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Titoli italiani: |
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*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 30 luglio 2003.
La variazione percentuale è su base mensile. |
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Realizzato da: |
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Italian Trade Commission |
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L’ascesa dell’euro
mette in crisi il comparto tessile: prezzi troppo alti per le
società Usa |
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Negli ultimi 12
mesi l’euro è stato
protagonista di una forte rimonta nei confronti del dollari,
guadagnando circa il 17 per cento sul biglietto verde. Tale
ascesa ha però avuto un impatto negativo sulle società tessili
del Vecchio Continente, i cui prodotti sono diventati più cari per
le case di moda americane. Il malumore era ben visibile nel corso
del salone European Preview, tenutosi a metà luglio al
Metropolitan Pavillion di new York. Secondo un recente studio
condotto dal quotidiano specializzato WWD proprio tra gli
espositori e i buyer che hanno partecipato alla fiera newyorkese,
alcune aziende sembrano aver fatto buon viso a cattivo gioco e
hanno tagliato gli investimenti in tessuti provenienti dall’Europa.
Moltre altre invece, hanno deciso di attendere la prossima fiera
del settore, il salone Premiere Vision del settembre prossimo,
sperando che l’euro —e di conseguenza i prezzi— possano scendere
di qualche punto percentuale. Per ora solo pochi gruppi tessili
europei hanno tagliato i prezzi. Tra queste la francese Soieries
Chambutaires, ma solo dopo aver riscontrato un forte aumento delle
vendite nel Vecchio Continente. |
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“L’aumento dei prezzi nel comparto
tessile dovrebbe provocare un aumento dei prezzi dei capi
d’abbigliamento —ha spiegato Andy Jassin, analista di Jassin
O’Rourke, un gruppo di ricerca e consulenza specializzato nel
comparto moda— Ma molte case di moda non possono proprio
permettersi di alzare i prezzi”. Secondo Jassin molte società
statunitensi hanno deciso di ridurre al minimo i loro rapporti con
i fornitori europei, visto che nella maggior parte dei casi i
prezzi sono del 25% o addirittura del 50% più alti che quelli
disponibili su altri mercati, come quello asiatico. “I prezzi sono
senza ombra di dubbio troppo alti —ha commentato Nathalie Bley,
buyer per il gruppo Jill Stuart— Quello che prima costava intorno
ai 12 dollari al metro, oggi costa dai 15 ai 16 dollari”. Secondo
Bley lo stato attuale del mercato sta costringendo molte aziende a
puntare su altri paesi per l’acquisto di stoffe e tessuti pregiati,
come damaschi e sete. In particolare la Cina, le cui importazioni
verso gli Stati Uniti sono aumentate negli ultimi 12 mesi di circa
il 140 per cento, grazie anche al rialzo dei prezzi dei tessuti
europei (vedi articolo a pagina 4). “Ho osservato tre tipi di
comportamenti diversi nel corso di European Preview —ha detto Gera
Gallico, direttore vendite per la controllata americana del gruppo
tessile francese Billon Frères— Vi sono i buyer che continuano a
comprare perché testimoni di un aumento della domanda per i
prodotti della lora azienda; vi sono poi coloro che devono
acquistare per forza visto che la produzione è in ritardo rispetto
alla distribuzione sul mercato; vi sono infine quelli che
attendono sperando in un aggiustamento dei prezzi”. |
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Pelletteria:
anteprima delle tendenze al
Guggenheim
In anteprima le tendenze della moda
italiana al Guggenheim. Il prestigioso museo newyorkese ha fatto
da cornice alla produzione delle trenta concerie associate al
consorzio Vera Pelle italiana conciata al vegetale, nel corso di
un incontro che si è tenuto il 17 luglio. Intorno a campionari e
opere d’arte si sono incontrati i rappresentanti delle più
importanti aziende americane del settore moda —tra cui Polo Ralph
Lauren, Banana Republic, Tommy Hilfiger, Donna Karan, Kenneth Cole
e Coach— per svelare le tendenze della prossima stagione nel
coparto della pelletteria. Tre i trend che vedremo sul mercato tra
la fine del 2003 e i primi mesi del 2004: shielding, sensitive e
striking. Il primo esprime un forte senso di protezione e difesa
grazie a sovrapposizioni di vacchetta di spessore medio e colori
densi e corposi. Il secondo si addolcisce con la morbidezza della
vacchetta di spessore medio basso e avvolge per instaurare
intimità in colori caldi, naturali e cremosi. Infine massima
creatività con l’ultima tendenza per una totale versatilità e
vitalità, grazie a colori adatti alla notte come il nero ma anche
come il fluorescente per stimolare un tocco di eccentricità.
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Il
tessile in crisi, uno dei colossi
americani va in bancarotta
Il settore tessile e’ in profonda
crisi, la peggiore degli ultimi dieci anni. La domanda continua a
diminuire, complice il rialzo dell’euro (vd. articolo di copertina),
e la concorrenza si fa sempre più spietata. Nel sud degli Stati
Uniti in particolare il malessere del settore si e’ fatta sentire
con più forza e negli ultimi anni decine di migliaia di posti di
lavoro sono stati eliminati per far fronte alle continue perdite.
Tra le vittime anche una delle aziende leader: Pillowtex, uno dei
primo produttori al mondo di lenzuola, tappeti e tessuti per
l’abbigliamento. La società del Nord Carolina, ormai indebitata
fino al collo e priva dei fondi necessari a finanziare le attività
di produzione, e’ infatti stata costretta a chiudere 16 impianti
di produzione e distribuzione e mandare a casa quasi 6.500
dipendenti. Il gruppo ha dovuto inoltre appellarsi nuovamente al
capitolo 11 della legge americana fallimentare, il primo passo
verso la bancarotta. Era riuscita ad uscire dall’amministrazione
controllata solo nel maggio del 2002 dopo un lungo processo di
ristrutturazione interna. “Pillowtex e’ un esempio limite —ha
commentato un analista di Merrill Lynch al quotidiano finanziario
Wall Street Journal— Il mercato del tessile e’ in forte crisi e le
società del settore stanno cercando in tutti i modi di far fronte
alle perdite”. L’analista ha sottolineato che molti gruppi non
hanno altra soluzione che ridurre i costi e di conseguenza
eliminare posti di lavoro. A questo si aggiunge la forte
concorrenza estera, ed in particolare dei paesi asiatici, in gradi
di offrire prezzi molto inferiori rispetto ai rivali americani o
europei.
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Le lobby americane
del tessile uniscono le
forze per combattere le
importazioni cinesi
Le lobby americane del tessile hanno deciso di
unire le forze per opporsi al crescente pericolo cinese. Le
importazioni dalla Cina sono in continuo amumento e le società del
settore hanno chiesto più volte all’am-ministrazione Bush di
salvaguardare la produzione statunitense e imporre quote molto
severe agli importatori cinesi. A prendere parte alla nuova
coalizione vi sono i più grandi gruppi di pressione politica del
comparto tessile e moda, tra cui l’American Textile Manufacturers
Institute (ATMI), l’American Fiber Manufacturers Association (AFMA),
l’American Manufacturing Trade Action Coalition (AMTAC),
l’American Yarn Spinners Association (AYSA), il National Cotton
Council (NCC), e la National Textile Association (NTA). “Abbiamo
deciso di unire le forze e parlare con una voce comune contro il
problema che piu’ ci spaventa: la Cina —ha detto Allen Gant, co-presidente
dell’ATMI— L’enorme crescita delle importazioni cinesi ha causato
la perdita di migliaia di posti di lavoro negli Usa”. Negli ultimi
12 mesi infatti, l’import di prodotti tessili provenienti dalla
Cina e’ aumentato del 140 per cento. A causa di tale ascesa, le
industrie tessili hanno licenziato circa 40.000 dipendenti negli
Stati Uniti e hanno deciso la chiusura di 50 impianti di
produzione. A fine luglio la coalizione ha depositato presso il
dipartimento del Commercio una petizione che chiede al governo
americano l’imposizione di quote per cinque categorie di prodotti:
fibre artificiali, abiti in cotone, guanti, reggiseni e tessuti
lavorati. Un recente studio dell’ATMI mostra che senza tali quote,
la Cina potrebbe ottenere il controllo di circa il 65-75% del
mercato americano dell’abbigliamento una volta che le ultime
restrizioni cadranno nel gennaio 2005.
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Tessile: più controllo alle
frontiere Usa
Il governo
americano ha deciso di impiegare più agenti di frontiera per
combattere le importazioni illegali di prodotti tessili,
un’operazione a cui le società del settore spingevano da diversi
anni. Gli analisti infatti stimano che oltre un decimo delle
importazioni di tessile negli Stati Uniti —un mercato del valore
totale di 75 miliardi di dollari all’anno— entrano nel paese
illegalmente causando forti perdite alle aziende. I nuovi fondi
che il Congresso ha approvato all’inizio di luglio includono 8,2
milioni di dollari per l’assunzione di 41 agenti destinati al
controllo delle spedizioni marittime e di altri 18 da piazzare al
confine con Messico e Canada. “La guardia di frontiera ha bisogno
di tutto l’aiuto possibile per scovare prodotti tessili e
d’abbigliamento di origine illegale —ha dichiarato Robert DuPree,
dell’American Textile Manufacturers Institute, una delle piu’
grandi lobby del settore— Le carte in gioco sono troppo alte”.
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Debutta a Las Vegas
Textile@MAGIC
Grande novità per il circuito fieristico MAGIC. La
società organizzatrice ha infatti deciso di aggiungere all’evento,
che debutta il prossimo 25 agosto al Convention Center di Las
Vegas, anche una sezione tutta dedicata al mercato tessile. La
nuova ala occuperà quasi 1.000 metri quadrati di spazio espositivo
e vedrà la partecipazione di circa 100 aziende espositrici. “E’ la
decisione giusta al momento giusto —ha detto Chris Cho di Popular
Textile Corporation, un gruppo americano specializzato nella
lavorazione dei tessuti che partecipera’ alla fiera— Oggigiorno i
buyer tendono a studiare con maggiore accuratezza i tessuti da
scegliere prima di iniziare la fase di design del prodotto”.
Secondo un comunicato stampa di MAGIC, tra i partecipanti della
prima edizione di agosto vi sono la Istanbul Textile and Apparel
Exporters’ Association, Unifi, Caldelle, Carolina Cotton Works,
Deveaux, Polymas Switzerland e Popular Textile. La nuova
Textile@MAGIC —dice il management— offre agli espositori
visibilita’ in diversi settori dell’indu-stria della moda, dai
designers, alle case di moda, dai distributori, ai rivenditori.
D’altro canto la fiera MAGIC, una delle piu’ grandi d’America,
attira ogni anno circa 80.000 visitatori provenienti da 80 paesi
diversi, nonché 3.000 aziende diverse a rappresentanza di oltre
5.000 marchi.
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Ferragamo svela il suo nuovo look sulla
Fifth Avenue

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Il BusinessWeek stila la
classifica dei colossi della moda

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Mac
Cosmetics sbarca ad Harlem
Dopo
Bill Clinton anche Mac Cosmetics sbarca ad Harlem. Quello che per
decenni era considerato il quartiere nero della Grande Mela da
qualche tempo si è trasformato per molte aziende americane in un
centro di attrazione e tendenza su cui puntare per l’espansione. È
qui che dopo Target e H&M, anche la società di cosmetici più
usati nella moda ha aperto un punto vendita di 200 metri quadrati
dal design ultra moderno. “Come parte del nostro piano globale di
espansione commerciale —ha detto il presidente John Demsey durante
la cerimonia di inaugurazione— siamo molto orgogliosi di far parte
di un quartiere così vitale.” Il negozio disegnato da Regis Pean
si affaccia sul famosissimo Apollo Theater, centro artistico
tuttora rinomato e simbolo della cultura afro-americana. In
connessione con l’apertura del punto vendita, la fondazione Mac
per la ricerca contro l’AIDS ha fatto una donazione di 50 mila
dollari da dividere tra le varie organizzazioni locali ed il
centro di ricerca del North General Hospital.
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La moda europea
trionfa sulla Fifth Avenue.
L’olandese Mexx apre il primo negozio Usa
Il nord Europa alla conquista della
Fifth Avenue. Dopo l’apertura del mega negozio della catena
svedese H&M sulla via dedicata allo shopping newyorkese è ora il
momento dell’olandese Mexx. Il nome suona ancora sconosciuto alle
orecchie della maggior parte degli americani, ma non sarà così
ancora per molto, almeno stando ai progetti futuri dell’azienda,
acquistata nel 2001 dal gruppo statunitense Liz Claiborne. Il
primo passo sarà l’apertura, il 25 settembre prossimo, di un
grande flagship store, sulla Fifth Avenue, al posto di quello che
è stato per anni uno dei punti vendita più importanti di Liz
Claiborne. I lavori —da alcuni mesi la boutique e’ nascosta da un
enorme cartellone pubblicitario— sono quasi completati. Il
progetto e` stato svelato lo scorso mese durante una conferenza
stampa, nella quale l’architetto ha descritto un ampio spazio
aperto ricco di luce, di camerini di grandi dimensioni e arredati
con numerosi posti a sedere per fare sentire gli acquirenti a loro
agio. I materiali usati sono soprattutto acciaio, legno e vetro.
Dopo l’apertura della boutique sulla Fifth Avenue, seguirà il 19
ottobre l’inaugu-razione di un secondo negozio a Union Square e in
novembre quella di un punto vendita a White Plain, all’interno di
Westchester Mall. Un passo deciso per un’azienda che ha alle
spalle 23 anni di attività in oltre 40 paesi in tutto il mondo, ma
che aveva aspettato a lungo prima di procedere alla conquista del
mercato americano. “Abbiamo sondato il terreno con una
presentazione della linea nei nostri uffici a New York —ha
spiegato Amy Shecter, vice presidente e general manager di Mexx
USA— crediamo che ci sia una grande attenzione per i nostri
prodotti sul mercato Usa e che questo sia il momento giusto per
noi per rispondere.” Le collezioni di Mexx , disegnate da oltre 50
stilisti nella sede centrale a Voorschoten in Olanda, si
posizionano sul mercato, dal punto di vista del prezzo, sotto
Banana Republic e sopra Gap. Oltre ad una linea che risponde
specificamente alle tendenze del momento, gli abiti di Mexx sono
per il 45 per cento di colore nero. “Siamo il negozio ideale dove
comperare il tailleur per il primo colloquio di lavoro —ha voluto
sottolineare Shecter— ma anche quello dove continuare a fare
shopping per uno stile urban chic da indossare ogni giorno.” E non
c’e` città migliore dove iniziare: il nero a New York è il colore
perfetto per ogni stagione.
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Reem Acra spopola dopo Legally Blonde
Grande successo
per il marchio Reem Acra dopo l’uscita nei cinema americani
dell’attesissimo “Legally Blonde
2: Red, White & Blonde”. La casa di moda newyorkese ha infatti
disegnato il romantico abito da sposa che la protagonista Elle
Woods, interpretata dall’attrice Reese Witherspoon, indossa per il
suo matrimonio cinematografico con il bel Emmett Richmond,
interpretato da Luke Wilson. Il capo, dalle linee semplice tipiche
di Reem Acra, e’ un elegante abito bianco in satin con ricami a
mano sia sul corpetto che sull’ampia gonna. Il designer newyorkese
ha inoltre vestito le damigelle d’onore ritratte nel film. L’abito
in questo caso e’ un semplice abito lungo in seta color lavanda.
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Le nuove tendenze
della stagione 2004. Qualità e stile per le spose americane
L’anteprima newyorkese delle
collezioni di abiti da sposa ha riscosso commenti molto positivi,
grazie all’alta qualità dei tessuti e a uno stile sobrio ma allo
stesso tempo chic. La stessa Deborah Moses, caporedattrice della
testata Elegant Bride, pur puntualizzando che la stagione si
conferma più tranquilla rispetto alle novità dello scorso autunno,
ha ammesso di essere rimasta positivamente impressionata dalla
presentazione delle nuove collezioni, previste per la primavera
del 2004. “Ho notato un gusto più elevato e l’intenzione, da parte
degli stilisti, di dare il meglio di loro stessi”. Moses e’ stata
colpita dallo stile di Monique Luller, che ha anche disegnato
accessori per la sposa in pelle, quali borse a mano. Ed e’ stata
affascinata anche dalla sfilata dei bustier in tessuto mohair, da
indossare con cappotti dello stesso tessuto. Si sono inoltre
rivelati protagonisti i nastri che hanno aggiunto brio agli abiti
disegnati da Carolina Herrera. Vera Wang si e’ invece ispirata
agli obi giapponesi che fasciano i kimoni per esaltare il punto
vita delle spose. Anche Wang non ha mancato di aggiungere alla sua
collezione nastri di satin accompagnati da fibbie puntellate di
pietre preziose e gioielli. Sotto i riflettori anche il pizzo,
altro ‘must’ per le spose che saliranno all’altare nel 2004. La
stilista Michelle Roth ha invece vivacizzato i suoi abiti con
raffinati top di pizzo. E’ stata una sfilata dai forti contrasti,
in cui gli stilisti hanno voluto osare proponendo, accanto
all’abito lungo tradizionale, i vestiti da sposa in minigonna. Tra
questi si sono messi in luce quelli di Sully Bonnelly. Sulla
stessa scia, le nuove collezioni di Vera Wang e di Badgley Mischka.
Bonelly ha riscosso l’attenzione della stampa specializzata, che
ha cantato le lodi dei suoi vestiti, definendoli una “sorpresa”.
Le spose in minigonna saranno così molto probabilmente una novità
del prossimo anno. Alcuni hanno presentato i miniabiti abbinandoli
a soprabiti delicati, o a strascichi lunghi, nell’intento di non
impressionare troppo i parroci. Altri stilisti hanno osato di più,
proponendo autentiche mini molto al di sopra del ginocchio,
risvegliando la curiosità della stampa di tutto il mondo. Ma non
e’ mancato un tocco di romanticismo, enfatizzato in tutti i
vestiti dallo stesso ritorno in auge di pizzi e merletti. Data la
stagione primaverile, hanno fatto il loro ingresso anche giacche
stile bolero. All’abito liscio si sono alternati vestiti ricamati
da motivi floreali che sono comparsi più volte nelle disparate
collezioni . Larghi fiori dipinti a mano si sono confermati la
novità degli abiti da sposa di Michelle Roth, mentre fiori appena
impercettibili hanno dato un tocco di allegria alla sfilata di
Vera Wang.
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Sofia Coppola da musa a
stilista di moda. Marc Jacobs lancia la Sofia Collection
È stata la musa di
Marc Jacobs per anni. Dopo aver preso parte a tutte le sfilate
dello stilista americano e avere persino prestato il volto alla
sua campagna pubblicitaria, Sofia Coppola è passata di grado nella
lista dei collaboratori del designer, diventato in pochi anni un
grande nome della moda. Il legame di stima reciproca tra i due si
e` infatti trasformato in una collaborazione professionale che ha
portato alla nascita di una nuova collezione di borse ed accessori
in pella, la Sofia Collection. La linea di borsetteria, in vendita
come parte della collezione Marc by Marc Jacobs, offrirà una serie
di prodotti in pelle e tessuto in kaki, navy o rosa pallido il cui
marchio sarà costituito da due pendenti in metallo a forma di
stella ognuno con le iniziali MJ e SC incise sul dorso. “Volevo
una borsa causal e leggera —ha spiegato l’attrice e regista
Coppola interrogata sull’origine della linea— una borsa che non
fosse troppo pretenziosa da portare con me ogni giorno e per
piccoli viaggi”. A chi rivolgersi se non a Marc Jacobs dunque per
trasformare un progetto del genere in realtà? Dopo una breve serie
di incontri, la regista di “Virgin Suicide” e figlia di Francis
Ford Coppola di “Il Padrino” ha visto la nascita della sua prima
collezione. “Cerchiamo di renderla partecipe nelle nostre
decisioni anche per quello che riguarda le altre linee —ha
affermato il presidente del gruppo Marc Jacobs, Robert Duffy—
Sofia ha un gusto eccezionale e un gran talento per qualunque cosa
riguardi forma e proporzione”. La Sofia Collection sarà in vendita
da settembre in tutti i punti vendita della linea Marc By Marc per
un prezzo variabile tra i 48 dollari per un portafoglio e i 198
dollari per un borsone.
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Pamela Anderson
lancia linea di lingerie
Dai costumi da
bagno alla lingerie. Il passo è stato breve per Pamela Anderson,
famosa per la sua lunga partecipazione in BayWatch e il suo
matrimonio con il rocker Tommy Lee. L’attrice ha firmato un
accordo con United Licensing Group per lanciare una linea di
biancheria intima che dovrebbe essere sul mercato già dalla
prossima stagione. Chi meglio della ex bagnina di Baywatch,
divenuta poi investigatore privato in gonnella (corta) per V.I.P.
ed ora spogliarellista-supereroe animato in Stripperella, per
rappresentare la sensualità americana. “Jennifer Lopez è
l’idolo della popolazione ispanica e di quella hip hop, mentre
Pamela Anderson e` la quintessenza della bionda americana —ha
spiegato l’esperto di marketing Steve Goodman— e per questo tipo
c’e` ancora un mercato molto vasto negli Stati Uniti.” Oltre a
reggiseni e mutandine, la partnership Anderson-United Licensing
sembra avere in cantiere anche la produzione di un profumo, una
linea di gioielli e una collezione di abbigliamento sportivo.
“Pamela e` una donna divertente e piena di energia —ha detto il
responsabile dell’accordo per la United Licensing, Jimmy Esenbag —nei
nostri prodotti vogliamo rispecchiare la sua ironia oltre alla sua
indubbia bellezza”. Ci si aspetta quindi di vedere magliette
colorate e pantaloni corti, quello che non vedremo di certo sono
prodotti in pelle o pelliccia. Oltre ad essere vegetariana, Pamela
Anderson e` infatti anche animalista convinta, tanto da avere
richiesto la consulenza della associazione per il trattamento
etico degli animali (People for the Ethical Treatment of Animals)
per essere sicura che tutti i prodotti che portano il suo nome non
vadano contro i sui valori.
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Kobe Bryant potrebbe
perdere la Nike come sponsor
Kobe Bryant è il nuovo volto della
Nike, ma per quanto tempo? Il colosso dell’abbi-gliamento sportivo
solo qualche settimana fa aveva firmato un accordo pubblicitario,
ingaggiando il campione dei Los Angeles Lakers per 45 milioni di
dollari. Ma da qualche giorno il 24enne Bryant è stato incriminato
per molestie sessuali contro una studentessa 19enne e la Nike
potrebbe decidere di ritornare sui suoi passi, indipendentemente
dal verdetto. La società dell’Oregon aveva lottato duramente
contro la concorrenza per sponsorizzare il giocatore, vincendo su
Reebok e lo sponsor precedente Adidas-Salomon. Ora però avere il
proprio nome legato ad un presunto molestatore potrebbe non essere
più un grande affare per Nike.
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Diesel Limited
Edition diventa un po’ meno esclusiva
È
ancora una linea limitata a 1000 capi
al mese, ma ora la Diesel apre uno spiraglio per altri punti
vendita Diesel Limited Edition. Dalla prossima stagione infatti la
collezione, l’ultima delle produzioni della casa italiana dopo
DieselStyleLab, sarà disponibile anche a San Francisco, presso la
Villains Vault, e a Los Angeles, nella boutique Ron herman/Fred
Segal. Fino ad ora negli Stati Uniti la linea prodotta
artigianalmente per ricreare un effetto vintage e paragonata ad un
prodotto artistico più che commerciale, era in vendita
esclusivamente presso la Diesel Denim Gallery di Soho a New York,
il terzo punto vendita in questa città aperto nell’ottobre del
2001 e dove la collezione esclusiva di Karl Lagerfeld (costo 245
dollari) era andata a ruba non più di un anno fa. Ora per gli
amanti del denim e soprattutto per quelli che non badano a spese
per un paio di jeans, dato che il prezzo minimo per un capo
è 200 dollari, la
scelta dei punti vendita si è allargata leggermente. “Avevo
contattato la Diesel già un anno fa —ha spiegato Randy Brewer,
general manager di Villains Vault— ero da subito convinto che
sarebbe stata una grossa opportunità avere un prodotto di qualità
per il quale molti sono disposti a spendere un po’ di più.”
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Stile americano: gli
stivali da cowboy si trasformano in un nuovo trend di moda
Da Britney Spears
a Tom Cruise, da John Wayne a Brad Pitt, la passione dell’America
per gli stivali da cowboy e’ in crescita. Ma non e’ soltanto
Hollywood ad alimentare quella che ha tutte le caratteristiche di
una moda intramontabile. Oltre agli stati americani del sud, dove
gli stivali sono ancora le calzature abituali per uomini e donne,
anche l’Europa ha mostrato in più occasioni di saper apprezzare la
calzatura del “selvaggio west”. Stilisti e case di moda hanno
spesso spinto la diffusione di questo articolo anche in luoghi
apparentemente estranei alla ideologia del cowboy. Da ultimo, gli
stivali sono stati un elemento di spicco nelle sfilate di
presentazione delle nuove collezioni maschili, in Europa. Ma quali
sono le caratteristiche che rendono gli stivali da cowboy un
articolo intramontabile? Secondo Tyler Beard, autore di “Art of
the Boot”, “gli stivali, con i loro tacchi alti, sono sempre stati
capaci di evocare una certa sensualità,
che talvolta sfocia addirittura nella dichiarata connotazione
sessuale”. Per limitarsi ai modelli cinematografici, si puo’
pensare al film “Legends of the Fall”, in cui Brad Pitt interpreta
il figlio ribelle di un allevatore del Montana, Tristano. Nel
film, Brad Pitt indossa stivali da cowboy per tutto il tempo e non
se ne separa nemmeno mentre combatte in trincea, durante la prima
guerra mondiale. Tyler Soul ha definito gli stivali come “l’anima”
del cowboy americano. In “Legends of the Fall”, gli stivali sono
un’estensione dell’anima di Pitt-Tristano. Senza di essi, il
personaggio sarebbe incompleto.
Un’altra riuscita identificazione degli stivali come anima del
cowboy americano si ritrova nel romanzo “All the Pretty Horses” di
Cormac McCarthy, da cui e’ stato tratto un film con lo stesso
titolo, interpretato da Matt Damon. L’attore recita la parte di un
cowboy texano che, nel 1949, si avventura in Messico dove spera di
resuscitare i suoi sogni di gloria. Durante il viaggio, incontrerà
un giovane dal grilletto facile, che ha perso il cavallo, le
pistole e anche i vestiti, ma che ha ancora ai piedi i suoi
stivali. L’industria cinematografica ha talmente contribuito alla
diffusione del mito del cowboy e dei suoi attributi, che alcuni
modelli di stivale vengono chiamati Hollywood. Un altro noto
appellativo e’ “tejas”, che e’ il termine spagnolo-messicano per
Texas. Un tempo, il Texas era parte del Messico, tanto che il suo
nome, tejas appunto, in messicano antico significava pace.
L’identificazione tra lo stato del Texas e la terra d’origine del
cowboy americano non e’ del tutto scontata. Mandriani e allevatori
erano presenti in gran parte degli stati americani del Midwest,
inclusi Montana, Colorado, Kansas, New Mexico e California. Uno
dei motivi per cui nell’immaginario collettivo il cowboy texano ha
riscosso tanto successo e’ forse dovuto al King Ranch, uno degli
appezzamenti più grandi e piu’ famosi al mondo. Fondato nel 1853
da Richard King, il King Ranch si estende per circa 825.000 acri
di terreno nel Texas del sud. Con una superficie maggiore
dell’intero stato del Rhode Island, il ranch ospita 60.000 capi di
bestiame e 300 cavalli. Negli Stati Uniti, l’al-levamento del
bestiame e’ una pratica diffusa fin dal 1767, ma in Texas prese
piede solo intorno al 1820, ma i primi cowboy di pelle chiara e lo
stile di vita che resero famoso in tutto il mondo fecero la loro
comparsa soltanto nel 1867. Tuttavia, alcuni storici fanno
risalire gli stivali da cowboy addirittura alle tradizioni
cavalleresche diffuse in Francia e in Inghilterra a partire
dall’alto medioevo. C’e’ da credere, comunque, che questi
“progenitori” degli stivali da cowboy avessero un aspetto assai
diverso da quelli che abbiamo visto tante volte ai piedi di John
Wayne.
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Calvin Klein entra nel
mercato sportivo
Ferventi
preparativi in casa Calvin Klein per lanciare la prima collezione
di abiti sportivi mai realizzati in precedenza dalla casa di moda.
La società ha annunciato il mese scorso il suo ingresso in una
fetta di mercato esplorata da tempo da alcuni suoi illustri rivali.
La casa di moda ha messo in cantiere una nuova collezione che dara’
filo da torcere ai marchi concorrenti, quali la linea Lauren di
Ralph Lauren. Un altro concorrente da battere in campo sarà
Jones. Tutto e’ pronto per conseguire così uno dei più importanti
target fissati tempo fa dalla società madre Phillips Van-Hausen,
che al momento e’ entrata in trattative con il gruppo Kellwood per
produrre la collezione. Secondo i termini dell’accordo, Kellwod
collaborerà con Andrew Grossman e Alexander Vreeland per lanciare
i primi abiti sportivi firmati Calvin Klein. L’intero gruppo
prevede che il business permetterà di conseguire vendite annuali
per un valore di 500 milioni di dollari. “Questo e’ il momento
migliore per lanciare la nuova collezione e non potrei essere più
contento delle persone con cui lavorerò”, ha commentato lo
stilista Calvin Klein. “Andrew Grossman e Alexander Vreeland hanno
una lunga storia alle spalle nel campo dell’abbigliamento sportivo.
Con Kellwood entrambi potranno avvalersi di un modello che fungerà
da importante elemento di supporto”. Il lancio della collazione e’
previsto per la primavera del 2004.
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Abbigliamento
maschile per le vacanze: libertà nei colori e qualità dei
tessuti
Andare in vacanza significa anche
comperare gli abiti adatti per l’occasione. E in questo caso fare
shopping diventa parte dell’esperienza anche per gli uomini, come
infatti conferma una recente ricerca di mercato effettuata dalla
società di ricerca americana Monitor, secondo la quale il 57 per
cento della popolazione maschile adulta preferisce acquistare
abbigliamento per il tempo libero piuttosto che per lavoro. “In
genere sul lavoro si tende ad indossare le stesse cose giorno dopo
giorno: giacca, cravatta e camicia —spiega Lucio Dalla Gasperina
della compagnia Tommy Bahama— mentre in vacanza si possono
indossare stili diversi a seconda dell’attività che intendono
svolgere”. Ecco perché anche gli stilisti amano sbizzarrirsi
nelle loro creazioni: abiti da barca, da golf e da pesca per tutti
i gusti. “Per un breve periodo gli uomini possono esprimere la
loro individualità senza alcun limite —aggiunge James Campbell di
Axis Apparel— delle volte anche arrivando agli estremi.” Nessun
timore ad indossare una camicia in stile hawaiano dunque, con la
scusa della libertà assoluta i colori possono diventare
sgargianti e le stampe ricercate. “L’unica regola che rimane
riguarda la qualità del tessuto —riprende Campbell— lino e cotone
vanno sempre bene per tutte le occasioni.”
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Liz Bang conquista le
spiagge americane
Una nuova linea riscontra un gran
successo nell’estate americana. La stilista Liz Bang ha fondato la
compagnia che porta il suo nome a San Francisco nel marzo
dell’anno scorso, ma è questa estate che ha preso d’assalto le
spiagge americane. Grazie ad una ricerca attenta di tessuti
sofisticati ed ai colori caldi, le sei linee della collezione
hanno fatto breccia nel cuore delle donne americane. “Come donna
so bene quali siano le aspettative nei confronti del delicato
momento di spogliarsi al sole per la prima volta” ha detto la
designer. Femminilità al primo posto, dunque, ma anche comfort per
donne “attive e sicure di sé” come conferma Bang. Le sei linee
della collezione sono dedicate a località marine internazionali,
dal Mar Caspio, il Mar Ionio, Mar Adriatico al Mar Egeo, Bali e
Java, per ricordare che anche se la California è la capitale dei
bikini negli Stati Uniti, Liz Bang mira alle spiagge di tutto il
mondo.
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Scarpe da ginnastica ora in
vendita da Kenneth Cole
Ben presto nei negozi di
Kenneth Cole saranno vendute anche le scarpe da tennis Bongo.
L’appuntamento, previsto per l’autunno del 2003, vede sotto i
riflettori la società americana di abbigliamento e di accessori,
che e’ riuscita a ottenere la licenza per la produzione e la
vendita delle popolari scarpe da tennis dal gruppo Candie’s. I
dettagli finanziari dell’accordo non sono stati al momento resi
noti, ma in casa Kenneth Cole si respira un’aria di sfida e di
soddisfazione. “Siamo davvero onorati per aver avuto la
possibilità di acquisire i diritti per la commercializzazione
delle scarpe da tennis Bongo”, ha dichiarato alla stampa Paul
Blum, presidente di Kenneth Cole. “Candie’s ha fatto un ottimo
lavoro nel far conoscere al mercato il nome Bongo e nel creare una
solida piattaforma di clienti. Il suo canale di distribuzione sarà
un elemento molto importante per il nostro marchio”. Entusiasta
anche Carrie Rost, brand manager di Bongo. “Questa e’ la sesta
licenza che abbiamo ottenuto per il marchio Bongo e riteniamo che
la licenza delle scarpe da tennis si rivelerà una parte cruciale
della nostra strategia per continuare a conquistare nuove fette di
mercato.” Un accordo positivo per tutti, che vedrà sotto i
riflettori soprattutto il processo di diversificazione
dell’americana Kenneth Cole, nota al pubblico di tutto il mondo
per le sue linee eleganti e sportive.
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Nike diventa sponsor tecnico di Juventus
Matrimonio
d’eccezione nel mondo calcistico. La Juventus, neo vincitrice del
campionato italiano di calcio, e Nike, marchio leader del settore
dell’abbigliamento sportivo, affronteranno la prossima stagione
calcistica come partner. È infatti di pochi giorni fa la notizia
che il club bianconero ha stretto un accordo con il gigante
americano che diventerà lo sponsor tecnico ufficiale della squadra.
L’accordo che lega le due società ha un valore che si aggira
intorno ai 13 milioni a stagione, e una durata di dodici anni. Il
precedente sponsor tecnico della squadra di casa Agnelli era la
Lotto, azienda italiana, a cui era legata da un contratto
triennale. Come parte dell’accordo la Nike fornirà in esclusiva
tutte le attrezzature sportive e tecniche al team bianconero,
oltre a una serie di articoli e gadget che daranno vita al
merchandise juventino e che sarà distribuito in gran parte dei
negozi sportivi. Saranno quindi disponibili articoli anche per gli
appassionati e per i giovani supporter della squadra torinese. “E’
con grande gioia che accogliamo un marchio di valore e di grande
successo come Nike nella grande famiglia bianconera” ha dichiarato
Romy Gay nel sito ufficiale della società juventina.
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Lotto e WTA insieme per
le tenniste Usa
Sport e moda vanno
spesso a braccetto. Esattamente come nel caso dell’accordo
siglato recentemente tra la WTA Tour (Women Tennis Association),
ossia l’associazione di cui fanno parte le campionesse del tennis,
e l’italiana Lotto Sport Italia. La partnership, che sarà attiva
nel settore del marketing, ha un valore complessivo di 3,5 milioni
di dollari. Secondo gli accordi, il gruppo italiano, già noto nel
mondo della moda per la produzione di abbigliamento sportivo,
creerà la prima collezione di accessori, scarpe da tennis e
vestiario per le sportive della famosa associazione americana. La
partnership avrà effetto a partire dal mese di gennaio del 2004 e
al momento si conferma il contratto più redditizio nella storia
del WTA Tour. In questo modo Lotto si preporrà lo scopo di vestire
le donne sportive del gruppo. Molto soddisfatto Larry Scott,
amministratore di WTA Tour. “Lotto riconosce il valore che il
tennis femminile sta conquistando nel mondo sportivo, e questa
partenrship sarà di importanza determinante per aumentare la
popolarità internazionale delle donne nel mondo sportivo”.
L’accordo si dirama in tre elementi fondamentali in cui entrambe
le società saranno attive: la linea di prodotti per la
distribuzione al dettaglio, il programma delle giocatrici e le
campagne promozionali. Gli appassionati di abbigliamento sportivo
di tutto il mondo potranno ammirare e acquistare la nuova
collezione di scarpe da tennis, abbigliamento e accessori prodotti
da Lotto entro la primavera del 2004.
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Randell Dodge presenta
la nuova collezione per il 2003. Borse e accessori dai colori
accesi nella nuova tendenza
In arrivo la nuova
collezione per l’autunno 2003 presentata da Randell Dodge, la casa
di moda specializzata nella produzione di borse e accessori e
localizzata a Tribeca, una delle zone più in di New York. Due
sono le collezioni che la società
ha l’onore di presentare: la linea principale che porta il suo
stesso nome, appunto Randell Dodge, e quella lanciata all’inizio
di quest’anno, nota come Rd2. La prima, famosa per i design che si
avvalgono dell’utilizzo di pelle di vitello color burro per ideare
borse dallo stile classico, include le Large Tote, le Baby Tote e
le Doctor Bag. I colori variano dal classico color cammello al
rosso indiano e al viola scuro. La linea di accessori e borse e’
stata confezionata a mano in Italia dai migliori artigiani del
settore. La variegata linea di borse comprende anche le piccole
borse cosmetiche e i grandi zainetti. Un altro materiale
largamente usato e’ la pelle di coccodrillo. Uno dei
‘must’ che i
patiti della linea Randell Dodge non mancheranno di avere nel loro
armadio sarà lo Yoga Mat Holder, che si presenta in tre diversi
colori: il rosso indiano, il nero e il marrone scuro. I prezzi
della prima linea dell’impor-tante casa di moda variano in una
forchetta compresa tra i 350 e i 6500 dollari. Per chi desidera
invece spendere di meno ma avere sempre un accessorio di Randell
Dodge, e’ disponibile la nuova collezione Rd2, che ha un prezzo
compreso tra i 70 e i 550 dollari. Gli articoli, anche in questo
caso, sono stati confezionati a mano utilizzando la stessa pelle
inglese gia’ nota come importante materia prima ad altri grandi
nomi della moda, quali Louis Vuitton, Marc Jacobs e Celine. Oltre
al lino gli accessori sono stati confezionati utilizzando nuove
fibre naturali. I colori sono l’avocado, il color carota, il verde
gelsomino, la lavanda e il blu Evian. Le due nuove collezioni
proposte da Randell Dodge sono disponibili nei negozi di lusso
Bergdorf Goodman e Takashimaya a New York.
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Dooney & Bourke e
Teen Vogue insieme per le giovani Usa
Un sodalizio che
ha tutti i requisiti per rivelarsi un successo. E’ quello siglato
dalla casa produttrice di accessori Dooney & Bourke e la famosa
rivista rivolta al pubblico dei teenagers Teen Vogue. Una joint
venture che porterà acqua al mulino di entrambi i gruppi. Il
famoso magazine ha infatti suggerito a Dooney & Bourke quelle che
sono le tendenze, nel mondo delle borse, che possono piacere alle
giovani acquirenti americane. In questo modo Dooney ha avuto la
possibilità di lanciare una nuova linea dedicata a tale settore di
mercato. Con la joint
venture, Teen Vogue accedera’ alle pubblicita’ delle nuove borse,
che sara’ cosi’ disponibile all’interno della rivista. Per
DooneyBourke, si trattera’ invece della prima volta in cui nei
suoi spazi pubblicitari faranno la loro comparsa articoli rivolti
alle teenagers. E’ da tempo che i magazine hanno deciso di
avvalersi di una maggiore collaborazione da parte delle case di
moda, non limitandosi a essere semplici contenitori pubblicitari.
Ma la “joint venture” tra Teen Vogue e la casa di moda e’ il primo
esperimento che il popolare giornale mette in atto. “Lavorare con
Teen Vogue assicura maggiore credibilità alla linea delle borse di
Dooney & Bourke”, ha dichiarato Jane Grenier, pubblicitaria di
Teen Vogue. “Il punto focale di questa strategia e’ stato creare
una linea di moda che fosse rivolta anche alle giovani donne”, ha
commentato Stephen Grisanti, direttore delle vendite al dettaglio
di Dooney&Bourke, che sta seguendo le tappe del progetto. I
termini dell’accordo hanno portato Dooney & Bourke a reclutare
sette giovani donne e un giovane, quattro de quali sono stati
trovati dalla stessa Teen Vogue. Altri quattro sono invece
studenti che provengono dalla Fashion Institute of Technology. Gli
otto sono stati invitati in Italia, per testare dal vivo la realtà
di alcune fabbriche e per studiare i nuovi trend presentati negli
show. Il viaggio e’ stato finanziato in larga parte dalla casa di
moda, mentre Teen Vogue ha sponsorizzato una cena di presentazione,
mettendo a disposizione del gruppo un fotografo. L‘accordo non si
e’ fermato qui, permettendo ai lettori di Teen Vogue di
registrarsi nel sito della rivista per avere l’opportunità di
vincere una borsa firmata Dooney & Vogue.
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Bill Blass presenta i suoi
nuovi orologi
Per la casa di moda Bill Blass
l’orologio e’ un accessorio fondamentale nell’alta moda, tanto da
diventare un oggetto d’arte. In luglio, l’azienda americana ha
lanciato sul mercato una nuova linea di orologi, scegliendo
disegni esclusivi e una tiratura molto limitata. “E’ la prima
volta che entriamo in un settore del mercato della moda partendo
dalla fascia alta”, ha detto Michael Groveman, amministratore
delegate del gruppo Bill Blass Ltd. La società aveva lanciato la
sua prima linea di orologi negli anni Novanta, ma aveva puntato al
folto pubblico del prêt-à-porter con prezzi che si aggiravano
intorno ai 100 dollari. Con la nuova collezione, i prezzi si sono
alzati notevolmente e arrivano fino a circa 3.000 dollari. I
materiali scelti sono invece decisamente piu’ esclusivi come il
platino e i diamanti. La produzione e la commercializzazione sono
state affidate su licenza all’azienda newyorkese Omni Watch &
Clock, che per gestire la nuova linea ha creato la divisione Bill
Blass Timepieces. Il design e’ invece nato dalla collaborazione
della casa di moda con il gruppo svizzero Rodolphe Cattin.
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JA espone le innovazioni nella
gioielleria: seminari informativi e trend a New York
Si e’ appena concluso il JA New York Summer Show,
l’evento più prestigioso di New York, rivolto agli appassionati
del mondo dei gioielli. Molte sono state le novità e i trend che
hanno contrassegnato l’esibizione. “Si tratta di uno show che
soddisfa le esigenze di coloro che hanno bisogno di rinnovare il
proprio business e che va dalla mostra di grandi selezioni alla
presentazione di seminari a carattere informativo e a eventi di
networking”, ha spiegato Drew Lawsky, direttrice del JA New York.
Gli acquirenti alla ricerca di nuove idee non hanno mancato di
presenziare, in particolare, alle Collezioni del 2003 di Design
dell’Inter-national
Jewelry Design Guild’s. Sette sono stati i nuovi talenti che hanno
presentato le loro collezioni e i loro trend all’interno della
New Designer Gallery, gareggiando per vincere il premio “Mort
Abelson-New Designer of The Year”. Ognuno ha portato
all’esibizione la propria vena creativa, dando lustro all’evento.
Sarah Graham, in particolare, ha presentato gioielli “organici”.
Grazie all’utilizzo di materiali innovativi e all’adozione di
nuove forme, l’artista ha presentato una combinazione di acciaio
annerito e di oro bianco e giallo. Secondo la stessa Graham, “gli
articoli sono risultati graditi ai clienti che hanno un gusto per
quanto non e’ usuale”. Non sono state sicuramente ignorate le
gemme e le pietre preziose dei gioielli disegnati da Catherine
Hylands, che hanno ricevuto una calda accoglienza per la loro
forma e eleganza. Si e’ imposto all’attenzione del pubblico anche
Stephen Kris, che ha stupito per il suo background. Kris ha
infatti lavorato per circa venti anni come analista finanziario e
portfoglio manager, allo stesso tempo non mancando di coltivare la
sua passione per i gioielli, influenzata dai retaggi dei designer
olandesi. Ed e’ stato in questo modo che l’artista ha dato vita a
design innovativi, riprodotti poi nella Society of Revolution
Goldmiths da lui stesso fondata, allo scopo di introdurre
nell’arte della gioielleria nuovi materiali mai sperimentati in
precedenza, combinati
con platino, oro, diamanti e pietre preziose. Hanno stupito anche
le creazioni di K. Mita, che ha presentato geometrie inusuali
influenzate dalle proprie esperienza di vita e dalla visione
naturalistica ed estetica della sua patria, il Giappone. Tutti i
design si sono distinti inoltre per il loro stile rigorosamente
minimalista. Un inno alla natura femminile e’ stato offerto da
un’altra artista giapponese, Yoko Kobayashi, che si e’ sempre
preposta l’obiettivo di far collimare la solida bellezza dei
gioielli con la delicatezza della femminilita’, e che ha colpito
l’attenzione dei clienti con la creazione di fili dorati sottili
preparati come ornamenti personali. Design romantico, invece, nel
caso di Nancy Davis, che ha apposto sui gioielli messaggi
sentimentali o auguri di buona fortuna, dando vita alla “Peace &
Love Collections” che ha attirato la curiosità
di personaggi celebri, del calibro di Tommy Hilfiger. La
sovrapposizione di gemme di diverso valore e di diamanti colorati
ha invece caratterizzato l’esposizione dell’artista Commi
Jewelers, nota per aver tenuto diverse esposizioni in varie parti
del mondo.
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Everlast entra nel mercato
della cosmesi
Everlast, la società di abbigliamento
sportivo, ha deciso di entrare nel mercato della cosmesi. Il
gruppo di Los Angeles ha siglato un accordo con la francese PAC
Paris, un’azienda specializzata nella commercializzazione e
distribuzione su scala mondiale di prodotti di bellezza per uomo e
donna. Secondo i termini dell’accordo, la nuova linea di cosmetici
firmata Everlast, che comprende prodotti per la cura del corpo,
profumi e trucchi, debutterà sul mercato americano il prossimo
ottobre 2003. La produzione verrà gestita da PAC, in
collaborazione con Givaudan, un gruppo parigino, e con Labrosse et
Dupont, una controllata del gigante LVMH. Secondo George Horowitz,
amministratore delegato di Everlast, l’operazione dovrebbe portare
ad un forte aumento delle vendite, che nel giro dei prossimi
quattro anni dovrebbero raddoppiare passando dagli attuali 500
milioni a circa 1 miliardo di dollari.
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Usa: continua a
crescere la popolarità dei
profumi, lo usano ¾ delle
donne americane
Più di tre quarti delle donne e due
terzi degli uomini li usano: i profumi sono cresciuti di
popolarità negli Stati Uniti. Lo dice la società di ricerca Vertis,
che in questi giorni ha pubblicato un rapporto sui consumatori
americani nel settore della profumeria. Secondo il Vertis Consumer
Focus del 2003, tra la popolazione femminile il 14 per cento in
più rispetto all’anno precedente ha affermato di fare regolarmente
uso di un profumo, mentre tra la popolazione maschile americana
tale abitudine è cresciuta del 9 per cento. “La popolarità delle
fragranze e la loro regolare crescita nel corso degli anni —ha
spiegato la vice presidente del settore ricerca della società
Therese Mulvey— indica un miglioramento della situazione economica
ed una diffusione di massa delle abitudini consumistiche anche in
fasce diverse della popolazione americana.” Buone notizie dunque
per gli esperti di marketing, il cui lavoro continuo su tutti i
fronti sembra dare buoni risultati sul lungo termine. In questo
campo in particolare infatti, il rapporto di Vertis ha rilevato
che il 50 per cento delle donne intervistate ha confermato di
avere annusato le strisce profumate inserite nei giornali
femminili nel corso dei 90 giorni precedenti, e ben il 69 per
cento delle donne ed il 71 per cento degli uomini ha detto di
essere stato da queste influenzato nella decisione di acquistare
il profumo. Del resto l’essenza e` al primo posto nella scala di
importanza degli elementi che portano le donne americane
all’acquisto in questo settore, seguita da prezzo e marca.
L’importanza del gusto personale, e soprattutto di quello che
rende le donne più sicure di sè ed accresce l’autostima, è del
resto l’elemento di base che spinge la popolazione femminile
all’acquisto, come sostiene anche un recente sondaggio
commissionato dalla americana Avon. “Le donne possono essere le
peggiori critiche di se stesse —ha spiegato Debbie Eissner, vice
presidente esecutivo del dipartimento marketing di Avon— per cui
elementi come cosmetici e profumi devono prima di tutto essere di
proprio gusto per chi li indossa.” Per le donne, di cui il 77%
considera i prodotti di bellezza una necessità e non un lusso, il
profumo ideale è quello che le fa sentire femminili e più sicure
di sè.
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Goody’s paga $2,1
milioni in danni a
Tommy Hillfiger per t-shirt contraffatte
Sembra giunta al termine la contesa legale tra la
casa di abbigliamento Tommy Hilfiger e la catena di negozi Goody’s
Family Clothing. La casa di abbigliamento ha comunicato verso la
fine di giugno che riceverà 11 milioni di dollari a titolo di
rimborso per chiudere una causa presentata contro Goody’s, dopo
che quest’ultima aveva venduto degli articoli che contraffacevano
quelli prodotti da Tommy Hilfiger. La societa’ ha dichiarato che
l’accordo raggiunto con la catena di grande distribuzione avrebbe
prodotto entrate straordinarie pari a 8 centesimi per azione nel
secondo trimestre fiscale concluso il 30 giugno. All’inizio del
mese di giugno, una corte Usa ha ordinato a Goody’s di versare 2,1
milioni di dollari a Tommy Hilfiger come rimborso per i danni
causati dall’aver venduto delle magliette contraffatte. La corte
ha anche preteso da Goody’s la corresponsione di 9 milioni di
dollari per aver violato le norme relative alla tutela dei marchi.
Goody’s aveva infatti etichettato tre linee di jeans come
appartenenti a Tommy Hilfigers, benché in realtà non lo fossero.
Subito dopo l’emissione della sentenza, la catena di grande
distribuzione aveva espresso l’intenzione di ricorrere in appello,
ma ha poi preferito non farlo. Joel Horowitz, presidente e
amministratore delegato di Tommy Hilfiger, ha dichiarato che “con
il raggiungimento dell’accordo, possiamo finalmente gettarci alle
spalle questo episodio”. Horowitz ha aggiunto: “Siamo soddisfatti
per la decisione della corte e per la scelta di Goody’s di
soddisfare le nostre richieste. Si e’ trattato di un chiaro caso
di violazione delle norme sulla tutela dell’originalità dei marchi
e siamo perciò soddisfatti che tali violazioni siano state
riconosciute, così come e’ stato riconosciuto il diritto della
nostra società a ottenere un adeguato rimborso”. L’amministratore
delegato della casa di abbigliamento di Hong Kong ha precisato che
“nell’interesse della nostra società continueremo a rimanere
vigili nel proteggere l’unicità del marchio Tommy Hilfiger da ogni
contraffazione e perseguiremo a termini di legge chiunque intenda
violare le norme vigenti in materia”.
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Elder-Beerma approva la
fusione con Wright Holdings
La febbre delle fusioni e delle acquisizioni non
sembra risparmiare neanche il settore dell’abbigliamento. Elder-Beerma
Store, la nona catena degli Stati Uniti di rivenditori al
dettaglio ha accettato la proposta di acquisizione da parte di
Wright Holdings. La transazione avverrà ad un costo fissato a sei
dollari ad azione, per un valore complessivo di 68 milioni di
dollari. La società dell’Ohio che conta circa 70 punti vendita in
tutti gli Stati Uniti, ha reso noto in un documento divulgato alla
fine di giugno che la Wright Holdings e’ stata creata nella sua
struttura attuale proprio per permettere la fusione. La Holding e’
controllata esclusivamente dal Marathon Fund Limited Partnership
IV, un gruppo finanziario il cui fondo d’investimento e’ gestito
dalla Goldner Hawn Johnson & Morrison. All’inizio del mese di
giugno l’EB Acquisition, un gruppo rivale, aveva lanciato
un’offerta concorrente, per l’acquisizione della catena di negozi,
del valore pari a 5,50 dollari per azione. “Siamo entusiasti
dell’ope-razione.—ha dichiarato Steven Mason, presidente della
Elder-Beerma— Essa consentira’ agli azionisti di ottenere una
liquidazione in denaro decisamente superiore rispetto al valore
con il quale le azioni della societa’ sono passate di mano nelle
gli ultimi due anno e mezzo. Il prezzo al quale l’operazione verra’
perfezionata riflette il successo dell’attuale gestione societaria
e le iniziative di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale
attuate nell’ultima fase di vita dell’impresa”. L’azienda ha
infatti negli ultimi due anni adottato una politica strategica di
ampio respiro consentendole di accrescere decisamente il proprio
vantaggio competitivo e permettendo una massimizzazione del valore
agli azionisti. Secondo alcuni portavoce della Elder-Beerma, anche
dopo l’operazione di fusione il senior management sara’
riconfermato alla guida dell’azienda, e gli attuali manager
entreranno complessivamente in possesso del controllo del 10%
della Wright Holdings. Gli azionisti voteranno sulla operazione in
un’assemblea straordinaria prevista per settembre.
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Usa: diminuiscono gli
aumenti in busta paga
Gli aumenti di
salari e stipendi diminuiscono. Non si tratta di un gioco di
parole ma e’ il ritratto di quanto sta accadendo nel mondo del
lavoro statunitense. Secondo un rapporto del Conference Board
infatti, per la prima volta negli ultimi dieci anni gli incrementi
dei compensi dei lavoratori risultano in progressiva diminuzione.
Il fenomeno dipende sostanzialmente da una politica di
contenimento dei costi attuata dalle imprese per fronteggiare la
fase depressiva di questi ultimi tempi. “La cautela e’ l’elemento
guida nella gestione delle imprese —ha dichiarato Charles Peck
esperto in retribuzioni lavorative del Conference Board—
traducendosi in un controllo di salari e stipendi”. Il trend oltre
a essere comune alle diverse categorie di impiegati si estende
anche a tutti i settori di attività dove nel 2003 complessivamente
si e’ registrato un incremento dei budget aziendali per salari e
stipendi del 3,5%, in calo rispetto al 4% dello scorso anno. E’ la
prima volta in dieci anni che l’indicatore si scosta sensibilmente
dalla soglia del 4 per cento. L’unica eccezione e’ rappresentata
dal settore assicurativo dove la media e’ del 4% anche nel 2003.Il
dato acquista un particolare rilievo se si pensa che l’inflazione
negli Usa si aggira intorno al 3 per cento. Lo stesso Conference
Board ha stimato per il 2003 un aumento del’indice dei prezzi al
consumo del 2,6%, mentre per il 2004 il tasso e’ previsto al 2,7
per cento.
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Nike compra Converse
per $305 milioni. Finisce una lunga rivaltà durata decenni
Un tempo erano rivali. Converse, con i suoi 100
anni di storia alle spalle, dominava il mercato delle calzature
sportive. Le sue leggendarie Chuck Taylor All Star erano le scarpe
da basket per antonomasia. Ora, Converse verrà acquisita da Nike,
il gigante americano leader mondiale del settore, per 305 milioni
di dollari. Secondo il Los Angeles Times, l'acquisizione giunge al
termine di un periodo di due anni, durante il quale Converse e'
uscita dall'amministrazione controllata, in cui era entrata nel
2001. Nike intende espandere la linea di calzature e di
abbigliamento sportivo di Converse, che —ha assicurato la
portavoce Joani Komlos— continuerà a operare in modo formalmente
autonomo: "Sulle tanto amate Chuck Taylor non comparira' mai il
marchio Nike", ha dichiarato. Gli analisti ritengono che
l'acquisizione rinvigorira' Converse, che ha un fatturato annuale
di circa 205 milioni di dollari, mentre darà a Nike un'occasione
per vendere il marchio in negozi non specializzati come Wal-Mart,
sfruttando il gusto retro' che e' recentemente tornato di moda.
Nike ha un fatturato di circa 10 miliardi l'anno. La storia di
Converse risale al 1908, quando il marchio venne creato da Marquis
Converse. Le famose Chuck Taylor fecero il loro debutto nel 1923,
e presero il nome da un commesso viaggiatore che le promosse
organizzando vere e proprie squadre di pallacanestro. Fino
all'inizio degli anni '80, Converse deteneva il primato delle
calzature sportive in Usa. Nel campionato Nba di basket,
indossavano scarpe Converse campioni del calibro di Larry Bird,
Julius Erving e Magic Johnson. Ma verso la metà del decennio, Nike
trovò un testimonial d'eccezione: niente meno che Michael Jordan.
Il modello Air Jordan lanciato da Nike non tardò a conquistare il
mercato, segnando l'inizio di un inevitabile declino delle
storiche Converse. Da allora, le Chuck Taylor hanno perso il
primato nel settore delle calzature per lo sport, ma sono
diventate veri e propri oggetti di culto per estimatori del gusto
retrò. La storia del basket e' stata fatta da Converse più ancora
che da Nike —ha affermato Paul Swangard, direttore del Warsaw
Sports Marketing Center della University of Oregon— quella
annunciata potrebbe essere la piu' importante acquisizione di Nike
in termini di marchi identificabili".
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