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In questo numero |
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Titoli italiani: |
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*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 31 marzo 2003.
La variazione percentuale è su base mensile. |
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Realizzato da: |
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Italian Trade Commission |
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Si ringrazia: |
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Sistema Moda Italia |
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L’Italia onora New York nonostante la guerra.
Serie di initiative dell’ICE per Life in ‘I’ Style |
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A New York il
Passaporto lo si può ritirare direttamente sulla Madison Avenue:
non sarà quello che richiede la questura o il consolato italiano,
ma anche questo ti porta in Italia. Si chiama infatti proprio
“Passport” il cartoncino distribuito dai 34 negozi che hanno
partecipato alla manifestazione “Italy salutes New York”. Una
volta timbrato per intero con il simbolo della campagna “Italia:
Life in ‘I’ Style” permetterà ai fortunati di vincere ricchi premi,
tra cui proprio un viaggio in Italia. L’inaugurazione della
promozione ha avuto luogo nella serata del 27 marzo, all’altezza
della 65esima strada. Il console italiano Giorgio Radicati e
l’assessore per le piccole imprese Robert Walsh hanno tagliato il
nastro circondati da una Ferrari, una Maserati e una decina di
Vespa. L’evento fa parte delle promozioni dell’ICE di New York per
celebrare la qualità e la ricchezza dei prodotti italiani, in
particolare quelli legati al settore moda. Erano presenti
L’Italian Trade Commissioner Roberto Luongo,rappresentanti delle
aziende italiane in Usa e membri della stampa italiana ed
americana. |
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Nel corso della
serata tutti i negozi che hanno partecipato alla promozione hanno
offerto agli invitati ed ai passanti stuzzichini e un bicchiere di
Bellini offerto dal ristoratore Giuseppe Cipriani, trasformando la
Madison Avenue in una grande festa aperta a tutti che si è
protratta fino a tarda serata. Oltre alla possibilità di vincere
un viaggio per due persone sponsorizzato dall’Alitalia, i premi in
palio includono una vacanza in Toscana in
sella ad una Vespa, e capi
d’abbigliamento offerti dai negozi, come una borsa di Bottega
Veneta del valore di oltre 3.000 dollari ed un paio di jeans di
Cavalli che superano i 1.500 dollari. Si temeva che per le misure
di sicurezza scattate dopo lo scoppio della guerra in Iraq, la
manifestazione potesse intralciare le esigenze delle autorità
cittadine. Ma la risposta e’ stata entusiastica. L’evento sulla
Madison Avenue e’ stato accolto come un’iniziativa di solidarietà
per gli Stati Uniti e per la città di New York. La manifestazione
è stata preceduta da un altro evento di promozione della campagna
“Life in ‘I’ Style”, che si è tenuta la sera precedente presso lo
storico edificio del Surrogates Court di downtown. Alla
cerimonia promossa in concerto dall’ICE, dalla città di New York e
dalla Madison Avenue Business Improvement District, hanno
partecipato Marjorie Tiven, New York City Commissioner per le
Nazioni Unite e sorella del sindaco Michael Bloomberg, l’assessore
Walsh, il trade commissioner Luongo e la senior vice president e
publisher del mensile Harper’s Bazaar, Valerie Salembier. Proprio
quest’ultima ha permesso di mettere in piedi una sfilata che ha
allietato e sorpreso gli ospiti, in cui modelli uomini e donne
hanno indossato capi messi a disposizione dai negozi italiani di
Madison Avenue. Infine, l’azienda italiana di gioielli Calegaro ha
realizzato un vassoio in argento con il simbolo della
manifestazione dato in premio nel corso della serata alla città
di New York. A New York il Passaporto lo si può ritirare
direttamente sulla Madison Avenue: non sarà quello che richiede la
questura o il consolato italiano, ma anche questo ti porta in
Italia. Si chiama infatti proprio “Passport” il cartoncino
distribuito dai 34 negozi che hanno partecipato alla
manifestazione “Italy salutes New York”. Una volta timbrato per
intero con il simbolo della campagna “Italia: Life in ‘I’ Style”
permetterà ai fortunati di vincere ricchi premi, tra cui proprio
un viaggio in Italia. L’inaugurazione della promozione ha avuto
luogo nella serata del 27 marzo, all’altezza della 65esima strada.
Il console italiano Giorgio Radicati e l’assessore per le piccole
imprese Robert Walsh hanno tagliato il nastro circondati da una
Ferrari, una Maserati e una decina di Vespa. L’evento fa parte
delle promozioni dell’ICE di New York per celebrare la qualità e
la ricchezza dei prodotti italiani, in particolare quelli legati
al settore moda. Erano presenti L’Italian Trade Commissioner
Roberto Luongo,rappresentanti delle aziende italiane in Usa e
membri della stampa italiana ed americana. Nel corso della serata
tutti i negozi che hanno partecipato alla promozione hanno offerto
agli invitati ed ai passanti stuzzichini e un bicchiere di Bellini
offerto dal ristoratore Giuseppe Cipriani, trasformando la Madison
Avenue in una grande festa aperta a tutti che si è protratta fino
a tarda serata. Oltre alla possibilità di vincere un viaggio per
due persone sponsorizzato dall’Alitalia, i premi in palio
includono una vacanza in Toscana in
sella ad una
Vespa, e capi d’abbigliamento offerti dai negozi, come una borsa
di Bottega Veneta del valore di oltre 3.000 dollari ed un paio di
jeans di Cavalli che superano i 1.500 dollari. Si temeva che per
le misure di sicurezza scattate dopo lo scoppio della guerra in
Iraq, la manifestazione potesse intralciare le esigenze delle
autorità cittadine. Ma la risposta e’ stata entusiastica. L’evento
sulla Madison Avenue e’ stato accolto come un’iniziativa di
solidarietà per gli Stati Uniti e per la città di New York.
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L’Italia nelle vetrine di Bergdorf
Goodman sulla Fifth Avenue |
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Mancava solo la
musica di Pavarotti sulla Fifth Avenue a New York per venire
trasportati con tutti i sensi direttamente in Italia. Il resto
c’era tutto: colori, abiti, profumi, sapori ed atmosfera. La moda,
e non solo, italiana ha infatti riempito le vetrine del più
ricercato department store di Manhattan Bergdorf Goodmann, con una
attenzione che generalmente si riserva solo per gli allestimenti
delle festività natalizie. L’occasione è stata in questo caso la
promozione dell’ICE di New York all’interno della campagna Life in
I style, che per questa primavera ha preparato una vasta serie di
eventi per celebrare il Made in Italy. Le vetrine designate alla
moda italiana hanno ricreato un pomeriggio nella campagna toscana
grazie alla scena di un pic nic, con tanto di paniere e foulard
sul capo dei manichini. La creatività dei vetrinisti di Berdorf
Goodman ha trasformato una delle vetrine in un omaggio al cinema
italiano, con spettatori in abito per l’immaginaria proiezione di
“In prima visione: grandi momenti del cinema italiano”. Il tutto
arricchito da uno sfondo costituito da un collage di poster di
film classici. Una Vespa metallizzata ha occupato la terza vetrina
come perfetto abbinamento per l’abito bianco da oltre 2500 dollari
di Dolce Gabbana ed alcuni articoli di arredamento a rappresentare
il design moderno in tutte le sue rappresentazioni. Abiti chic per
la ricostruzione di una passeggiata tra le ville venete in un
domenica pomeriggio di primavera è stato il soggetto della quarta
scena di vita italiana. A concludere la rassegna la vetrina più
esplicita nel suo messaggio, intitolata i centri della moda
italiana: una ricostruzione dello stivale italiano con tutte le
regioni di origine dei prodotti italiani come sfondo di un esempio
dei prodotti stessi, dalle scarpe alle borse, dagli occhiali agli
abiti.
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ICE: Nuova guida alla moda italiana
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Per orientare
gli americani nel mondo della moda italiana, l’Istituto per il
Commercio Estero ha deciso di unire la praticità di una guida con
la visione di un’esperienza culturale. Si tratta di un nuovo
esperimento, che unisce esperienze, ispirazioni e contatti con il
design italiano da parte di celebrità del jet-set e della moda
italiana. Il volume “Dressing in I Style: A Guide to Italian
Fashion in America” è stato presentato in questi giorni in
coincidenza con la campagna “Italy salutes New York”. Gli
editoriali sono firmati da rappresentanti della cultura
statunitense ed italiana, come la stilista Anna Sui, la presidente
di Hearst Magazine Cathleen P. Black, l’artista e ‘socialite’
Sally Tadayon Albermarle, il fashion director di Bergdorf Goodman
Peter Burke, il direttore della associazione cinematografica
Lincoln Center Richard Pena, la presidente della Financial Women’s
Association Joan Shapiro Green e il trade commisioner Roberto
Luongo. La guida include una lista aggiornata dei negozi di
abbigliamento, accessori e gioielli italiani negli Stati Uniti,
assieme a quella degli showrooms e delle maggiori fiere che si
tengono in Italia ogni anno. “Dressing in I Style” è stato
distribuito in 5 mila copie nel corso della manifestazione di
celebrazione della moda italiana su Madison Avenue, e raggiungerà
tutto il territorio americano come inserto alla rivista di moda W
Magazine.
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Il Consorzio Vera Pelle
al Guggenheim Museum |
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Anteprima al museo newyorkese delle collezioni del Consorzio Vera
Pelle italiana conciata al vegetale. Esposti nelle gallerie del
Guggenheim i nuovi campionari e le linee primavera/estate 2004
delle concerie associate.
Un’anteprima
delle collezioni del Consorzio Vera Pelle italiana conciata al
vegetale di Ponte a Egola in provincia di Pisa è stata
presentetata lo scorso 6 marzo al Guggenheim Museum. L’occasione è
stata offerta dal “Natural Sensation”, evento promozionale
patrocinato dall’Istituto del Commercio Estero, in collaborazione
con il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale e la
Regione Toscana. Il meeting rappresenta un ideale punto di
incontro per compratori e addetti ai lavori ed è annualmente
organizzato dal consorzio di concerie pisane che producono pelle
di alta qualità. Durante la manifestazione sono stati presentati i
prototipi delle collezioni moda per la stagione primavera/estate
2004 e le concerie associate al Consorzio hanno esposto in
anteprima i nuovi campionari e le tendenze anticipando le tendenze
del prossimo anno. La manifestazione ha ancora una volta
confermato il grande successo registrato dai prodotti in pelle
conciata al naturale, il cui merito deve essere attribuito anche
al marchio internazionale, rinomato e apprezzato in un numero
sempre crescente di paesi. Il consorzio rappresenta una realtà
dinamica, in continua crescita, impegnata in un progetto ambizioso:
garantire e promuovere proprietà e qualità della pelle conciata al
vegetale, diffonderne, in Italia e nel mondo, la cultura ed i
valori. Vera Pelle e’ un consorzio giovane, nato con l'obiettivo
di dare un marchio di garanzia ad un prodotto antichissimo quale
la pelle conciata con estratti vegetali. Lo costituiscono oltre 30
aziende fedeli ad una lavorazione rispettosa dell'antica
tradizione conciaria toscana, sensibili alle problematiche
ambientali, orientate all'innovazione e alla sperimentazione di
sempre nuove tecnologie eco-compatibili. Alla manifestazione,
giunta ormai alla sua settima edizione, erano presenti nomi noti
del mondo della moda, tra cui Coach, Tommy Hilfiger, Polo Ralph
Lauren e molti altri.
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Lo stilista Carlo Pignatelli sbarca negli Stati
Uniti |
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Dopo aver
lanciato la sua collezione chiamata Outside, Pignatelli sta
rivolgendo la sua attenzione sul mercato statunitense, sperando di
riuscire a tradurre la propria espressività prettamente italiana
in un linguaggio che gli uomini americani non solo sappiano capire
ma vogliano anche imparare. Interfashion è già stata scelta come
distributore negli Usa. Carlo Pignatelli ha costruito il suo
business su una sola semplice filosofia: ciò che un uomo indossa
per il giorno del suo matrimonio è importante almeno quanto
l’abito della sposa. Creando abiti formali che vanno al di là del
semplice smoking nero, lo stilista italiano ha soddisfatto il
desiderio degli uomini italiani di essere degli sposi all’ultima
moda. Oggi, dopo aver lanciato la sua collezione chiamata Outside,
Pignatelli sta rivolgendo la sua attenzione sul mercato
statunitense, sperando di riuscire a tradurre la propria
espressività prettamente italiana in un linguaggio che gli uomini
americani non solo sappiano capire ma vogliano anche imparare.
“Pensiamo che il mercato statunitense è ora pronto per questo tipo
di stile”, ha detto lo stesso Pignatelli durante un’intervista nel
suo quartier generale. Alla fine di marzo lo stilista ha fatto il
suo ingresso formale negli Usa presentando le sue linee —Cerimonia,
Classico e Outside— al West Cost Exclusive di Las Vegas. A breve
prenderà anche il via una campagna promozionale su pubblicazioni
selezionate. La società americana Interfashion —che ha la sua sede
principale a New York— è già stata scelta come distributore negli
Stati Uniti. Pignatelli sa bene che il mercato americano non sarà
facile da conquistare e intende procedere passo dopo passo,
iniziando con una ventina di punti vendita specializzati e
costruendo eventualmente una presenza nei department store.
“Ovviamente stiamo lavorando verso questa realta’ in termini di
produzione, distribuzione e assicurando lo stesso livello di
qualità che si può trovare in Italia —ha detto ancora Pignatelli—
Abbiamo già agito nello stesso modo per tutti gli altri mercati
stranieri ai quali siamo approdati, come il Giappone, l’Europa e
il Medio Oriente. Per gli Stati Uniti tuttavia abbiamo bisogno di
maggiore strategia, perchè qui siamo per ora completamente
sconosciuti”. Parte della sfida consisterà nell’educare gli uomini
americani agli acquisti e convincerli che il giorno del matrimonio
sia un investimento anche dal punto di vista dell’abito indossato.
“Vogliamo comunicare la stessa filosofia che ci ha fatto
conoscere in Italia —ha detto ancora lo stilista— ed è per questo
che intendiamo iniziare negli Usa con le collezioni da cerimonia,
nelle quali i nostri clienti possono davvero vedere lo stile e la
qualità degli abiti” .
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Premio per il cinema a Giorgio Armani |
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Hollywood rende
tributo a Giorgio Armani. La città cinematografica per eccellenza
ha insignito lo stilista italiano del premio Rodeo Drive Walk of
Style Award per il suo lavoro di arricchimento ai contigui mondi
del cinema e della moda, che nel tempo sono diventati sempre piu`
interdipendenti e sembrano crescere l’uno grazie all’altro. La
città di Beverly Hills, assieme all’associazione dei negozianti
della Rodeo Drive Association, ha creato l’onoreficenza per
ringraziare i grandi nomi della moda per il loro contributo alla
creazione di un centro della stile nella città di Los Angeles.
Armani ha lavorato per creare i costumi di film di Hollywwod sin
dagli anni ‘80, a partire dagli abiti indossati da Richard Gere in
“American Gigolò”. Lo stilista ha poi disegnato per gli attori di
“Gli Intoccabili”, “Batman” e “Shaft”. Sul tappeto rosso, gli
abiti di Armani indossati da Jodie Foster nel 1989 e da Michelle
Pfeifer nel 1990 hanno rappresentato una pietra miliare della
storia della moda.” È un onore per me venire insignito di tale
premio —ha commentato Armani— per di più lavorare con le star del
cinema nel corso dei vari progetti cinematografici mi ha permesso
di fare molte amicizie che sono state importanti per me sia dal
punto di vista professionale che umano.” La lista delle celebrità
include Julia Roberts, George Clooney, Russell Crowe, Samuel
Jackson e molti altri, mentre –come Armani ha sottolineato-
mancano Nicole Kidman e Cate Blanchett, con cui—dice—vorrebbe
lavorare in futuro.
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I costumi del cinema in mostra a LA |
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Los Angeles è
da sempre la città delle stelle del cinema, è quindi la sede più
adatta ad una mostra sui costumi creati proprio per le finzioni
cinematografiche. Ha infatti avuto luogo in questi giorni
l’undicesima edizione della mostra dedicata agli abiti dei
migliori costumisti del cinema presso il museo del Fashion
Insitute of Design and Merchandising (FIDM) di Los Angeles.
Quest’anno i fans del film “Il signore degli anelli - The Lord of
the Ring: the two towers” potranno ammirare, tra gli altri, gli
abiti ed i gioielli indossati da Liv Tyler nei panni di Arwen ed
il manto del re Theoden, l’attore Bernand Hill. In particolare per
questo capolavoro dello studio cinematografico New Line Cinema
faranno parte della mostra anche i costumi e le armi delle diverse
popolazioni guerriere rappresentate nel film, creati da costumisti
nominati all’Oscar dell’anno scorso per la prima parte della saga
del Signore degli Anelli, Ngila Dickson e Richard Taylor. “La
mostra al FIDM è un’appuntamento annuale per chiunque sia
affascinato dal cinema a qualunque livello —ha commentato il
presidente del dipartimento di marketing della New Line Cinema,
Russell Schwartz— siamo molto onorati di farne parte anche
quest’anno con i nostri film.” Sempre per la New Line Cinema al
FIDM saranno anche in mostra alcuni degli abiti indossati nel film
“Austin Powers in Goldmember” da Foxxy Cleopatra (Beyonce Knowles)
, Mini Me (Verne Toyer) e Austin Powers (Mike Myers). Per il film
“Blade II” ci sarà l’abito ideato da Wendi Partridge per Wesley
Snipes e per il film “About Schmidt” quelli di Wendy Chuck per
Jack Nicholson e Kathy Bates.
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Cerimonia Oscar ridotta dal punto di vista della
moda |
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Il tappeto rosso degli Oscar è da sempre la cornice per abiti
sfarzosi e glamour. Quest’an-no però il tono si è smorzato con
decisione a causa della guerra in Iraq.L’intervento militare
contro Saddam Hussein e i suoi generali ha persino messo in
discussione la cerimonia in sè, ma alla fine la associazione
americana per il cinema ha scelto di accontentare gli sponsors,
come Pepsi e American Express, e quindi procedere alla
celebrazione della 75esima edizione degli Academy Awards. Quella
che e` la passerella più famosa al mondo per l’interesse che gli
abiti indossati suscitano al pubblico, quasi più delle produzioni
cinematografiche in sè, in questo caso ha dovuto richiedere un
cambiamento di stile più adatto a tempi di guerra. Le stelle del
cinema hanno dovuto abbandonare gli sfarzi e lasciare a casa i
lussuosi abiti da sera prescelti. Di rigore il nero e la
semplicità, molti parties sono stati cancellati sia per non
sembrare fatui che per motivi di sicurezza, e alcuni attori, come
ad esempio Will Smith, e stilisti come Donatella Versace e Giorgio
Armani hanno scelto di rimanere a casa. “E’ una grossa delusione
per i membri della stampa —ha detto l’esperto di moda e star della
tv Steven Cojcaru— ma gli ospiti saranno impegnati a pensare alla
propria sicurezza piuttosto che a cosa indossano a scapito del
mercato pubblicitario che generalmente questa notte rappresenta
per tutti.” Nonostante questa delusione la vittoria di “Chicago” e
“The Pianist” è stata seguita da tutta la nazione.
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Pacific
Sunwear in espansione
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La catena di
negozi di abbigliamento giovane Pacific Sunwear of California ha
annunciato l'intenzione di aumentare del 25% i piani d'espansione
previsti e di aprire 75 nuovi negozi durante l'anno fiscale 2003.
Un tale incremento netto risulterà dall'apertura di 87 nuovi
negozi e dalla chiusura di 12 già esistenti. L'operatore di quasi
800 punti vendita prevede quest'anno di aumentare la sua
distribuzione con 54 nuovi negozi monomarca PacSun, quattro spacci
aziendali e 10 punti "d.e.m.o", espandendo e rilocando circa 30
negozi in sedi più spaziose. "Stiamo ancora rivedendo l'incremento
dei nosti punti vendita per il 2003 sulla base della spinta delle
vendite", ha dichiarato il direttore generale di PacSun, Greg
Weaver." Abbiamo registrato significativi miglioramenti sia nei
prodotti che nelle operazioni commerciali con una crescita media
del 16,9% nelle vendite di singoli negozi durante gli ultimi nove
mesi", ha commentato il Ceo che prevede che nei prossimi anni la
catena "d.e.m.o" possa crescere a comprendere almeno 200 punti
vendita a livello nazionale. Pacific Sunwear of California, che
produce per adolescenti abbigliamento che si ispira a sport
d'azione quali il surfing e lo snowboarding, sta guadagnando quote
del mercato giovane con l'aiuto di marche multiple e una linea
indirizzata al pubblico femminile. La società ha chiuso il quarto
trimestre con utili di 23,2 milioni, pari a 46 centesimi ad azione,
contro i 14,2 milioni, o 28 centesimi ad azione, dell'anno scorso.
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Zegna nel 2003 fa un doppio salto in Usa |
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Zegna investe
in America. Nel 2003 l’antica azienda, divenuta ormai un simbolo
della moda italiana, ha in programma due grandi progetti. Il primo
è l’apertura di uno show-room di circa 1.500 metri quadrati a New
York e il secondo è un nuovo negozio bandiera di oltre 700 metri
quadrati, la cui inaugurazione è prevista in ottobre. “Abbiamo
fatto un grande passo, anzi due —spiega l’amministartore delegato
Gildo Zegna— abbiamo un rapporto già consolidato sia con i grandi
magazini che con i negozi specializzati americani, e confidiamo in
un lavoro di concerto per comunicare l’immagine della nostra
società”. La casa di moda italiana, la cui caratteristica e’
tuttora la conduzione familiare, vanta un giro d’affari di quasi
700 milioni di dollari e possiede già 400 negozi in tutto il mondo,
sia monomarca che in franchasing. Per il futuro prevede di aprire
almeno 50 negozi solo nel mercato cinese entro il 2005. Gildo
Zegna ha da sempre spinto per espandere l’attività, raccogliendo
la produzione sotto uno stesso ombrello: dalla creazione dei
tessuti agli abiti, dalle calzature agli accessori. “Vogliamo
accontentare tutti —aggiunge Zegna— e soprattutto il mercato
maschile che era considerato minore che sta invece crescendo molto
rapidamente”. Ecco un altro motivo per aprire un flagship nella
città di New York, in modo da presentare chiaramente la vasta
gamma di prodotti che fanno oggi parte del Gruppo Zegna. Zegna
afferma di avere una fiducia assoluta per la ripresa del mercato
negli Stati Uniti e di avere già seminato in passato dal punto di
vista dell’immagine per poter raccogliere i frutti quest’anno.
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Levi’s a Soho rivela un design innovativo |
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Levi Strauss ha
deciso di cambiare volto ai suoi negozi. Un’anticipazione del
nuovo look è stata offerta in occasione dell’inaugurazione di un
nuovo punto vendita a Soho (536 Broadway), Manhattan. La nuova
sede fa bella mostra di inusuali elementi di arredamento, a
cominciare da alcuni tabelloni appesi vicino all’ingresso che
illustrano i modelli di punta e le caratteristiche del denim. La
zona destinata ai camerini di prova, poi, è circondata da drappi
rossi che ricordano il sipario di un teatro. “Volevamo trovare
qualcosa di innovativo, perciò abbiamo pensato di cercare al di
fuori del circuito dell’abbigliamento”, ha spiegato Diane Padovan,
vice direttrice del reparto vendite di Levi’s. “Ci siamo chiesti,
chi altro ha prodotti freschi in continuo aggiornamento? E abbiamo
subito pensato al settore alimentare”, ha dichiarato Padovan. E ad
osservare con attenzione il nuovo negozio di Soho, sembra davvero
che la principale fonte di ispirazione del nuovo look sia il
modello del supermercato. Le pareti, ad esempio, sono ornate con
pesanti sportelli che ricordano quelli di un frigorifero. Appeso a
ogni porta, c’è un campione del modello di jeans che sono
contenuti all’interno. Secondo Padovan “è un modo pratico di
presentare i diversi colori e le caratteristiche dei tessuti”. Il
retro del negozio è interamente dedicato ai camerini, ognuno dei
quali si affaccia su un’area comune, allestita con sedie e panche.
“L’idea è quella di permettere a gruppi di amici che fanno
shopping insieme di provare i modelli e vederseli addosso
contemporaneamente, senza che l’uno debba aspettare l’altro”. Nel
negozio sono esposti molti dei modelli di jeans più noti della
Levi’s: dal modello “Red Tab”, che costa 40 dollari, alla linea
Levi’s Red e a quella Levi’s Vintage, che costano 250 dollari.
“Abbiamo trovato il modo di esporre una grande varietà di modelli”,
ha sostenuto Padovan, che ha ricordato come, in primavera, Levi’s
intende procedere al lancio del nuovo Type One Style. Oltre al
negozio di Soho e a quello di Porland, Oregon, Levi’s ha in
programma di aprire altri due negozi ispirati al nuovo look, uno a
Santa Monica e uno a Miami.
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Washington Opera: le fibre protagoniste dell’Aida di Verdi |
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La Washington
Opera ha letteralmente acceso i riflettori sulla rappresentazione
teatrale dell’Aida di Verdi in scena dall’ultimo sabato di marzo.
In quattro scene dell’opera infatti gli attori indossano dei
raffinati quanto tecnologici costumi, della Luminex. Gli abiti,
la cui realizzazione e’ stata possibile grazie all’impiego di
fibre ottiche trattate e all’utilizzo delle stesse tecnologie
impiegate per la telefonia di rete fissa, presentano
caratteristiche del tutto nuove, mai viste fino ad oggi sulle
scene di teatri e arene. I tessuti impiegati nella manifattura
hanno la proprietà di generare luce, cambiare tonalità riflettendo
così lo stato d’animo di chi li indossa e cambiare la intensità
dei colori al ritmo delle note di una canzone. Così quando la
cantante Marianne Cornetti nel ruolo di Amneris, da sfogo alla sua
ira nei confronti di Radames per aver scelto Aida al suo posto,
non è solo la sua voce da mezzo soprano a scintillare dal
palcoscenico, ma “la stessa tunica indossata dall’attrice emette
una penetrante luce rossa che non proviene dai riflettori del
palcoscenico ma è originata dalle stesse fibre con cui l’abito e’
realizzato”, ha dichiarato il direttore Paolo Micciche’, un
pioniere nell’uso di tecnologie innovative per l’allestimento
delle scene di spettacoli e rappresentazioni teatrali. “La
tecnologia è ormai un elemento di vasto impiego anche nel mondo
dell’arte —ha continuato lo stesso Miccichè— e si presta
perfettamente alla rappresentazione dell’Aida anche perché il
culto delle luci era un elemento fondamentale della tradizione e
della cultura proprie dell’antico Egitto”.
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Studio:
in crescita il mercato delle fibre |
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Il mercato
delle fibre è in continua crescita. Le innovazioni tecnologiche
nel campo del tessile hanno permesso alle società specializzate di
sviluppare nuovi processi di produzione e nuove fibre, in
particolare derivati sintetici del cotone e della lana. Secondo
una recente ricerca dell’International
Cotton Advisory Committee
(ICAC), un’organizzazione internazionale del settore che ha sede
negli Stati Uniti, nel 2010 verranno consumati circa 59 milioni di
tonnellate di fibre, pari a 10 milioni in più rispetto al 2001.
Sul mercato di massa, la parte del leone verrà giocata dal
poliestere e i suoi derivati, con il consumo maggiore previsto in
Cina. Gli analisti dell’ICAC prevedono infatti che la Cina
espanderà la propria capacità produttiva di fibre entro la fine
del 2003, spingendo molti paesi occidentali ad aumentare le
restrizioni sulle importazioni di tessuti. Un esempio
dell’im-patto che la Cina potrà avere sul settore delle fibre sui
mercati occidentali è evidente dall’andamento del comparto nei
primi otto mesi del 2002, quando negli Stati Uniti le importazioni
di tessuti provenienti dalla Cina sono più che raddoppiate
rispetto all’anno precedente. Lo studio condotto dall’ICAC
sottolinea che l’unico modo per far fronte alla Cina è la
creazione di nuove fibre e l’innovazione tecnologica, aspetti che
non sembrano aver caratterizzato —almeno in questi ultimi anni— il
mercato tessile cinese e asiatico in generale. Nei paesi
industrializzati, i tentativi di creare fibre sintetiche più
naturali hanno portato per esempio allo sviluppo di tessuti (composti
principalmente da derivati del cotone, della lana e di altre fibre
naturali) dalle molteplici qualità: totalmente impermeabili da un
lato, porosi dall’altro.
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Nuova tecnologia per etichette "impalpabili" |
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Arriva dagli
Stati Uniti la nuova tecnologia per creare etichette “impalpabili”
destinate al settore abbigliamento. Sfruttando un sistema di
stampa rivoluzionario, la società californiana Tag-It Pacific ha
messo a punto un processo innovativo, ribattezzato Slik-Label, con
il quale l’etichetta degli abiti viene fatta aderire al capo in
modo da fondersi con il tessuto e restare impalpabile al tatto.
L’obiettivo è quello di eliminare il classico fastidio che
l’etichetta di una camicia, piuttosto che di una gonna o di un
paio di pantaloni, crea in chi li indossa. Pochi mesi fa Hanes,
una delle società americane leader nel settore dell’intimo
sportivo, aveva introdotto sul mercato magliette bianche prive di
etichetta. Tuttavia il risultato della campagna di marketing, che
includeva spot pubblicitari su tutte le emittenti nazionali e
pagine di pubblicità su molti settimanali e mensili, non sembra
aver dato i risultati sperati. Tag-it Pacific ha intenzione però
di applicare il suo sistema a tutti i tipi di tessuto, in modo da
rendere “tag-less”, ossia privo di etichetta, qualsiasi tipo di
capo, da quello più esclusivo in pura seta, a quello più economico
in tessuti sintetici. La società sottolinea infatti che il
processo di stampa Slik-Label può essere applicato a qualsiasi
tipo di grafica, inclusa quella a quattro colori. “È una
tecnologia molto versatile —si legge in un comunicato stampa di
Colin Dyne, amministratore delegato di Tag-It Pacific— L’etichetta
ha la stessa elasticità del tessuto su cui viene applicata e
assume la stessa forma del capo senza procurare alcun fastidio in
chi lo indossa”. Dyne ha anche precisato che l’etichetta è
studiata per mantenere la forma, i colori e le proprietà elastiche
nel tempo e resistere ai lavaggi sia ad acqua che a secco.
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La rapper Eve si da’ alla moda giovane su tutti i
fronti |
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La cantante rap
Eve si da alla moda su tutti i fronti. Prima ha firmato un accordo
pluri annuale con la Innovo Group la creazione, distribuzione ed
il marketing di una linea di abbigliamento femminile e di
accessori sotto la marca Fetish. Poi è apparsa in tv nell’ultima
campagna pubblicitaria della Reebok assieme al collega Fabolous
per promuovere la linea Classic dell’azienda inglese di scarpe
sportive, prendendo il posto della cantante di origine colombiana
Shakira. La moda quindi si aggiunge alle altre attività della
cantante, che dopo tre album di grande successo negli Stati Uniti
ha recitato nei due film “ Barbershop” e “XXX”. In particolare,
della sua attività di stilista si sa che la linea
sarà creata per un mercato femminile giovane e che sarà in vendita
entro la fine dell’anno in grandi magazizni selezionati e nei
negozi specializzati. La Innovo Group, che si occuperà della
realizzazione della linea, possiede una lunga esperienza nel
mercato giovane, avendo all’attivo una collaborazione con il
giovanissimo rapper Lil Bow Wow per una linea di abbigliamento per
bambini e le cui sussidiarie includono marche per il mercato
giovane come Joe’s Jeans e Azteca Apparel. “Negli ultimi anni le
linee ‘urbane’ sono cresciute moltissimo acquistando un ruolo
importantissimo nelle vendite di abbigliamento in generale—ha
spiegato l’amministratore delegato di Innovo Group Jay Furrow— Eve
è un immagine di riferimento per le giovani di oggi e siamo
orgogliosi di aver potuto lavorare insieme.”
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La generazione dei teenagers al microscopio |
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Sono 71 milioni,
amano viaggiare e hanno voce in capitolo nei consumi famigliari:
sono i “millennials”, l’ultima generazione di teenagers o poco piu’
che ventenni, preda corteggiatissima ma sfuggente del mercato
della moda. Come consumatori, i “Millennials” sono quantomai
appetibili perché posseggono più denaro di quanto non ne avessero
le generazioni precedenti e lo spendono, prevalentemente, per
acquistare macchine e novità tecnologiche, per andare al cinema e
al ristorante. Gli esperti di marketing delle case di
abbigliamento ne hanno tracciato un identikit di massima e hanno
scoperto, con un certo disappunto, che i millennials sono meno
interessati a seguire le ultime tendenze in fatto di moda, badano
più al prezzo che alla firma e ignorano il richiamo di molte
campagne pubblicitarie che giudicano irrilevanti, quando non
addirittura false. Quest’ultimo aspetto li differenzia
notevolmente dalle generazioni precedenti, quella dei “Baby
Boomers” e la “Generation X”, che hanno risposto con entusiasmo a
ogni richiamo proveniente dall’industria della moda, fin dalla più
tenera età. “Ciò che e’ divertente o ironico per una generazione
è del tutto insignificante per la generazione successiva”, ha
dichiarato William Strauss, autore di diversi saggi sulla
popolazione giovanile. L’industria della moda fatica a capire come
conquistare e legare a sé il pubblico dei “millennials”. Un
sondaggio condotto da Zandl Group, ha confermato che
l’abbigliamento è sempre meno una priorità per le ragazze di età
compresa tra i 13 e i 17 anni, mentre l’attenzione dei teenagers è
dichiaratamente rivolta all’elettronica e all’informatica. Ma il
quadro lascia ancora qualche speranza all’industria della moda.
Secondo i dati raccolti da Npd Fashionworld, tra gennaio e
novembre 2002 i “millennials” hanno speso 46,2 miliardi di dollari
in abbigliamento, più del doppio rispetto ai giovani di età
compresa tra i 25 e i 38 anni. Tra le firme che sono riuscite a
fare maggiormente breccia tra i “millennials”, gli esperti del
settore indicano Kenneth Cole, Banana Republic, Juicy Couture,
Urban Outfitters, Old Navy, Gap, Pacific Sunwear e Hot Topic. Ma
la strada e’ ancora lunga e le aziende che vogliono ritagliarsi un
posto di rilievo nei consumi dei “millennials” dovranno adottare
politiche di marketing innovative e mirate. Non bisogna poi
dimenticare che “spendendo soprattutto in macchine, telefoni
cellulari e computer, i giovani hanno meno soldi da dedicare
all’abbigliamento”, come ha ricordato Irma Zandl, presidente della
Zandl Group. Anche le abitudini sociali della nuova generazione
incidono sui consumi. A differenza dei giovani che li hanno
preceduti, i “millennials” passano meno tempo incollati alla
televisione o ad ascoltare musica. Invece, sono piu’ attivi, si
dedicano a sport estremi, hanno interessi diversificati che vanno
dai viaggi al cinema e al teatro. Secondo un’indagine statistica
condotta da Harris Interactive su un campione di 360 studenti
universitari, nel 2002 i giovani di età compresa tra i 18 e i 24
anni hanno speso cinque miliardi di dollari in viaggi, 390 milioni
in concerti, 318 milioni in parchi giochi e 272 milioni in eventi
sportivi. L’abbigliamento è chiaramente sceso nelle priorità della
nuova generazione. Ma, si chiedono le case di moda, come
rivolgersi con successo a un consumatore che non vuole essere
equiparato ad altri ed e’ anzi geloso della propria individualità?
Lo stesso tentativo di raggrupparli sotto il termine “Generation
Y” rende l’idea della vanita’ degli sforzi di classificazione che
sono stati fatti fino a ora. Loro, i “millennials”, preferiscono
essere racchiusi sotto l’appellativo di “Millennial Generation” o
“Net Generation”, in omaggio a Internet, l’unica rete di cui i
nuovi giovani sembrano non poter davvero fare a meno.
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Le compagnie Usa puntano al mercato degli ispanici |
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La popolazione
ispanica negli Stati Uniti cresce con gran rapidità e le compagnie
americane competono sempre più attivamente per entrare e coprire
questo fiorente mercato. Basta guardare i dati del Censo nel corso
degli anni per vedere come gli ispanici siano velocemente divenuti
il più grande gruppo minoritario in America. Gli ispanici
rappresentano il 14 per cento della popolazione americana, e
secondo le previsioni dell’ufficio del censo americano entro il
2007 raggiungeranno un potere d’acquisto superiore ai 900 miliardi
di dollari, con una crescita di circa il 315 per cento dal 1990.
Con una tale prospettiva di crescita e quindi di profitto le
aziende americane non vogliono lasciarsi scappare una simile
occasione. In particolare le catene americane che vendono prodotti
a baso costo ed ad alta distribuzione, come Wal-Mart, Target e
K-Mart, sembrano essere i più impegnati nella lotta per
accaparrarsi questa grossa fetta di guadagno. Ma le promozioni per
conquistare gli acquirenti latini non mancano anche da parte di
altri retailer, come la spagnola Zara e le americane J. C. Penney
e Sears. Nel territorio americano i conglomerati di popolazione
che parlano la lingua spagnola sono concentrati principalmente nel
sud del paese, sia sulla costa occidentale nei pressi del confine
con il Messico, che sulla costa orientale, relativamente vicino al
Sud America e a Cuba, ed a Nord Est dove prevalgono le
immigrazioni dal Portorico e dalla Repubblica Domenicana.
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Accordo del
Gruppo Marcolin con Costume National |
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La popolazione
ispanica negli Stati Uniti cresce con gran rapidità e le compagnie
americane competono sempre più attivamente per entrare e coprire
questo fiorente mercato. Basta guardare i dati del Censo nel corso
degli anni per vedere come gli ispanici siano velocemente divenuti
il più grande gruppo minoritario in America. Gli ispanici
rappresentano il 14 per cento della popolazione americana, e
secondo le previsioni dell’ufficio del censo americano entro il
2007 raggiungeranno un potere d’acquisto superiore ai 900 miliardi
di dollari, con una crescita di circa il 315 per cento dal 1990.
Con una tale prospettiva di crescita e quindi di profitto le
aziende americane non vogliono lasciarsi scappare una simile
occasione. In particolare le catene americane che vendono prodotti
a baso costo ed ad alta distribuzione, come Wal-Mart, Target e
K-Mart, sembrano essere i più impegnati nella lotta per
accaparrarsi questa grossa fetta di guadagno. Ma le promozioni per
conquistare gli acquirenti latini non mancano anche da parte di
altri retailer, come la spagnola Zara e le americane J. C. Penney
e Sears. Nel territorio americano i conglomerati di popolazione
che parlano la lingua spagnola sono concentrati principalmente nel
sud del paese, sia sulla costa occidentale nei pressi del confine
con il Messico, che sulla costa orientale, relativamente vicino al
Sud America e a Cuba, ed a Nord Est dove prevalgono le
immigrazioni dal Portorico e dalla Repubblica Domenicana.
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Ben Affleck con i Ray-Ban per Daredevil |
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Ben Affleck,
l'attore che interpreterà Daredevil —il leggendario supereroe dei
fumetti Marvel Comics— in un nuovo film prodotto dalla Twentieth
Century Fox e da Regency Enterprise, sfoggerà sullo schermo gli
occhiali da sole Ray-Ban Predator nel nuovo modello Olympia 3119.
La montatura, che combina il tradizionale disegno della linea
Predator con un'interpretazione originale da supereroe, è stata
modificata secondo le esigenze di copione e, pur mantenendo
l'esistente struttura color piombo, è stata attrezzata con
particolari lenti rosse. Luxottica, casa produttrice della linea
di occhialeria Ray-Ban, ha confermato che un numero limitato di
Predator con lenti rosse verrà reso disponibile anche per i
consumatori. In alternativa, il modello Olympia è in vendita con
montatura oro, o canna di fucile con lenti verdi, o con struttura
nera opaca con lenti verdi, anche polarizzate. Ray-Ban, società
che è entrata sul mercato nel 1937 producendo la classica
montatura a goccia per i militari dell'esercito americano, è
successivamente diventata la marca di occhialeria più
riconoscibile al mondo, facendo il suo debutto sugli schermi di
Hollywood nel 1961 quando Audrey Hepburn indossò un suo modello
nel film "Colazione da Tiffany". Da allora gli occhiali Ray-Ban
sono diventati la scelta preferita di vari film di successo, da "I
Blues Brothers" a "Top Gun", da "Pearl Harbor" a "Men in Black I e
II". Luxottica si è dichiarata fiera di collaborare con la casa
cinematografica di Daredevil e della dimostrazione di abilità di
Ray-Ban che è riuscita a creare un modello che completa il
personaggio.
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Oakley crea linea di stivali dell’esercito Usa |
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La società di
occhialeria, abbigliamento e calzature Oakley ha annunciato di
aver ideato e prodotto un nuovo tipo di stivaletto per le Forze
Speciali dell'esercito americano e ha confermato che una simile
versione per uso civile è prevista a breve sul mercato
statunitense. L'"Elite Special Forces Standard-Issue Assault
Boot", lo stivale creato per le divisioni d'assalto del gruppo
altamente selezionato di militari, fa parte di un più ampio
progetto in collaborazione con le forze armate americane. La
calzatura speciale, che mostra il disegno più atletico mai
sviluppato per uno stivaletto, presenta un rinforzo interno che
si estende alla caviglia e il cuoio di alta qualità utilizzato è
protetto da pannelli resistenti all'abrasione. A livello tecnico,
ha un controllo totale dell'umidità per garantire il massimo
comfort; polimeri Eva e uretani d'alta qualità offrono un continuo
assorbimento degli impatti e la gomma vulcanizzata ad alto Nbs è
in grado di mantenere la trazione della suola su un'ampia gamma di
terreni. Come variante dello stivaletto, Oakley ha ideato per
l'esercito Usa anche una scarpa da 'assalto' con la stessa
garanzia di durabilità, comodità e protezione, utilizzabile però
in condizioni meno provanti. Entrambi i tipi di calzatura sono
stati ideati in colore nero. La versione per uso civile dello
stivaletto delle Forze speciali dovrebbe essere disponibile in
quantità limitate verso la fine del secondo trimestre, a un prezzo
suggerito di 225 dollari. Come risultato dell'alleanza con
l'esercito, che dura da 15 anni, Oakley fornisce ai militari Usa
anche vari modelli di occhiali.
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Accordo tra Target e Isaac Mizhrai per una nuova
linea d’abbigliamento |
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Sarà Isaac
Mizhrai il nuovo volto di Target. Lo stilista americano noto per
il programma televisivo che conduce sul canale televisivo Oxygen
Network e la compagnia di abbigliamento che possiede 1148 negozi
in tutti gli Stati Uniti hanno firmato un’accordo di
collaborazione per realizzare una collezione di abbigliamento
sportivo femminile e di accessori. La decisione definitiva è
arrivata dopo mesi di trattative e vedrà la sua piena
realizzazione nell’agosto prossimo, quando la serie di giacche,
gonne e maglie da donna disegnate dallo stilista sarà presentate
al pubblico. Un’ante-prima della collezione è già stata pubblicata
su Vogue di marzo, dove nel servizio fotografico dedicato
all’attrice Candace Bergen ed a sua figlia Chloe Malle ambedue
indossavano pezzi di Mizhrai per Target. “La mia collezione
offrirà un prodotto di qualità e classe ad un prezzo accessibile,
per accontentare tutte le donne di tutte le età e classe sociale
—ha spiegato Mizrahi— l’accordo con Target mi ha permesso di
raggiungere più pubblico di quanto avessi mai fatto, persino con
la mia trasmissione televisiva” Lo stilista è noto negli Stati
Uniti per la sua scelta di colori e per le linee semplici, che lo
hanno portato a vincere ben quattro volte il premio per il design
del Council of Fashion Designers of America (CFDA). Ma è stata
principalemente la sua personalità vivace a conquistare Target a
portare i responsabili della compagnia a sceglierlo anche come
personalità immagine per la nuova campagna pubblicitaria.
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Vespa lancia linea di abbigliamento Usa |
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L’italianissima
Vespa conquista le strade americane. Negli ultimi anni non è
difficile notare alcuni caratteristici motoscooter della casa
Piaggio lungo le strade di New York, ma per la prossima estate e`
fissato il lancio di una linea di abbigliamento per conquistare
anche il mercato della moda casual. La linea sarà ispirata alla
moda vintage, di stile anni ‘50 e ‘60 proprio per rimanere nello
stile rappresentato dal veicolo più famoso d’Italia che ha già
conquistato tutta l’Europa. Ora è il momento degli Stati Uniti,
dove stanno già nascendo i primi gruppi di “vespisti”, per i quali
la Vespa rappresenta uno stile di vita, in cui l’abbigliamento è
importante quanto il mezzo stesso. Saranno probabilmente i
“vespisti” i primi acquirenti della linea che include maglie a
maniche corte e lunghe, camicie, giacche sia da uomo che da donna
ed una serie di borse, cappellini ed accessori, ma non gli unici.
La collezione è infatti creata per accontentare un vasto pubblico
e per attirare gli acquirenti al di là dell’associazione con il
motoveicolo italiano. “Siamo certi che gli amanti della Vespa
saranno entusiasti della collezione, ma abbiamo fiducia anche
nell’interesse per i nostri prodotti anche di quelli che sono
semplicemente alla ricerca di qualcosa di unico ed originale da
indossare” spiega Patrizia Carretti, brand manager di Piaggio USA.
La collezione sarà venduta in esclusiva presso le boutiques Vespa
sparse in tutti gli Stati Uniti. “Con la linea di abbigliamento
creeremo la stesso interesse che ha avuto la Vespa quando è uscita
sul mercato nel lontano 1946.” Ha aggiunto Patrizia Caretti.
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Accordo pluriennale tra
Phat Farm e Motorola |
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Motorola, il
gigante americano delle telecomunicazioni, ha siglato lo scorso
mese un nuovo accordo pluriennale con Phat Licensing, per lo
sfruttamento dei marchi Phat Farm e Baby Phat. L’alleanza
permetterà ai due di ampliare l’offerta di prodotti e servizi
appositamente ideati per soddisfare le più specifiche esigenze dei
consumatori. Il matrimonio tra Motorola e Phat Brands prevede
inoltre lo sviluppo di una nuova linea di prodotti tra i quali il
Motorola iden(R), il nuovo microtelefono di prossima generazione,
e una serie di accessori ad elevato contenuto tecnologico. I
prodotti saranno distribuiti dai negozi Phat Farm, da alcuni
rivenditori selezionati e per mezzo dei canali virtuali dei siti
online. Dimora Lee Simmons e Russell Simmons, proprietari di Phat
Licensing, hanno dichiarato che l’accordo rientra nella più ampia
strategia di marketing che impegnerà l’azienda tra il 2003 e il
2005, in uno sforzo di crescita senza precedenti. “Dopo il
successo della partnership tra Motorola e Phat Farm riscontrato
nel 2002, è apparso opportuno consolidare l’alleanza dedicandosi
alla creazione di prodotti ad elevato contenuto tecnologico ma
dotati di un design in grado di soddisfare le richieste dei
clienti desiderosi di possedere uno strumento esteticamente bello,
diverso e divertente oltre che funzionale” ha dichiarato Russell
Simmons, fondatore di Phat Farm “Noi siamo da sempre interessati
a part-nership con aziende dotate di credibilità e in grado di
soddisfare le esigenze dei consumatori in continua evoluzione. È
per questo che definisco l’alleanza con Motorola un importante
successo”. I telefoni cellulari sono ormai parte integrante della
vita di tutti specie della “hip-hop generation”, e nessuno più di
Motorola è in grado di produrre cellulari di elevata qualità” ha
confermato Kimora Simmons, fondatrice di Baby Phat “i progetti a
cui ci stiamo dedicando permetteranno di portare sul mercato nei
prossimi due anni prodotti rivoluzionari”.Il marchio Phat Brand
e’ conosciuto come uno dei leader del settore della moda e il suo
impiego per la produzione del Motorola iDEN, permetterà ai
consumatori di differenziare e personalizzare anche i loro
strumenti di telefonia cellulare in modo da riflettere il loro
stile nella telefonia mobile” ha dichiarato Peter Aloumanis, vice
direttore e general manager della divisione U.S. dell’iDEN
Subscriber Group.
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L’Amministratore delegato di Sears triplica il
suo bonus |
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Alan Lacy,
Presidente e Amministratore delegato della catena di rivenditori
al dettaglio Sears Roebuck & Co. ha quasi triplicato il proprio
bonus di entrata per il 2002 fissandolo a 1,8 milioni di dollari.
A dichiararlo è la stessa azienda Sears nella redazione dei
bilanci annuali che l’azienda ha consegnato alle autorità
competenti. La decisione è stata presa dallo stesso Lacy dopo che
la società aveva registrato una rapida crescita dei propri utili
nel corso dell’anno fiscale. Secondo le informazioni contenute nei
documenti finanziari consegnati alla Securities and Exchange
Commission, l’organo di vigilanza della Borsa, è emerso che il
quarantanovenne Lacy ha visto crescere il suo bonus di entrata di
quasi il 300 per cento, dagli originari 670mila dollari. Egli
inoltre ha ottenuto un aumento sul suo stipendio annuale di circa
100 mila dollari. Il salario di entrata dell’Amministratore
delegato si aggira ora intorno al milione di dollari all’anno. La
Sears Roebuck, lo scorso anno, aveva più che raddoppiato i propri
utili in seguito all’acquisizione della Lands End, una società di
vendite per corrispondenza on-line e per mezzo di cataloghi. “Gli
utili per azione sono nettamente al di sopra dei livelli
prefissati dai vertici della società e dagli stessi analisti —ha
dichiarato Sears nel suo report annuale— Lacy è stato inoltre in
grado di perseguire e raggiungere brillantemente gli obbiettivi
strategici che il Consiglio d’Amministrazione si era preposto per
l’anno fiscale appena conclusosi”.
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Liz Claiborne: nuove strategie e management |
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Liz Claiborne,
il gigante dell’industria americana della moda, ha annunciato lo
scorso mese alcune novità riguardanti il management e le strategie
aziendali. La società con sede a New York, ha infatti reso noto
che Ed Bucciarelli, Helen McCluskey, Karren Murray e Fritz Winans
andranno a ricoprire l’incarico di direttori di gruppo alle
dipendenze di Angela Ahrendts e Trudy Sullivan, attuali
vicedirettori generali. Helen McCluskey, è stata nominata
direttore del gruppo “special market”, mentre Karren Murray
occuperà il posto di direttore del gruppo Liz Claiborne
“menswear”. Ed Bucciarelli sarà direttore del gruppo Liz Claiborne
accessori, mentre Fritz Winans ricoprirà l’incarico di direttore
del gruppo Liz Claiborne Brands. L’azienda ha inoltre reso noto
che Anne Cashill, precedentemente direttore di dipartimento, è
stata promossa al grado di vicedirettore delle attività di vendita
e di design. Commentando i significativi cambiamenti avvenuti ai
vertici dell’azienda, Paul Charron, presidente e amministratore
delegato del gruppo, ha dichiarato: “i cambi che hanno investito
alcuni ruoli chiave dell’azienda hanno lo scopo di rafforzare la
struttura manageriale della stessa. Insieme agli altri membri
dell’impianto direttivo, questo gruppo di professionisti di grande
talento e professionalità e’ l’artefice dei grandi traguardi che
l’azienda ha raggiunto negli ultimi tempi. Sono soddisfatto —ha
continuato lo stesso Charron— per i successi realizzati da loro
come dagli altri dirigenti, in particolar modo in questi tempi
caratterizzati dalla elevata competitività del settore”. Le novità
che investono i vertici di Liz Claiborne, rientrano chiaramente in
una più ampia strategia di crescita e innovazione che caratterizza
la società nel medio e lungo periodo. Gli avvicendamenti
dirigenziali sono infatti accompagnati dall’annuncio del recente
via libera da parte del Consiglio di Amministrazione per
l’acquisizione di Juicy Colture, in cambio di una somma di denaro
la cui entità non è stata rivelata.
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Cambio della guardia a Bill Blass
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È stato scelto
Michael Vollbracht alla guida delle creazioni che portano la firma
Bill Blass. Dopo la scomparsa dello stilista che aveva
rappresentato il gusto americano per 50 anni ed il licenziamento
del suo successore Lars Nilsson dopo solo un anno, il nome di
Vollbracht è stato fatto ufficialmente in questi giorni. “Non mi
vergogno a dire che finalmente gli acquirenti potranno scegliere
tra una vasta gamma di abiti eccezionali —ha detto Vollbracht—
cosa che mancava dal mercato da fin troppo tempo.” La scelta di
Vollbrachtr, vecchio amico di Blass e stilista con decenni di
esperienza alle spalle, non ha colto di sorpresa quanto la brusca
fuoriuscita di Nilsson, avvenuta subito dopo la presentazione
della sua collezione nel corso della settimana della moda di New
York accolta con entusiasmo dal pubblico e dai critici. Il
designer svedese era entrato a far parte della compagnia americana
guidata dall’amministratore delegato Michael Groveman nel gennaio
del 2001, e aveva riconquistato il pubblico degli affezionati di
Blass, come Helen Schifter, Jennifer Creel e Nina Griscom, dopo la
altrettanto brusca cacciata del suo predecessore Steven Slowik. “È
stato come un fulmine a ciel sereno —ha detto Nilsson— mi hanno
chiesto di andarmene immediatamente, senza toccare nulla tranne la
mia agenda e il mio cellulare. Hanno aggiunto che i miei effetti
personali mi sarebbero stati consegnati direttamente a casa.” Da
Blass non è stata rilasciato alcun commento, ma secondo Nilsson
Groveman lo hanno indicato responsabile del calo delle vendite.
Michael Vollbracht ha lavorato per Geoffrey Beene a Dinald Brooks,
ha disegnato la sua collezione privata negli anni ‘80 ed ha
recentemente curato la retrospettiva su Bill Blass che ha avuto
luogo in Indiana in ottobre.
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Problemi legali al colosso K-Mart |
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L'indagine
sulle pratiche contabili del gigante della distribuzione K-Mart
nel periodo precedente al gennaio 2002 —e alla sua richiesta di
protezione fallimentare— ha portato le autorità federali a
incriminare per frode due ex funzionari della società. Enio
Montini e Joseph Hofmeister, entrambi ex vice presidenti della
divisione 'drug store' di K-mart, per cercare di arginare il calo
dei margini della divisione, avrebbero messo in bilancio quale
fatturato del secondo trimestre 2001 il pagamento di 42,3 milioni
di dollari proveniente dalla società di biglietti d'auguri
American Greeting, invece di scaglionarlo, come dovuto secondo le
regole contabili, lungo la vita del contratto. Questo avrebbe
permesso alla società di raggiungere gli obiettivi finanziari
previsti dagli analisti di Wall Street. K-Mart sta collaborando
con gli inquirenti e nel frattempo ha rivisto gli utili del
secondo periodo del 2001 per contabilizzare correttamente il
pagamento in questione. I due ex funzionari negano ogni
coinvolgimento, ma se trovati colpevoli delle accuse, rischiano un
massimo di 10 anni di prigione e una penalità di un milione di
dollari per la frode contabile, e cinque anni di prigione e 250
mila dollari di multa per falsa dichiarazione. K-Mart, che prevede
di emergere dall'amministrazione controllata entro fine aprile,
sta anche considerando di intraprendere un'azione legale contro
l'ex amministratore delegato Charles Conaway per aver tenuto il
consiglio di amministrazione all'oscuro della situazione
finanziaria della società.
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Nuova puntata per la battaglia legale tra
Morgan Stanley e il colosso francese LVMH |
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La battaglia
giudiziaria che vede contrapposti la banca d’investimento
americana Morgan Stanley e il colosso francese della moda Louis
Vuitton Moet Hennessy (LVMH), riprende il 1 aprile con un’udienza
dedicata a questioni procedurali. La vicenda aveva avuto inizio lo
scorso anno quando Louis Vuitton aveva citato in giudizio la banca
d’investimento americana con l’accusa di aver fornito informazioni
distorte sul suo conto, chiedendo per questo un risarcimento per
danni del valore di 100 milioni di dollari. Durante la prima fase
d’udienze il gruppo francese aveva portato in aula 41 prove
accusatorie nelle quali dimostrava che l’analista di Morgan
Stanley, Claire Kent aveva volontariamente sottostimato le azioni
della Vuitton per favorire il gruppo Gucci, rivale storico del
gruppo francese e anch’esso cliente di Morgan Stanley. La causa
era iniziata presso la Corte per il Commercio di Parigi lo scorso
gennaio con una breve udienza preliminare durante la quale erano
stati portati a conoscenza della Corte una serie di documenti
dell’una e dell’altra parte. Il giudice aveva quindi fissato una
nuova udienza per lo scorso 3 marzo, data entro la quale la Morgan
Stanley avrebbe dovuto presentare le prove per rispondere alle
accuse mosse nei suoi confronti. Durante l’udienza svoltasi a
porte chiuse la difesa di Morgan Stanley, rappresentata dal noto
gruppo legale parigino Gide Loyrette Nouel, ha richiesto che due
aspetti procedurali siano chiariti prima che la stessa presenti
le tesi a sostegno della sua difesa. La difesa di Louis Vuitton e’
invece affidata al gruppo legale Jeantet Associes, anch’esso
parigino. Alla fine dell’udienza i rappresentanti delle parti in
causa si sono fermati fuori del tribunale per un improvvisato
incontro con la stampa. “Morgan Stanley sta cercando di
confondere le acque per procrastinare la battaglia —ha dichiarato
Georges Terrier, uno dei legali di Vuitton— la banca ha dimostrato
di essere particolarmente pignola sugli aspetti procedurali non
prestando attenzione ai contenuti della causa. Questo dimostra
chiaramente che loro sono in difficoltà e tentano di guadagnare
tempo”. Un portavoce della Morgan Stanley ha dichiarato invece che
quella del 3 marzo e’ solo la prima di una serie di udienze
concernenti aspetti procedurali del giudizio che vogliono essere
messi in ombra da Louis Vuitton, ma che hanno una importanza
fondamentale nella vicenda. “La Corte - ha aggiunto il portavoce -
ha dimostrato di essere interessata alle motivazioni da noi
addotte in giudizio e per questo ha richiesto che siano sentite
tutte”. “Siamo perplessi sulle loro posizioni - ha ribattuto
Terrier - loro vogliono che siano fornite maggiori spiegazioni e
più prove al riguardo, però non hanno detto che tipo di prove
vogliano. Il loro e’ solo un tentativo di complicare il caso. Noi
rimaniamo fermi sulle nostre tesi e cercheremo di andare fino in
fondo nonostante gli ostacoli che saranno opposti dai legali della
Morgan Stanley”. Il giudice della Corte parigina ha quindi fissato
l’udienza del 1 aprile per affrontare le questioni di carattere
procedurale sollevate dalla banca americana e in seguito
sara’stabilita una nuova udienza durante la quale Morgan Stanley
dovra’rendere conto sui contenuti delle tesi accusatorie mosse nei
suoi confronti da Vuitton. Fonti vicine al caso hanno dichiarato
che, dopo aver risposto alle accuse mosse nei suoi confronti,
Morgan Stanley procederà ad una controdenuncia per diffamazioni
esigendo un equo risarcimento per i danni provocati dal
procedimento in corso. L’ammontare che la banca richiederà a
titolo di risarcimento, non e’ ancora stato reso noto.
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Accordo di distribuzione tra Calvin Klein e Vestimenta |
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Calvin Klein ha
raggiunto un accordo con Vestimenta per assegnare a quest’ultima
il compito di confezionare e distribuire sui mercati
internazionali la sua linea di abbigliamento maschile e femminile.
La casa di moda newyorchese ha comunicato che, grazie all’accordo
raggiunto, sarà possibile unire le competenze degli stilisti di
Calvin Klein con le risorse di Vestimenta, azienda leader nel
campo della manifattura e della distribuzione.L’accordo ufficiale
dovrebbe essere siglato intorno alla metà di marzo e diventare
operativo a partire dal 1 gennaio 2004. Ma già dal prossimo
autunno, Vestimenta confezionerà la nuova collezione Calvin Klein.
I termini dell’accordo prevedono che Calvin Klein rimarrà
responsabile per il design, il marketing, la campagna
pubblicitaria e le relazioni con il pubblico, e manterrà il
controllo sulla distribuzione del prodotto. La direzione della
partnership sarà assunta da Tom Murray, direttore operativo di
Calvin Klein, che ha dichiarato: “Grazie all’espe-rienza di
Vestimenta nel confezionare prodotti italiani di alta sartoria,
siamo convinti di riuscire a raggiungere i nostri obiettivi
strategici, che consistono nell’espandere la rete di distribuzione
attraverso canali selezionati”. Murray ha poi elogiato la
competenza del nuovo partner: “la qualità delle confezioni di
Vestimenta non è seconda a quella di nessun’altra azienda e siamo
certi che, grazie all’accordo raggiunto, riusciremo a raggiungere
i traguardi che ci poniamo in termini di vendite e di espansione”.
Recentemente, anche Giorgio Armani ha formato una jont venture
con Vestimenta, per la produzione della linea di abbigliamento
maschile e femminile Borgonuovo.
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Hdp cede Fila a Cerberus per un totale di $ 351
milioni |
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Dopo anni di
trattative, Holding di Partecipazioni Industriali (HdP) ha
finalmente deciso di cedere il marchio Fila, di cui possedeva il
91% di azioni. Il nuovo proprietario del celebre gruppo biellese,
che comprende Fila Nederland, Fila Sport, Ciesse Piumini, e Fila
Usa, è l’americana Cerberus, una società di investimento con un
fondo di 8,5 miliardi di dollari. L’accordo è stato stipulato per
351 milioni di dollari. Il debito consolidato di Fila, al 31
dicembre 2001, ammontava a 295 milioni di euro. L’acquisizione di
Fila sarà portata a termine entro la fine di giugno, quando HdP
farà un’offerta per l’acquisto delle rimanenti 8,6 milioni di
azioni che ancora non possiede, al prezzo di 1,12 dollari l’una.
Scopo dell’operazione è “rendere Fila interamente privata e
condurla verso altre attività e investimenti, nei settori
strategici del gruppo”, secondo un comunicato rilasciato da HdP.
La decisione di vendere il gruppo Fila non è stata presa a cuor
leggero dalla dirigenza di HdP, ma è stata quasi imposta dopo che
il gruppo ha chiuso in perdita per cinque anni consecutivi. Fonti
di HdP sostengono che Cerberus fosse interessata all’ac-quisto di
un’azienda con una solida presenza sul mercato, anche se con un
bilancio in rosso. HdP, dal canto suo, mirava soprattutto a
disfarsi di un’attività che non riusciva a rendere redditizia.
Prima che l’accordo fosse siglato, altre società si erano fatte
avanti per l’acquisto di Fila, in prevalenza Nike e Continental
Partners. Ma l’avanzato stato delle trattative con Cerberus ha
indotto il management a concludere l’accordo il più brevemente
possibile. Hdp ha spiegato che “la decisione è stata presa dopo
aver tenuto in debita considerazione, oltre alla struttura di
Cerberus, anche vari altri fattori, inclusi i risultati economici
degli ultimi anni e l’incertezza riguardo il modo di ottenere
sviluppi positivi in futuro”. Ma per HdP l’accordo segnala anche
l’intenzione di abbandonare definitivamente il settore
dell’abbigliamento.
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Jones Apparel punta a Tommy Hilfiger |
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Il colosso
americano Jones Apparel Group sarebbe in trattative per l’acquisto
della casa di moda Tommy Hilfiger. E’ quanto ha riportato a fine
marzo il Wall Street Journal, secondo le cui fonti gli
amministratori delegati dei due gruppi si sarebbero incontrati
diverse volte per discutere i termini di un possibile accordo. per
ora bocche cucite sia al quartier generale di Tommy Hilfiger che
di Jones Apparel, quest’ultimo interessato da tempo a mettere le
mani su un marchio di lusso piuttosto stabile dal punto di vista
finanziario da aggiungere al suo portafoglio di società, tra cui
Nine West, Jones New York e Norton McNauthton. La maison del
designer statunitense Tommy Hilfiger sarebbe —a detta degli
analisti— a rischio di scalata dopo il calo delle vendite e la
fluttuazione delle quote di mercato registrate negli ultimi mesi.
Attualmente Tommy Hilfiger può contare su un flusso di cassa di
circa 400 milioni di dollari e una capitalizzazione di mercato
pari a 539 milioni.
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Nike: utili in lieve ribasso nel III trimestre
fatturato totale sale del 6 per cento |
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Il gigante
americano Nike, leader mondiale nel settore dell’abbigliamento
sportivo, ha chiuso il terzo trimestre fiscale con utili in lieve
ribasso a causa delle deludenti prestazioni sul mercato americano,
i cui risultati sono stati inferiori alle attese. La società
dell’Oregon ha riportato per il trimestre appena concluso un utile
di 124,7 milioni di dollari, pari a 47 centesimi per azione,
contro i 126,3 milioni, o 46 centesimi per azione, dello stesso
periodo dello scorso anno. Il fatturato totale è cresciuto del 6
per cento su base annua, portandosi a 2,4 miliardi di dollari.
Negli Stati Uniti, le vendite hanno registrato un aumento di solo
il 3 per cento, a quota 1,13 miliardi di dollari, mentre in Europa
la crescita è stata dell’8 per cento, a 126,3 milioni. Infine, sul
mercato Asia/Pacifico, il fatturato ha registrato un balzo del 13
per cento, raggiungendo i 335 milioni. Negli Stati Uniti, la
prestazione peggiore è stata quella delle linee di calzature
sportive, dove le vendite hanno riportato un calo dell’1 per
cento. “Siamo soddisfatti delle nostre prestazioni trimestrali —ha
detto nel corso di una conferenza stampa il presidente e
l’amministratore delegato del gruppo, Philip Knight— Abbiamo
osservato un netto miglioramento delle vendite nei principali
mercati di riferimento e un rafforzamento del marchio nei paesi in
via di sviluppo”. Il dirigente ha poi aggiunto che la società
prevede una crescita del fatturato fino al 9 per cento nel corso
del prossimo trimestre fiscale, con utili in rialzo di almeno il
15 per cento.
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Primo trimestre in perdita per Levi’s
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Levi’s Strauss
& Co, leader incontrasta sul mercato dei jeans, ha riportato nel
primo trimestre fiscale dell’anno un’inattesa perdita a causa
principalmente del calo delle vendite e della crescita dei costi
operativi. La società di San Francisco è infatti incorsa nei primi
tre mesi del 2003 in una perdita netta di 24 milioni di dollari,
un risultato di gran lunga inferiore all’utile di 42 milioni
registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Escludendo
alcuni oneri straordinari, legati alla ristrutturazione interna
del gruppo, la perdita ammonta a ben 27 milioni di dollari. Le
vendite nette sono calate del 6 per cento portandosi da 935 a 875
milioni di dollari. La società ha tuttavia specificato che, se il
cambio del dollaro con le principali monete straniere fosse
rimasto inalterato nel tempo, le vendite avrebbero registrato un
calo dell’11 per cento. Sul mercato nord e sud americano il
fatturato ha visto un ribasso del 14 per cento, mentre in Asia e
in Europa le vendite hanno registrato un balzo in avanti, del 18 e
del 5,3 per cento rispettivamente. “Stiamo risentendo degli
effetti di un’economia apatica e anemica, in particolare negli
Stati Uniti —si legge in un comunicato stampa della società
californiana— Avevamo preannunciato che la prima metà dell’anno
sarebbe stata difficile, ma il primo trimestre è stato peggiore di
quanto ci aspettavamo”.
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Converse cancella IPO a causa della guerra in Iraq |
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La guerra in
Iraq ha colpito pesantemente Converse, una delle società americane
di scarpe da ginnastica leader nel mondo. Il gruppo del
Massachusetts è infatti stato costretto a posporre a tempo
indeterminato lo sbarco in borsa, sul listino del Nasdaq, a causa
delle incertezze che l’intervento militare contro Saddam Hussein
ha creato sui mercati globali. L’operazione, che era stata
registrata lo scorso dicembre, avrebbe avuto un valore totale di
circa 86 milioni di dollari. per il gruppo l’offerta pubblica
rappresentava un momento di decisa ripresa seguito alla richiesta
di amministrazione controllata: la società era infatti riuscita
ad uscire dalla bancarotta e a registrare nei primi nove mesi del
2002 una crescita del fatturato netto di circa il 30 per cento.
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Usa: nonostante i
venti di guerra cresce la propensione al consumo degli americani |
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“La primavera è
più forte della Cnn”. Lo ha dichiarato James Glassman, economista
della J.P. Morgan, spiegando che, nonostante la guerra in Iraq, la
cui cronaca è trasmessa costantemente da molti network televisivi,
la gente non ha rinunciato allo shopping nel fine settimana. A
spingerli è stato soprattutto il clima primaverile che ha dominato
le ultime settimane dello scorso mese. A confermare la tesi di
Glassman giungono numerose dichiarazioni di gestori di negozi e
grandi magazzini, i quali affermano che nonostante ci sia stato un
calo generale del volume di affari, esso è stato contenuto e
comunque decisamente al di sotto delle aspettative. Wal-Mart, il
gigante americano delle vendite al dettaglio, ha reso noto che i
dati relativi alle vendite ‘same-store’, cioè di quei punti
vendita aperti da almeno un anno, mostrano chiaramente una
crescita contenuta ma destinata a divenire più consistente nei
primi giorni di aprile. La compagnia che ha la sua sede principale
in Arkansas, ha affermato infatti che il tanto temuto “Cnn
effect”, che avrebbe dovuto tenere incollati milioni di americani
ai teleschermi, è stato molto meno marcato di quanto si attendesse.
Le vendite hanno addirittura registrato elevate crescite per quel
che riguarda i generi alimentari e prodotti per la casa, sebbene
questa sia più una conseguenza dei timori legati alla guerra. Gli
operatori del settore ritengono indispensabile una crescita delle
vendite per un duplice motivo: da una parte essa costituirebbe una
ripresa rispetto ai mesi invernali in cui le attività sono state
danneggiate dal maltempo che ha colpito quasi tutto il territorio
americano. Dall’altra una crescita delle vendite rappresenterebbe
un argine alle perdite registrate sui mercati azionari in seguito
al calo degli indici di borsa, dopo i picchi dei primi tre giorni
del conflitto. “Tutto quello che accade sullo scenario di guerra è
destinato a ripercuotersi sui mercati finanziari americani ed
europei” ha dichiarato Glassman. A confermare il trend positivo
degli ultimi giorni di marzo sono anche le parole di Ron Frasch,
presidente del grande magazzino del lusso Bergdorf Goodman, che
non si lamenta affatto degli effetti della guerra e delle
manifestazioni pacifiste nelle varie città americane. “È stato un
fine settimana molto proficuo per la nostra boutique —ha
dichiarato Frasch— speriamo sia solo il primo di una lunga serie
che ci accompagnerà per tutta la stagione”. Il fenomeno di
incremento delle vendite sembra coinvolgere tutto il paese, come
ha confermato un portavoce della General Growth Properties, una
compagnia di Chicago proprietaria di 160 centri commerciali in
tutti gli Stati Uniti: “è primavera ed il clima è decisamente
meno rigido. I soldati e la guerra sono certamente nelle menti dei
cittadini, ma la gente ha comunque voglia di uscire e spendere i
propri soldi. È anche questa una forma di svago. Molti dei nostri
“mall” hanno registrato un intensificarsi del traffico di clienti
negli ultimi week-end di marzo e alcuni gestori hanno dichiarato
che le vendite in alcuni casi hanno raggiunto i livelli del
periodo natalizio”. “I cittadini sono attualmente incollati ai
loro televisori per assistere alle immagini di questo conflitto,
che nella sua tragicità rappresenta un evento mass-mediatico del
tutto nuovo —ha dichiarato una portavoce di Westfield Shoppingtown,
un centro commerciale di Century City in California— ma si tratta
di un fenomeno di breve durata. Quando la portata dell’evento si
affievolirà , i livelli dei consumi torneranno ai loro standard
stagionali o registreranno importanti crescite”.
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