|
In questo numero |
|
|
|
|
|
 |
|
|
|
Titoli italiani: |
|

|
|
*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 29 novembre 2002.
La variazione percentuale è su base mensile. |
|
|
|
Realizzato da: |
|

Italian Trade Commission |
|
|
|
Si ringrazia: |
|

Sistema Moda Italia |
|
|
|
|
|
|
|
|
Scattata la stagione
delle vendite natalizie,
ma gli analisti prevedono una crescita modesta |
|
Il Natale è ormai
alle porte e gli analisti di Wall Street prevedono che le vendite
registreranno il rialzo più contenuto dalla recessione del 1990.
Sebbene le vendite del week end del “Giorno del Ringraziamento”
siano andate molto meglio rispetto allo stesso periodo dello
scorso anno, un rapporto pubblicato a inizio dicembre
dalla banca d'affari Merrill
Lynch mostra che le stime di crescita per le vendite della
stagione natalizia sono di solo il 3 per cento, ben al di sotto
del 4,8% della media degli ultimi 30 anni. Gli analisti della
banca d'affari sottolineano che nell'ultimo decennio la crescita
delle vendite non si era mai attestata al di sotto del 4 per
cento: solo nel 1990, in piena recessione, la stagione natalizia
aveva registrato un calo delle vendite dello 0,2 per cento. "Le
nostre stime sono state riviste al ribasso rispetto al +3,9% atteso in precedenza
—ha spiegato Daniel Barry, l'analista di Merrill Lynch che ha
redatto il rapporto— Prevediamo un ulteriore deterioramento delle
vendite in tutti i settori in particolare per i prodotti di lusso
e la moda in generale". Il calo atteso per il Natale rappresenta
un deciso |
 |
|
indietro rispetto al forte aumento delle due
stagioni precedenti, quando le vendite sono risultate in rialzo
dell'8,6% e del 6,6% rispettivamente, superando le previsioni di
Wall Street. Nel suo rapporto, la banca d'affari ha identificato
alcuni fattori che stanno contribuendo a rallentare le vendite
natalizie, tra questi emergono ancora le preoccupazioni per un
eventuale intervento militare americano in Iraq —con un
conseguente aumento dei prezzi del petrolio— e il blocco dei porti
della costa occidentale dell'ottobre scorso, quando le spedizioni
delle merci per la stagione natalizia erano al culmine. "Le
incertezze sull'Iraq stanno avendo un effetto negativo doppio
sulle spese dei consumatori —ha spiegato Barry— Primo, il prezzo
del greggio sta continuando ad aumentare ed è già del 50% più alto
rispetto ad un anno fa. Secondo, qualora gli Stati Uniti
decidessero di attaccare l'Iraq, i consumatori diserterebbero i
negozi e i grandi centri commerciali preferendo rimanere a casa
incollati al televisore". A danneggiare le vendite della stagione
natalizia sono stati anche gli eventi di ottobre nella costa
occidentale, che hanno portato alla chiusura dei porti di
California, Oregon e Stato di Washington per 10 giorni consecutivi.
"L'impatto è stato significativo —si legge nel rapporto di Merrill
Lynch— Le aziende sono
ancora al lavoro per annullare il ritardo causato dalla serrata e
fare in modo che le proprie scorte siano sufficienti per
rispondere alla domanda". Nel comparto moda, a frenare i
consumatori statunitensi non vi è invece alcun fattore economico o
politico, ma solo l'assenza di capi o accessori a fare da traino.
Secondo Merrill Lynch, proprio come successe il natale scorso, i
designer non sono riusciti a creare per la stagione natalizia i
cosiddetti prodotti "must have", ossia da avere assolutamente. "A
tirare quest'anno saranno gli stessi prodotti dello scorso anno
—ha detto Mark Friedman, analista dell'area fashion della banca
d'investimento newyorkese— Nessuna novità: capi d'abbigliamento
vintage, vesiti sexy in rosso, marrone o nero, e giacche in pelle
o pelliccia". |
|
|
|
.jpg) |
|
|
|
Natale in forte crescita
per le vendite online |
|
Se
per il settore delle vendite al dettaglio quello che si prepara
sarà un Natale avaro di soddisfazioni, meglio andrà per gli
operatori del settore ecommerce. A dirlo è la società di ricerca
eMarketer nel suo rapporto annuale "U.S. Online Holiday Shopping
Report", pubblicato a metà novembre. Gli analisti del gruppo
sostengono che le vendite su Internet per il Natale raggiungeranno
quest'anno i 12,97 miliardi di dollari, in crescita del 16 per
cento rispetto alla stagione precedente. "L'andamento degli
acquisti su Internet è uno dei pochi aspetti positivi in un quadro
piuttosto negativo —ha dichiarato Nevin Cohen, analista di
eMarketer ed autore del rapporto— Visto che quest'anno le vendite
natalizie totali sono attese in rialzo di solo il 3 per cento, un
aumento di oltre il 15 per cento nel settore online è una
performance decisamente positiva". Il rapporto mostra inoltre che,
nel corso degli ultimi tre mesi del 2002, gli acquirenti "virtuali"
saliranno a 62 milioni, 3 milioni dei quali saranno novizi, ossia
persone che comprano per la prima volta. Lo scorso anno gli
americani che hanno fatto shopping sulla rete sono stati solo 55
milioni.
> top |
|
|
|
Tempi difficili per i beni
di lusso, prevista stagione natalizia debole |
|
La banca d’affari Morgan Stanley ha
tagliato le sue stime di utili sul settore dei beni di lusso,
prevedendo vendite deboli nella stagione natalizia ed esprimendo
preoccupazione circa le conseguenze di un possibile attacco
all’Iraq. Tra in nomi eccellenti finiti sotto la falce di Morgan
Stanley, da segnalare le italiane Bulgari, Gucci, le francesi
Hermes, Lvmh Moet Hennessy Louis Vuitton, e le svizzere Richemond
e Swatch. É stato invece risparmiato Burberry, per il quale la
banca d'affari ha anzi alzato le aspettative. Morgan Stanley
ritiene improbabile la previsione di crescita per il settore
adottata dal consensus degli analisti che vede un ritmo di
espansione nel 2003 pari al 6-10 per cento. “Si tratta di una
previsione decisamente poco probabile” hanno invece spiegato in
una nota gli analisti di Morgan Stanley, Claire Kent e Mandy Deex,
che hanno rivisto il dato in senso negativo, stimando che la
crescita delle sei aziende citate sarà tra il 2 e il 5 per cento.
Sul fronte degli utili, la banca d’affari ha stimato per il 2003
una crescita degli Ebitda (margine operativo lordo) tra il 3,1%
per Swatch e il 18,9% per Gucci. Anche in questo caso i dati sono
in ribasso rispetto al consensus che dava una previsione di
crescita tra l’8,9% e il 31,14 per cento. “Le prospettive per il
settore sono peggiorate dopo l’attentato di Bali —hanno scritto
ancora i due analisti di Morgan Stanley— le indicazioni per la
stagione natalizia non sono ottimistiche: i dati provenienti dal
Giappone, relativi ai dipartimenti d’alto lusso dei negozi,
mostrano vendite deludenti nel mese di ottobre mentre gli Stati
Uniti non stanno mostrando segni di ripresa”. Morgan Stanley ha
inoltre avvertito che la guerra all’Iraq potrebbe deprimere ancor
più le vendite. “Nè le nostre previsioni, nè quelle del consensus,
contemplano l’impatto di un possibile attacco —hanno concluso gli
analisti— che potrebbe colpire duramente la fiducia dei
consumatori e il turismo, due fattori vitali per l’andamento del
mercato dei beni di lusso”.
> top |
|
|
|
L’Istituto per il
Commercio Estero punta al piccolo dettaglio americano |
|
L’Istituto Nazionale per il Commercio
Estero mira al piccolo dettaglio con le promozioni per il “Made in
Italy”. Mentre a New York, Miami e Los Angeles gli americani
conoscono già bene i prodotti italiani e sono già da tempo
acqirenti di prodotti di importazione italiana, nelle piccole
città degli Stati Uniti non tutti sono al corrente dei vantaggi
del marchio “Made in Italy”. Ecco perché all’ICE di New York la
campagna Italia: Life in ‘I’ Style si è fatta promotrice della
qualità italiana anche nelle zone più remote d’America. La
strategia della campagna consiste nel dare supporto sia
organizzativo che finanziario ai piccoli commercianti per creare
eventi che possano attirare l’attenzione di nuova clientela e un
motivo in più per rimanere fedeli ai clienti abituali. “Il
proposito principale della nostra collaborazione con i negozianti
è quello di raggiungere il pubblico americano per dimostrare la
su-periorità del marchio ita-liano —ha spiegato la responsabile
della campagna Life in ‘I’ Style, Rossana Ciraolo— Superiorità
rappresentata in particolare dall’alta qualità del materiale
utilizzato e dalla lavorazione spesso manuale della produzione”.
L’ICE si fa portavoce della moda italiana grazie allo sviluppo di
eventi, che in molti casi ottengono un effetto moltiplicato,
avendo luogo contemporaneamente ad altre celebrazioni quali
anniversari dei negozi o feste comandate. L’ultima campagna di
marketing, che ha preso il via il 25 settembre di quest’anno e
continuerà fino al 31 di dicembre, prevede il rimborso del 70 per
cento delle spese sostenute dall’e-sercizio per promuovere i
prodotti di moda italiana. Il programma di sponsorizzazione
fornisce ai negozianti prescelti materiale pubblicitario Life in
‘I’ Style, quale cappellini ed adesivi con il logo della campagna,
e include il rimborso di un massimo di 10.000 dollari spesi per
l’organizzazione di eventi e fashion shows in tema. Attualmente
le promozioni Life in ‘I’ Style collaborano con circa venticinque
negozi d’abbigliamento e calzature.
> top |
|
|
|
Alcune
testimonianze dei partecipanti
al programma
dell'ICE |
|
Tra i numerosi
negozianti che hanno partecipato alle promozioni dell’Italian
Trade Commission in precedenza, sono stati molti quelli che hanno
stabilito un rapporto continuativo con l’organizzazione
governativa italiana. Richard Patterson, proprietario del negozio
di abbigliamento italiano Taylor, Richard & Conger di Charlotte in
North Carolina, ha accolto con entusiasmo la possibilità di
partecipare alla promozione per la prima volta ben cinque anni fa,
e da allora ha preso parte a successive edizioni per diffondere la
moda italiana nella sua regione. “Inizialmente abbiamo risposto al
questionario dell’Italian Trade Commission perche ci è sembrata
un’occasione unica di supporto per insegnare alla popolazione di
questa zona l’importanza della qualità e della vestibilità dei
prodotti di abbigliamento italiani —ha spiegato Pattison— I
risultati son stati eccezionali, attirando l’interesse di nuovi
clienti e rafforzando i rapporti con la vecchia clientela”. Nel
maggio scorso il negozio ha organizzato una riedizione del gioco
degli scacchi vivente che si tiene ogni anno nella cittadina
italiana di Marostica —una tradizione che risale al 1454—
ottenendo un grosso successo e attirando un pubblico di 400
persone, di cui il 25 per cento sono divenuti clienti abituali.
Grazie alla manifestazione, a cui hanno partecipato celebrità
locali in qualità di pedine, sono stati raccolti 1.000 dollari,
devoluti in beneficenza a favore della ricerca sulla distrofia
muscolare. Un altro retailer che è entrato a far parte
dell’iniziativa fin dai suoi primi passi è Mike Zack, proprietario
di Circa 2000 nello stato del Texas. Zack ha organizzato sfilate e
cocktail parties con il supporto dell’Italian Trade Commission già
sette anni fa. L’ultima partecipazione di Circa 2000 risale al
maggio scorso, quando il negoziante e buyer di moda italiana
prevalentemente maschile ha inaugurato un nuovo punto vendita. In
tale occasione Zack è stato insignito da parte del sindaco della
città di Plano di un riconoscimento ufficiale a riconoscimento
dell’impatto commerciale dell’esercizio sulla comunità. “Grazie al
supporto dell’Italian Trade Commission ho avuto modo di attirare
l’attenzione della popolazione della zona, anche di quelli che
inizialemente non sembravano interessati alla moda italina —ha
commentato Zack— Il risultato è stato un incremento nelle vendite
pari ad un terzo del nostro giro d’affari. La collaborazione con
L’ICE continuerà di certo nel futuro”.
> top |
|
|
|
Timberland manda in
passerella gli operai
per presentare la linea di abiti da lavoro |
|
Timberland ha
scelto degli indossatori d’eccezione per presentare la sua
collezione autunno 2002 di abiti da lavoro. A calcare la
passerella sono infatti stati gli operai impegnati nei lavori di
ristrutturazione del Field Stadium di Chicago, protagonisti
assoluti del primo Timberland “Working Man’s Fashion Show”. La
manifestazione si è svolta all’interno dello steso cantiere, che
entro il settembre del prossimo anno riporterà agli antichi
splendori lo storico edificio sportivo, sede ufficiale della
squadra di football americano Chicago Bears. Gli operai hanno
indossato con disinvoltura modelli come la tuta integrale a tenuta
stagna e il giaccone di pelliccia con cappuccio per temperature
polari, esibendosi in performance che evidenziavano le
caratteristiche chiave offerte dai capi: liberta’ di movimento e
resistenza all’acqua. Lo show ha anche svelato in anteprima alcuni
modelli di scarpe e abiti della collezione primavera 2003. La
linea da lavoro è stata lanciata con successo da Timberland
nell’autunno 1999. “Questi abiti devono garantire protezione e
mobilità in ogni situazione —ha spiegato Stewart Whitney,
direttore globale per la serie Timberland PRO— per questo abbiamo
applicato ai nostri modelli materiali e linee caratteristiche
della moda outdoor, dell’abbigliamento da montagna e da sport
estremo. Siamo certi che i professionisti si accorgeranno della
netta differenza rispetto ad abiti da lavoro tradizionali”. Anche
due ospiti celebri hanno partecipato alla manifestazione. Reggie
Austin, giocatore dei Chicago Bears, si e’ unito alla sfilata,
sostituendo il suo elemetto di protezione da gioco con un
altrettanto protettivo casco da cantiere. Lo speaker radiofonico
Chela, dell’e-mittente radio 105.9 WCKG ha invece fornito
informazioni e commenti su ciascun modello. Tra le varie
iniziative promozionali anche l’al-lestimento del furgone
Timberland PRO, pensato per fornire informazioni sull’im-portanza
di un adeguato abbigliamento protettivo sui luoghi di lavoro.
Dall’inizio del suo tour nel 2000, il veicolo ha già visitato
oltre 300 località in tutti gli Stati Uniti. Il Field Stadium si è
rivelato un palcoscenico particolarmente azzeccato, nonostante i
lavori i corso. Saranno proprio i Chicago Bears ad inaugurare la
struttura nella stagione 2003-2004. Il progetto, approvato
dall’assemblea generale dello stato dell’Illi-nois nel novembre
2000, nasce da un’iniziativa pubblico-privata resa possibile dal
contributo di 200 milioni di dollari versato dai Chicago Bears. È
inoltre prevista la trasformazione in parco naturale dei quasi 7
ettari di parcheggi antistanti la struttura.
> top |
|
|
|
Il gigante Levi Strauss lancia
una nuova linea di jeans per
conquistare il mercato americano dei grandi magazzini
|
|
Il gigante americano Levi Strauss &
Co. ha finalmente lanciato la sua linea di abbigliamento a prezzi
ridotti per conquistare il mercato dei grandi magazzini. La Levi
Strauss Signature proporrà pantaloni, giacche e camicie sportive
—in denim e non— specificatamente disegnate per la grande
distribuzione dei department store americani, dove attualmente
sono venduti il 33% dei jeans, un terzo del mercato totale del
denim negli Stati Uniti. In particolare, secondo i dati forniti
dalla compagnia, vi sono più di 160 milioni di persone che fanno
regolarmente shopping presso i grandi magazzini discounts, e il
numero degli acquirenti aumenta proprio nei periodi in cui
l’economia entra in un ciclio negativo. La Levis quindi, dopo
avere annunciato all’inizio del 2002 un piano di ristrutturazione
che prevede la chiusura di sei impianti di produzione negli Stati
Uniti e il licenziamento di 3.300 impiegati a livello
internazionale, ha deciso di puntare chiaramente a questa fetta di
mercato in crescita. “I clienti dei grandi magazzini richiedono
qualità a prezzi ridotti —ha spiegato l’amministratore delegato
del colosso americano, Phil Marineau— Con la nostra collezione
forniamo una linea di abbigliamento a prezzo accessibile la cui
qualità è garantita dal nostro nome.” La Levi Strauss aggiunge
quindi una terza linea a quelle di Levi e di Dockers, utilizzando
una strategia che segmenta il mercato in base ai consumatori, ai
prodotti, al prezzo e alla distribuzione, con linee che possiedono
caratteristiche ben distinte per soddisfare le necessità di
diversi segmenti della popolazione. La compagnia produce infatti
una vasta gamma di jeans, i cui prezzi variano ampiamente: si
possono acquistare un paio di jeans per 220 dollari se ci si
indirizza alla Levi’s Vintage Clothing, da 30 a 65 dollari per un
paio di Levi’s Red Tab, ed ora anche da 23 a 26 dollari per i
jeans della linea Levi Strauss Signature. “La nostra società
possiede una lunga tradizione, e noi continuiamo a lavorare per
progredire e conquistare la fedeltà della nostra clientela —ha
aggiunto Marineau— abbiamo rivitalizzato le linee Levi’s e
Dockers, ed ora contiamo di ottenere grossi risultati sul mercato
con la linea Levi Strauss Signature, per poi procedere al lancio
mondiale della collezione Levi’s Type 1 nel 2003”.
La nuova linea sarà venduta presso la catena Wal-Mart a partire
dal prossimo luglio.
> top |
|
|
|
Versace costretta a
ridurre costi e spese
per far fronte alla crisi del settore del lusso |
|
La griffe milanese
Versace tira la cinghia e vende immobili per 15 milioni di dollari.
L’edificio situato sulla 64esima strada a New York, che viene
utilizzato come showroom e come abitazione, sarà messa in vendita
per recuperare liquidità e liberare la Gianni Versace SpA di costi
operativi per almeno 4 milioni di euro. Nel 2001 l’ammontare delle
spese operative era salito del 16,9%, raggiungendo i 503 milioni
di euro. Santo e Donatella Versace, i fratelli che guidano la
società dalla morte dello stilista Gianni Versace, hanno dato il
via a un processo di riduzione dei costi di gestione, che include
la vendita di immobili ed il ridimensionamento delle spese per la
pubblicità. In particolare sembra che saranno messe in vendita,
oltre al palazzo newyorkese, anche la proprietà milanese di corso
Porta Nuova ed altri locali non ancora identificati. Il programma
è contenuto in una serie di documenti interni dell’azienda della
Medusa firmati da Santo Versace, che sembra avere origine dalle
stime di bilancio consuntivo del 2002. Le difficoltà del settore
luxury si sono riflesse sulla socetà milanese in una discesa dei
ricavi da 48 a circa 31 milioni di euro, a fronte di debiti con le
banche in aumento dai 100 milioni di euro del 2001. Per ora si è
parlato di riduzione delle spese legate alle showroom, alle
riprese fotografiche e alla produzione di cataloghi, assieme a una
serie di accorpamenti di controllate nella capogruppo, ma sembra
essere in discussione anche un progetto di ricerca di un partner
finanziario a cui cedere un quarto del capitale sociale.
> top |
|
|
|
Terza apertura USA per La
Perla nel 2002 |
|
Il Gruppo La
Perla ha aperto il terzo punto vendita del 2002 negli Stati Uniti.
La società di Bologna dimostra di non risentire della crisi
dell’economia americana, e al contrario di avere fiducia nel
futuro e credere nella ripresa del mercato. Lo prova la rapida
successione di nuovi negozi che sono stati inaugurati dal gruppo
produttore di abbigliamento femminile, ed il progetto di aprire
altre quattro boutique a Las Vegas, San Francisco, Dallas e
Houston nel corso del 2003 e 2004. “Si parla molto di crisi
dell’economia —ha dichiarato il presidente ed amministratore
delegato di La Perla Usa, Gianluca Flore— Noi invece crediamo con
fiducia che sia giusto investire negli Stati Uniti, e vediamo che
sia il mercato che la clientela apprezzano il nostro approccio.”
La Perla, che genera un volume di vendite annuali pari a circa 300
milioni di dollari, possiede 63 negozi in tutto il mondo, ed
è presente
negli Stati Uniti a Miami, Chicago, Boston, Beverly Hills, Costa
Mesa e New York. La nuova boutique è stata aperta proprio nella
Grande Mela, al 93 di Green Street, nel quartiere di Soho.
L’immagine del locale di 220 metri quadrati è stata curata
dall’architetto italiano Gabriele Buratti, il quale ha introdotto
specchi dipinti di rosso e scaffali da esposizione cromati, su una
pavimento in legno e un gioco di luci che ricorda quello delle
passerelle delle sfilate. “Il look è semplice e pulito, per
valorizzare al massimo il prodotto” ha spiegato Fiore, riferendosi
alla boutique. Il numero uno di La Perla si attende dal nuovo
punto vendita un giro d’affari di 2 milioni di dollari nel primo
anno.
> top |
|
|
|
Blumarine: presto nuova
boutique a New York |
|
A Blumarine fanno
gola i buyer americani, per cui la casa di moda italiana si
prepara allo sbarco diretto negli Stati Uniti. La società, guidata
da Anna Molinari e dal marito Gianpaolo Tarabini, è cresciuta in
modo costante durante i suoi 25 anni di attività, e sembra ora
avere tutte le carte in regola per lo sbarco oltreoceano. “Nel
corso dell’ultima sfilata di Blumarine i buyer americani erano
tutti in prima fila —ha spiegato Anna Molinari— e hanno ritirato
tutti gli ordini, nonoste la crisi dell’economia americana nel
dopo 11 settembre”. Ecco dunque spiegata la decisione della griffe
milanese —che attualmente conta circa mille punti vendita non
esclusivi nel mondo e 30 negozi monomarca— di aprire un negozio e
una showroom a New York. Del resto le collezioni di Blumarine
—designate dalla figlia di Anna Molinari, Rossella Tarabini— e
della linea per teenagers Bluegirl, possono già contare su
esportazioni pari al 55% del fatturato, in particolare in Oriente
e negli Stati Uniti. Gianpaolo Tarabini, l’amministatore unico
della finanziaria Blufin che controlla le linee Blumarine, Blugirl
e Anna Molinari, ha rivelato che l’azienda —a conduzione
interamente familiare— vanta un utile netto pari al 15% del
fatturato e un tasso di crescita delle vendite del 20% all’anno
solo negli Stati Uniti.
> top |
|
|
|
Tecnologia ed eleganza vere
protagoniste nell’emporio dell’italiana Prada a Soho |
|
La
tecnologia è la vera protagonista del nuovo emporio che Prada ha
aperto poco meno di un anno fa a Soho, nel cuore di Manhattan. Il
locale è stato
attrezzato con strutture innovative che hanno suscitato la
curiosità e l’interesse dei clienti, come ad esempio i lussuosi
ascensori in vetro o i camerini costruiti con pannelli di
cristallo liquido, dotati di fotocellule che ne consentono
l’oscuramento all’ingresso del cliente nello stanzino. L’impiego
della tecnologia chiamata “radio frequency identification” è però
il vero elemento innovativo del nuovo negozio di Prada: si tratta
di un software che permette di registrare tutte le informazioni
relative ad un capo d’abbigliamento su un’etichetta magnetica
chiamata “smart tag” che viene allegata al capo stesso,
consentendo quindi la raccolta di tutte le informazioni in una
banca dati centralizzata. Questa tecnologia consente a commessi e
clienti di ottenere in tempo reale ogni possibile informazione
relativa all’ar-ticolo
cui sono interessati, come ad esempio il materiale utilizzato per
produrre l’indumento o il numero di pezzi ancora disponibili in
magazzino. I clienti saranno inoltre dotati di una carta magnetica
personale, sul modello di una normale carta di credito, dalla
quale risulteranno gli acquisti già effettuati presso il negozio e
grazie alla quale sarà possibile delineare un profilo sui gusti
del cliente in base alla quantità ed alla tipologia d’acquisti
effettuati. In questo modo gli stessi commessi potranno
consigliare al cliente i capi che ritengono a lui più appropriati
in virtù del profilo personale delineato nella carta stessa. “Il
negozio Prada in Soho
—afferma la portavoce Katherine Ross— è solo il primo di una lunga
serie di “store” basati sull’impiego di tecnologie all’avanguardia
in grado di migliorare l’offerta di servizi e prodotti, rendendo,
allo stesso tempo, i punti vendita più efficienti rispetto al
passato. La compagnia —continua Ross— prevede, infatti, di aprire
altri due store di questo tipo a Los Angeles e a Tokyo non più
tardi del prossimo anno.”
> top |
|
|
|
Versace si affida ai
software di Raymark |
|
Versace ha deciso un’inie-zione di tecnologia nella
gestione dei suoi punti vendita in Nord America e Asia, ricorrendo
dei servizi avanzati per la vendita al dettaglio della società
Raymark. Versace adotterà in tutti i negozi la tecnologia Xpert
Series, che offre software e infrastrutture per la gestione in
rete degli inventari, il pagamento elettronico e l’archiviazione
di informazioni sulle vendite effettuate. Per i manager dei negozi
Versace sarà ora possibile creare una banca dati di tutta la
clientela, tenendo traccia per ciascun cliente di tutti i capi
acquistati e delle relative preferenze, e mantenendo chi lo
desidera costantemente aggiornato sulle ultime novità. Il sistema
permette inoltre di collegare tra loro tutti i negozi, supportando
diverse lingue, valute e standard di tassazione, agevolando
contemporaneamente lo scambio di merce e di informazioni. Raymark,
con sede a Montreal, in Canada, opera dal 1995, e per mettere a
punto i propri servizi si avvale di alleanze strategiche con
colossi della tecnologia come Microsoft, Ibm a Compaq. La casa di
moda Versace, appartenente alla società madre italiana Gianni
Versace Spa, è specializzata nei generi di lusso che distribuisce
sui mercati di tutto il mondo. Negli Stati Uniti Versace ha aperto
boutiques in 28 grandi metropoli, con altri punti vendita situati
in Messico, Canada e Bahamas. La produzione è andata sempre più
diversificandosi negli ultimi anni. Alla tradizionale sartoria
“prêt-à-porter”
si sono via via affiancati la moda giovani, le linee casual e
sportive, gli accessori nonché i profumi e, più recentemente, la
cosmetica e i prodotti per il make up. La necessità di un sistema
di gestione integrata delle boutiques si è fatta perciò sempre più
evidente. Versace, d’altra parte, è solo l’ultima arrivata tra la
lunga schiera di società d’alto livello che sono ricorse a servizi
tecnologici e gestionali. La società tecnologica Raymark conta tra
le file dei suoi clienti molti marchi famosi, per la maggior parte
appartenenti al settore abbigliamento/moda e beni di lusso. Tra
questi: Yves Rocher, Moschino, Dior, Davidoff, L’Occitane, Levi’s,
Louis Vuitton, Celine e Old River.
> top |
|
|
|
Nike punta ai sistemi hi-tech
di Bristlecone |
|
di lusso.
Tra questi: Yves Rocher, Moschino, Dior, Davidoff, L’Occitane,
Levi’s, Louis Vuitton, Celine di lusso. Tra questi: Yves
Rocher, Moschino, Dior, Davidoff, L’Occitane, Levi’
Bristlecone, azienda leader nel settore della
consulenza tecnologica, ha annunciato che alcune delle sue
soluzioni produttive basate sulle più moderne tecnologie
informatiche saranno prossimamente impiegate nei processi
produttivi e distributivi del colosso dell’abbigliamento sportivo
Nike. Il gigante delle calzature sportive ha scelto in particolare
il Planner Decision Assistant (planner DA) e il Supply Chain
Policy Manager (SC Policy Manager), che saranno presto adottati
dalle sue divisioni produttive di calzature ed attrezzature
sportive. Tali applicazioni consentiranno un miglioramento nella
gestione dei processi di lavorazione consentendo così una
riduzione dei tempi ed un notevole contenimento dei costi. Secondo
quanto precisato dai responsabili di Bristlecone, il planner DA
integra informazioni fra i sistemi operativi SAP, I2 e dieci altri
sistemi di networking, fornendo dati sulla domanda, fornitura e
consegna dei prodotti. Il SC Policy Manager permette invece di
monitorare e analizzare gli ordinativi da parte dei clienti e le
relative fatture di pagamento. “Con l’impiego di strumenti come
quelli scelti dalla Nike —ha affermato Padman Ramankutty, CEO di
Bristlecone— le aziende potranno aumentare il ritorno dei loro
investimenti in software, incrementando al tempo stesso le
possibili opzioni.
> top |
|
|
|
Il gigante Walcoal passa
dall’intimo allo sport.
Al via una nuova linea dalle alte performance |
|
Una nuova linea di articoli sportivi in
grado di accrescere le performance atletiche di chi li indossa,
sarà a breve lanciata negli Stati Uniti. La linea è stata creata
dalla Wacoal Sports Science Corporation, azienda d’abbigliamento
sportivo con sede a New York il cui capitale è interamente
controllato dalla Wacoal Corporation, colosso giapponese
dell’abbigliamento intimo. La progettazione e lo sviluppo degli
innovativi capi sono stati basati sull’osservazione e
l’applicazione dei principi della cinetica, la scienza che studia
i movimenti umani. Gli indumenti sono dotati di una retina,
chiamata Conditioning Web e cucita internamente, la cui funzione è
di sostenere e fasciare i muscoli e le articolazioni della gamba.
La linea è costituita da shorts e fuseaux realizzati in Lycra e
DuPont CoolMax: la prima consente una perfetta aderenza e una
compressione dei tessuti muscolari mentre il secondo è materiale
innovativo creato dalla stessa azienda, la cui funzione è di
asciugare immediatamente il sudore prodotto durante lo sforzo,
mantenendo la pelle fresca ed asciutta ed aumentando così il
comfort durante tutta la performance sportiva di chi indossa il
capo. Gli indumenti CW-X, che sono destinati all’im-piego
in una vasta gamma d’attività sportive quali la corsa, lo sci, il
calcio, il fitness e molte altre, sono stati già testati, con
esiti soddisfacenti, da molti atleti durante le più diverse
competizioni sportive, quali ad esempio i campionati mondiali di
calcio, le olimpiadi, il Tour de France e perfino alcuni incontri
di baseball. “CW-X
è sta realizzata utilizzando le più avanzate informazioni
scientifiche disponibili —ha dichiarato John LA Wilson,
vicepresidente della Wacoal Sports Science Corporation —e la sua
realizzazione è stata possibile grazie all’impiego di materiali
avanzati in grado di creare uno strato protettivo e di supporto
intorno al muscolo. Ecco perché questi indumenti troveranno
impiego in una vasta gamma d’attività sportive.” La linea CW-X
sarà disponibile al pubblico americano solo all’inizio del
prossimo anno, mentre il prezzo dei capi sportivi oscillerà tra i
60 e gli 80 dollari.
> top |
|
|
|
Levi’s:
nuova linea di pantaloni antiradiazioni |
|
Levi
Strauss & Co., il gigante americano della moda, ha annunciato nei
giorni scorsi il lancio di una rivoluzionaria linea di pantaloni
progettati e disegnati per proteggere coloro che li indossano
dalle radiazioni emesse dai telefoni cellulari o da altri
strumenti elettronici. La nuova linea denominata “S-fit”,
proprio per il design stretch che caratterizza i pantaloni,
appartiene alla collezione Dockers, brand rinomato in tutto il
mondo per la produzione e diffusione di abbigliamento casual. Gli
innovativi pantaloni, oltre a garantire un design moderno e
perfettamente aderente al trend attuale, sono contraddistinti
dalla singola proprietà di respingere qualsiasi tipo di radiazione
emessa da cellulari o da altre fonti elettromagnetiche. Il
materiale molto avanzato ed il processo innovativo chiamato “Clean
Fabric System” impiegato nella manifattura, conferiscono al
pantalone anche la capacità di proteggere dall’accidentale
contatto con liquidi ad alta temperatura, come ad esempio un caffè
bollente accidentalmente versato sul pantalone. Secondo quanto
riferito dai responsabili della Dockers, il pantalone che avrà un
costo non inferiore ai 150 dollari, sarà disponibile inizialmente
nei negozi e negli store della Gran Bretagna, per approdare il
prossimo anno
negli Usa.
> top |
|
|
|
Nike punta sul cotone
organico piuttosto
che sui tessuti hi-tech |
|
È tutta ecologica la nuova collezione femminile
proposta dal gigante dell’abbigliamento sportivo Nike. Il nuovo
guardaroba delle sportive quest’anno
sarà infatti confezionato interamente in puro cotone organico. I
capi, già pronti al debutto in vetrina, vedono top a maniche corte
con cappuccio, rigidamente sopra l’ombelico, magliette con collo a
“v” senza maniche, canottiere con spalline sottilissime e shorts.
Non essendo state operate grandi innovazioni sui tagli e i modelli,
la vera novità resta il materiale utilizzato per il
confezionamento: il 95% dei capi è in puro cotone organico
certificato, il che significa coltivato con metodi sostenibili e
senza alcun utilizzo di pesticidi sintetici o fertilizzanti. Solo
il restante 5% del tessuto è invece costituito da lycra sintetica.
“Siamo fiduciosi nella buona riuscita del prodotto
—ha dichiarato Haidi McCloskey, direttore dell’a-zienda— anche se
per ora abbiamo deciso di immettere sul mercato soltanto una
quantità minima di capi per renderci conto dell’indice di
gradimento dei nostri clienti”. La nuova collezione per ora è
disponibile solo nei negozi americani specializzati Nike ma presto
verrà distribuita in tutto il mondo. Intanto il colosso
dell’abbigliamento pensa alla collezione uomo per il 2003 che, con
molte probabilità presenterà gli stessi tessuti della linea
femminile. “Non usiamo il cotone perché ha una lavorazione più
facile e costa meno —ha continuato McCloskey— anzi spesso ha dei
tempi di lavorazione più lunghi, ma solo perché riteniamo sia il
tessuto migliore per l’abbigliamento sportivo”.
> top |
|
|
|
Dalle scarpe
all’abbigliamento femminile, Bandolino amplia il suo raggio
d’azione |
|
Il marchio Bandolino espande il
proprio campo d’azione, passando dalle calzature agli abiti. In
accordo alla filosofia secondo cui un marchio consolidato può
ampliarsi al di là delle sue origini, il gruppo Jones Apparel ha
deciso di lanciare una nuova linea di abiti firmata Bandolino da
affiancare alla linea autunnale di scarpe. I prezzi, come quelli
delle calzature, saranno moderati per conquistare un target di
consumatori attento alla moda ma anche al portafoglio. “Intendiamo
rivolgerci a una fascia di età dai 25 ai 45 anni, la stessa che
già acquista le nostre scarpe” ha spiegato Lynne Fish, presidente
del comparto abbigliamento presso il JonesApparel Group.
Secondo Rhonda Brown, presidente e amministratore delegato del
dipartimento calzature e accessori di Nine West Group, comparto di
Jones Apparel che include anche la nota marca di calzature, ora i
consumatori potranno vestirsi dalla testa ai piedi con il marchio
Bandolino. “Questo nome può contare su un incredibile seguito —ha
detto Rhonda Brown— e ha registrato una crescita significativa
negli ultimi due anni. Intendiamo proseguire su questa strada nel
2003. Così come per le scarpe, la linea d’abbigliamento sarà
guidata da alcuni capi chiave. La società ha inoltre in cantiere
il lancio di una linea di borse e accessori per l’autunno.
“L’essenza del marchio sarà di abbracciare tutti i settori del
mercato” ha aggiunto la Brown. L’obiettivo per l’autunno —ha
spiegato ancora il presidente Fish— è di aprire punti vendita di
abbigliamento firmato Bandolino in almeno 375-450
negozi”. La società non ha fornito una stima delle vendite ma
secondo gli analisti queste potrebbero potenzialmente raggiungere,
nel giro di alcuni anni, un volume di 100 milioni di dollari. La
collezione offrirà un ampio assortimento di giacche, pantaloni,
camicie e maglioni. La linea autunnale sarà differenziata in
almeno 100 stili diversi, con una scelta di tessuti che va dal
gabardines elasticizzato alla tela di cotone, dalla pelle
scamosciata ad una morbida georgette increspata. Oltre a
riflettere le ultime tendenze della moda, l’abbi-gliamento
Bandolino avrà anche prezzi accessibili. “La fascia di consumatori
ai quali ci rivolgiamo desidera sentirsi moderna ma anche adeguata
alla propria età – ha spiegato ancora Fish. I prezzi varieranno
dai 12.50 dollari per una maglietta ai 25 dollari di un blazer.
> top |
|
|
|
Furla si espande, presenta
nuova collezione |
|
Con nove nuovi punti vendita
aperti lo scorso anno e altri venti in programma per i prossimi
due anni, la casa di moda Furla sta chiaramente puntando sulla
strategia dell’espansione e mira a conquistare sempre nuove quote
di mercato, soprattutto in nord America. L’azienda ha presentato
di recente negli Usa la sua collezione primavera estate 2003 che
prevede quattro diverse linee: “Fame”, “Street Heroes”, “Ciak” e
“Impero dei Sensi”. Tra i pezzi della collezione “Fame” gli
esemplari più richiesti sono quelli confezionati in pelle color
pastello ispirati da musiche anni ’70 e ’80, ornati da borchie e
pietre con sfumature di turchese, rosse e color kiwi. Le borse,
nella collezione “Street Heroes”, prevedono invece modelli con o
senza cerniere, anelli di diverse dimensioni e altri accessori.
Tra gli accessori Furla sicuramente più venduti e richiesti ci
sono le borse, prima fra tutte la nuovissima “greta bag”
interamente ridisegnata e ora disponibile in pelle di bovino o di
alce. Per la linea Ciak invece ancora borse ispirate a film di
vecchie star hoolywoodiane con volti di donne disegnati sulla
parte anteriore. Infine le scarpe: tutti modelli quanto mai sexy
che lasciano il piede in buona parte scoperto, tipo sandali, con
tacchi molto alti decorati con gemme e pietre preziose. Furla ha
inoltre intenzione di lanciare sul mercato nella prima parte della
stagione, una linea di occhiali, in stile giovanile e sportivo che
saranno prodotti dalla casa De Rigo.
> top |
|
|
|
I college americani aprono le
porte agli occhiali Oakley |
|
Il
produttore di occhiali da sole Oakley sta sviluppado una nuova
linea di occhiali e accessori che riprenderà i colori simbolo
delle varie università statunitensi, dopo aver firmato un accordo
di licenza con Collegiate Licensing Co. La società, con base in
California, ha detto che questo accordo permetterà la produzione
di una vasta gamma di accessori con i colori delle varie scuole, con
scritte e grafiche su richiesta del cliente e simboli degli atenei
del Michigan, Alabama, Colorado, Auburn, Georgia, Tennessee e
Florida. La nuova linea, che verrà prodotta in quantità limitata,
dovrebbe essere lanciata il mese prossimo. Altre 19 scuole sono in
coda per essere inserite nel contratto di fornitura a partire dal
primo trimestre del 2003, ha detto Oakley. I prodotti previsti
comprendono abbigliamento maschile e femminile, di ispirazione
giovane per il tempo libero. Oakley ha aggiunto che l’accordo di
licenza vale 2,7 miliardi di dollari all’anno, e che la nuova
linea verrà inizialmente venduta all’interno dei campus e in
alcuni negozi specializzati nella distribuzione di articoli
sportivi. Nel trimestre chiuso a fine settembre, la società ha
registrato vendite in rialzo a 131,9 milioni di dollari, contro i
114 milioni dello scorso anno, un incremento pari al 15,7 per
cento. Il fatturato lordo del solo comparto degli occhiali da sole
è stato di 86 milioni di dollari, contro i 67,9 milioni
dello stesso periodo del 2001. Il
prezzo medio di vendita degli occhiali da sole è aumentato del 4%,
con un incremento del 21,7% del volume sempre rispetto allo stesso
periodo dello scorso anno.
> top |
|
|
|
Prada lancia l’orologio
Luna Rossa in edizione limitata per gli amanti della vela |
|
Prada celebra la Coppa America 2003
con un orologio ad edizione limitata. Grazie ad una collaborazione
con una società svizzera specializzata, Iwc, la griffe milanese
sbarca nel mondo dell’orologeria con una linea di creazioni a
tenuta subacquea prodotta in soli 2.000 pezzi. Non e’ chiaro se si
tratta di un primo passo per tastare il terreno nel settore degli
orologi ed eventualmente procedere ad una produzione massiccia,
oppure di una semplice iniziativa di marketing del marchio.
L’edizione limitatissima del Gst Chrono Automatic Prada, che viene
venduto per 4.300 dollari presso le boutiques americane di Prada,
è stato creato per affrontare le condizioni difficili del mare e
presenta un taglio decisamente maschile, con cinturino in metallo
e testata grigia e nera. Unico tocco di colore, il rosso delle
lancette, che richiamano il colore dell’intera linea sportiva che
è stata lanciata dalla maison nel 2000, proprio in occasione del
debutto di Luna Rossa e delle sue imprese velistiche. Luna Rossa
ha deluso le aspettative durante la prima fase della gara, ma
l’amministratore delegato Patrizio Bertelli sembra fiducioso sulle
sorti del suo team, dopo un investimento di 40 milioni di dollari
per preparare la barca e l’equipaggio al meglio durante questa
lunga sfida. Il ritorno si vedrà solo a conclusione della regata,
ma nel frattempo da Prada contano sugli incassi della nuova linea
di orologi creati specificatamente per le difficili condizioni
ambientali tipiche delle gare nautiche, come quelle che hanno
luogo al largo di Auckland, in Nuova Zelanda, per l’as-segnazione
delle Louis Vuitton Cup.
> top |
|
|
|
A Chicago brilla l’esordio
di Di Modolo |
|
Con l’obiettivo di aumentare la
riconoscibilità del suo marchio e portare il numero dei suoi punti
vendita negli Stati Uniti da 60 a 85 entro il 2003, l’italiana Di
Modolo è sbarcata a Chicago all’interno della Vogue Takes Chicago.
L’accoppiata è sembrata funzionare alla perfezione, grazie alle
linee e ai design innovativi creati dallo stilista italiano Dino
Modolo. Oltre 100 clienti infatti si sono recati nel negozio Saks
Fifth Avenue sulla Michigan Avenue di Chicago, acquistando 20 dei
gioelli proposti da Di Modolo. Nena Ivone, manager degli eventi
per Saks, si è detta soddisfatta, sostenendo che Di Modolo ha
trovato la chiave giusta per penetrare il mercato dei gioielli, in
quanto si rivolge ad un pubblico giovane. “È un marchio moderno e
giovanile —ha detto Ivone— e riesce a dare una dimensione nuova a
tutto il nostro assortimento”. La collezione dei nuovi gioielli,
che comprende diamanti e gemme a 18 carati, nelle varianti bianche
o gialle, è rivolta sia a donne di età compresa tra i 20 e i 30
anni, che acquistano gioielli con diamante per la prima volta, che
a donne più mature, in grado di apprezzare meglio il valore della
pietra. Ivone si è soffermata in particolar modo sul pendente
montato in oro bianco, di quasi tre centimetri di diametro e del
valore di 1.175 dollari circa. I prezzi oscillano tra i 1.200 e i
3.500 dollari circa, con una media di 2.350 dollari per ogni pezzo,
ha spiegato Marvin Scherzer, responsabile delle vendite e del
marketing della Di Modolo. La società ha il suo negozio principale
sulla Madison Avenue di New York, e una showroom a Milano per
facilitare le partnership sui mercati europei.
> top |
|
|
|
Panerai sfonda
negli Usa grazie
anche a Ralph Lauren |
|
Panerai di Firenze, piccolo produttore
di orologi del gruppo Richemont, nell’arco di soli cinque anni è
riuscita a conquistare un pubblico internazionale, sbarcando con
successo anche negli Stati Uniti. Sembrava impensabile, in un
paese come l’America in cui da sempre domina sovrano il marchio
Rolex, che un’azienda così piccola avesse potuto avere tanto
successo. Il segreto è stata una buona strategia pubblicitaria,
hanno detto gli esperti, ma soprattutto tanta fortuna visto che,
senza alcuna richiesta specifica, lo stilista Ralph Lauren usa
indossare gli orologi Panerai. Le officine Panerai producevano
inizialmente orologi per la Marina, e nel 1993 subirono una grave
crisi in seguito alla diminuzione delle commesse militari. Per
questa ragione fu deciso di proporre e svendere al pubblico 1.200
pezzi rimanenti, veri e propri “fondi di magazzino”. Uno di questi
ebbe la fortuna di finire sulla scrivania di Johann Rupert,
azionista della Richemont, multinazionale di lusso. Così, nel ‘97
l’officina Panerai entrò nell’orbita Richemont, e oggi, l’azienda
è riuscita a registrare una netta ascesa nella produzione e nelle
vendite, tanto da riuscire ad assorbire il 50 per cento della
produzione europea. Negli Stati Uniti e in Asia le liste d’attesa
arrivano fino a un anno per riuscire ad acquistare un modello
Panerai subacqueo, usato dagli incursori della Marina militare
durante la seconda guerra mondiale. Ogni anno il numero di pezzi
prodotti copre meno della metà della domanda, scelta dettata dallo
stesso Angelo Bonati, presidente del gruppo e artefice della
filosofia Panerai.
> top |
|
|
|
Carthusia porta all’estero
i profumi di Capri |
|
Il fascino della fragranza Carthusia,
prodotti e confezionata nei laboratori dell’isola di Capri, ha
finalmente rotto i vincoli che la limitavano alla celebre isola
campana: Carthusia sarà infatti presto disponibile in tutto il
mondo. Ad affermarlo è il distributore mondiale Herbarium, che per
la prima volta nella storia permetterà a un prodotto di Capri di
essere venduto oltre le sponde dell’isola. Secondo le previsioni
di Celso Fadelli, presidente dell’Herbarium di Padova, nel
prossimo anno si venderanno oltre 1.000 pezzi. “Capri risveglia
passioni ed emozioni —ha dichiarato Fadelli— la gente è entusiasta
e vuole conservare e portare con se il ricordo dell’isola. I
profumi e le essenze che si respirano a Capri sono tra le più
forti del mondo”. La linea Carthusia —come ha spiegato Fedelli—
può essere usata tanto dall’uomo che dalla donna, anche se non è
stata creata sotto l’etichetta unisex. La linea prevede quattro
diverse varietà: la prima, “Fiori di Capri”, è stata perfezionata
da poco con essenze di giglio e garofani mischiati con ambra e
sandalo; “Mediterra-neo” è una miscelata di foglie di limone e the
verde; “Ligea”, chiamata anche la Sirena, è aromatizzata con
essenza di mandarino, e infine “Io Capri” è una fragranza molto
giovanile, dal profumo selvaggio miscelato con foglie di the. Le
quattro diverse essenze sono disponibili in confezioni da 50 e 100
ml, con prezzi che variano dai 49 ai 68 dollari a bottiglia. “Le
modalità del lancio dei nuovi prodotti sul mercato – ha spiegato
Fadelli – non sono ancora state delineate nei dettagli. In Italia
l’esordio è avvenuto il primo novembre, ma all’estero dobbiamo
ancora decidere a quali rivenditori affidarci. Puntiamo sulla
massima esclusività”.
> top |
|
|
|
Femme Fatale di Vanderbilt
si rinnova |
|
Una ventata di novità ha investito
“Femme Fatale”, il celebre profumo prodotto dal laboratorio
parigino Vanderbilt. La società ha infatti deciso di rinnovare il
suo classico, lanciando una versione più sensuale che punta su
essenze di fiori bianchi. “L’obiettivo è di creare un nuovo grande
classico —ha dichiarato Françoise Lehmann, direttore marketing
della Gemey/Maybelline, che si occupa della produzione dei profumi
Vanderbilt su licenza L’Oreal— La nuova confezione è stata
disegnata da Christina Velani, dell’agenzia Cb’a, e si presenta
con una forma molto femminile e sensuale”. Oggi Fatale viene
prodotto e distribuito in Francia, ma entro il 2003 sarà lanciato
su tutto il mercato europeo. Non sono ancora stati tracciati
invece i programmi di vendita per il mercato statunitense, ma
secondo il profumo dovrebbe raggiungere gli scaffali nord
americani non oltre l’estate. Secondo le previsioni degli analisti,
nel corso del 2003 Fatale potrebbe raggiungere vendite al
dettaglio tali da garantire introiti per quasi 9,75 milioni di
dollari. Per rinnovare il suo classico Vanderbilt ha puntato sui
diversi mix preparati dall’International Flavors and Fragrances,
che prevedono peperoncini rosa, chicchi di uva sultanina nera,
essenze di gardenia e aroma di pesca, sandalo e porpora. Sul
mercato francese il prodotto è già in vetrina da qualche tempo: è
possibile acquistare confezioni di eau de toilette da 30 ml a
prezzi che oscillano tra i 14 ai 15 dollari, e confezioni di
deodoranti spray da 75 ml a circa 5,40 dollari.
> top |
|
|
|
Kors lancia nuova
linea di profumi |
|
Un cocktail bilanciato di fiori esotici e bevande
alcoliche. È questa la ricetta su cui si basa la nuova linea di
profumi prodotta dallo stilista americano Michael Kors, che presto
sarà lanciata su scala mondiale. “Per questa fragranza —ha detto
Kors— ho voluto davvero creare una sovrapposizione di fiori
esotici e una certa percentuale di alcool; ho voluto dar vita ad
un nuovo classico stravagante”. Il profumo infatti è stato
studiato su misura per la cliente Kors, che secondo lo stilista
non ha paura di abbinare sandali infradito con un abito da sera.
Il profumo viene prodotto in tre varianti: la prima, dalla
fragranza più forte, aromatizzata con vino porto e spezie
siciliane di bergamotto, cognac e gocce di rugiada; la seconda, di
media intensità, è aromatizzata con petali di rosa, bacche rosse,
e jasmine; infine la varietà più dolce, fatta con incenso rosso,
legno chiaro, ambra, sandalo e muschio. “Abbiamo cercato di dare
alle nostre essenze un tono nuovo, sofisticato e soprattutto
originale —ha aggiunto Kors— attraverso il mix di porto e cognac
con fiori e spezie, qualcosa di unico nel mercato dei profumi”. Le
confezioni studiate per le nuove fragranze, che hanno un taglio
particolare e sono caratterizzate da un tappo con anello girevole,
saranno presto distribuite in Canada, Gran Bretagna, Giappone,
Israele e Libano. Le proiezioni di vendita sono allettanti:
secondo Kors, la società riuscirà nel primo anno di vendite a
incassare profitti compresi tra i 12 e i 15 milioni di dollari,
grazie anche a investimenti pubblicitari e promozionali per circa
3 milioni di dollari.
> top |
|
|
|
Saks Fifth Avenue: un volto
tutto nuovo per la gran dama della moda newyorkese |
|
“Il lusso non deve per forza
essere esclusivo o irraggiungibile per il consumatore”. Con questo
motto, Brad Martin, amministratore delegato e presidente della
società Saks, sta tentando il rilancio del gioiello di famiglia,
la catena di negozi Saks Fifth Avenue che in questo periodo ha
dovuto affrontare seri problemi finanziari. Martin ha acquistato
la catena extra lusso nel 1998, dopo aver esordito nel negozio di
Birmingham, in Alabama. La sua carriera in realtà inizia molto
prima e passa attravero la politica, quando all’età di 21 anni
viene eletto membro del parlamento del Tennessee, il più giovane
della storia di questo stato. Successivamente Martin costruisce la
sua fortuna finanziaria nel settore delle vendite al dettaglio,
iniziando dall’acquisto della catena locale di grandi magazzini
Profitts, nel 1984, fino ad accumulare un grande capitale tramite
altre catene di vendita regionali di medie dimensioni, tra cui
Younkers, Bergner’s e Carson Pirie Scott . Una volta preso il
controllo di Saks, i guadagni tuttavia iniziano a crollare e
Martin è costretto a rivedere la propria iniziale strategia
d’azione. Questa prevedeva l’espansione della lussuosa catena e
dei suoi costosi prodotti all’interno di mercati ristretti.
Pressato dalla concorrenza e costretto ad affrontare
contemporaneamente la recessione dell’eco-nomia americana, nonchè
gravato da un debito di 1,33 miliardi di dollari, Martin ha
rinunciato presto all’espan-sione, focalizzandosi piuttosto sul
taglio dei costi. In giugno ha ceduto a Household International le
lucrative operazioni di Saks sulle carte di credito, ottenendone
un guadagno netto di 300 milioni di dollari. Intanto ha cercato di
trovare la direzione giusta nella quale incanalare le vendite. Il
fatturato nei negozi Saks aperti da almeno un anno è sceso dello
0,5% nel periodo gennaio-giugno
2002, soprattutto a causa del calo del 2,2% della divisione Saks
Fifth Avenue. Come tante altre attività, il negozio di New York ha
accusato in tutta la sua gravità la crisi del post 11 settembre.
La compagnia ha stimato che un terzo delle vendite nel quartier
generale di Manhattan, per esempio, proveniva proprio dai turisti,
il cui flusso si è drasticamente ridotto Ma tramite i tanti
cambiamenti introdotti, Martin è oggi fiducioso di aver trovato
la formula giusta per ridare propulsione alle vendite e
soprattutto per dare un’anima al volto della gran dama della moda
newyorkese.
> top |
|
|
|
Niente crisi per la
pubblicità dei diamanti crisi |
|
Saranno anche tempi difficili per
l’economia americana ma la pubblicità dei diamanti non è
certamente in crisi. La società Diamond Trading, ramo di vendita e
marketing del gruppo De Beers, ha infatti investito per le
attività di promozione durante le festività il 14% in più rispetto
allo scorso anno. La società non ha rivelato l’ammontare dei costi
di quest’anno ma nel 2001 l’investimento per promozioni sui media
americani era stato di circa 59,2 milioni di dollari, in base ai
dati del Cmr, società del grupo Taylor Nelson Sofres che segue
l’andamento degli investimenti nel settore pubblicitario. La
campagna di quest’anno è basata su temi più romantici, che ruotano
intorno al tema della “dichiarazione d’amore”. “Le nostre ricerche
sui consumatori hanno innanzitutto mostrato l’attuale stato
d’animo dell’America —ha spiegato Richard Lennox, direttore del
settore diamanti dell’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson—
caratterizzato da ansia e incertezze. Molte persone desiderano
spingersi al di là di questi sentimenti e ritrovare il
romanticismo”. Tra le nuove pubblicità ha fatto il suo esordio a
novembre una serie di manifesti che mette in risalto diamanti
dalle forme singolari e per l’occasione sono stati congeniati
slogan del tipo: “É come gridarle ti amo attraverso un megafono a
tutto volume”. Un nuovo spot televisivo, sullo stesso tema, ha
preso il via a metà novembre e sarà trasmesso durante tutte le
principali partite di football fino a Natale. Seth Grossman,
direttore delle strategie di marketing per l’agenzia J. Walter
Thompson, ha registrato un aumento delle vendite del settore pari
al 26 per cento negli ultimi cinque anni. Nel 1997, erano stati
venduti 6,6 milioni di diamanti mentre nel 2001 la quantità è
passata a 8,4 milioni di unità.
> top |
|
|
|
Quiksilver riduce spese
pubblicitarie: Poca concorrenza |
|
La società di abbigliamento sportivo Quiksilver di
Huntington Beach, in California, si aspetta di registrare per
l'anno fiscale concluso a fine ottobre un fatturato compreso tra i
685 e i 690 milioni di dollari, spinto dai marchi top
dell'abbigliamento sportivo e dal settore che ruota attorno al
surf. Per il 2003 l’azienda prevede inoltre utili in crescita.
Questo nonostante la società non abbia fatto molto per attirare su
di sé l’atten-zione dei clienti. Quest’anno, infatti, lo sforzo
pubblicitario è stato ridimensionato, vista la scarsità di
competitor sul mercato dell’abbigliamento per surfisti. Le rivali
Hurley —acquistata di recente da Nike— e Billabong sono ben
lontani dall’impensierire il colosso Quiksilver, e hanno persino
rinunciato al lancio di nuovi prodotti. Hurley ha fornito vestiti
e cappelli a quasi tutti i membri della serie tv Osbourne, mentre
le surfiste del nuovo film “Blue Crush” hanno indossato solo
abbigliamento firmato Billabong. Vans, un altro rivale
nell’industria degli sport estremi, ha prodotto un documentario,
“Dogtown and Z-Boys”, che è servito d’ispi-razione per una linea
di abbigliamento. Danny Kwock, co-fondatore di Quiksilver, ha
detto che la strategia è quella di selezionare gli eventi da
sponsorizzare, piuttosto che far apparire il marchio in ogni
occasione. Di recente, la società ha annunciato l’intenzione di
riacquistare le licenze giapponesi e australiane per 93 milioni di
dollari. L’accordo ha spinto Quiksilver ad aumentare le stime di
utile per il 2003 a 1,75-1,79 dollari per azione, contro i
precedenti 1,71 dollari.
> top |
|
|
|
H&M reinventa il business
della moda a prezzi bassi |
|
Economia globale a rilento e
contrazione delle spese per i consumi: questi due fattori non
sembrano scalfire per nulla l’incredibile avanzata di H&M, catena
svedese d’abbigliamento divenuta leader in Europa e sbarcata con
successo anche negli Stati Uniti. Stefan Persson, presidente della
società, ricorda con un sorriso il primo tentativo di espansione
all’estero della sua catena. Era il 1976, quando fu aperto il
punto vendita di Londra, ad Oxford Circus. “Rimasi davanti
all’ingresso per ore, cercando di distribuire ai passanti degli
album degli Abba per invogliarli ad entrare —ha confessato
sorridendo Stefan, allora ventinovenne, figlio del fondatore della
catena— Molti di quegli album mi son rimasti ancora oggi”. Ma da
allora molte cose sono cambiate: nel 2002 gli utili pretasse della
H&M sono stati di 833 milioni, pari a un incremento del 34%
rispetto all’anno precedente. Le vendite hanno raggiunto i 5,8
miliardi di dollari, in base ai dati di Keith Wills, analista di
Goldam Sachs. La crescita vertiginosa non è stata nutrita solo
dall’espansione della catena di negozi. I punti vendita aperti da
oltre un anno hanno infatti registrato un incremento delle vendite
tra il 4 e il 5% nel 2002. H&M si ritrova oggi con 1 miliardo di
dollari di liquidità mentre la sua capitalizzazione, pari a 15
miliardi di dollari, supera quella dei suoi concorrenti più
serrati, Gap e Zara International. Benché le sue azioni questo
anno abbiano risentito della volatilità dei mercati, sono comunque
raddoppiate rispetto al 1998. Per capire il successo di H&M è
sufficiente fare una sosta al quartier generale di Stoccolma
oppure nella sede newyorkese sulla Fifth Avenue. Qui, tra schiere
di televisori che trasmettono a ciclo continuo i video musicali
del momento, si trovano abiti trendy quanto poco costosi. Il
negozio è un vero e proprio tempio del “cheap chic”, ovvero della
moda economica e il prezzo dei capi si aggira in media sui 18
dollari. Ma non si tratta della moda casual classica di Gap né
dello stile Euro-chic di Zara International. Le linee di H&M sono
rigorosamente esuberanti e anticonformiste. Lo stile dei prodotti
offerti negli Stati Uniti è differente da quello dei capi
commercializzati in Europa, poiché H&M ha dovuto adeguarsi alle
esigenze di mercati differenti. I negozi europei assomigliano più
a grandi magazzini e propongono abiti adatti a tutta la famiglia.
Ma ad esempio, le linee da uomo fortemente vendute oltreoceano,
non hanno conquistato i maschi americani, forse meno attenti alle
ultime tendenze della moda. Così molti negozi le hanno eliminate,
concentrandosi soprattutto sulla giovane clientela femminile. H&M
ha investito quest’anno il 4% del suo fatturato per le operazioni
di pubblicità e la campagna di quest’autunno é stata affidata alla
maestria del fotografo Richard Avedon.
> top |
|
|
|
Ferrari presenta a New York
il suo nuovo gioiello: un cronografo Girard Perregaux |
|
Il 21 novembre scorso è stato
presentato in anteprima a New York il nuovo cronografo della
collezione Girard Perregaux per Ferrari. Il Ferrari 375 mille
miglia, questo il nome dell’orologio, è ispirato all’auto che
Roberto Rossellini regalò ad Ingrid Bergman. Nel 1954, infatti,
Pininfarina ricevette una richiesta dal regista Roberto Rossellini
che gli chiese di realizzare un modello Ferrari che fosse tanto
speciale ed unico come la donna a cui era destinato. Nacque così
la mitica 375 Mille Miglia, che Enzo Ferrari produrrà in un
innovativo grigio metallizzato che ancora oggi si chiama “grigio
Ingrid” e che è stato utilizzato per la realizzazione di questo
esclusivo cronografo caratterizzato da una cassa rettangolare
monopulsante, leggermente bombata e da un quadrante bianco avorio.
Il cinturino di pelle marrone scuro è disponibile nella versione
classica o con un’innovativa chiusura di sicurezza realizzata in
argento. Alla presentazione è intervenuto Luigi Macaluso,
presidente della Girard Perregaux, che ha spiegato come il 375 MM
sia stato prodotto in serie limitata, non più di 375 esemplari.
> top |
|
|
|
Kohl’s Department Stores è
sotto accusa per aver violato la legge sulla pubblicità |
|
La procura generale del
Massachusetts ha accusato la grande catena di vendite al dettaglio
Kohl's Department Stores di violare le leggi statali in materia di
pubblicità e politica dei prezzi. La vicenda ha preso il via da un
articolo del Boston Globe il primo ottobre scorso. Nell'inchiesta
il giornale ha sottolineato come nel punto vendita di Medford,
nello stato del Massachusetts, veniva proposta merce in saldo
senza che fosse mai stata venduta a prezzo pieno. La catena dei
grandi magazzini Kohl's è entrata nel mercato di Boston lo scorso
aprile con 13 negozi, aggiungendone poi due in ottobre. In una
lettera indirizzata ai vertici del gruppo, Diane Lawton,
procuratrice per la difesa dei consumatori e della divisione
antitrust, ha scritto: "Kohl's sembra offrire in saldo molti
oggetti da sempre, il che vuol dire che questi prodotti non hanno
mai avuto un prezzo originale con cui
è
possibile fare un confronto". Lawton ha quindi lamentato il fatto
che la società non sembra avere dato al cliente la possibilità di
effettuare una reale comparazione tra i prezzi. Nella lettera
Lawton si chiede se i prezzi dei saldi siano stati effettivamente
cambiati, oppure se non si tratti in realtà di prezzi pieni, e
chiede infine quanti prodotti siano stati offerti a prezzi normali
prima di essere venduti in saldo. Nella lettera, Lawton intima
infine a Kohl's di intraprendere "il giusto cammino per
uniformarsi alle leggi del Massachusetts in materia di pubblicità
e politica dei prezzi". Kohl's non ha voluto commentare la vicenda.
La principale attività della Kohl's Corporation è la vendita a
prezzi modici di capi di abbigliamento, scarpe, accessori e
prodotti per la casa, attraverso 420 punti vendita distribuiti in
tutti gli Stati Uniti.
> top |
|
|
|
Eredi Winston, ora Bruce
vuole 1,3 mld usd |
|
Continua la battaglia
legale che da anni coinvolge gli eredi del famoso gioielliere
Harry Winston. Bruce, il figlio più giovane, ha chiesto alla corte
di New York di obbligare la Deutsche Bank a versargli 1,3 miliardi
di dollari come risarcimento danni per la vecchia contesa sulla
gestione dell’azienda del padre, che lo ha contrapposto an-che al
fratello maggiore Ronald. L’avvocato di Bruce, Paul Wexler, ha
detto che la cifra comprende i 100 milioni di dollari delle
perdite di magazzino più gli interessi, mentre la quasi totalità
dell'importo reclamato sarebbe da imputare a parte dell’eredità.
Bruce Winston nel 1997 aveva fatto causa al fratello Ronald e a
Banker’s Trust, la società che inizialmente gestiva il patrimonio
della Harry Winston Inc. Nel 1999 Banker’s Trust è stata comprata
da Deutsche Bank. Lo scontro legale tra Bruce e Ronald si è
risolto nel 2000, ha detto Wexler. Alla morte del padre, avvenuta
nel 1978, i due fratelli ricevettero il 50% a testa della società.
Dopo alcuni anni di dispute, Ronald Winston si è unito con una
società di private equity, la Fenway Partners, per acquisire tutte
le azioni della società, ed estromettere il fratello. Ronald
Winston, a proposito delle nuove iniziative giudiziarie di Bruce,
ha dichiarato: “Non c’entro niente con tutto questo. Non posso
prevedere cosa mio fratello farà”. Probabilmente il processo
contro la Deutsche Bank si svolgerà nel 2003, ha detto l’avvocato
di Bruce Winston.
> top |
|
|
|
Joop contro Joop: il designer
vince causa milionaria |
|
Il designer Wolfgang Joop ha ottenuto un’importante
vittoria personale a scapito di Joop GmbH, la società di Amburgo
che porta il suo nome e che stà preparando secondo le fonti del
quotidiano WWD lo sbarco sul mercato americano. Joop ha infatti
vinto la causa contro la Joop GmbH, colpevole di aver rescisso, a
quanto pare arbitrariamente,
il suo contratto da designer. All'inizio del 2001,
Joop aveva venduto la
residua quota del 5% della Joop GmbH in suo possesso a Wunsche,
società ora in bancarotta, per poi interrompere i rapporti di
lavoro con entrambe le società. Il designer continuava però ad
avere un contratto di consulenza milionario, con scadenza a metà
del 2003, con la Joop GmbH. Lo scorso anno, l'autorità fiscale
tedesca aprì un contenzioso con entrambe le società, la Wunsche e
la Joop GmbH, per un maxi assegno non pagato relativo a imposte
degli anni Novanta. Sulla base di questo buco, Joop GmbH aveva
dichiarato nullo il contratto con il designer, senza però citarlo
in giudizio. Ma Joop non la pensava allo stesso modo, e attraverso
il suo avvocato, Daniel Ajzenszdejn, ha fatto sapere che "se
qualcuno dice di avere qualcosa contro di te ma non ti fa causa, è
costume in Germania sporgere causa a proria volta, semplicemente
per mostrare a tutti che il caso non sussisteva”. La decisione
della corte di Amburgo aggiungerà altri milioni di dollari nelle
tasche di Joop. Lo stilista, ora residente a New York, non ha
voluto commentare la notizia. Ma secondo una fonte del settore, il
designer dovrebbe incassare un risarcimento tra i 5 e i 6 milioni
di dollari.
> top |
|
|
|