Newsletter Dicembre 2002 | Volume 1 | Numero 11

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Notizie & Analisi sul Mercato USA

Newsletter sulla moda italiana negli Stati Uniti: Tessile, Abbigliamento, Calzature, Gioielli, Accessori, Cosmetici

In questo numero

 

 

Titoli italiani:

*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 29 novembre 2002. La variazione percentuale è su base mensile.

 

Realizzato da:

Italian Trade Commission

 

Si ringrazia:

Sistema Moda Italia

 
 
 

Scattata la stagione delle vendite natalizie, ma gli analisti prevedono una crescita modesta

Il Natale è ormai alle porte e gli analisti di Wall Street prevedono che le vendite registreranno il rialzo più contenuto dalla recessione del 1990. Sebbene le vendite del week end del “Giorno del Ringraziamento” siano andate molto meglio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un rapporto pubblicato a inizio dicembre dalla banca d'affari Merrill Lynch mostra che le stime di crescita per le vendite della stagione natalizia sono di solo il 3 per cento, ben al di sotto del 4,8% della media degli ultimi 30 anni. Gli analisti della banca d'affari sottolineano che nell'ultimo decennio la crescita delle vendite non si era mai attestata al di sotto del 4 per cento: solo nel 1990, in piena recessione, la stagione natalizia aveva registrato un calo delle vendite dello 0,2 per cento. "Le nostre stime sono state riviste al ribasso rispetto al +3,9% atteso in precedenza —ha spiegato Daniel Barry, l'analista di Merrill Lynch che ha redatto il rapporto— Prevediamo un ulteriore deterioramento delle vendite in tutti i settori in particolare per i prodotti di lusso e la moda in generale". Il calo atteso per il Natale rappresenta un deciso

indietro rispetto al forte aumento delle due stagioni precedenti, quando le vendite sono risultate in rialzo dell'8,6% e del 6,6% rispettivamente, superando le previsioni di Wall Street. Nel suo rapporto, la banca d'affari ha identificato alcuni fattori che stanno contribuendo a rallentare le vendite natalizie, tra questi emergono ancora le preoccupazioni per un eventuale intervento militare americano in Iraq —con un conseguente aumento dei prezzi del petrolio— e il blocco dei porti della costa occidentale dell'ottobre scorso, quando le spedizioni delle merci per la stagione natalizia erano al culmine. "Le incertezze sull'Iraq stanno avendo un effetto negativo doppio sulle spese dei consumatori —ha spiegato Barry— Primo, il prezzo del greggio sta continuando ad aumentare ed è già del 50% più alto rispetto ad un anno fa. Secondo, qualora gli Stati Uniti decidessero di attaccare l'Iraq, i consumatori diserterebbero i negozi e i grandi centri commerciali preferendo rimanere a casa incollati al televisore". A danneggiare le vendite della stagione natalizia  sono stati anche gli eventi di ottobre nella costa occidentale, che hanno portato alla chiusura dei porti di California, Oregon e Stato di Washington per 10 giorni consecutivi. "L'impatto è stato significativo —si legge nel rapporto di Merrill Lynch— Le aziende sono ancora al lavoro per annullare il ritardo causato dalla serrata e fare in modo che le proprie scorte siano sufficienti per rispondere alla domanda". Nel comparto moda, a frenare i consumatori statunitensi non vi è invece alcun fattore economico o politico, ma solo l'assenza di capi o accessori a fare da traino. Secondo Merrill Lynch, proprio come successe il natale scorso, i designer non sono riusciti a creare per la stagione natalizia i cosiddetti prodotti "must have", ossia da avere assolutamente. "A tirare quest'anno saranno gli stessi prodotti dello scorso anno —ha detto Mark Friedman, analista dell'area fashion della banca d'investimento newyorkese— Nessuna novità: capi d'abbigliamento vintage, vesiti sexy in rosso, marrone o nero, e giacche in pelle o pelliccia".

 

 

Natale in forte crescita per le vendite online

Se per il settore delle vendite al dettaglio quello che si prepara sarà un Natale avaro di soddisfazioni, meglio andrà per gli operatori del settore ecommerce. A dirlo è la società di ricerca eMarketer nel suo rapporto annuale "U.S. Online Holiday Shopping Report", pubblicato a metà novembre. Gli analisti del gruppo sostengono che le vendite su Internet per il Natale raggiungeranno quest'anno i 12,97 miliardi di dollari, in crescita del 16 per cento rispetto alla stagione precedente. "L'andamento degli acquisti su Internet è uno dei pochi aspetti positivi in un quadro piuttosto negativo —ha dichiarato Nevin Cohen, analista di eMarketer ed autore del rapporto— Visto che quest'anno le vendite natalizie totali sono attese in rialzo di solo il 3 per cento, un aumento di oltre il 15 per cento nel settore online è una performance decisamente positiva". Il rapporto mostra inoltre che, nel corso degli ultimi tre mesi del 2002, gli acquirenti "virtuali" saliranno a 62 milioni, 3 milioni dei quali saranno novizi, ossia persone che comprano per la prima volta. Lo scorso anno gli americani che hanno fatto shopping sulla rete sono stati solo 55 milioni.

 

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Tempi difficili per i beni di lusso, prevista stagione natalizia debole

La banca d’affari Morgan Stanley ha tagliato le sue stime di utili sul settore dei beni di lusso, prevedendo vendite deboli nella stagione natalizia ed esprimendo preoccupazione circa le conseguenze di un possibile attacco all’Iraq. Tra in nomi eccellenti finiti sotto la falce di Morgan Stanley, da segnalare le italiane Bulgari, Gucci, le francesi Hermes, Lvmh Moet Hennessy Louis Vuitton, e le svizzere Richemond e Swatch. É stato invece risparmiato Burberry, per il quale la banca d'affari ha anzi alzato le aspettative. Morgan Stanley ritiene improbabile la previsione di crescita per il settore adottata dal consensus degli analisti che vede un ritmo di espansione nel 2003 pari al 6-10 per cento. “Si tratta di una previsione decisamente poco probabile” hanno invece spiegato in una nota gli analisti di Morgan Stanley, Claire Kent e Mandy Deex, che hanno rivisto il dato in senso negativo, stimando che la crescita delle sei aziende citate sarà tra il 2 e il 5 per cento. Sul fronte degli utili, la banca d’affari ha stimato per il 2003 una crescita degli Ebitda (margine operativo lordo) tra il 3,1% per Swatch e il 18,9% per Gucci. Anche in questo caso i dati sono in ribasso rispetto al consensus che dava una previsione di crescita tra l’8,9% e il 31,14 per cento. “Le prospettive per il settore sono peggiorate dopo l’attentato di Bali —hanno scritto ancora i due analisti di Morgan Stanley— le indicazioni per la stagione natalizia non sono ottimistiche: i dati provenienti dal Giappone, relativi ai dipartimenti d’alto lusso dei negozi, mostrano vendite deludenti nel mese di ottobre mentre gli Stati Uniti non stanno mostrando segni di ripresa”. Morgan Stanley ha inoltre avvertito che la guerra all’Iraq potrebbe deprimere ancor più le vendite. “Nè le nostre previsioni, nè quelle del consensus, contemplano l’impatto di un possibile attacco —hanno concluso gli analisti— che potrebbe colpire duramente la fiducia dei consumatori e il turismo, due fattori vitali per l’andamento del mercato dei beni di lusso”.

 

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L’Istituto per il Commercio Estero punta al piccolo dettaglio americano

L’Istituto Nazionale per il Commercio Estero mira al piccolo dettaglio con le promozioni per il “Made in Italy”. Mentre a New York, Miami e Los Angeles gli americani conoscono già bene i prodotti italiani e sono già da tempo acqirenti di prodotti di importazione italiana, nelle piccole città degli Stati Uniti non tutti sono al corrente dei vantaggi del marchio “Made in Italy”. Ecco perché all’ICE di New York la campagna Italia: Life in ‘I’ Style si è fatta promotrice della qualità italiana anche nelle zone più remote d’America. La strategia della campagna consiste nel dare supporto sia organizzativo che finanziario ai piccoli commercianti per creare eventi che possano attirare l’attenzione di nuova clientela e un motivo in più per rimanere fedeli ai clienti abituali. “Il proposito principale della nostra collaborazione con i negozianti è quello di raggiungere il pubblico americano per dimostrare la su-periorità del marchio ita-liano —ha spiegato la responsabile della campagna Life in ‘I’ Style, Rossana Ciraolo— Superiorità rappresentata in particolare dall’alta qualità del materiale utilizzato e dalla lavorazione spesso manuale della produzione”. L’ICE si fa portavoce della moda italiana grazie allo sviluppo di eventi, che in molti casi ottengono un effetto moltiplicato, avendo luogo contemporaneamente ad altre celebrazioni quali anniversari dei negozi o feste comandate. L’ultima campagna di marketing, che ha preso il via il 25 settembre di quest’anno e continuerà fino al 31 di dicembre, prevede il rimborso del 70 per cento delle spese sostenute dall’e-sercizio per promuovere i prodotti di moda italiana. Il programma di sponsorizzazione fornisce ai negozianti prescelti materiale pubblicitario Life in ‘I’ Style, quale cappellini ed adesivi con il logo della campagna, e include il rimborso di un massimo di 10.000 dollari spesi per l’organizzazione di eventi e fashion shows in tema.  Attualmente le promozioni Life in ‘I’ Style collaborano con circa venticinque negozi d’abbigliamento e calzature.

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Alcune testimonianze dei partecipanti al programma dell'ICE

Tra i numerosi negozianti che hanno partecipato alle promozioni dell’Italian Trade Commission in precedenza, sono stati molti quelli che hanno stabilito un rapporto continuativo con l’organizzazione governativa italiana. Richard Patterson, proprietario del negozio di abbigliamento italiano Taylor, Richard & Conger di Charlotte in North Carolina, ha accolto con entusiasmo la possibilità di partecipare alla  promozione per la prima volta ben cinque anni fa, e da allora ha preso parte a successive edizioni per diffondere la moda italiana nella sua regione. “Inizialmente abbiamo risposto al questionario dell’Italian Trade Commission perche ci è sembrata un’occasione unica di supporto per insegnare alla popolazione di questa zona l’importanza della qualità e della vestibilità dei prodotti di abbigliamento italiani —ha spiegato Pattison— I risultati son stati eccezionali, attirando l’interesse di nuovi clienti e rafforzando i rapporti con la vecchia clientela”. Nel maggio scorso il negozio ha organizzato una riedizione del gioco degli scacchi vivente che si tiene ogni anno nella cittadina italiana di Marostica —una tradizione che risale al 1454— ottenendo un grosso successo e attirando un pubblico di 400 persone, di cui il 25 per cento sono divenuti clienti abituali. Grazie alla manifestazione, a cui hanno partecipato celebrità locali in qualità di pedine, sono stati raccolti 1.000 dollari, devoluti in beneficenza a favore della ricerca sulla distrofia muscolare. Un altro retailer che è entrato a far parte dell’iniziativa fin dai suoi primi passi è Mike Zack, proprietario di Circa 2000 nello stato del Texas. Zack ha organizzato sfilate e cocktail parties con il supporto dell’Italian Trade Commission già sette anni fa. L’ultima partecipazione di Circa 2000 risale al maggio scorso, quando il negoziante e buyer di moda italiana prevalentemente maschile ha inaugurato un nuovo punto vendita. In tale occasione Zack è stato insignito da parte del sindaco della città di Plano di un riconoscimento ufficiale a riconoscimento dell’impatto commerciale dell’esercizio sulla comunità. “Grazie al supporto dell’Italian Trade Commission ho avuto modo di attirare l’attenzione della popolazione della zona, anche di quelli che inizialemente non sembravano interessati alla moda italina —ha commentato Zack— Il risultato è stato un incremento nelle vendite pari ad un terzo del nostro giro d’affari. La collaborazione con L’ICE continuerà di certo nel futuro”.

 

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Timberland manda in passerella gli operai per presentare la linea di abiti da lavoro

Timberland ha scelto degli indossatori d’eccezione per presentare la sua collezione autunno 2002 di abiti da lavoro. A calcare la passerella sono infatti stati gli operai impegnati nei lavori di ristrutturazione del Field Stadium di Chicago, protagonisti assoluti del primo Timberland “Working Man’s Fashion Show”. La manifestazione si è svolta all’interno dello steso cantiere, che entro il settembre del prossimo anno riporterà agli antichi splendori lo storico edificio sportivo, sede ufficiale della squadra di football americano Chicago Bears. Gli operai hanno indossato con disinvoltura modelli come la tuta integrale a tenuta stagna e il giaccone di pelliccia con cappuccio per temperature polari, esibendosi in performance che evidenziavano le caratteristiche chiave offerte dai capi: liberta’ di movimento e resistenza all’acqua. Lo show ha anche svelato in anteprima alcuni modelli di scarpe e abiti della collezione primavera 2003. La linea da lavoro è stata lanciata con successo da Timberland nell’autunno 1999. “Questi abiti devono garantire protezione e mobilità in ogni situazione —ha spiegato Stewart Whitney, direttore globale per la serie Timberland PRO— per questo abbiamo applicato ai nostri modelli materiali e linee caratteristiche della moda outdoor, dell’abbigliamento da montagna e da sport estremo. Siamo certi che i professionisti si accorgeranno della netta differenza rispetto ad abiti da lavoro tradizionali”. Anche due ospiti celebri hanno partecipato alla manifestazione. Reggie Austin, giocatore dei Chicago Bears, si e’ unito alla sfilata, sostituendo il suo elemetto di protezione da gioco con un altrettanto protettivo casco da cantiere. Lo speaker radiofonico Chela, dell’e-mittente radio 105.9 WCKG ha invece fornito informazioni e commenti su ciascun modello. Tra le varie iniziative promozionali anche l’al-lestimento del furgone Timberland PRO, pensato per fornire informazioni sull’im-portanza di un adeguato abbigliamento protettivo sui luoghi di lavoro. Dall’inizio del suo tour nel 2000, il veicolo ha già visitato oltre 300 località in tutti gli Stati Uniti. Il Field Stadium si è rivelato un palcoscenico particolarmente azzeccato, nonostante i lavori i corso. Saranno proprio i Chicago Bears ad inaugurare la struttura nella stagione 2003-2004. Il progetto, approvato dall’assemblea generale dello stato dell’Illi-nois nel novembre 2000, nasce da un’iniziativa pubblico-privata resa possibile dal contributo di 200 milioni di dollari versato dai Chicago Bears. È inoltre prevista la trasformazione in parco naturale dei quasi 7 ettari di parcheggi antistanti la struttura.

 

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Il gigante Levi Strauss lancia una nuova linea di jeans per conquistare il mercato americano dei grandi magazzini

Il gigante americano Levi Strauss & Co. ha finalmente lanciato la sua linea di abbigliamento a prezzi ridotti per conquistare il mercato dei grandi magazzini. La Levi Strauss Signature proporrà pantaloni, giacche e camicie sportive —in denim e non— specificatamente disegnate per la grande distribuzione dei department store americani, dove attualmente sono venduti il 33% dei jeans, un terzo del mercato totale del denim negli Stati Uniti. In particolare, secondo i dati forniti dalla compagnia, vi sono più di 160 milioni di persone che fanno regolarmente shopping presso i grandi magazzini discounts, e il numero degli acquirenti aumenta proprio nei periodi in cui l’economia entra in un ciclio negativo. La Levis quindi, dopo avere annunciato all’inizio del 2002 un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di sei impianti di produzione negli Stati Uniti e il licenziamento di 3.300 impiegati a livello internazionale, ha deciso di puntare chiaramente a questa fetta di mercato in crescita. “I clienti dei grandi magazzini richiedono qualità a prezzi ridotti —ha spiegato l’amministratore delegato del colosso americano, Phil Marineau— Con la nostra collezione forniamo una linea di abbigliamento a prezzo accessibile la cui qualità è garantita dal nostro nome.” La Levi Strauss aggiunge quindi una terza linea a quelle di Levi e di Dockers, utilizzando una strategia che segmenta il mercato in base ai consumatori, ai prodotti, al prezzo e alla distribuzione, con linee che possiedono caratteristiche ben distinte per soddisfare le necessità di diversi segmenti della popolazione. La compagnia produce infatti una vasta gamma di jeans, i cui prezzi variano ampiamente: si possono acquistare un paio di jeans per 220 dollari se ci si indirizza alla Levi’s Vintage Clothing, da 30 a 65 dollari per un paio di Levi’s Red Tab, ed ora anche da 23 a 26 dollari per i jeans della linea Levi Strauss Signature. “La nostra società possiede una lunga tradizione, e noi continuiamo a lavorare per progredire e conquistare la fedeltà della nostra clientela —ha aggiunto Marineau— abbiamo rivitalizzato le linee Levi’s e Dockers, ed ora contiamo di ottenere grossi risultati sul mercato con la linea Levi Strauss Signature, per poi procedere al lancio mondiale della collezione Levi’s Type 1 nel 2003”. La nuova linea sarà venduta presso la catena Wal-Mart a partire dal prossimo luglio.

 

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Versace costretta a ridurre costi e spese per far fronte alla crisi del settore del lusso

La griffe milanese Versace tira la cinghia e vende immobili per 15 milioni di dollari. L’edificio situato sulla 64esima strada a New York, che viene utilizzato come showroom e come abitazione, sarà messa in vendita per recuperare liquidità e liberare la Gianni Versace SpA di costi operativi per almeno 4 milioni di euro. Nel 2001 l’ammontare delle spese operative era salito del 16,9%, raggiungendo i 503 milioni di euro. Santo e Donatella Versace, i fratelli che guidano la società dalla morte dello stilista Gianni Versace, hanno dato il via a un processo di riduzione dei costi di gestione, che include la vendita di immobili ed il ridimensionamento delle spese per la pubblicità. In particolare sembra che saranno messe in vendita, oltre al palazzo newyorkese, anche la proprietà milanese di corso Porta Nuova ed altri locali non ancora identificati. Il programma è contenuto in una serie di documenti interni dell’azienda della Medusa firmati da Santo Versace, che sembra avere origine dalle stime di bilancio consuntivo del 2002. Le difficoltà del settore luxury si sono riflesse sulla socetà milanese in una discesa dei ricavi da 48 a circa 31 milioni di euro, a fronte di debiti con le banche in aumento dai 100 milioni di euro del 2001. Per ora si è parlato di riduzione delle spese legate alle showroom, alle riprese fotografiche e alla produzione di cataloghi, assieme a una serie di accorpamenti di controllate nella capogruppo, ma sembra essere in discussione anche un progetto di ricerca di un partner finanziario a cui cedere un quarto del capitale sociale.

 

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Terza apertura USA per La Perla nel 2002

Il Gruppo La Perla ha aperto il terzo punto vendita del 2002 negli Stati Uniti. La società di Bologna dimostra di non risentire della crisi dell’economia americana, e al contrario di avere fiducia nel futuro e credere nella ripresa del mercato. Lo prova la rapida successione di nuovi negozi che sono stati inaugurati dal gruppo produttore di abbigliamento femminile, ed il progetto di aprire altre quattro boutique a Las Vegas, San Francisco, Dallas e Houston nel corso del 2003 e 2004. “Si parla molto di crisi dell’economia —ha dichiarato il presidente ed amministratore delegato di La Perla Usa, Gianluca Flore— Noi invece crediamo con fiducia che sia giusto investire negli Stati Uniti, e vediamo che sia il mercato che la clientela apprezzano il nostro approccio.” La Perla, che genera un volume di vendite annuali pari a circa 300 milioni di dollari, possiede 63 negozi in tutto il mondo, ed è presente negli Stati Uniti a Miami, Chicago, Boston, Beverly Hills, Costa Mesa e New York. La nuova boutique  è stata aperta proprio nella Grande Mela, al 93 di Green Street, nel quartiere di Soho. L’immagine del locale di 220 metri quadrati è stata curata dall’architetto italiano Gabriele Buratti, il quale ha introdotto specchi dipinti di rosso e scaffali da esposizione cromati, su una pavimento in legno e un gioco di luci che ricorda quello delle passerelle delle sfilate. “Il look è semplice e pulito, per valorizzare al massimo il prodotto” ha spiegato Fiore, riferendosi alla boutique. Il numero uno di La Perla si attende dal nuovo punto vendita un giro d’affari di 2 milioni di dollari nel primo anno.  

 

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Blumarine: presto nuova boutique a New York

A Blumarine fanno gola i buyer americani, per cui la casa di moda italiana si prepara allo sbarco diretto negli Stati Uniti. La società, guidata da Anna Molinari e dal marito Gianpaolo Tarabini, è cresciuta in modo costante durante i suoi 25 anni di attività, e  sembra ora avere tutte le carte in regola per lo sbarco oltreoceano. “Nel corso dell’ultima sfilata di Blumarine i buyer americani erano tutti in prima fila —ha spiegato Anna Molinari— e hanno ritirato tutti gli ordini, nonoste la crisi dell’economia americana nel dopo 11 settembre”. Ecco dunque spiegata la decisione della griffe milanese —che attualmente conta circa mille punti vendita non esclusivi nel mondo e 30 negozi monomarca— di aprire un negozio e una showroom a New York. Del resto le collezioni di Blumarine —designate dalla figlia di Anna Molinari, Rossella Tarabini— e della linea per teenagers Bluegirl, possono già contare su esportazioni pari al 55% del fatturato, in particolare in Oriente e negli Stati Uniti.  Gianpaolo Tarabini, l’amministatore unico della finanziaria Blufin che controlla le linee Blumarine, Blugirl e Anna Molinari, ha rivelato che l’azienda —a conduzione interamente familiare— vanta un utile netto pari al 15% del fatturato e un tasso di crescita delle vendite del 20% all’anno solo negli Stati Uniti.

 

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Tecnologia ed eleganza vere protagoniste nell’emporio dell’italiana Prada a Soho

La tecnologia è la vera protagonista del nuovo emporio che Prada ha aperto poco meno di un anno fa a Soho, nel cuore di Manhattan. Il locale è stato attrezzato con strutture innovative che hanno suscitato la curiosità e l’interesse dei clienti, come ad esempio i lussuosi ascensori in vetro o i camerini costruiti con pannelli di cristallo liquido, dotati di fotocellule che ne consentono l’oscuramento all’ingresso del cliente nello stanzino. L’impiego della tecnologia chiamata “radio frequency identification” è però il vero elemento innovativo del nuovo negozio di Prada: si tratta di un software che permette di registrare tutte le informazioni relative ad un capo d’abbigliamento su un’etichetta magnetica chiamata “smart tag” che viene allegata al capo stesso, consentendo quindi la raccolta di tutte le informazioni in una banca dati centralizzata. Questa tecnologia consente a commessi e clienti di ottenere in tempo reale ogni possibile informazione relativa all’ar-ticolo cui sono interessati, come ad esempio il materiale utilizzato per produrre l’indumento o il numero di pezzi ancora disponibili in magazzino. I clienti saranno inoltre dotati di una carta magnetica personale, sul modello di una normale carta di credito, dalla quale risulteranno gli acquisti già effettuati presso il negozio e grazie alla quale sarà possibile delineare un profilo sui gusti del cliente in base alla quantità ed alla tipologia d’acquisti effettuati. In questo modo gli stessi commessi potranno consigliare al cliente i capi che ritengono a lui più appropriati in virtù del profilo personale delineato nella carta stessa. “Il negozio Prada in Soho —afferma la portavoce Katherine Ross— è solo il primo di una lunga serie di “store” basati sull’impiego di tecnologie all’avanguardia in grado di migliorare l’offerta di servizi e prodotti, rendendo, allo stesso tempo, i punti vendita più efficienti rispetto al passato. La compagnia —continua Ross— prevede, infatti, di aprire altri due store di questo tipo a Los Angeles e a Tokyo non più tardi del prossimo anno.”

 

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Versace si affida ai software di Raymark

Versace ha deciso un’inie-zione di tecnologia nella gestione dei suoi punti vendita in Nord America e Asia, ricorrendo dei servizi avanzati per la vendita al dettaglio della società Raymark. Versace adotterà in tutti i negozi la tecnologia Xpert Series, che offre software e infrastrutture per la gestione in rete degli inventari, il pagamento elettronico e l’archiviazione di informazioni sulle vendite effettuate. Per i manager dei negozi Versace sarà ora possibile creare una banca dati di tutta la clientela, tenendo traccia per ciascun cliente di tutti i capi acquistati e delle relative preferenze, e mantenendo chi lo desidera costantemente aggiornato sulle ultime novità. Il sistema permette inoltre di collegare tra loro tutti i negozi, supportando diverse lingue, valute e standard di tassazione, agevolando contemporaneamente lo scambio di merce e di informazioni. Raymark, con sede a Montreal, in Canada, opera dal 1995, e per mettere a punto i propri servizi si avvale di alleanze strategiche con colossi della tecnologia come Microsoft, Ibm a Compaq. La casa di moda Versace, appartenente alla società madre italiana Gianni Versace Spa, è specializzata nei generi di lusso che distribuisce sui mercati di tutto il mondo. Negli Stati Uniti Versace ha aperto boutiques in 28 grandi metropoli, con altri punti vendita situati in Messico, Canada e Bahamas. La produzione è andata sempre più diversificandosi negli ultimi anni. Alla tradizionale sartoria “prêt-à-porter” si sono via via affiancati la moda giovani, le linee casual e sportive, gli accessori nonché i profumi e, più recentemente, la cosmetica e i prodotti per il make up. La necessità di un sistema di gestione integrata delle boutiques si è fatta perciò sempre più evidente. Versace, d’altra parte, è solo l’ultima arrivata tra la lunga schiera di società d’alto livello che sono ricorse a servizi tecnologici e gestionali. La società tecnologica Raymark conta tra le file dei suoi clienti molti marchi famosi, per la maggior parte appartenenti al settore abbigliamento/moda e beni di lusso. Tra questi: Yves Rocher, Moschino, Dior, Davidoff, L’Occitane, Levi’s, Louis Vuitton, Celine e Old River.

 

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Nike punta ai sistemi hi-tech di  Bristlecone

 di lusso. Tra questi: Yves Rocher, Moschino, Dior, Davidoff, L’Occitane, Levi’s, Louis Vuitton, Celine  di lusso. Tra questi: Yves Rocher, Moschino, Dior, Davidoff, L’Occitane, Levi’ Bristlecone, azienda leader nel settore della consulenza tecnologica, ha annunciato che alcune delle sue  soluzioni produttive basate sulle più moderne tecnologie informatiche saranno prossimamente impiegate nei processi produttivi e distributivi del colosso dell’abbigliamento sportivo Nike. Il gigante delle calzature sportive ha scelto in particolare il Planner Decision Assistant (planner DA) e il Supply Chain Policy Manager (SC Policy Manager), che saranno presto adottati dalle sue divisioni produttive di calzature ed attrezzature sportive. Tali applicazioni consentiranno un miglioramento nella gestione dei processi di lavorazione consentendo così una riduzione dei tempi ed un notevole contenimento dei costi. Secondo quanto precisato dai responsabili di Bristlecone, il planner DA integra informazioni fra i sistemi operativi SAP, I2 e dieci altri sistemi di networking, fornendo dati sulla domanda, fornitura e consegna dei prodotti. Il SC Policy Manager permette invece di monitorare e analizzare gli ordinativi da parte dei clienti e le relative fatture di pagamento. “Con l’impiego di strumenti come quelli scelti dalla Nike —ha affermato Padman Ramankutty, CEO di Bristlecone— le aziende potranno aumentare il ritorno dei loro investimenti in software, incrementando al tempo stesso le possibili opzioni.

 

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Il gigante Walcoal passa dall’intimo allo sport. Al via una nuova linea dalle alte performance

Una nuova linea di articoli sportivi in grado di accrescere le performance atletiche di chi li indossa, sarà a breve lanciata negli Stati Uniti. La linea è stata creata dalla Wacoal Sports Science Corporation, azienda d’abbigliamento sportivo con sede a New York il cui capitale è interamente controllato dalla Wacoal Corporation, colosso giapponese dell’abbigliamento intimo. La progettazione e lo sviluppo degli innovativi capi sono stati basati sull’osservazione e l’applicazione dei principi della cinetica, la scienza che studia i movimenti umani. Gli indumenti sono dotati di una retina, chiamata Conditioning Web e cucita internamente, la cui funzione è di sostenere e fasciare i muscoli e le articolazioni della gamba.
La linea è costituita da shorts e fuseaux realizzati in Lycra e DuPont CoolMax: la prima consente una perfetta aderenza e una compressione dei tessuti muscolari mentre il secondo è materiale innovativo creato dalla stessa azienda, la cui funzione è di asciugare immediatamente il sudore prodotto durante lo sforzo, mantenendo la pelle fresca ed asciutta ed aumentando così il comfort durante tutta la performance sportiva di chi indossa il capo. Gli indumenti CW-X, che sono destinati all’im-piego in una vasta gamma d’attività sportive quali la corsa, lo sci, il calcio, il fitness e molte altre, sono stati già testati, con esiti soddisfacenti, da molti atleti durante le più diverse competizioni sportive, quali ad esempio i campionati mondiali di calcio, le olimpiadi, il Tour de France e perfino alcuni incontri di baseball. “CW
-X è sta realizzata utilizzando le più avanzate informazioni scientifiche disponibili —ha dichiarato John LA Wilson, vicepresidente della Wacoal Sports Science Corporation —e la sua realizzazione è stata possibile grazie all’impiego di materiali avanzati in grado di creare uno strato protettivo e di supporto intorno al muscolo. Ecco perché questi indumenti troveranno impiego in una vasta gamma d’attività sportive.” La linea CW-
X sarà disponibile al pubblico americano solo all’inizio del prossimo anno, mentre il prezzo dei capi sportivi oscillerà tra i 60 e gli 80 dollari.

 

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Levi’s: nuova linea di pantaloni antiradiazioni

Levi Strauss & Co., il gigante americano della moda, ha annunciato nei giorni scorsi il lancio di una rivoluzionaria linea di pantaloni progettati e disegnati per proteggere coloro che li indossano dalle radiazioni emesse dai telefoni cellulari o da altri strumenti elettronici. La nuova linea denominata “S-fit”, proprio per il design stretch che caratterizza i pantaloni, appartiene alla collezione Dockers, brand rinomato in tutto il mondo per la produzione e diffusione di abbigliamento casual. Gli innovativi pantaloni, oltre a garantire un design moderno e perfettamente aderente al trend attuale, sono contraddistinti dalla singola proprietà di respingere qualsiasi tipo di radiazione emessa da cellulari o da altre fonti elettromagnetiche. Il materiale molto avanzato ed il processo innovativo chiamato “Clean Fabric System” impiegato nella manifattura, conferiscono al pantalone anche la capacità di proteggere dall’accidentale contatto con liquidi ad alta temperatura, come ad esempio un caffè bollente accidentalmente versato sul pantalone. Secondo quanto riferito dai responsabili della Dockers, il pantalone che avrà un costo non inferiore ai 150 dollari, sarà disponibile inizialmente nei negozi e negli store della Gran Bretagna, per approdare il prossimo anno negli Usa.

 

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Nike punta sul cotone organico piuttosto che sui tessuti hi-tech

È tutta ecologica la nuova collezione femminile proposta dal gigante dell’abbigliamento sportivo Nike. Il nuovo guardaroba delle sportive quest’anno sarà infatti confezionato interamente in puro cotone organico. I capi, già pronti al debutto in vetrina, vedono top a maniche corte con cappuccio, rigidamente sopra l’ombelico, magliette con collo a “v”  senza maniche, canottiere con spalline sottilissime e shorts. Non essendo state operate grandi innovazioni sui tagli e i modelli, la vera novità resta il materiale utilizzato per il confezionamento: il 95% dei capi è in puro cotone organico certificato, il che significa coltivato con metodi sostenibili e senza alcun utilizzo di pesticidi sintetici o fertilizzanti. Solo il restante 5% del tessuto è invece costituito da lycra sintetica. “Siamo fiduciosi nella buona riuscita del prodotto —ha dichiarato Haidi McCloskey, direttore dell’a-zienda— anche se per ora abbiamo deciso di immettere sul mercato soltanto una quantità minima di capi per renderci conto dell’indice di gradimento dei nostri clienti”. La nuova collezione per ora è disponibile solo nei negozi americani specializzati Nike ma presto verrà distribuita in tutto il mondo. Intanto il colosso dell’abbigliamento pensa alla collezione uomo per il 2003 che, con molte probabilità presenterà gli stessi tessuti della linea femminile.  “Non usiamo il cotone perché ha una lavorazione più facile e costa meno —ha continuato McCloskey— anzi spesso ha dei tempi di lavorazione più lunghi, ma solo perché riteniamo sia il tessuto migliore per l’abbigliamento sportivo”.

 

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Dalle scarpe all’abbigliamento femminile, Bandolino amplia il suo raggio d’azione

Il marchio Bandolino espande il proprio campo d’azione, passando dalle calzature agli abiti. In accordo alla filosofia secondo cui un marchio consolidato può ampliarsi al di là delle sue origini, il gruppo Jones Apparel ha deciso di lanciare una nuova linea di abiti firmata Bandolino da affiancare alla linea autunnale di scarpe. I prezzi, come quelli delle calzature, saranno moderati per conquistare un target di consumatori attento alla moda ma anche al portafoglio. “Intendiamo rivolgerci a una fascia di età dai 25 ai 45 anni, la stessa che già acquista le nostre scarpe” ha spiegato Lynne Fish, presidente del comparto abbigliamento presso il JonesApparel Group.
Secondo Rhonda Brown, presidente e amministratore delegato del dipartimento calzature e accessori di Nine West Group, comparto di Jones Apparel che include anche la nota marca di calzature, ora i consumatori potranno vestirsi dalla testa ai piedi con il marchio Bandolino. “Questo nome può contare su un incredibile seguito —ha detto Rhonda Brown— e ha registrato una crescita significativa negli ultimi due anni. Intendiamo proseguire su questa strada nel 2003. Così come per le scarpe, la linea d’abbigliamento sarà guidata da alcuni capi chiave.  La società ha inoltre in cantiere il lancio di una linea di borse e accessori per l’autunno. “L’essenza del marchio sarà di abbracciare tutti i settori del mercato” ha aggiunto la Brown. L’obiettivo per l’autunno —ha spiegato ancora il presidente Fish— è di aprire punti vendita di abbigliamento firmato Bandolino in almeno 375-
450 negozi”. La società non ha fornito una stima delle vendite ma secondo gli analisti queste potrebbero potenzialmente raggiungere, nel giro di alcuni anni, un volume di 100 milioni di dollari. La collezione offrirà un ampio assortimento di giacche, pantaloni, camicie e maglioni. La linea autunnale sarà differenziata in almeno 100 stili diversi, con una scelta di tessuti che va dal gabardines elasticizzato alla tela di cotone, dalla pelle scamosciata ad una morbida georgette increspata. Oltre a riflettere le ultime tendenze della moda, l’abbi-gliamento Bandolino avrà anche prezzi accessibili. “La fascia di consumatori ai quali ci rivolgiamo desidera sentirsi moderna ma anche adeguata alla propria età – ha spiegato ancora Fish. I prezzi varieranno dai 12.50 dollari per una maglietta ai 25 dollari di un blazer.

 

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Furla si espande, presenta nuova collezione

Con nove nuovi punti vendita aperti lo scorso anno e altri venti in programma per i prossimi due anni, la casa di moda Furla sta chiaramente puntando sulla strategia dell’espansione e mira a conquistare sempre nuove quote di mercato, soprattutto in nord America. L’azienda ha presentato di recente negli Usa la sua collezione primavera estate 2003 che prevede quattro diverse linee: “Fame”, “Street Heroes”, “Ciak” e “Impero dei Sensi”. Tra i pezzi della collezione “Fame” gli esemplari più richiesti sono quelli confezionati in pelle color pastello ispirati da musiche anni ’70 e ’80, ornati da borchie e pietre con sfumature di turchese, rosse e color kiwi. Le borse, nella collezione “Street Heroes”, prevedono invece modelli con o senza cerniere, anelli di diverse dimensioni e altri accessori. Tra gli accessori Furla sicuramente più venduti e richiesti ci sono le borse, prima fra tutte la nuovissima “greta bag” interamente ridisegnata e ora disponibile in pelle di bovino o di alce.  Per la linea Ciak invece ancora borse ispirate a film di vecchie star hoolywoodiane con volti di donne disegnati sulla parte anteriore. Infine le scarpe: tutti modelli quanto mai sexy che lasciano il piede in buona parte scoperto, tipo sandali, con tacchi molto alti decorati con gemme e pietre preziose. Furla ha inoltre intenzione di lanciare sul mercato nella prima parte della stagione, una linea di occhiali, in stile giovanile e sportivo che saranno prodotti dalla casa De Rigo.

 

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I college americani aprono le porte agli occhiali Oakley

Il produttore di occhiali da sole Oakley sta sviluppado una nuova linea di occhiali e accessori che riprenderà i colori simbolo delle varie università statunitensi, dopo aver firmato un accordo di licenza con  Collegiate Licensing Co. La società, con base in California, ha detto che questo accordo permetterà la produzione di una vasta gamma di accessori con i colori delle varie scuole, con scritte e grafiche su richiesta del cliente e simboli degli atenei del Michigan, Alabama, Colorado, Auburn, Georgia, Tennessee e Florida. La nuova linea, che verrà prodotta in quantità limitata, dovrebbe essere lanciata il mese prossimo. Altre 19 scuole sono in coda per essere inserite nel contratto di fornitura a partire dal primo trimestre del 2003, ha detto Oakley. I prodotti previsti comprendono abbigliamento maschile e femminile, di ispirazione giovane per il tempo libero. Oakley ha aggiunto che l’accordo di licenza vale 2,7 miliardi di dollari all’anno, e che la nuova linea verrà inizialmente venduta all’interno dei campus e in alcuni negozi specializzati nella distribuzione di articoli sportivi. Nel  trimestre chiuso a fine settembre, la società ha registrato vendite in rialzo a 131,9 milioni di dollari, contro i 114 milioni dello scorso anno, un incremento pari al 15,7 per cento. Il fatturato lordo del solo comparto degli occhiali da sole è stato di 86 milioni di dollari, contro i 67,9 milioni dello stesso periodo del 2001. Il prezzo medio di vendita degli occhiali da sole è aumentato del 4%, con un incremento del 21,7% del volume sempre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 

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Prada lancia l’orologio Luna Rossa in edizione limitata per gli amanti della vela

Prada celebra la Coppa America 2003 con un orologio ad edizione limitata. Grazie ad una collaborazione con una società svizzera specializzata, Iwc, la griffe milanese sbarca nel mondo dell’orologeria con una linea di creazioni a tenuta subacquea prodotta in soli 2.000 pezzi. Non e’ chiaro se si tratta di un primo passo per tastare il terreno nel settore degli orologi ed eventualmente procedere ad una produzione massiccia, oppure di una semplice iniziativa di marketing del marchio. L’edizione limitatissima del Gst Chrono Automatic Prada, che viene venduto per 4.300 dollari presso le boutiques americane di Prada, è stato creato per affrontare le condizioni difficili del mare e presenta un taglio decisamente maschile, con cinturino in metallo e testata grigia e nera. Unico tocco di colore, il rosso delle lancette, che richiamano il colore dell’intera linea sportiva che è stata lanciata dalla maison nel 2000, proprio in occasione del debutto di Luna Rossa e delle sue imprese velistiche. Luna Rossa ha deluso le aspettative durante la prima fase della gara, ma l’amministratore delegato Patrizio Bertelli sembra fiducioso sulle sorti del suo team, dopo un investimento di 40 milioni di dollari per preparare la barca e l’equipaggio al meglio durante questa lunga sfida. Il ritorno si vedrà solo a conclusione della regata, ma nel frattempo da Prada contano sugli incassi della nuova linea di orologi creati specificatamente per le difficili condizioni ambientali tipiche delle gare nautiche, come quelle che hanno luogo al largo di Auckland, in Nuova Zelanda, per l’as-segnazione delle Louis Vuitton Cup.

 

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A Chicago brilla l’esordio di Di Modolo

Con l’obiettivo di aumentare la riconoscibilità del suo marchio e portare il numero dei suoi punti vendita negli Stati Uniti da 60 a 85 entro il 2003, l’italiana Di Modolo è sbarcata a Chicago all’interno della Vogue Takes Chicago. L’accoppiata è sembrata funzionare alla perfezione, grazie alle linee e ai design innovativi creati dallo stilista italiano Dino Modolo. Oltre 100 clienti infatti si sono recati nel negozio Saks Fifth Avenue sulla Michigan Avenue di Chicago, acquistando 20 dei gioelli proposti da Di Modolo. Nena Ivone, manager degli eventi per Saks, si è detta soddisfatta, sostenendo che Di Modolo ha trovato la chiave giusta per penetrare il mercato dei gioielli, in quanto si rivolge ad un pubblico giovane. “È un marchio moderno e giovanile —ha detto Ivone— e riesce a dare una dimensione nuova a tutto il nostro assortimento”. La collezione dei nuovi gioielli, che comprende diamanti e gemme a 18 carati, nelle varianti bianche o gialle, è rivolta sia a donne di età compresa tra i 20 e i 30 anni, che acquistano gioielli con diamante per la prima volta, che a donne più mature, in grado di apprezzare meglio il valore della pietra. Ivone si è soffermata in particolar modo sul pendente montato in oro bianco, di quasi tre centimetri di diametro e del valore di 1.175 dollari circa. I prezzi oscillano tra i 1.200 e i 3.500 dollari circa, con una media di 2.350 dollari per ogni pezzo, ha spiegato Marvin Scherzer, responsabile delle vendite e del marketing della Di Modolo. La società ha il suo negozio principale sulla Madison Avenue di New York, e una showroom a Milano per facilitare le partnership sui mercati europei.

 

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Panerai sfonda   negli Usa grazie anche a Ralph Lauren

Panerai di Firenze, piccolo produttore di orologi del gruppo Richemont, nell’arco di soli cinque anni è riuscita a conquistare un pubblico internazionale, sbarcando con successo anche negli Stati Uniti. Sembrava impensabile, in un paese come l’America in cui da sempre domina sovrano il marchio Rolex, che un’azienda così piccola avesse potuto avere tanto successo. Il segreto è stata una buona strategia pubblicitaria, hanno detto gli esperti, ma soprattutto tanta fortuna visto che, senza alcuna richiesta specifica, lo stilista Ralph Lauren usa indossare gli orologi Panerai. Le officine Panerai producevano inizialmente orologi per la Marina, e nel 1993 subirono una grave crisi in seguito alla diminuzione delle commesse militari.  Per questa ragione fu deciso di proporre e svendere al pubblico 1.200 pezzi rimanenti, veri e propri “fondi di magazzino”. Uno di questi ebbe la fortuna di finire sulla scrivania di Johann Rupert, azionista della Richemont, multinazionale di lusso. Così, nel ‘97 l’officina Panerai entrò nell’orbita Richemont, e oggi, l’azienda è riuscita a registrare una netta ascesa nella produzione e nelle vendite, tanto da riuscire ad assorbire il 50 per cento della produzione europea. Negli Stati Uniti e in Asia le liste d’attesa arrivano fino a un anno per riuscire ad acquistare un modello Panerai subacqueo, usato dagli incursori della Marina militare durante la seconda guerra mondiale. Ogni anno il numero di pezzi prodotti copre meno della metà della domanda, scelta dettata dallo stesso Angelo Bonati, presidente del gruppo e artefice della filosofia Panerai.

 

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Carthusia porta all’estero i profumi di Capri

Il fascino della fragranza Carthusia, prodotti e confezionata nei laboratori dell’isola di Capri, ha finalmente rotto i vincoli che la limitavano alla celebre isola campana: Carthusia sarà infatti presto disponibile in tutto il mondo. Ad affermarlo è il distributore mondiale Herbarium, che per la prima volta nella storia permetterà a un prodotto di Capri di essere venduto oltre le sponde dell’isola. Secondo le previsioni di Celso Fadelli, presidente dell’Herbarium di Padova, nel prossimo anno si venderanno oltre 1.000 pezzi. “Capri risveglia passioni ed emozioni —ha dichiarato Fadelli— la gente è entusiasta e vuole conservare e portare con se il ricordo dell’isola. I profumi e le essenze che si respirano a Capri sono tra le più forti del mondo”. La linea Carthusia —come ha spiegato Fedelli— può essere usata tanto dall’uomo che dalla donna, anche se non è stata creata sotto l’etichetta unisex. La linea prevede quattro diverse varietà: la prima, “Fiori di Capri”, è stata perfezionata da poco con essenze di giglio e garofani mischiati con ambra e sandalo; “Mediterra-neo” è una miscelata di foglie di limone e the verde; “Ligea”, chiamata anche la Sirena, è aromatizzata con essenza di mandarino, e infine “Io Capri” è una fragranza molto giovanile, dal profumo selvaggio miscelato con foglie di the. Le quattro diverse essenze sono disponibili in confezioni da 50 e 100 ml, con prezzi che variano dai 49 ai 68 dollari a bottiglia. “Le modalità del lancio dei nuovi prodotti sul mercato – ha spiegato Fadelli – non sono ancora state delineate nei dettagli.  In Italia l’esordio è avvenuto il primo novembre, ma all’estero dobbiamo ancora decidere a quali rivenditori affidarci. Puntiamo sulla massima esclusività”.

 

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Femme Fatale di Vanderbilt si rinnova

Una ventata di novità ha investito “Femme Fatale”, il celebre profumo prodotto dal laboratorio parigino Vanderbilt. La società ha infatti deciso di rinnovare il suo classico, lanciando una versione più sensuale che punta su essenze di fiori bianchi. “L’obiettivo è di creare un nuovo grande classico —ha dichiarato Françoise Lehmann, direttore marketing della Gemey/Maybelline, che si occupa della produzione dei profumi Vanderbilt su licenza L’Oreal— La nuova confezione è stata disegnata da Christina Velani, dell’agenzia Cb’a, e si presenta con una forma molto femminile e sensuale”. Oggi Fatale viene prodotto e distribuito in Francia, ma entro il 2003 sarà lanciato su tutto il mercato europeo. Non sono ancora stati tracciati invece i programmi di vendita per il mercato statunitense, ma secondo il profumo dovrebbe raggiungere gli scaffali nord americani non oltre l’estate. Secondo le previsioni degli analisti, nel corso del 2003 Fatale potrebbe raggiungere vendite al dettaglio tali da garantire introiti per quasi 9,75 milioni di dollari.  Per rinnovare il suo classico Vanderbilt ha puntato sui diversi mix preparati dall’International Flavors and Fragrances, che prevedono peperoncini rosa, chicchi di uva sultanina nera, essenze di gardenia e aroma di pesca, sandalo e porpora. Sul mercato francese il prodotto è già in vetrina da qualche tempo: è possibile acquistare confezioni di eau de toilette da 30 ml a prezzi che oscillano tra i 14 ai 15 dollari, e confezioni di deodoranti spray da 75 ml a circa 5,40 dollari. 

 

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Kors lancia nuova linea di profumi

Un cocktail bilanciato di fiori esotici e bevande alcoliche. È questa la ricetta su cui si basa la nuova linea di profumi prodotta dallo stilista americano Michael Kors, che presto sarà lanciata su scala mondiale. “Per questa fragranza —ha detto Kors— ho voluto davvero creare una sovrapposizione di fiori esotici e una certa percentuale di alcool; ho voluto dar vita ad un nuovo classico stravagante”.  Il profumo infatti è stato studiato su misura per la cliente Kors, che secondo lo stilista non ha paura di abbinare sandali infradito con un abito da sera. Il profumo viene prodotto in tre varianti: la prima, dalla fragranza più forte, aromatizzata con vino porto e spezie siciliane di bergamotto, cognac e gocce di rugiada; la seconda, di media intensità, è aromatizzata con petali di rosa, bacche rosse, e jasmine; infine la varietà più dolce, fatta con incenso rosso, legno chiaro, ambra, sandalo e muschio. “Abbiamo cercato di dare alle nostre essenze un tono nuovo, sofisticato e soprattutto originale —ha aggiunto Kors— attraverso il mix di porto e cognac con fiori e spezie, qualcosa di unico nel mercato dei profumi”. Le confezioni studiate per le nuove fragranze, che hanno un taglio particolare e sono caratterizzate da un tappo con anello girevole, saranno presto distribuite in Canada, Gran Bretagna,  Giappone, Israele e Libano. Le proiezioni di vendita sono allettanti: secondo Kors, la società riuscirà nel primo anno di vendite a incassare profitti compresi tra i 12 e i 15 milioni di dollari, grazie anche a investimenti pubblicitari e promozionali per circa 3 milioni di dollari.

 

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Saks Fifth Avenue: un volto tutto nuovo per la gran dama della moda newyorkese

“Il lusso non deve per forza essere esclusivo o irraggiungibile per il consumatore”. Con questo motto, Brad Martin, amministratore delegato e presidente della società Saks, sta tentando il rilancio del gioiello di famiglia, la catena di negozi Saks Fifth Avenue che in questo periodo ha dovuto affrontare seri problemi finanziari.  Martin ha acquistato la catena extra lusso nel 1998, dopo aver esordito nel negozio di Birmingham, in Alabama. La sua carriera in realtà inizia molto prima e passa attravero la politica, quando all’età di 21 anni viene eletto membro del parlamento del Tennessee, il più giovane della storia di questo stato. Successivamente Martin costruisce la sua fortuna finanziaria nel settore delle vendite al dettaglio, iniziando dall’acquisto della catena locale di grandi magazzini Profitts, nel 1984, fino ad accumulare un grande capitale tramite altre catene di vendita regionali di medie dimensioni, tra cui Younkers, Bergner’s e Carson Pirie Scott . Una volta preso il controllo di Saks, i guadagni tuttavia iniziano a crollare e Martin è costretto a rivedere la propria iniziale strategia d’azione. Questa prevedeva l’espansione della lussuosa catena e dei suoi costosi prodotti all’interno di mercati ristretti. Pressato dalla concorrenza e costretto ad affrontare contemporaneamente la recessione dell’eco-nomia americana, nonchè gravato da un debito di 1,33 miliardi di dollari, Martin ha rinunciato presto all’espan-sione, focalizzandosi piuttosto sul taglio dei costi. In giugno ha ceduto a Household International le lucrative operazioni di Saks sulle carte di credito, ottenendone  un guadagno netto di 300 milioni di dollari. Intanto ha cercato di trovare la direzione giusta nella quale incanalare le vendite. Il fatturato nei negozi Saks aperti da almeno un anno è sceso dello 0,5% nel periodo gennaio-giugno 2002, soprattutto a causa del calo del 2,2% della divisione Saks Fifth Avenue. Come tante altre attività, il negozio di New York ha accusato in tutta la sua gravità la crisi del post 11 settembre. La compagnia ha stimato che un terzo delle vendite nel quartier generale di Manhattan, per esempio, proveniva proprio dai turisti, il cui flusso si è drasticamente ridotto  Ma tramite i tanti cambiamenti introdotti, Martin è oggi  fiducioso di aver trovato la formula giusta per ridare propulsione alle vendite e soprattutto per dare un’anima al volto della gran dama della moda newyorkese.

 

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Niente crisi per la pubblicità dei diamanti crisi

Saranno anche tempi difficili per l’economia americana ma la pubblicità dei diamanti non è certamente in crisi. La società Diamond Trading, ramo di vendita e marketing del gruppo De Beers, ha infatti investito per le attività di promozione durante le festività il 14% in più rispetto allo scorso anno. La società non ha rivelato l’ammontare dei costi di quest’anno ma nel 2001 l’investimento per promozioni sui media americani era stato di circa 59,2 milioni di dollari, in base ai dati del Cmr, società del grupo Taylor Nelson Sofres che segue l’andamento degli investimenti nel settore pubblicitario. La campagna di quest’anno è basata su temi più romantici, che ruotano intorno al tema della “dichiarazione d’amore”. “Le nostre ricerche sui consumatori hanno innanzitutto mostrato l’attuale stato d’animo dell’America —ha spiegato Richard Lennox, direttore del settore diamanti  dell’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson— caratterizzato da ansia e incertezze. Molte persone desiderano spingersi al di là di questi sentimenti e ritrovare il romanticismo”. Tra le nuove pubblicità ha fatto il suo esordio a novembre una serie di manifesti che mette in risalto diamanti dalle forme singolari e per l’occasione sono stati congeniati slogan del tipo: “É come gridarle ti amo attraverso un megafono a tutto volume”. Un nuovo spot televisivo, sullo stesso tema, ha preso il via a metà novembre e sarà trasmesso durante tutte le principali partite di football fino a Natale.  Seth Grossman, direttore delle strategie di marketing per l’agenzia J. Walter Thompson, ha registrato un aumento delle vendite del settore pari al 26 per cento negli ultimi cinque anni.  Nel 1997, erano stati venduti 6,6 milioni di diamanti mentre nel 2001 la quantità è passata a 8,4 milioni di unità.

 

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Quiksilver riduce spese pubblicitarie: Poca concorrenza

La società di abbigliamento sportivo Quiksilver di Huntington Beach, in California, si aspetta di registrare per l'anno fiscale concluso a fine ottobre un fatturato compreso tra i 685 e i 690 milioni di dollari, spinto dai marchi top dell'abbigliamento sportivo e dal settore che ruota attorno al surf. Per il 2003 l’azienda prevede inoltre utili in crescita. Questo nonostante la società non abbia fatto molto per attirare su di sé l’atten-zione dei clienti. Quest’anno, infatti, lo sforzo pubblicitario è stato ridimensionato, vista la scarsità di competitor sul mercato dell’abbigliamento per surfisti. Le rivali Hurley —acquistata di recente da Nike— e Billabong sono ben lontani dall’impensierire il colosso Quiksilver, e hanno persino rinunciato al lancio di nuovi prodotti. Hurley ha fornito vestiti e cappelli a quasi tutti i membri della serie tv Osbourne, mentre le surfiste del nuovo film “Blue Crush” hanno indossato solo abbigliamento firmato Billabong. Vans, un altro rivale nell’industria degli sport estremi, ha prodotto un documentario, “Dogtown and Z-Boys”, che è servito d’ispi-razione per una linea di abbigliamento. Danny Kwock, co-fondatore di Quiksilver, ha detto che la strategia è quella di selezionare gli eventi da sponsorizzare, piuttosto che far apparire il marchio in ogni occasione. Di recente, la società  ha annunciato l’intenzione di riacquistare le licenze giapponesi e australiane per 93 milioni di dollari. L’accordo ha spinto Quiksilver ad aumentare le stime di utile per il 2003 a 1,75-1,79 dollari per azione, contro i precedenti  1,71 dollari.

 

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H&M reinventa il business della moda a prezzi bassi

Economia globale a rilento e contrazione delle spese per i consumi: questi due fattori non sembrano scalfire per nulla l’incredibile avanzata di H&M, catena svedese d’abbigliamento divenuta leader in Europa e sbarcata con successo anche negli Stati Uniti. Stefan Persson, presidente della società, ricorda con un sorriso il primo tentativo di espansione all’estero della sua catena. Era il 1976, quando fu aperto il punto vendita di Londra, ad Oxford Circus. “Rimasi davanti all’ingresso per ore, cercando di distribuire ai passanti degli album degli Abba per invogliarli ad entrare —ha confessato sorridendo Stefan, allora ventinovenne, figlio del fondatore della catena— Molti di quegli album mi son rimasti ancora oggi”. Ma da allora molte cose sono cambiate: nel 2002 gli utili pretasse della H&M sono stati di 833 milioni, pari a un incremento del 34% rispetto all’anno precedente. Le vendite hanno raggiunto i 5,8 miliardi di dollari, in base ai dati di Keith Wills, analista di Goldam Sachs. La crescita vertiginosa non è stata nutrita solo dall’espansione della catena di negozi. I punti vendita aperti da oltre un anno hanno infatti registrato un incremento delle vendite tra il 4 e il 5% nel 2002. H&M si ritrova oggi con 1 miliardo di dollari di liquidità mentre la sua capitalizzazione, pari a 15 miliardi di dollari, supera quella dei suoi concorrenti più serrati, Gap e Zara International. Benché le sue azioni questo anno abbiano risentito della volatilità dei mercati, sono comunque raddoppiate rispetto al 1998.  Per capire il successo di H&M è sufficiente fare una sosta al quartier generale di Stoccolma oppure nella sede newyorkese sulla Fifth Avenue. Qui, tra schiere di televisori che trasmettono a ciclo continuo i video musicali del momento, si trovano abiti trendy quanto poco costosi. Il negozio è un vero e proprio tempio del “cheap chic”, ovvero della moda economica e il prezzo dei capi si aggira in media sui 18 dollari. Ma  non si tratta della moda casual classica di Gap né dello stile Euro-chic di Zara International.  Le linee di H&M sono rigorosamente esuberanti e anticonformiste. Lo stile dei prodotti offerti negli Stati Uniti è differente da quello dei capi commercializzati in Europa, poiché H&M ha dovuto adeguarsi alle esigenze di mercati differenti. I negozi europei assomigliano più a grandi magazzini e propongono abiti  adatti a tutta la famiglia. Ma ad esempio, le linee da uomo fortemente vendute oltreoceano, non hanno conquistato i maschi americani, forse meno attenti alle ultime tendenze della moda. Così molti negozi le hanno eliminate, concentrandosi soprattutto sulla giovane clientela femminile. H&M ha investito quest’anno il 4% del suo fatturato per le operazioni di pubblicità e la campagna di quest’autunno é stata affidata alla maestria del fotografo Richard Avedon.

 

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Ferrari presenta a New York il suo nuovo gioiello: un cronografo Girard Perregaux

Il 21 novembre scorso è stato presentato in anteprima a New York il nuovo cronografo della collezione Girard Perregaux per Ferrari. Il Ferrari 375 mille miglia, questo il nome dell’orologio, è ispirato all’auto che Roberto Rossellini regalò ad Ingrid Bergman. Nel 1954, infatti, Pininfarina ricevette una richiesta dal regista Roberto Rossellini che gli chiese di realizzare un modello Ferrari che fosse tanto speciale ed unico come la donna a cui era destinato. Nacque così la mitica 375 Mille Miglia, che Enzo Ferrari produrrà in un innovativo grigio metallizzato che ancora oggi si chiama “grigio Ingrid” e che è stato utilizzato per la realizzazione di questo esclusivo cronografo caratterizzato da una cassa rettangolare monopulsante, leggermente bombata e da un quadrante bianco avorio. Il cinturino di pelle marrone scuro è disponibile nella versione classica o con un’innovativa chiusura di sicurezza realizzata in argento. Alla presentazione è intervenuto Luigi Macaluso, presidente della Girard Perregaux, che ha spiegato come il 375 MM sia stato prodotto in serie limitata, non più di 375 esemplari.

 

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Kohl’s Department Stores è sotto accusa per aver violato la legge sulla pubblicità

La procura generale del Massachusetts ha accusato la grande catena di vendite al dettaglio Kohl's Department Stores di violare le leggi statali in materia di pubblicità e politica dei prezzi. La vicenda ha preso il via da un articolo del Boston Globe il primo ottobre scorso. Nell'inchiesta il giornale ha sottolineato come nel punto vendita di Medford, nello stato del Massachusetts, veniva proposta merce in saldo senza che fosse mai stata venduta a prezzo pieno. La catena dei grandi magazzini Kohl's è entrata nel mercato di Boston lo scorso aprile con 13 negozi, aggiungendone poi due in ottobre. In una lettera indirizzata ai vertici del gruppo, Diane Lawton, procuratrice per la difesa dei consumatori e della divisione antitrust, ha scritto: "Kohl's sembra offrire in saldo molti oggetti da sempre, il che vuol dire che questi prodotti non hanno mai avuto un prezzo originale con cui è possibile fare un confronto". Lawton ha quindi lamentato il fatto che la società non sembra avere dato al cliente la possibilità di effettuare una reale comparazione tra i prezzi. Nella lettera Lawton si chiede se i prezzi dei saldi siano stati effettivamente cambiati, oppure se non si tratti in realtà di prezzi pieni, e chiede infine quanti prodotti siano stati offerti a prezzi normali prima di essere venduti in saldo. Nella lettera, Lawton intima infine a Kohl's di intraprendere "il giusto cammino per uniformarsi alle leggi del Massachusetts in materia di pubblicità e politica dei prezzi". Kohl's non ha voluto commentare la vicenda. La principale attività della Kohl's Corporation è la vendita a prezzi modici di capi di abbigliamento, scarpe, accessori e prodotti per la casa, attraverso 420 punti vendita distribuiti in tutti gli Stati Uniti.

 

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Eredi Winston, ora Bruce vuole 1,3 mld usd

Continua la battaglia legale che da anni coinvolge gli eredi del famoso gioielliere Harry Winston. Bruce, il figlio più giovane, ha chiesto alla corte di New York di obbligare la Deutsche Bank a versargli 1,3 miliardi di dollari come risarcimento danni per la vecchia contesa sulla gestione dell’azienda del padre, che lo ha contrapposto an-che al fratello maggiore Ronald. L’avvocato di Bruce, Paul Wexler, ha detto che la cifra comprende i 100 milioni di dollari delle perdite di magazzino più gli interessi, mentre la quasi totalità dell'importo reclamato sarebbe da imputare a parte dell’eredità. Bruce Winston nel 1997 aveva fatto causa al fratello Ronald e a Banker’s Trust, la società che inizialmente gestiva il patrimonio della Harry Winston Inc. Nel 1999 Banker’s Trust è stata comprata da Deutsche Bank. Lo scontro legale tra Bruce e Ronald si è risolto nel 2000, ha detto Wexler. Alla morte del padre, avvenuta nel 1978, i due fratelli ricevettero il 50% a testa della società. Dopo alcuni anni di dispute, Ronald Winston si è unito con una società di private equity, la Fenway Partners, per acquisire tutte le azioni della società, ed estromettere il fratello. Ronald Winston, a proposito delle nuove iniziative giudiziarie di Bruce, ha dichiarato: “Non c’entro niente con tutto questo. Non posso prevedere cosa mio fratello farà”. Probabilmente il processo contro la Deutsche Bank si svolgerà nel 2003, ha detto l’avvocato di Bruce Winston.

 

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Joop contro Joop: il designer vince causa milionaria

Il designer Wolfgang Joop ha ottenuto un’importante vittoria personale a scapito di Joop GmbH, la società di Amburgo che porta il suo nome e che stà preparando secondo le fonti del quotidiano WWD lo sbarco sul mercato americano. Joop ha infatti vinto la causa contro la Joop GmbH, colpevole di aver rescisso, a quanto pare arbitrariamente, il suo contratto da designer. All'inizio del 2001, Joop aveva venduto la residua quota del 5% della Joop GmbH in suo possesso a Wunsche, società ora in bancarotta, per poi interrompere i rapporti di lavoro con entrambe le società. Il designer continuava però ad avere un contratto di consulenza milionario, con scadenza a metà del 2003, con la Joop GmbH. Lo scorso anno, l'autorità fiscale tedesca aprì un contenzioso con entrambe le società, la Wunsche e la Joop GmbH, per un maxi assegno non pagato relativo a imposte degli anni Novanta. Sulla base di questo buco, Joop GmbH aveva dichiarato nullo il contratto con il designer, senza però citarlo in giudizio. Ma Joop non la pensava allo stesso modo, e attraverso il suo avvocato, Daniel Ajzenszdejn, ha fatto sapere che "se qualcuno dice di avere qualcosa contro di te ma non ti fa causa, è costume in Germania sporgere causa a proria volta, semplicemente per mostrare a tutti che il caso non sussisteva”.  La decisione della corte di Amburgo aggiungerà altri milioni di dollari nelle tasche di Joop. Lo stilista, ora residente a New York, non ha voluto commentare la notizia. Ma secondo una fonte del settore, il designer dovrebbe incassare un risarcimento tra i 5 e i 6 milioni di dollari.

 

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