le variazioni sono lievi ma danno un po’ di respiro a un mercato alle prese con una stagione critica. Le vendite nei negozi specializzati sono passate da 18.89 miliardi di dollari di marzo a 19.03 miliardi in aprile. Rispetto al 2007 la crescita è stata del 3%.
- I department store invece hanno registrato un calo da 16.99 a 16.97 miliardi e hanno reso pubblici conti del primo trimestre 2008 che nel complesso invitano a un cauto ottimismo. L’incremento degli affari è stato sostenuto dal miglioramento delle temperature e da un’aggressiva politica di sconti e promozioni. Nella fascia luxury, Saks Incorporated ha comunicato profitti per 18.3 milioni di dollari nel primo quarto dell’anno e un incremento delle vendite dell’8,8% ottenuto grazie al buon andamento del menswear e degli accessori nei 54 store Saks Fifth Avenue.
- Le previsioni per il 2008 fanno pensare a risultati stabili. Tiffany fa storia a sè con una crescita a doppia cifra (+19%) nell’esercizio del primo quarto. I guadagni, realizzati soprattutto grazie a una forte presenza in Asia e in Europa, sono stati decisamente superiori alle aspettative. Il volume di vendite è aumentato del 12% a livello globale. Negli Stati Uniti la crescita è stata del 6%, in seguito all’apertura di nuovi negozi e del robusto afflusso di compratori stranieri che hanno tratto vantaggio dalla debolezza del dollaro nel flagship store di New York dove le vendite hanno segnato un +16%.
- Più problematico il trimestre del department store Neiman Marcus e Nordstrom che hanno reso noto un calo delle vendite dell’1.9% e del 3.8%. Nordstrom, grande magazzino con base a Seattle, ha fatto i conti con la debolezza dell’abbigliamento femminile e con il rallentamento del traffico nei punti vendita in California. Macy’s ha annunciato una perdita di 59 milioni di dollari nei primi tre mesi del 2008 causata da vendite deludenti e investimenti nel consolidamento della catena. Il management però parla di tenuta complessiva e annuncia l’apertura di tre nuovi store in Arizona e uno a Las Vegas entro il 2010.
- Dall’analisi della fascia media del mercato emerge che J. Crew Group ha visto una crescita delle vendite del 2% nel primo trimestre e un aumento dei profitti pari al 24% (da 24.6 a 30.5 milioni di dollari del primo quarto del 2007). Kohl’s ha reso pubblici conti leggermente al di sopra delle aspettative (vendite al +3.5% invece del +2.2%) e J.C. Penney ha chiuso il primo trimestre con risultati migliori al previsto. Gli analisti prevedono un incremento modesto per giugno. Gli effetti positivi della politica di sgravi fiscali messa in campo dall’amministrazione Bush sono infatti limitati dal costo del petrolio e dei beni di prima necessità che inducono i consumatori a contenere le spese per beni secondari. La spada di Damocle della recessione, insomma, incombe ancora sulla testa degli americani.

Manhattan, valanga di saldi nelle boutique
“Sale, sale, sale”. Già prima del Memorial Day, il 26 maggio, a New York le vetrine delle boutique di Madison Avenue erano un inno allo shopping anticipato. Una mossa insolita per designer come Max Mara, Escada, Armani e Calvin Klein che di solito possono permettersi di sottrarsi dalle corsa agli sconti, forti di una clientela per cui il prezzo non è una priorità assoluta al momento degli acquisti.
Secondo la stampa specializzata americana la valanga di saldi sarebbe una reazione alle politica del grandi department store che distribuiscono gli stessi brand. Bloomingdale’s ha provato a vincere la prudenza dei consumatori con generosi ritocchi al costo delle borse firmate. Dietro la scritta “Saks Sale” i ricchi newyorchesi hanno scoperto ribassi del 40% su abbigliamento uomo e donna, accessori e scarpe griffate Prada, Zegna, Gucci e Marc Jacobs.
- La catena Montmartre, che distribuisce Nanette Lepore, M Missoni e Rebecca Taylor, ha cercato di incrementare le vendite aggiungendo diversi nomi alla lista dei clienti VIP che ottengono sconti del 10% dopo un certo volume di acquisti. Così anche i grandi monomarca, quelli Made in Italy compresi, si sono adeguati alla febbre dello sconto.
- Enrico Di Muccio, amministratore delegato di IT Holding, azienda che gestisce la licenza Just Cavalli, ha dichiarato a WWD che nel flagship store newyorchese aperto a settembre la linea dello stilista italiano “è stata scontata in anticipo in seguito ai saldi dei grandi magazzini”. “Di certo i consumatori americani sono più cauti ma i turisti europei che conoscono Just Cavalli sono un asset di grande rilievo per la boutique. Gli europei sono di grande aiuto nel spingere le vendite verso l’alto” ha detto il manager. “Finora i ricavi non sono stati influenzati” ha concluso in riferimento alla fase infelice dell’economia statunitense.
- Anche Diane Levbarg, vice presidente esecutivo di Missoni USA, assicura che il suo brand ha finora navigato senza scossoni le acque agitate del mercato americano ma esprime qualche timore per il cambio sfavorevole euro-dollaro: "La linea Missoni è costosa a causa dell’euro. Sono preoccupata perché il clima non è sereno, ma il nostri affari tengono”.
- Max Mara ha dedicato ai saldi l’intero terzo piano della boutique al numero 813 di Madison Avenue, Escada ha raccolto la merce in ribasso al piano superiore. Anche la strategia di comunicazione dell’avvio degli sconti è cambiata: di solito le boutique scelgono la discrezione e danno la precedenza alla clientela abituale con inviti personali. Questa volta alcuni sono andati per una strada diversa: Ralph Lauren ad esempio, ha annunciato saldi aperti a tutti con un’inserzione sul New York Times. Un’orientamento diffuso tra i consumatori sembra la ricerca accurata che si sostituisce alla spontaneità dell’acquisto.
- Yildiz Yuksek Blackstone, presidente di Luca Luca, linea disegnata dall’italiano Luca Orlandi, nota che rispetto all’anno passato “molte persone tornano più di una volta prima di comprare. Dopo essersi guardati attorno capiscono che da noi trovano qualità”. In un contesto attento al valore delle merci, dove i consumatori mettono da parte le scelte impulsive, la consapevolezza diffusa dell’eccellenza del Made in Italy rimane un punto a favore non da poco.

Da Lululemon a VSX, il boom del segmento active-yoga
Circa sedici milioni di americani praticano yoga. Sono soprattutto donne con alto livello di istruzione, il 44% guadagna 75.000 dollari l’anno, il 24% oltre 100.000. Tra lezioni, abbigliamento, accessori, dvd e libri spendono 5.7 miliardi l’anno, l’87% in più rispetto al 2004.
La nicchia di mercato analizzata da un recente studio pubblicato da Yoga Journal fa gola a un numero crescente di aziende d’abbigliamento sportivo. Prana, Be Present, Inner Waves, Lululemon Athletica, Nike e Fila offrono da tempo collezioni di capi morbidi e leggerissimi in Lycra, cotone e microfibra ispirate allo yoga.
Ora anche Limited Brands, l’azienda che controlla Victoria’s Secret, è pronta ha conquistare gli appassionati di astanga e kundalini. Il gruppo sta testando la linea VSX, venduta finora in 30 store Victoria’s Secret e in un monomarca nel centro commerciale Easton Town Center di Columbus, Ohio, pensato come incubatore del brand. VSX offre capi per lo yoga e altri sport caratterizzati da un mix di comfort, funzionalità e design che li rende adatti sia all’esercizio sportivo che ad altre attività quotidiane.
In passato, Victoria’s Secrets aveva già tentato, senza grande successo, di espandere la gamma di prodotti con una linea sportiva. La strategia di Limited Brands sembra ora orientata a costruire un’identità di marchio precisa, in grado di reggere la sfida in una nicchia di mercato altamente competitiva ma non ancora satura. In questa fase l’azienda è impegnata in un’accurata analisi del mercato ma non è ancora chiaro se e quando procederà al lancio di VSX sul territorio nazionale.
- “La performance di VSX finora corrisponde alle aspettative e continuano ad avere fiducia nelle sue potenzialità” ha dichiarato Sharen Turney, ceo of Victoria’s Secret alla stampa statunitense. Altri retailer che di recente hanno esordito nel segmento dell’active-yoga sono Abercrombie & Fitch, attraverso la divisione Gilly Hicks lanciata lo scorso autunno e, più di recente, J. Crew che da aprile espone capi da yoga nel suo store del Rockefeller Center a Manhattan. In autunno la collezione sarà inserità nel catalogo e potrebbe arrivare in altri punti vendita.
- A fare da apripista nel mercato Nord-Americano è stata Lululemon, azienda di Vancouver lanciato dieci anni fa che conta 70 punti vendita tra Canada, Australia, Giappone e Stati Uniti. Nonostante il declino del valore nelle azioni registrato i mesi scorsi, la società è valutata 2.3 miliardi di dollari e vive una crescita rapidissima realizzata grazie a un’identità di marchio associata alla dimensione spirituale dello yoga e al tema della sostenibilità ambientale. Nel trimestre chiuso il 31 ottobre Lululemon ha realizzato vendite per 66.1 milioni di dollari, un consistente balzo in avanti rispetto ai 36 milioni dello stesso periodo nel 2007. La dirigenza ha inoltre annunciato un aggressivo piano di espansione che comprende aperture di decine di nuovi negozi (tre nella sola New York nei prossimi mesi).
- “Lo yoga non è una semplice attività. È uno stile di vita e una parte ormai consolidata del panorama culturale americano” spiega Bill Harper, editore di Yoga Journal, magazine che raggiunge un pubblico sempre più ampio e nei primi mesi del 2008 ha registrato una crescita record nelle inserzioni pubblicitarie. Chi pratica yoga tende a mostrare più attenzione all’ecologia e all’aspetto etico della produzione dei capi indossati. Autenticità, sensibilità ambientalista, uso di materiali organici sono aspetti importanti che le aziende interessate a una nicchia di mercato in netta crescita dovrebbero tenere a mente per attirare e soprattutto fidelizzare le consumatrici.

Mondo denim alla caccia del prossimo exploit

- Entro Natale Diesel aprirà un flagship store su Fifth Avenue a New York; il brand californiano Seven For All Mankind sarà di casa al 394 di West Broadway dall’autunno e punta ad arrivare a quota 100 punti vendita nell’arco di cinque anni; True Religion progetta una vera e propria invasione di Manhattan con due nuove vetrine nella Upper East Side e a Union Square da inaugurare nei prossimi due mesi.
- Il mondo del denim è in bilico tra innovazione e ricerca di stabilità in un momento grigio dei consumi, frutto della congiuntura economica sfavorevole e dell’assestamento seguito al boom di marchi avvenuto tra 2000 e 2005. Alcune aziende studiano strategie di consolidamento, altre sono più orientate alla ricerca della novità che contribuisca a rimettere in moto la voglia di shopping.
- La classifica dei marchi leader del mercato statunitense stilata dall’agenzia di ricerche NPD Group vede Levi's, Gloria Vanderbilt e Lucky Brand in testa, seguiti da Lee e Seven For All Mankind. VF Corp., casa madre di Lee e Wrangler, ha presentato conti in calo del 6.4% nel primo trimestre 2008, Levi Strauss & Co. ha perso il 2% rispetto ai primi tre mesi del 2007.
- L’industria sembra guardare al resto dell’anno senza troppe aspettative. NPD Group ha calcolato vendite di denim per 7.77 miliardi di dollari nei 12 mesi conclusi a marzo, in aumento del 4.9% dall’anno precedente, e in controtendenza rispetto all’abbigliamento casual passato da 68 miliardi da 65.5 miliardi con una perdita del 3.7%. “Mi aspetto una diminuzione del prezzo medio, una crescita abbastanza piatta e acquisti meno frequenti” ha commentato Marshal Cohen, analista di NPD.
- Forte la spinta all’acquisto di prodotti dai prezzi contenuti: il 53% del mercato è rappresentato dei capi in denim che costano da 10 e 30 dollari. I consumatori americano spendono di media 24.50 dollari per un paio di jeans. In alternativa, vanno alla ricerca di occasioni nei discount: NPD rivela che lo shopping maschile di denim in catene come Filene e T.J.Maxx che propongono premium jeans ribassati fino al 70% è impennato del 18%.
- Proprio la fascia premium, quella dove operano diverse aziende Made in Italy come Diesel e Miss Sixty, mostra segnali di saturazione legati alla proliferazione di marchi degli ultimi anni e alla maggiore selettività dei retailer nell’attuale fase di rallentamento. Il fenomeno del jeans di lusso è esploso all’inizio del decennio quando brand come 7 For All Mankind iniziarono a proporre capi da 200 dollari.
- Nel 2006 il segmento premium rappresentava il 4.3% del mercato del denim, una percentuale ridotta dietro la quale, tuttavia, si nascondeva un margine di profitto considerevole, conteso da decine e decine di marchi. Nell’anno concluso a marzo, NPD indica una crescita del 21% nell’acquisto di jeans maschili al di sopra di 75 dollari, una cifra nettamente superiore al dato generale ma molti operatori del settore pensano che il trend sta cambiando, specie dopo la sfiducia degli ultimi mesi sull’andamento dell’economia.
- Sulle pagine di WWD Scott Bonomo, presidente di Union, ha affermato “la corsa all’oro del premium denim è finita. Quelli che non erano nel mercato da tempo si sono trovati fuori. Il gioco è cambiato. Devi conoscere chi sono i tuoi clienti e avere le idee chiare sul tuo concept”. Di fronte alle resistenze dei retailer, diverse aziende investono nelle proprie boutique, pensate come piattaforme per lanciare e rinforzare l’identità del marchio.
- Da Adriano Goldschmied, guru italiano del denim che vive da tempo in California, arriva un invito alla cautela. “Sento molti dire che gli affari non vanno bene e allora aprono nuovi negozi. Ma rischiano di trovarsi a gestire problemi più seri nel breve termine”. Goldschmied suggerisce che la chiave per affrontare le difficoltà è concentrarsi sul prodotto: “Serve più aggressività e uno sforzo per innovare il mercato e diventare più attraenti”. Gli fa eco Jerome Dahan, boss di Citizens of Humanity e suo partner in affari: "Non è un segreto che gli ultimi sei mesi sono stati più difficili. I buyers comprano quello che offre sicurezza ma la sicurezza non rende leader. I retailer devono guardare avanti: qual’è il brand che produrrà la novità?”.

A cena da Bloomingdale’s
- Lo shopping sembra progressivamente destinato a divenire un’esperienza totale e completa, in grado di offrire al consumatore un preciso pacchetto di attività legate all’universo del marchio e al suo stile. Le grandi catene investono sempre di più per poter affiancare servizi collaterali all’acquisto e la parola “marketing sensoriale” sembra essere diventata la chiave di volta per una strategia vincente di comunicazione.
- Già da parecchi anni nei grandi magazzini la scelta delle musiche d’ambiente riveste una grande importanza, con una ricerca che riserva grande attenzione soprattutto nei confronti del tempo. Una musica lenta e nostalgica tende a rallentare il cammino dei clienti, più si trattengono nel negozio più consumano. Discorso diverso per i fast food, dove bisogna moltiplicare i coperti, e per i quali vengono preferite musiche più ritmate. “Il suono è un potente stimolo agli acquisti” conferma Thierry Lageat, responsabile marketing del gruppo Brime Technologies.
- Sull’esempio di Ikea, Bloomingdale’s ha di recente aperto un ristorante interno a Costa Mesa in California. La gestione sarà affidata allo chef Charlie Palmer già titolare della catena Aureole a New York e a Las Vegas. Palmer definisce la linea della sua cucina come “Progressive American-style food”, con piatti come l’aragosta aromatizzata al cedro o la gli involtini di quaglia e pancetta.
- Parallelamente al ristorante, Bloomingdale’s aprirà un’enoteca interna con una selezione di vini operata dallo stesso Palmer ed un secondo spazio di ristorazione è già pronto per essere lanciato dentro lo store di South Coast Plaza sempre in California. “Il cibo si sta rivelando un grimaldello fondamentale per i nostri affari, le statistiche ci mostrano che i clienti che visitano i ristoranti interni, finiscono col passare molto più tempo nelle strutture predisposte nei nostri store, spendendo il doppio nell’arco di un’annata. Si tratta di portare ad un nuovo livello l’esperienza dell’acquisto” dichiara il presidente Micheal Gould. Per il 2009 è già prevista l’apertura di un ristorante di 4000 metri quadrati a Phoenix, assieme alla decisione di potenziare il ristorante sulla 59th a New York, fiore all’occhiello della catena.

Rivoluzione verde, il cotone organico conquista Wal-Mart e Nike
- L’avventura verde di Wal-Mart è cominciata nel 2005, quando il gigante del “basso costo” di Bentonville, Arkansas, ha fissato tre traguardi ambiziosi: utilizzare esclusivamente energia rinnovabile, non produrre scarti e vendere prodotti sostenibili dal punto di vista ambientale.
- In molti, memori delle polemiche sulle politiche anti-sindacali e sullo sfruttamento dei lavoratori che hanno coinvolto l’azienda negli anni passati, hanno guardato con scetticismo all’operazione. Ma le dimensioni della multinazionale creata nel 1962 da Sam Walton - 127 milioni di clienti la settimana, oltre 60.000 fornitori per circa 3500 sedi– costringono anche i più diffidenti a prestare attenzione. Perché se Wal-Mart cambia è altamente probabile che anche gli altri retailer seguano l’esempio.
Il gigante del discount ha messo il settore tessile al centro della sua rivoluzione verde e ha coinvolto i fornitori perché qualunque piano di tutela ambientale è irraggiungibile senza interventi radicali nella fase della produzione. Così ha messo a punto un sistema per calcolare l’impronta ecologica di ogni merce durante l’intero ciclo di vita, dal trattamento delle materie prime allo scarto. I fornitori all’altezza degli standard ecologici fissati da Wal-Mart ricevono un premio in termini di visibilità. Considerato il colossale volume di affari dell’azienda si tratta di un passo non da poco.
Wal-Mart sostiene di essere il maggiore compratore mondiale di cotone organico, realizzato cioè senza pesticidi e fertilizzanti: ogni anno acquista circa 9.1 milioni di chili la maggior parte dei quali provenienti dalla Turchia e poi da India, China, Africa e Texas ed è alla continua ricerca di nuovi fornitori in grado di sostenere gli standard richiesti. Secondo Kim Brandner, brand manager dell’azienda americana, c’è anche una forte domanda di fibre riciclate, bamboo e derivati della soia, tutti “tessili di grande qualità che uniscono prezzi ridotti e rispetto dell’ambiente”.
- Nike, un altro marchio più volte al centro di aspre critiche per lo sfruttamento intensivo della manodopera del Sud del mondo, contende alla grande catena del discount il primato nell’uso di tessili sostenibili. Nel 2002 il marchio ha introdotto la prima collezione di abbigliamento realizzato con cotone organico e da qui al 2010 ha in programma di integrare un minimo di 5% di materiali organici in ogni capo di cotone.
- Nel 2006 Levi’s ha annunciato il lancio di Levi’s Eco, una linea di jeans trattati con sostanze naturali. "I consumatori che vogliono minimizzare il loro impatto sull’ambiente possono scegliere jeans che pesano meno in termini ecologici senza rinunciare allo stile e alla qualità che aspettano dal marchio Levi’s” aveva commentato Robert Hanson, presidente di Levi’s USA.
- Secondo l’organizzazione californiana Organic Exchange, partner attiva della conversione ambientalista di Wal-Mart, la quantità di cotone organico prodotta tra il 2006 e il 2007 è aumentata del 53%. Il 44.9% viene dal Medio Oriente, tra Turchia, Siria e Israele, e un terzo da India e Pakistan. “L’aumento della produzione è un risultato diretto dell’interesse crescente delle industrie dell’abbigliamento, dell’arredo e della cura personale a mettere in commercio prodotti realizzati in maniera sostenibile” afferma LaRhea Pepper, direttore esecutivo di Organic Exchange. Le previsioni per il biennio 2007/2008 sono rosee: la produzione dovrebbe fare un balzo in avanti compreso tra il 25 e il 55%.

Siti web leader nelle vendite di abbigliamento, accessori e calzature

- I valori esprimono il livello di soddisfazione dei consumatori (100 rappresenta il massimo)

Fashion-digest
- Golden Zip Code? Alcune strategie del Made in Italy a New York
Aprirà in autunno nel Meat Packing District il nuovo flagship store di Moschino. La boutique di 230 metri quadri avrà sede in un ex edificio industriale per la produzione della carne, e distribuirà i marchi Moschino, Moschino Cheap & Chic, Love Moschino e Moschino Uomo. Il design dai motivi surreali e fiabeschi, come è ormai tradizione in tutti i negozi del gruppo, sarà ispirato a una foresta incantata disegnata dal team di architetti Vudafieri Partners e DeuxL. Moschino fa parte del gruppo Aeffe, un’azienda in espansione, considerate le ottime performance dello scorso trimestre, con un fatturato in crescita dell’8,2% a 91 milioni di euro nel periodo gennaio-marzo 2008. Il Gruppo Aeffe è attivo nella creazione, produzione e distribuzione di prodotti che comprendono prêt-à-porter, calzature e pelletteria, lingerie e beachwear. Nel frattempo va a gonfie vele il monomarca di Canali a Wall Street, aperto da sole due settimane a due passi dal New York Stock Exchange. “La nostra clientela”, dichiara Giorgio Canali, “lavora qui, e l’area si sta sviluppando come quartiere residenziale d’alto livello”. Il negozio di 250 mq è il quarto nel progetto strategico di espansione di Canali, che comprende già negozi di recente apertura a Hollywood, Miami, South Costa Plaza (L.A.) e presto un nuovo store a Las Vegas, la cui apertura è prevista per giugno. Il mercato negli U.S. rappresenta un terzo delle vendite annuali dell’azienda (260 milioni di dollari nel 2007).
- Ralph Lauren: i profitti crescono del 40%
Le azioni di Polo Ralph Lauren Corp. hanno avuto un’impennata del 11,9% subito dopo che il marchio ha riportato una crescita dei profitti del 41,4% a 103,5 milioni di dollari nel primo trimestre 2008 conclusosi il 29 marzo (dai 73,2 milioni riportati nello stesso periodo del 2007), superando perfino le ottimistiche previsioni di Wall Street. Gli utili complessivi sono cresciuti del 20,3% arrivando a quota 1,24 miliardi di dollari (da 1,03 miliardi). In particolare, nel periodo marzo 2007-marzo 2008 i profitti totali sono saliti del 4,7% a 419,8 milioni di dollari (rispetto ai 400,9 milioni dell’anno precedente). Mercoledì 28 maggio, subito dopo l’annuncio, le azioni dell’azienda hanno vendevano per 69,7 dollari. Le vendite internazionali crescenti, e il lancio del nuovo brand American Living, hanno determinato l’ottima performance del marchio. Ralph Lauren, presidente e direttore esecutivo, ha commentato: “l’azienda ha dimostrato uno spirito imprenditoriale agile e flessibile, capace di adattarsi alle diverse esigenze del mercato, sviluppando sempre nuove linee, nuovi prodotti e nuove strategie di mercato”. Obiettivo primario per il futuro di Polo Ralph Lauren è quello di diversificare il proprio mercato internazionale: attualmente gli USA rappresentano il 65% delle vendite, mentre l’Europa è ferma ancora al 17%, e il continente asiatico insieme con altre destinazioni internazionali rappresenta appena il 18% delle vendite. “Vorremmo nel futuro ottenere un equilibrio più bilanciato nelle vendite internazionali, e probabilmente non dovremo aspettare molto: se è vero che il mercato americano cresce, i mercati internazionali crescono ancor più rapidamente.” Dopo l’apertura dei flagship stores di Mosca e Parigi, l’azienda è pronta a inaugurare un nuovo store a Instanbul in autunno.
- Luca Luca è l’ultima acquisizione per l’Equitium Group
Luca Luca, marchio nato a Milano e di base a New York, è stato recentemente acquisito da Equitium Group, un’azienda di investimenti con base a Miami specializzata in “ownership investing”, ovvero la pratica di acquisire piccole aziende in difficoltà e investire in esse con l’aiuto dei propri manager e consulenti, in modo da rilanciarle in breve tempo sul mercato. Dalla sua creazione nel 1992, Luca Luca ha aperto negozi monomarca a New York, Miami, Bal Harbour e Palm Beach in Florida, a Chicago e a Dallas. Disegnate dallo stesso Luca Orlandi, le collezioni includono abiti da sera, abbigliamento di lusso, scarpe e borse che vengono poi distribuite attraverso un network di specialty stores di lusso negli U.S. e all’estero. Equitium Group è stata fondata nel 2006 dall’ex agenzia di consulenze di mercato McKinsey&Company, e si è presto confermata un’azienda leader nella consulenza e nella pratica dell’ “ownership investing”.
- Human resource strategy, la scelta di Prada negli Stati Uniti
Da Valentino a Prada. Prada ha confermato la settimana scorsa che a partire dal primo di luglio Graziano de Boni diventerà presidente e “chief operative officer” di Prada USA, riempiendo così un posto vacante da oltre due anni. De Boni ha confermato le sue dimissioni da Valentino la scorsa settimana, e non ha rilasciato commenti; anche i dirigenti di Valentino hanno declinato ogni commento al riguardo. Dirigente affermato e carismatico, De Boni, nato in Italia, ha passato gran parte della sua carriera negli Stati Uniti lavorando dal 1989 per marchi controllati dalla famiglia Marzotto, tra i quali Hugo Boss. Il suo incarico per Prada lo vedrà in diretta collaborazione con Brian Blake, COO di Prada a Milano. Lo scorso autunno, la compagnia di investimenti Permira acquisì Valentino Fashion Group (VFG), che include anche il marchio Hugo Boss, per 3,55 miliardi di dollari.
- Gli utili per Gap nel primo trimestre crescono del 40%
Nonostante un calo generale delle vendite, il primo trimestre del 2008 ha visto una crescita dei profitti per Gap Inc.. Un portavoce dell’azienda - nata a San Francisco nel 1969 e che oggi controlla anche i marchi Old Navy, Banana Republic e Piperlime - ha dichiarato che nel primo trimestre 2008 gli utili sono aumentati del 40% a 249 milioni di dollari, in confronto ai 178 milioni di dollari nello stesso periodo del 2007. Al tempo stesso le vendite in questo primo trimestre sono calate del 4,8% a 3,38 miliardi di dollari, in confronto ai 3,55 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno. Le vendite online sono invece aumentate del 21% a 236 milioni di dollari, in confronto ai 195 milioni del primo trimestre del 2007. “Siamo soddisfatti dei risultati, che dimostrano come un buon management possa riuscire a ricavare utili solidi anche in una situazione economica difficile” ha dichiarato Glenn Murphy, presidente e direttore esecutivo di Gap Inc.. Oggi Gap Inc. controlla oltre 3100 stores negli Stati Uniti, in Canada, UK, Irlanda, Francia e Giappone.
- “Consumer Confidence Index” in America ai minimi storici
Maggio è stato un mese nero per quanto riguarda la fiducia dei consumatori americani. Il Conference Board’s Consumer Research Center di New York ha rilasciato un rapporto secondo il quale il “Consumer Confidence Index”, l’indice che analizza la propensione all’acquisto dei consumatori americani, è sceso in maggio al 57,2 (dal 62,8 di Aprile 2008). Il rapporto di maggio segnala per il quinto mese consecutivo un trend discendente, e rappresenta il più basso livello dall’ottobre 1992 (54,6), quando l’economia americana era appena fuori da una recessione. “La situazione del mercato del lavoro e il crescente pessimismo nella congiuntura economica hanno demoralizzato i consumatori”, ha dichiarato Lynn Franco, direttrice del Conference Board’s Consumer Research Center. A suo giudizio, le preoccupazioni dei consumatori riguardano specialmente l’inflazione in crescita e i vertiginosi prezzi della benzina. Mark Vitner, senior economist di Wachovia Corp., ha dichiarato di essere preoccupato specialmente degli aumenti della benzina: finchè i prezzi saranno tanto alti, i sentimenti di sfiducia dei consumatori non cambieranno. Oggi negli USA la benzina costa una media di 3,80 dollari al gallone, e le previsioni per i prossimi mesi parlano di ulteriori aumenti. Il “Consumer Confidence Report” è realizzato tramite interviste con 5000 famiglie-tipo negli U.S., e ha un margine di errore di non più di 2,5 punti percentuali.
- E-commerce e nuovi negozi e per Mervyns
La catena di grandi magazzini Mervyns sta attuando una ristrutturazione generale delle sue strategie di vendita. Questa riorganizzazione è cominciata subito dopo l’arrivo del nuovo direttore esecutivo John Goodman, che ha lasciato Levi Strauss & Co. ad aprile per entrare alla direzione di Mervyns. Alcuni portavoce dichiarano che il retailer aprirà cinque nuovi stores, ne chiuderà altri cinque tra quelli che hanno ottenuto risultati deludenti nel 2007, e lancerà un nuovo sito internet di e-commerce che potrebbe rivelarsi strategico in un momento di generale pessimismo dei consumatori. I nuovi negozi saranno aperti nel 2009 in California e in altre aree della West Coast; cinque punti vendita in difficoltà verranno invece venduti, e questa operazione dovrebbe generare un utile dai 25 ai 50 milioni di dollari; infine, il sito internet aprirà nel quarto trimestre 2008, e dovrebbe rappresentare un promettente veicolo di espansione per l’azienda. Di base a Hayward, California, Mervyns attualmente opera 177 grandi magazzini in sette stati.
- Designer italiani in ascesa: il team 6267 punta sugli States
Il design team guidato da Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi è di ritorno da un recente tour negli States, in cui il marchio 6267 è stato presentato a San Diego, Santa Monica e Orange County in California, a Dallas, Chicago e New York. I due designer lo scorso mese sono stati chiamati ad assumere il ruolo di direttori creativi per Gianfranco Ferrè SpA. Il marchio 6267, che fu lanciato nel 2005, viene oggi distribuito in 50 negozi statunitensi - i suoi principali distributori sono Really Great Things e Bergdorf Goodman a New York, Blake a Chicago e Savannah a Santa Monica. Le vendite per le collezioni del gruppo 6267 hanno superato i 6 milioni di dollari nel 2007 – la collezione di alta moda include pantaloni e gonne in vendita ad un prezzo minimo rispettivamente di 450 e 400 dollari, scarpe e stivali in vendita rispettivamente per 360 e 740 dollari, fino ai capi di alto lusso, come le tuniche impreziosite da piume cucite a mano, in vendita per 9000 dollari.
- Textile: nel 2009 nuovi trade shows a Los Angeles
Una nuova fiera del tessile verrà inaugurata a Los Angeles. La Market Center Management Co. Ltd. di base a Dallas (Texas), ha recentemente annunciato che il nuovo evento sarà realizzato in partnership con la Textile Association di Los Angeles (TALA), e verrà inaugurato nel 2009 negli spazi del Los Angeles Convention Center. Nel frattempo, anche Material World, catena americana specializzata in tessili per la casa, passamanerie e tendaggi, ha annunciato che trasferirà la sua fiera del tessile autunnale da New York a Los Angeles a partire dal prossimo anno. Fondata nel 1957 da Trammel Crow e specializzata in trade show internazionali, la Market Center Management Co. Ltd (MCM) cura attualmente circa 50 fiere ogni anno, dove aziende e industrie presentano oltre 50.000 prodotti - inclusi abbigliamento, arredamento, accessori per la casa e per il giardino, e naturalmente tessili e filati. MCM opera a livello transnazionale, ed è l’azienda curatrice dello ShanghaiMart in Asia e del Brussels International Trade Mart in Belgio; tra i progetti futuri l’organizzazione di un nuovo Latin American Trade Mart, che dovrebbe inaugurare nel 2011 a Bogotà, in Colombia.

Eventi Moda giugno 2008
- 12-13-14 giugno 2008
Stackpole, Moore Tryon
Hartford, CT
Marchi promossi: Canali, Etro, Gimo’s, Luciano Barbera, Ravazzolo, Gran Sasso, Incotex, Dolce Punta, Landi, Zanella, Fabiana Filippi

Il dato economico
- Le lancette italiane seducono l’America
Nel primo trimestre 2008 le esportazioni di orologi sono cresciute del 104%. Bene anche il fatturato del settore Montature (+13,7%) e quello dell’Abbigliamento Uomo (+7,5%) Gli orologi italiani conquistano l’America.
Nei primi tre mesi dell’anno le vendite del comparto orologeria hanno fatto segnare un rally senza precedenti nel segmento della moda made in Italy arrivando a segnare un aumento di fatturato di poco superiore al 104% rispetto al primo trimestre del 2007. Secondo i dati registrati dal Dipartimento per il Commercio Usa, tra gennaio e marzo 2008 il fatturato dell’industria orologiaria del Belpaese si è infatti attestato a 10,74 milioni di dollari, rispetto ai 5,25 milioni dello stesso periodo di un anno prima. E questo, nonostante il forte apprezzamento dell’euro che negli ultimi dodici mesi ha fatto segnare un recupero sul dollaro superiore al 20% passando da quota 1,30 di inizio 2007 agli 1,55 registrati in media nelle ultime settimane.
- Il grande balzo in avanti delle vendite di orologi italiani in America ha fatto sentire i suoi effetti anche sull’incremento di posizioni nella grande torta del mercato statunitense. Su 985 milioni di dollari di valore delle importazioni di orologeria nel primo trimestre 2008, le aziende italiane sono riuscite a ottenere una fetta pari all’1,09% del mercato rispetto allo 0,6% di un anno fa.
Ma non sono stati soltanto gli orologi a conquistare il favore degli americani. Tra gennaio e marzo 2008 le esportazioni di montature di occhiali italiani hanno messo il turbo aumentando le vendite del 13,72% e consegnando all’Italia la seconda posizione assoluta sul mercato d’Oltreoceano alle spalle della Cina. In termini assoluti, l’export americano di montature ha raggiunto nei primi tre mesi dell’anno i 68,81 milioni di dollari contro i 56,11 registrati nello stesso periodo di un anno prima. Si tratta, tuttavia, di numeri ancora molto lontani da quelli messi a segno dall’industria delle montature cinesi che nel primo trimestre, forte di un rialzo delle vendite del 12,09%, sono arrivate a toccate i 106,97 milioni di dollari su un totale di mercato di 222,07 milioni.
- Se le montature salgono, l’occhialeria scende. Nello stesso periodo, infatti, il segmento degli occhiali ha subito una contrazione delle vendite a due cifre (-14,5%) a fronte di un rialzo del 160% delle importazioni americane di occhiali provenienti dalla Russia, del 22% dei prodotti giapponesi e del 30% dell’occhialeria realizzata in Corea del Sud. Nonostante questo, le aziende italiane sono riuscite a mantenere senza problemi la seconda posizione nella classifica dei maggiori esportatori di occhiali in America registrando nel primo trimestre 2008 un giro d’affari di 120,15 milioni di dollari, pari al 33,59% delle quote di mercato.
- Ma esiste un altro comparto industriale del made in Italy che ha scontato fortemente il deprezzamento del dollaro sull’euro e il rialzo del prezzo dei metalli preziosi: la gioielleria e oreficeria. Nel periodo gennaio-marzo scorso, il fatturato del settore ha segnato una contrazione dell’export verso gli Usa dell’11,37% attestandosi a 153,74 milioni di dollari contro i 173,47 del primo trimestre 2007.
- Situazione opposta per l’abbigliamento uomo, la lana e tessuti filati, e la seta che hanno mostrato un incremento sostenuto delle vendite d’Oltreoceano. Nel caso dell’abbigliamento maschile, l’incremento di fatturato del primo trimestre si è attestato al +7,53% pari a un giro d’affari di 181,87 milioni di dollari. Sugli stessi livelli l’aumento delle vendite di lana e tessuti filati, mentre la seta ha fatto segnare una performance ancora più incoraggiante ottenendo un aumento delle vendite del 9,7% a 15,95 milioni di dollari.

|