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In questo numero |
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Titoli italiani: |
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*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 31 dicembre 2002.
La variazione percentuale è su base mensile. |
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Realizzato da: |
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Italian Trade Commission |
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Si ringrazia: |
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Sistema Moda Italia |
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Profumi: flusso di nuovi
lanci atteso per il 2003.
Le società si contendono un mercato da $39 mld |
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Nel
2003 si prevedono parecchie novità sul mercato
americano dei profumi e le
società del settore si stanno preparando per aggiudicarsi una
fetta di un mercato da 39 miliardi di dollari. L’appetito per le
novità, che contraddistingue sempre di più i consumatori americani,
costringe ad un continuo lavoro di promozione e di innovazione da
parte delle case cosmetiche specializzate, quali Estée Lauder e
L’Oréal, mentre il rallentamento dell’economia americana mette a
rischio i profitti. Nel 2001 il settore aveva per la prima volta
riscontrato un rallentamento, pari al 2 per cento, dopo quella che
sembrava una crescita inarrestabile del mercato che era iniziata
nella prima metà degli anni Novanta. Per lo più, in questi giorni
la società di ricerca NPD Group ha reso noti i dati di uno studio
sulle previsioni del settore nel 2003, secondo il quale ci si deve
aspettare un ulteriore declino
del mercato del 3 per cento. Di conseguenza le strategie delle
varie società negli ultimi mesi si sono rivelate molto più mirate
e la scelta delle campagne promozionali molto più attente che in
passato. |
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Nel
panorama delle fragranze nel corso del 2003 ci si aspetta di
vedere parecchi nuovi giocatori: l’americana Estée Lauder
Cosmetics lancerà nuovi profumi per almeno cinque dei suoi marchi,
tra cui Clinique e Lauder; la francese LVMH ha invece in programma
di immettere sul mercato quattro nuovi prodotti, mentre L’Oréal
USA sembra in procinto di presentare due nuove fragranze di Ralph
Lauren ed una versione femminile di quella di Giorgio Armani. Il
2003 è l’anno che in assoluto vedrà il maggior numero di novità,
mettendo in evidenza l’accelerazione a cui il mercato delle
fragranze è sottoposto. Guardando indietro di 20 anni infatti, il
susseguirsi di nuovi lanci vedeva un periodo di preparazione di
almeno 4 o 5 anni, ora tra un nuovo prodotto e l’altro il periodo
si è ridotto a meno di 18 mesi. Allo stesso tempo la durata al top
delle vendite di profumi di successo, come ad esempio Chanel N.5,
in passato poteva raggiungere i 15 anni di vita, ora si parla di
record nella commercializzazione delle essenze dopo al massimo tre
anni: la pressione è decisamente aumentata. Non sono solo i
clienti a pretendere un continuo turnover di prodotti sul mercato,
anche i commercianti del settore richiedono nuovi prodotti e nuove
campagne di marketing per spingere le vendite, dato che spesso il
semplice lancio di una nuova linea può far salire notevolmente gli
incassi. Un esempio di tale potere si è recentemente dimostrato
durante la presentazione della nuova linea di cosmetici di Giorgio
Armani, introdotta dall’esperta di make-up
Pat McGrath presso Saks Fifht Avenue, durante la quale il grande
magazzino del lusso ha riscontrato un aumento delle vendite pari
al 10,2 per cento con un incasso pari a 60.000 dollari. Chantal
Roos, amministratore delegato di YSL Beauté, afferma che l’unico
modo per avere successo in questo campo è avere un grosso nome
alle spalle. “Devi essere già un gigante sin dal primo giorno per
avere un prodotto di successo nel primo mese di
commercializzazione”, ha commentato Roos, spiegando che un grande
numero di novità nel corso del prossimo anno potrebbero portare ad
un periodo di calma nell’anno successivo. Del resto il costo di
una campagna di lancio per un nuovo profumo può arrivare a costare
fino a 25 milioni di dollari. Jack Wiswall, direttore generale
della divisione Designer Fragrances di L’Oréal USA, ha aggiunto
che la voracità dei consumatori per le novità ha spinto le
compagnie manufatturiere ad adottare un atteggiamento molto più
agile, con programma fiscale più veloce. “L’intera strategia di
lanci sta cambiando completamente” ha spiegato Wiswall,
aggiungendo che mentre in precedenza l’industria era in grado di
accettare un investimento di due o tre anni in un nuovo prodotto,
ora l’obiettivo è vedere i risultati entro il secondo anno. Questi
cambiamenti hanno richiesto una modifica nella struttura alla
L’Oréal: le due divisioni vendita sono state accorpate, le spese
di gestione ridimensionate e, mentre in precedenza tutti i negozi
venivano trattati allo stesso modo, ora si è dovuta fare una
selezione ed una graduatoria in base alla produttività di ogni
punto vendita. Una simile strategia è stata adottata anche alla
Cosmopolitan Cosmetics, dove l’ amministratore delegato Donald
Loftus, nel corso della preparazione di otto nuovi lanci di
profumi per il prossimo anno, ha messo in atto un sistema di
rotazione che prevede una prima fase in cui il prodotto viene
spedito a circa 400 negozi selezionati, per poi arrivare nel corso
dei sei mesi successivi ad altri 400 punti vendita e coprire nella
stagione successiva i rimanenti esercizi specializzati. “Una
distribuzione limitata aiuta a rimanere focalizzati e a dividere
le spese nel corso del tempo, spiega Loftus. Per quanto riguarda i
lanci di Giorgio Armani, Bulgari, Gucci, Givenchy, Kors by Michael
Kors, Calvin Klein, Cartier, Clinique, Dolce & Gabbana, Marc
Jacobs, Mont Blac, Nautica, Polo Ralph Lauren e Vera Wang le
strategie sembrano essere ben delineate, i risultati si vedranno
solo nel lungo termine. |
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I consumatori di
profumi negli Stati Uniti:
chi sono e quali fragranze preferiscono |
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Per riuscire ad essere competitivi nel
settore delle fragranze, in continua e veloce evoluzione, è
necessario conoscere a fondo i consumatori. L’ultima ricerca
pubblicata dalla società internazionale di marketing Vertis mostra
che i tre marchi più amati dal pubblico femminile sono Avon (con
l’8% delle preferenze), White Diamond (7%) e Estée Lauder (6%),
mentre per quanto riguarda le fragranze maschili al primo posto si
trova Old Spice (con il 15% delle preferenze), seguito a ruota da
Stetson (8%) e da Polo Sport (7%). Il rapporto di Vertis è uno dei
più autorevoli per quanto riguarda il mercato americano e ha
attirato l’attenzione dei lavoratori del settore sui prodotti
favoriti dai consumatori americani: la pubblicazione fornisce
infatti informazioni sui prodotti preferiti dal pubblico
necessarie alle compagnie in procinto di lanciare nuove fragranze.
Il profumo è per la maggior parte dei consumatori parte di un
rituale quotidiano, soprattutto per i clienti di YSL che hanno
affermato di farne uso per sette giorni alla settimana, mentre
secondo le risposte degli intervistati le donne con età compresa
tra i 18 ed i 24 anni utilizzano il profumo in media 5,3 giorni
alla settimana, contro una media di 4,4 giorni riscontrati per i
consumatori maschili. Un interessante elemento emerso dalla
ricerca è stata la maggiore propensione della popolazione di
colore ad utilizzare profumi rispetto ai consumatori caucasici (il
79% contro il 67%), i quali sono in minoranza anche rispetto agli
ispanici (75%). I dati raccolti da Vertis mostrano inoltre che
l’uso di fragranze è diminuito del 5 per cento nel corso
dell’ultimo anno passando dal 71 per cento della popolazione nel
2001 al 66 per cento nel 2002, con una riduzione del 7 per cento
nei consumatori maschili e del 4 per cento nel pubblico femminile.
La ricerca ha infine messo in evidenza il forte impatto della
pubblicità, soprattutto sulla popolazione giovane. In particolare
l’utilizzo di strisce profumate all’interno di riviste
specializzate dimostra di avere successo sul 36 per cento di
giovani lettori, ma di avere ben poco successo con la popolazione
americana matura: solo il 6 per cento ha infatti affermato di
avere acquistato un profumo dopo averne testato la fragranza su
una striscia profumata pubblicitaria trovata in un magazine.
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Cresce il mercato
della cosmesi maschile |
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Le donne sono da
sempre molto attente alla cura dell’aspetto fisico, ma ora gli
uomini prendono sempre più terreno nel campo e le linee di
prodotti maschili crescono proporzionalmente alle vendite. Non più
solo prodotti per radersi e dopo-barba dunque, gli uomini vogliono
apparire al meglio in una società sempre più basata sul look, e si
aspettano di trovare sul mercato prodotti specificamente studiati
per le loro necessità. Il mercato ha raggiunto nel 2001 i 7,3
miliardi di dollari a livello mondiale, all’interno di un mercato
totale di 39 miliardi e di cui circa la metà (3.5 miliardi di
dollari) vengono spesi negli Stati Uniti per acquistare prodotti
cosmetici maschili; ma più di ogni altra cosa è il settore in più
rapida crescita e secondo dati della società di ricerca Packaged
Fact raggiungerà gli 8,8 miliardi di dollari di giro d’affari
entro il 2004. Ecco dunque che varie grandi compagnie del settore,
come L’Oréal e Shiseido per esempio, che originariamente avevano
dedicato tutte le loro energie ai prodotti dedicati alle donne,
hanno dovuto riconoscere la potenzialità del settore e cercare di
entrarvi rapidamente. "Ora ogni grande compagnia di prodotti per
la cura della persona vuole entrare nel mercato maschile”, ha
confermato Jim Fogg, direttore del marketing di American Crew.
L’atteggiamento degli uomini nei confronti dei prodotti di
bellezza è cambiato radicalmente negli ultimi anni, portandoli ad
avvicinare sempre più il settore nella sua totalità, non più
dunque solo per acquistare schiume da barba, ma anche per creme
idratanti per il corpo e per il viso, antirughe e persino
coloranti per capelli.
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La nuova fragranza di
Roberto Cavalli sbarca finalmente sul mercato americano |
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È
sbarcato anche negli Stati Uniti il nuovo profumo firmato Roberto
Cavalli caratterizzato dall’ originale contenitore dalla
particolare forma di boa. La passione di Roberto Cavalli per le
creature selvagge, ha ispirato infatti la sua nuova collezione di
profumi: “Il serpente è un animale simbolo che mi ha portato molto
successo nel campo della moda e così l’ho scelto come interprete
di questo mio sogno”. Stilista delle star, Roberto Cavalli ha
lanciato la sua nuova fragranza, senza perdere di vista lo stile
di vita e lo spirito della sua donna ideale. Roberto Cavalli ha
vestito celebrità del calibro di Deborah Messing, Angie Harmon,
Jennifer Lopez, Britney Spears, Alicia Keys, Cindy Crawford e Mary
Blige. Gli elementi base del suo stile sono la sensualità, la
bellezza e la fantasia, traslate dentro la sua nuova fragranza. Il
nuovo profumo dello stilista è dunque misterioso, esotico e
sensuale. Negli Stati Uniti la fragranza di Roberto Cavalli è
distribuita dalle catene Nordstrom, Bergdorf Goodman, Sephora e da
alcuni selezionati negozi di Neiman Marcus e Saks Fifth Avenue. I
prezzi vanno dai 66 dollari per la confezione da 40 millilitri
agli 89 dollari per quella da 75 millilitri. Il nuovo profumo di
Cavalli è disponibile anche nella confezione lusso al prezzo di 95
dollari.
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Pronto il lancio del nuovo profumo
Rabanne |
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Tutto è pronto sul mercato
statunitense per accogliere il nuovo profumo da uomo di Paco
Rabanne. Il lancio è previsto per la prossima primavera. Il nome
del profumo è Ultraviolet Man e viene descritto come
un’”Ultra-fragranza” che racchiude un aroma di “menta liquida
fresca”, “mascolinità di vetiver organico” e “il potere dei
cristalli di muschio”. Si tratta della versione maschile del
profumo “Ultraviolet” col quale Paco Rabanne vede le donne
artefici del loro destino. Riappacificati, il corpo e lo spirito,
si esprimono in Ultraviolet, raggio di spiritualità e colore della
femminilità. Una fragranza assolutamente nuova che si avvale della
complicità e della combattività di poli contrari: i toni freschi
cedono il posto all'osmanto vellutato del Giappone (kinmokusei)
che rafforza con la sua sensualità l'ambre éternelle, il tutto
racchiuso in una sfera. Luce, forza, sensualità e intelligenza,
questi sono i quattro punti di forza di Ultraviolet, la fragranza
per la donna del Terzo Millennio. Paco Rabanne, e’ lo stilista che
per la prima volta nella storia della moda, ha realizzato abiti
con metallo, plastica e carta, un’idea nata che gli
è
venuta a metà degli anni '60. Ultraviolet Man è insomma la nuova
fragranza di Paco Rabanne che incarna lo stile contemporaneo
dell'era virtuale, tra modernità e innovazione, in sintonia con le
nuove tecnologie. Una magica alternanza di note profumate dove si
combinano l'essenza d'ambra grigia più pura con la menta liquida,
il vétiver e i cristalli di muschio. Ma l'innovazione non si ferma
al prodotto ma si estende anche al diffusore. Per questo profumo,
Paco Rabanne ha infatti concepito e disegnato un flacone
ergonomico con un innovativo sistema di propulsione che assicura
una vaporizzazione due volte più rapida, due volte più potente.
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Stella Cadente
firma con Clarins per linea di cosmetici |
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Il gruppo francese Clarins ha siglato
un accordo di joint venture con la casa di moda franco-americana
Stella Cadente per la creazione di una nuova linea di profumi e
prodotti per la cura del corpo. La nuova gamma di cosmetici verrà
sviluppata nei laboratori di Clarins e porterà il marchio Stella
Cadente. Il team di esperti delle due società sta inoltre
lavorando ad un nuovo programma di licenze per ampliare la rete di
distribuzione negli Stati Uniti e in Europa. L’accordo tra il
gigante francese e il gruppo americano prevede inoltre la cessione
di due terzi del pacchetto azionario a Clarins e al suo alleato
nell’operazione, la statunitense Arc International, una società
specializzata nella lavorazione del vetro e nella produzione e
commercializzazione di accessori in tessuto per la casa. Sia
Clarins che Arc International controlleranno un terzo del capitale
di Stella Cadente, mentre la stilista Stanislassia Klein,
fondatrice della casa di moda, diminuirà la sua quota a un terzo.
La stilista manterrà inoltre la supervisione di tutte le
collezioni di prêt-à-porter,
mentre le linee di prodotti per la casa verranno affidate a Arc.
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Le collezioni moda
autunno-inverno 2003
presentate dal 7 al 14 febbraio a New York |
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La prossima settimana di presentazione
delle collezioni per l’autunno 2003 si terrà a New York durante la
settimana dal 7 al 14 febbraio. Mentre la scorsa edizione aveva
dovuto subire parecchi cambiamenti a causa delle celebrazioni per
l’anniversario della tragico attacco al World Trade Center,
l’edizione di febbraio potrebbe essere un primo tentativo di
tornare alla fastosità delle manifestazioni precedenti. La
settimana della moda newyorkese è organizzata dalla 7th on Sixth,
l’associazione con sede a New York che è recentemente entrata a
far parte del colosso internazionale dello spettacolo IMG e che a
partire dalla prossima edizione tornerà all’originaria
configurazione a quattro centri adibiti a locali per le sfilate.
L’organizzazio-ne ristabilirà la Tenda di Bryant Park come il
maggior centro di attrazione della manifestazione e luogo dei
maggiori fashion show, avendo la possibilità di ospitare 714
persone sedute e 918 in piedi; i circa 1250 metri quadrati del
locale costeranno quest’anno 39.500 dollari, ben 7mila in più
rispetto all’anno scorso a causa dell’aumento dell’affitto del
parco. Il Pavillion può sedere da 430 ad 880 persone all’interno
di 1250 metri quadrati di spazio che si affittano per l’occasione
a 36.500 dollari; i 700 metri quadrati dello Studio per 430
ospiti costano 26.000 dollari e l’Atelier con 460 metri quadrati
disponibili per 120 persone si possono affittare con 14 mila
dollari. Come durante le precedenti edizioni della settimana della
moda il costo delle località copre anche aspetti della produzione
come luci e suoni e costi di promozione della 7th on Sixth.
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Lo show di Balenciaga
ritorna a New York |
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Balenciaga torna alla New York
Fashion Week dopo un periodo di pausa dalle passerelle americane.
La casa di moda capitanata da Nicolas Ghesquiere recentemente
entrata a far parte del Gruppo Gucci era stata la più richiesta
durante la scorsa edizione di febbraio della moda newyorkese, che
rappresentava allo stesso tempo la prima presentazione della
collezione dello stilista francese all’interno della
manifestazione. Dopo il successo ottenuto a New York, dove i 200
biglietti della sfilata erano andati a ruba ed celebrità come
Sarah Jessica Parker avevano dovuto usare tutta la loro influenza
per ottenere un posto in prima fila, Ghesquiere era ritornato a
Parigi per presentare la collezione primaverile.
Ora c’è grande attesa per la presentazione della nuova collezione
femminile autunno inverno 2003, che potrebbe far salire
ulteriormente le vendite che secondo dati del Gruppo Gucci hanno
già rilevato una crescita pari al 67 per cento rispetto all’anno
precedente. Per lo show del febbraio scorso Gesquiere aveva scelto
di organizzare l’evento con l’aiuto di Larry Gagosian e utilizzare
il suo negozio nel quartiere di Chelsea per la presentazione.
Quest’anno c’è la possibilità che lo stilista decida di usare lo
stesso locale, o persino di cogliere l’occasione per presentare,
lavori permettendo, il nuovo punto vendita ancora in costruzione
sulla 22esima strada. Quasi sicuramente la griffe di Gucci non
utilizzerà gli spazi messi a disposizione dalla compagnia
organizzatrice 7th on Sixth. Il ritorno di Balenciaga alla New
York Fashion Week è un’altro elemento che indica il ritorno alla
normalità della città amerciana della moda, e secondo
indiscrezioni sarebbero altre le case di moda che hanno deciso di
ritornare alle passerelle newyorkesi dopo un periodo di pausa, tra
queste si è parlato spesso di Hugo Boss come di un grosso nome
della moda di ritorno a febbraio.
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Blunauta sbarca sul mercato
americano |
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Il marchio
italiano Blunauta sbarca sul mercato americano della Florida. La
griffe, creata negli anni Novanta dalla casa di moda Balloon per
gli amanti dei tessuti raffinati come il cashemere e la seta, è
infatti in procinto di aprire quattro punti vendita nella solare
Florida, per poi procedere alla conquista del resto del territorio
statunitense. I primi negozi americani saranno dunque a Miami,
Orlando, Tampa e Palm Beach, per poi entrare a far parte delle
prestigiose linee in vendita presso Saks Fifth Avenue a New York e
infine raggiungere entro il 2005 un totale di 18 punti vendita
negli Stati Uniti. La mossa potrebbe sembrare azzardata,
considerando la crisi economica che il mercato americano sta
attraversando in questo ultimo anno, ma il direttore generale di
Balloon, Stefano De Santis, sostiene di avere molta fiducia nel
successo dei prodotti Blunauta negli Stati Uniti. “Gli americani
hanno una una incredibile capacità di reagire e superare le crisi
– ha spiegato De Santis – Siamo sicuri di avere il prodotto giusto
per i compratori statunitensi e per di più non puntiamo unicamente
ad aumentare le vendite: la nostra motivazione principale è
infatti quella di avere una dimensione internazionale” . Per
raggiungere questo obettivo Blunauta ha anche in programma una
ristrutturazione della struttura di vendita e distribuzione,
portando le esportazioni dal 10 al 60 per cento delle vendite
totali in un periodo compreso tra i tre e i cinque anni.
Allo stesso tempo, la casa di moda romana è impegnata in una
strategia di espansione anche a livello europeo, segnata dalla
recente apertura di punti vendita a Londra, Madrid, Valencia e
Marbella e quelle a Siviglia, Malaga, Francoforte, Mosca e Praga
nel prossimo anno. La maison, che nel 2001 ha registrato un giro
d’affari di 31 milioni di dollari, si aspetta una crescita delle
vendite pari al 20 per cento nel corso del prossimo anno e, oltre
all’espansione nel mercato americano, prevede in un futuro non
lontano di aprire boutique e showroom anche in Cina, uno dei
mercati mondiali in più forte espansione.
Blunauta, che ha sfilato per la prima volta nel 2001 sulle
passerelle milanesi di Milano Moda Donna, ha raggiunto la
popolarità soprattutto grazie ad una campagna pubblicitaria
affidata al noto fotografo italiano Fabrizio Ferri, che ha scelto
l’attrice australiana Charlize Theron come testimonial.
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Negozi discount a
sorpresa nell’elegante Upper East Side. Luxury Brand fa da
apri-strada al mercato degli outlet |
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I negozi a prezzi
scontatissimi fanno parte del panorama abituale in molte zone di
New York, ma nessuno si sarebbe aspettato di trovarli anche
nell’elegante Upper East Side. Con i problemi dell’economia
americana degli ultimi due anni molti negozi hanno dovuto chiudere
e parecchi spazi commerciali sono rimasti vuoti. La stessa sorte
e` toccata a Wolf Camera, una compagnia che nel 1999 aveva speso
ben 1.6 milioni di dollari per rinnovare lo spazio vendita situato
sulla 86esima strada, tra la Park Avenue e la Lexington Avenue.
Quest’ anno la compagnia è in bancarotta e il locale è rimasto
inutilizzato. Ecco dunque che il proprietario della catena Luxury
Brand Outlet si è fatto avanti, e ha preso in affitto il locale
per i mesi in cui sarebbe rimasto vuoto fino all’inizio del
contratto con il supermarket Gristede. Molti abitanti della zona
sono rimasti sorpresi trovando un punto vendita economico e
popolare nel loro quartiere, alcuni ne hanno riconosciuto un
elemento di decadenza, ma l’affluenza di clientela quotidiana nel
negozio dimostra come l’idea del proprietario del negozio, Richie
Dweck, fosse stata un’idea vincente. Gli abitanti della zona
residenziale che hanno storto il naso alla vista delle vetrine
senza alcun elemento d’arredo e agli scaffali pieni di scatole di
scarpe che i clienti possono direttamente prendere e provare,
avranno modo di abituarsi al via vai di amanti dello shopping dal
momento che proprio Dweck ha già` aperto altri due negozi discount
nella zona nel corso dell’ultimo anno. Forse con la ripresa
dell’economia nel lungo termine questo tipo di esercizi spariranno
dal quartiere più` chic di New York, ma per ora gli affari vanno a
gonfie vele e persino gli elegantissimi residenti della zona
sembrano avere scoperto che delle volte per una giacca di Giorgio
Armani a 300 dollari invece di 2000 dollari si può rinunciare al
servizio.
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Lacoste rilancia il
coccodrillo negli Stati Uniti |
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Sull’onda del
rinnovato successo, il colosso francese Lacoste riprende una
posizione di prestigio sulla Quinta strada di New York. La casa
di moda parigina ha infatti recentemente preso in affitto un
locale di 400 metri quadrati sulla prestigiosa Fifth Avenue
all’angolo con la 49esima strada. La posizione è decisamente di
primo piano, avendo come vicini nomi quali Benetton e Ann Taylor e
avendo di fronte il Rockefeller Center, uno dei punti di
riferimento più importanti della città sia per i visitatori che
per i residenti. “Abbiamo fatto una mossa decisa in previsione di
un grosso successo —ha spiegato l’amministratore delegato della
compagnia Bob Siegel— ma abbiamo già riscontrato un grande
interesse da parte degli acquirenti americani, soprattutto a New
York”. La maison, caratterizzata dall’immagine del coccodrillo, ha
già un punto vendita
nella capitale della moda americana, ma si tratta di un negozio di
dimensioni piuttosto ridotte rispetto a quello che Lacoste si
aspetta di aprire entro il luglio del 2003. Ci si aspetta dunque
la chiusura della boutique di 250 metri quadrati situata sulla
Madison Avenue tra la 54esima e la 55esima strada, anche se la
casa francese potrebbe decidere di mantenere entrambi i negozi per
un certo periodo di tempo, dato che il contratto d’affitto
dell’esercizio scade nel maggio del 2004. “Sulla Madison Avenue il
negozio rende approssimativamente 2.000 dollari al metro quadrato
—ha aggiunto Siegel— non possiamo aspettarci un simile risultato
in un ambiente molto più
ampio, ma allo stesso tempo avremmo molti meno limiti e potremo
massimizzare il potenziale del nostro prodotto”. Il design del
nuovo punto vendita sarà curato dall’architetto americano Patrick
Rubin, che ha già lavorato in precedenza per Lacoste.
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Boucheron inaugura boutique
a San Francisco |
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Boucheron, marchio
eccellente del mondo dell’alta gioielleria, ha recentemente
celebrato l’inaugurazione del suo nuovo punto vendita a San
Francisco, in California. L’elegante locale, che precedentemente
ospitava una boutique di Louis Vuitton, è situato su Post Street,
nel cuore della zona commerciale della città californiana. I
gioielli e gli orologi delle collezioni Boucheron sono esposti su
eleganti scaffali rivestiti di velluto grigio e posti in vetrine
in stile Art-Deco,
adornate da rifiniture di bronzo e nickel. La nuova boutique è
solo la prima di una lunga serie che l’azienda ha in progetto di
aprire, entro i prossimi tre anni nei principali città di tutto il
mondo, come ha rivelato Massimo Macchi, amministratore delegato
del gruppo Boucheron. “La nostra azienda ha elaborato una
strategia di penetrazione del mercato globale, affinché il nostro
marchio diventi il quarto gruppo del settore dei preziosi, dopo
Cartier, Tiffany e Bulgari —ha continuato lo stesso Macchi—
Nell’attuale fase di sviluppo, l’obiettivo è di rafforzare la
nostra presenza in mercati chiave, come quello italiano, francese,
inglese, giapponese e statunitense”. La strategia rientra nel
progetto di sviluppo che il gruppo Gucci, dal 2000 azionista unico
della casa di gioielli Baucheron, sta attuando da alcuni anni, e
vale a dire trasformare la compagnia in un colosso dell’alta
gioielleria mondiale. Fra le boutique che saranno inaugurate il
prossimo anno, ve ne sarà una a New York, proprio sulla Fifth
Avenue, fra la 55esima e la 56esima Street, a ridosso di Central
Park, nella celebre zona dell’alta moda, situata nel cuore di
Midtown Manhattan.
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Bartlett sospende la
produzione di alcune linee
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Gli sforzi di John Bartlett per rilanciare la linea
di moda che porta il suo nome, sembrano volgere al termine.
Secondo quanto affermato da diversi operatori del settore, infatti,
lo stilista avrebbe sospeso la produzione sia dei capi della linea
di moda maschile griffata Bartlett, sia di quelli del marchio
Uniform, sempre di sua creazione. La carriera di Bartlett è stata
brillante sin dai suoi esordi nel 1992; negli ultimi tempi, però,
le sue creazioni non hanno conseguito il successo cui lo stilista
era da qualche tempo abituato. Dopo aver lasciato la casa italiana
di moda Byblos, nel febbraio 2001, Bartlett ha stretto un accordo
con Fit, un’azienda manifatturiera con sede a Pescara, con la
quale ha continuato a produrre vestiti con il suo nome ed ha
contemporaneamente lanciato la nuova linea di abbigliamento
giovane Streetwear Uniform. È stata proprio quest’ultima ha
destare molto clamore ed a provocare controverse reazioni in
seguito alla vista d’uomini nudi costretti in una gabbia o modelli
sdraiati sui lettini di un’infermeria militare, come feriti di una
battaglia appena conclusa. Alla fine dell’estate del 2001,
Bartlett organizzò la sfilata, per la presentazione della nuova
linea, sulla terrazza dell’Hudson Hotel di New York concludendola
con la passerella di due modelli completamente privi d’indumenti e
velatamente coperti da una tavola da surf. Né Bartlett, né i
direttori delle vendite e del marketing della sua casa di moda
americana, hanno, fino ad oggi, smentito o confermato le
indiscrezioni trapelate al riguardo.
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Puff Daddy cerca negozio
per Sean John |
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Il cantante e designer dai mille nomi è
attualmente alla ricerca di un locale per aprire la sua prima
boutique. Sean Combs, detto anche Puff Daddy e poi rinominato P.
Diddy, intende aprire il primo punto vendita in pochi mesi, si
parla addirittura di marzo o aprile, e secondo alcune fonti sembra
avere già fatto un’offerta per i 450 metri quadrati disponibili
sulla Quinta Avenue e la 46esima strada a New York. Dopo avere
lanciato la sua prima collezione nel 2000, Sean Combs ha ottenuto
rapidamente un enorme successo di pubblico e allo stesso tempo il
rispetto dell’industria della moda che molti non si guadagnano
nemmeno in anni di attività. L’ organizzazione che rappresenta gli
stilisti americani, il Council of Fashion Designers of America, lo
ha infatti nominato per tre anni di seguito miglior designer
dell’anno. Il primo negozio del gruppo fa parte della strategia
della compagnia per crescere velocemente, sia dal punto di vista
dell’immagine che dal punto di vista economico.” Mentre molti
designers puntano esclusivamente allo status
—ha spiegato il vice direttore esecutivo della compagnia, Jeffrey
Tweedy— noi preferiamo rimanere piccoli e di successo,
prediligendo punti vendita piuttosto ridotti che generino un alto
livello di giro d’affari senza costare troppo”. Dopo
l’inaugura-zione della prima boutique newyorkese, il responsabile
della strategia di Sean John, Steven Greenberg della società di
consulenza Greenberg Group, ha in programma di puntare sui centri
commerciali, dove il successo non si conta con i metri quadrati di
esposizione.
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L’alleanza
VGrantham-Gild è protagonista del
nuovo showroom newyorkese Nicolò |
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Lo scorso 12
dicembre ha aperto i battenti il nuovo showroom Niccolò, situato
al 499 della Settima Avenue, a Manhattan. L’innovativo “art
studio”, dedicato al settore della moda, è stato interamente
progettato dall’italiano Niccolò Carpani Glisenti, che ne ha
curato personalmente la realizzazione. Il prossimo appuntamento di
rilievo sarà dedicato ai frutti dell’alleanza tra VGrantham e
Gild. Lo spazio era stato inaugurato inizialmente lo scorso luglio,
per ospitare tre linee di moda dello stilista italiano Paolo Frani.
Successivamente, il 39enne Glisenti avvertì la necessità di
arricchire il proprio studio con le collezioni di nuovi stilisti,
puntato quindi sul lancio di quattro linee di moda prodotte da
artisti emergenti. Tra le firme di successo troviamo la newyorkese
Alireza, Anthony Caputo, la linea d’accessori in cashmere Collo,
proveniente da Londra, e la linea maschile italiana VGrantham,
sulla quale si è concentrata particolare attenzione. VGrantham è,
infatti, uno stilista che ha registrato una rapida crescita nel
coro degli ultimi anni, e che vanta fra i suoi abituali clienti
The Edge, il chitarrista della celebre rock band U2. Fabio
Guidetti, presidente della casa di moda, di concerto con la moglie
e stilista Victoria Grantham, ha recentemente deciso di avviare
una collaborazione con il produttore italiano Gild, per il lancio
di una nuova linea d’abbigliamento rivolta al pubblico maschile e
femminile. Grazie all’alleanza con Gild —che conta tra le sue fila
stilisti di gran successo come Luella Bartley e Andrew Mackenzie—
VGrantham mira ad ampliare l’offerta di capi e accessori, e
lanciare una collezione in denim. “La nuova linea ci consentirà di
rivolgerci a una clientela del tutto nuova. e composta
esclusivamente da giovani”, ha affermato la stessa Victoria
Grantham. La collezione sarà presentata anche in Italia il
prossimo 15 gennaio, presso il Superstudio. Glisenti ha inoltre
rivelato che a febbraio nel proprio showroom sarà lanciata la
nuova linea VGrantham, dedicata all’abbi-gliamento femminile.
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Scoop apre nuova
boutique a New York |
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Il quartiere newyorkese Meatpaking District ha
salutato un nuovo arrivo al suo interno: quello della boutique
Scoop, che ha aperto i battenti in Washington Street, all’angolo
con la quattordicesima strada. Si tratta del sesto negozio della
catena, sistemato in un ampio spazio di circa 1.500 metri quadri.
Il design, minimalista e spartano, è perfettamente in sintonia con
quello degli altri negozi: pareti rigorosamente bianche, pavimenti
in cemento, infissi in acciaio e, in qualità di arredamento,
grandi cubi in pelle blu. In ogni caso i due proprietari, Stefani
Greenfield e Uzi Ben Abraham, erano partiti con l’intenzione di
mantenere l’architettura originale dei locali, caratteristica dei
loft più tipici di New York e impregnata dello spirito delle
gallerie d’arte. “Non volevamo portare a ‘downtown’ lo stile
rigoroso dei quartieri della zona nord di Manhattan —ha spiegato
Greenfield— ma piuttosto
mantenere intatto lo spirito che caratterizza gli spazi di
quest’area intrisa dello spirito storico della città”. Le altre
sedi della catena di boutique si trovano, oltre che a Manhattan,
anche a Miami, nella località balneare degli Hampton e a
Greenvale, queste ultime due nello stato di New York. Le ultime
proposte sono rivolte sia alla clientela femminile che a quella
maschile e sono costituite da un mix di linee contemporanee,
firmate Marc Jacobs, Joie, Paper Denim & Cloth e Seven e di linee
che invece portano direttamente il marchio Scoop. Un altro punto
vendita Scoop dovrebbe aprire entro la prossima primavera nella
località di Greenwich, nello stato del Connecticut.
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Stati Uniti: continua
inesorabile la caduta della domanda di tessuti
in lana e derivati |
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Continua la caduta
libera del mercato di tessuti e confezioni in lana pettinata.
L’ultimo rapporto 2002 pubblicato dalla International Trade
Commission, infatti, ha annunciato un’ulteriore massiccia
diminuzione della domanda di tessuti e vestiti da uomo in lana e
derivati da parte degli Stati Uniti. La domanda subì una marcata
riduzione già nel 2001, dovuta ad una serie di cause strutturali e
contingenti, come la crescente competitività di prodotti e tessuti
provenienti dal mercato estero, e la prolungata incertezza delle
condizioni economiche.
Nel suo rapporto, l’Itc ha stimato che il mercato statunitense dei
tessuti in lana pettinata nel 2002 potrebbe limitarsi a soli 10-12
milioni di metri quadri, a fronte dei 13-14 dell’anno precedente e
dei 19 milioni del 2000. Lo stesso rapporto evidenzia come alcune
delle cause decisive nella riduzione della domanda di vestiti da
uomo siano state la diffusione crescente, specie negli ultimi anni,
dell’abbigliamento casual negli ambienti di lavoro, e la
concorrenza proveniente dall’estero, che sta divorando quote
crescenti di mercato. Tra le altre cause troviamo la pressione
che i venditori al dettaglio esercitano su grossisti e produttori
per ottenere una riduzione dei prezzi delle merci, ritenuti spesso
poco competitivi rispetto a quelli relativi a prodotti provenienti
da altri paesi
—come Canada e Messico— che giovano dei benefici derivanti dalla
libera circolazione delle merci, in seguito agli accordi Nafta.
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Approvata dalla Ftc
la nuova fibra DuPont,
allo studio lo sbarco sul mercato europeo |
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DuPont Textiles &
Interiors (Dti), il gigante americano delle fibre tessili, ha
rivelato lo scorso mese che la Federal Trade Commission (Ftc) ha
proceduto all’omologazione di un nuovo tipo di fibra elastica di
sua produzione. Il nuovo prodotto sarà commercializzato con il
marchio Lycra. La T-400, questo il nome della fibra, sarà prodotta
per la confezione di capi d’abbigliamento dotati di una certa
elasticità come calze, indumenti intimi ed alcuni capi di
maglieria. “La T-400 è stata realizzata tenendo in considerazione
le esigenze dei consumatori —ha affermato il portavoce della Dti—
e rappresenta un grosso risultato per la nostra azienda, poiché,
per la prima volta, sostituirà l’elastene/spandex, materiale
elastico di vasto impiego nella produzione di indumenti intimi e
per lo sport”. La fibra sarà successivamente impiegata nella
produzione di capi d’abbigliamento per alcune delle più importanti
aziende di moda statunitensi, come Levi Strauss, Tommy Hilfiger e
Liz Claiborne. La Dti, che sta attualmente producendo la T-400 nei
suoi stabilimenti di Chattanooga, in Tennesse, ha inoltre concesso
la licenza alla giapponese Toray per la produzione della fibra al
fine di coprire la richiesta proveniente dal mercato nipponico.
“L’introduzione della T-400, con le sue proprietà innovative,
consentirà la produzione di capi d’abbigliamento all’avanguardia
—ha affermato Steve McCracken presidente della Dti— resistenti nel
tempo e con una garanzia di qualità superiore rispetto al passato.
Ciò consentirà alla nostra azienda di occupare un ruolo di leader
all’interno del mercato mondiale, sia in termini di soddisfazione
dei consumatori, sia nel ruolo di vettore di nuove tecnologie nel
mondo della moda”. “La stessa Commissione Europea —ha aggiunto
McCracken— sta valutando la possibilità di introdurre la T-400
nella classificazione delle merci e dei materiali dell’Unione”.
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Winlit produce la nuova linea
in pelle di Tommy Hilfiger |
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Tommy Hilfiger, azienda americana leader nel
settore dell’abbigliamento casual, ha annunciato lo scorso
novembre un accordo conWinlit Group per la produzione e la
distribuzione di una nuova linea d’abbigliamento maschile in pelle.
Gli articoli, disponibili al pubblico solo dal prossimo anno,
saranno confezionati in pelle d’agnello proveniente dalla Nuova
Zelanda, in vitello ed in montone shearling rigorosamente
sintetico. “Siamo entusiasti di lavorare con una delle maggiori
aziende di moda —ha affermato Geoffrey Freeman, vicepresidente
della divisione abbigliamento maschile della Winlit— Noi siamo
convinti che i nostri esperti del settore, operando sotto la
direzione degli stilisti diTommy Hilfiger, realizzeranno una linea
innovativa ed in grado di conquistare l’attenzione dei consumatori
d’ogni fascia d’età”. L’obiettivo dell’alleanza è realizzare capi
in pelle d’elevata qualità e dal design innovativo, in grado di
competere con le aziende già affermate nel settore. Gli sforzi
saranno inoltre rivolti a un contenimento dei costi, in modo da
poter offrire articoli a prezzi accessibili per tutti, pur
mantenendo il livello qualitativo di Tommy Hilfiger. Winlit, che
già collabora nella produzione di capi d’abbi-gliamento in pelle
con altre aziende leader del settore —come Guess, London Fog ed
Ellen Tracy— vende anche prodotti con il proprio marchio. La nuova
linea sarà disponibile nei principali empori e negozi
d’abbigliamento casual degli Stati Uniti e del Canada dall’autunno
2003, a prezzi che potranno oscillare tra i 200 e i 600 dollari.
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Arte
e moda si incontrano a New York: da Calvin Klein alla
Fondazione Trussardi |
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Nel negozio
Calvin Klein di Madison Avenue moda e arte si sono incontrati
ancora una volta grazie all’istallazione dell’artista italiano
Fabrizio Plessi. Cinque grandi tronchi di legno, lunghi circa 10
metri sono appesi al soffitto e roteano ad intermittenza regolare.
Sull’estremità più bassa sono attaccati minuscoli teleschermi che
trasmettono immagini di fiamme. Analoghe istallazioni, costituite
da un solo tronco sono state sistemate anche nei negozi Calvin
Klein di Dallas e Parigi. “Amiamo avere l’opportunità di mostrare
il lavoro di vari artisti —ha spiegato lo stesso stilista
all’inaugurazione— Il lavoro di Plessi è davvero speciale e
speriamo che molte persone vengano a vederlo in negozio”. Plessi è
noto per i suoi monitor in larga scala e le istallazioni create da
un mix di varie forme espressive e di comunicazione. È solo
l’ultimo artista ad aver esposto il proprio lavoro nei locali
Calvin Klein di Madison Avenue. Le ultime esposizioni hanno
incluso sculture di Tim Prentice e istallazioni di Dan Flavin.
Questa non è tuttavia l’unica iniziativa dedicata all’ arte
moderna inaugurata a New York in occasione delle festività. Anzi,
la Grande Mela non ha mancato di riservare novità sorprendenti. In
un momento di grande espansione per le gallerie d’arte,
soprattutto nel quartiere newyorkese di Chelsea, tre curatori
hanno infatti aperto, proprio qui, la galleria probabilmente più
piccola del mondo. Situato al 516 della 20esima strada, lo spazio
misura soltanto 101 centimetri di larghezza, 30 centimetri di
profondità e 236 di altezza. Se le misure sono ridottissime, non
lo sono altrettanto i progetti dei tre fondatori: Ali Subotnick ,
giornalista della rivista di arte Parkett, il direttore artistico
della Fondazione Nicola Trussardi, Massimiliano Gioni, e Maurizio
Cattellan, artista. Il nome rende l’idea di quello che
vuol’essere il proposito di questo nuovo spazio, chiamato “The
Wrong Gallery”, la galleria sbagliata. È un posto che a prima
vista sembra simile a qualunque altro del suo genere —ha spiegato
Gioni— solo con non c’e’ niente in vendita, niente da acquistare e
soprattutto, non c’è spazio. Ci piace chiamarla: la porta di
servizio dell’arte moderna”. “Lo spazio è poco —ha aggiunto
Subotnick— ma stiamo cercando di fare del nostro meglio senza
dover subire le pressioni del mercato”. Attualmente la galleria
ospita l’istallazione sonora di Martin Creed, artista vincitore
del premio Turner, intitolata: ”Work No. 122: All the sounds on a
Drum Machine”. La prossima settimana sarà la volta del giovane
artista inglese Phil Collins, che trasformerà l’intero spazio in
un box di luce per ospitare l’esibizione delle sue fotografie
mentre nel periodo natalizio il controverso artista Paul McCarthy
offirà una istallazione che Subotnick ha già preannunciato come “grottesca”.
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Cotton celebra l’American
Style al Metropolitan di New York |
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Cinque stilisti hanno partecipato quest’anno al quattordicesima
edizione di “Celebration of American Style”, evento di gala
organizzato da Cotton Incorporated e svoltosi all’inizio di
dicembre al Metropolitan of Art Museum di New York. “La nostra
società ha una lunga tradizione di collaborazione con stilisti
importanti —ha spiegato Berrye Worsham, presidente e
amministratore delegato di Cotton— e i cinque professionisti
invitati quest’anno la proseguono, poiché sono i più talentuosi
del momento”. Si tratta di Kenth Andersson, Stephen Hardy di
Squeeze, Jerry Kayre di Perry Ellis, Lilly Pulitzer e Lars Nilsson
di Bill Blass che hanno presentato in passerella collezioni
preparate appositamente per questo evento. La filosofia del
successo di Kenth Anderson è quella di disegnare abiti che
omaggino la bellezza della donna e non la sovrastino. Nel 2001
Anderson ha ampliato il proprio raggio d’azione dalla sartoria
all’abbigliamento già confezionato, distribuito nei negozi di
vendita al dettaglio. Stephen Hardy, stilista per la casa di moda
Squeeze è il primo ad aver applicato linee sofisticate ad abiti in
jeans nelle sue linee per i giovani. La collezione, fatta su
misura, di Squeeze si basa su modelli unici nel loro genere,
indossati da giovani celebrità del calibro di Britney Spears,
Brandy e le Destiny Child. Jerry Kaye è
al timone di Perry Ellis da ormai sei anni. Qui ha portato la
propria creatività e sofisticatezza senza tuttavia scontrarsi con
i criteri di vestibilità classica che da sempre anima le
collezioni Perry. Per Lilly Pulitzer, tutto iniziò nel suo
banchetto di spremute, aperto a Palm Beach poco dopo la fuga
d’amore con Peter Pulitzer, nipote del fondatore dell’omonimo
premio, Joseph Pulitzer. Qui i due facevano la vita dei ricchi e
famosi, ma questo non fece desistere Lilly dall’idea di aprire la
piccola attività, sostenuta dai frutteti di agrumi posseduti dal
compagno nel lontano 1960. Oggi Lilly e conosciuta in tutto il
mondo e riscuote particolare successo proprio tra le nuove
generazioni. Infine Lars Nilsson fu scelto per guidare gli
stilisti della casa di moda Bill Blass, nel gennaio 2001. Prima di
allora Nilsson annoverava nel proprio curriculum varie esperienze
a Parigi, al servizio di preminenti maison. Trasferitosi a New
York alla fine degli anni 90, lavorò anche come direttore del
design per le linee donna di Polo Ralph Lauren.
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Usa:
gli analisti prevedono per il
2003
una ripresa delle spese in
pubblicità online |
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Dopo due anni di
caduta ininterrotta, si profila una ripresa della crescita della
pubblicità online. Secondo un rapporto di eMarketer, nota società
statunitense che studia i fenomeni ed i processi legati al mercato
online, nel 2003 la spesa destinata alla promozione su Internet
raggiungerà i 6,70 miliardi di dollari, contro i 6,38 miliardi del
2002. Il previsto salto in avanti è riconducibile ad una
combinazione di fattori, quali la crescente quota di budget che le
aziende prevedono di destinare a questo tipo di pubblicità e
l’attenuarsi del momento di debolezza economica, a livello
nazionale e globale. Per il 2005 si prevede che saranno destinati
alla promozione online ben 8,10 miliardi di dollari, un risultato
importante per la ripresa del settore ma ancora inferiore agli
8,23 miliardi raggiunti nel 2000. “Gli ultimi due sono stati anni
disastrosi —ha affermato David Hallerman, analista di eMarketer— e
il dato di crescita, previsto per il futuro dai nostri analisti,
costituisce un sollievo per tutti gli operatori del settore”. Gli
analisti di eMarketer hanno previsto per il 2003 un tasso di
crescita pari al 5 per cento, dato estremamente significativo, in
modo particolare se confrontato con la perdita del 11,5 per cento
registrata nell’anno appena concluso. Questo è solo il primo passo
della ripresa secondo gli analisti, poiché l’indagine “Interactive
Marketing” da loro effettuata prevede un radicale cambiamento di
prospettiva, verso previsioni decisamente più rosee. “Il dato più
confortante che emerge dal nostro studio —ha infatti continuato
Hallerman— è la proiezione di lungo periodo, che prevede un
continuo rafforzamento del tasso di crescita degli investimenti
pubblicitari online, che dovrebbe salire dal 7,5 per cento nel
2004 al 12,5 per cento nell’anno successivo”.
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Solo giovani
per la campagna primaverile
2003 della linea jeans di Tommy Hilfiger |
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I giovani figli
del jet-set sono i protagonisti della campagna promozionale Tommy
Jeans per la primavera 2003. Tommy Hilfiger ha infatti reclutato i
figli di noti personaggi del mondo della moda e dello spettacolo
per dare vita ad un cast d’indossatori d’eccezione. Tra i nomi dei
neo modelli vi è quello della stessa figlia dello stilista
americano, Ally Hilfiger, assieme a quelli di Theodora e Alexandra
Richards, figlie di Keith Richards, Lizzie Jagger, figlia della
pop star Mick Jagger, e
Jake Sumner, figlio di Sting. I debuttanti indossatori saranno
inoltre affiancati dalle modelle Ian Webb e Paul Stiell, già
protagoniste delle precedenti campagne di Tommy Hilfiger. La
collezione primaverile 2003 è stata ispirata dalla passione che lo
stilista nutre per l’isola caraibica di Mustique, un luogo
definito dallo stesso Hilfiger paradisiaco e nel frattempo
misterioso, nel quale egli ama trascorrere i suoi momenti di relax
in compagnia di amici e familiari. I colori neutri ed il design
non troppo ricercato dei capi della collezione Tommy Jeans
riflettono i naturali paesaggi dell’isola, come le bianche spiagge,
il mare blu cristallino ed i toni verdi della savana
dell’entroterra. La collezione 2003 di Tommy Jeans, immortalata
dalla fotografia di Carter Smith, ritrae una nuova generazione di
giovani in cui la passione per la “pop culture” è saldamente
legata all’amore per le bellezze naturali e primitive, come i
paesaggi dell’isola di Moustique. La campagna primaverile 2003
debutterà
negli Stati Uniti non prima dell’aprile 2003.
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Leo Burnett curerà le
campagne di Gap
e Banana Republic |
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Gap, il gigante americano dell’abbigliamento
casual, ha annunciato un nuovo accordo con l’agenzia pubblicitaria
Leo Burnett per delineare le nuove strategie per i marchi Gap e
Banana Republic. Leo Burnett Usa è il principale ufficio della Leo
Burnett Worldwide, un network mondiale composto di oltre 200 unità
operanti in 84 paesi diversi. Con un fatturato complessivo pari a
9,9 miliardi di dollari nel 2001, Leo Burnett è interamente
controllata dal colosso Publicis, la quarta più importante holding
sul mercato globale del marketing. Il colosso giapponese Dentsu
detiene il controllo di una significativa parte del capitale. Leo
Burnett lavorerà con Gap e Banana Republic per condurre ricerche
di mercato, rielaborare le strategie di lungo periodo e
individuare le nicchie per il prossimo anno. Allo stesso tempo, le
divisioni marketing delle due aziende di moda proseguiranno nello
svolgimento delle tradizionali attività di ricerca e sviluppo,
collaborando con altre agenzie e professionisti del settore. “I
nostri clienti sono legati ai marchi Gap e Banana Republic —ha
detto Paul Pressler, presidente ed amministratore delegato di Gap—
Il nostro obiettivo è quello di rafforzare questo legame, e Leo
Burnett ci aiuterà nell’interpretare l’evoluzione dei gusti dei
consumatori ed individuare le possibili azioni da intraprendere”.
“Siamo entusiasti di collaborare con Gap e Banana Republic —ha
confermato Cheryl Berman, numero uno di Leo Burnett— entrambi
crediamo negli stessi valori e nell’importanza della promozione
come strumento di crescita”.
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Wal-Mart è la catena
americana che
spende di più in lobby e pressione politica |
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Oltre ad essere il
leader mondiale della grande distribuzione, il colosso americano
Wal-Mart è anche la società del settore che ha speso di più in
attività di lobby tra il 2001 e la prima metà del 2002. È
quanto emerge da una classifica del quotidiano di moda WWD,
secondo cui il gruppo dell’Arkansas ha investito circa 2,03
milioni di dollari per promuovere le proprie battaglie politiche,
tra cui la riduzione delle barriere commerciali internazionali e
l’opposizione al limite minimo sui salari. Wal-Mart è inoltre una
delle poche società della grande distribuzione americana a
mantenere un ufficio di lobby nella capitale americana —con uno
staff di quattro impiegati— che si occupa di mantenere le
relazioni con il Congresso, la Casa Bianca e le associazioni di
categoria. Ai primi posti della classifica, dopo Wal-Mart,
appaiono anche la catena J.C. Penney e il gruppo Sears Roebuck,
con spese in lobby di 2,02 e 1,35 milioni di dollari
rispettivamente. Alcuni anni fa J.C. Penney decise di chiudere
l’ufficio a Washington e concentrare gli sforzi politici nel
proprio quartier generale a Plano, in Texas, e attraverso i gruppi
di pressione della capitale, come la National Retail Federation (NRF).
“Crediamo che sia necessario mantenere strette relazioni con i
legislatori in modo da far sentire la nostra voce —ha detto al
quotidiano statunitense il portavoce di Sears Roebuck— Il processo
legislativo è complesso ed a volte non tiene in considerazione le
necessità del settore e dei lavoratori”. Nel 2001, la NRF ha speso
1,3 milioni di dollari per implementare i propri servizi di lobby
e pressione politica, mentre la International Mass Retail
Association, un’altra influente associazione di categoria con sede
a Washington, ha investito circa 250.000 dollari. “Per quanto
riguarda le attività di lobby nei confronti del governo federale,
ci appoggiamo nel 95 per cento dei casi allo staff della NRF o ai
suoi legali —ha ammesso Carol Sanger, capo della sezione Corporate
Affairs di Federated Department Stores, il gruppo che controlla le
catene Macy’s e Bloomingdale’s— E come noi, fanno molte altre
società del settore”.
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Ceo Summit a New York:
ripensare le regole delle moda |
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Occorre riinventare la moda e le sue
regole per avere un maggiore impatto sul pubblico, sia femminile
che maschile. È questa la conclusione a cui sono arrivati i top
manager del settore dell’abbigliamento e del lusso riunitisi a New
York in occasione del “Ceo Summit” organizzato a novembre dal
quotidiano americano WWD. L’evento ha dato l’opportunità a
dirigenti del calibro di Ralph Lauren, Domenico De Sole di Gucci,
Tom Freston di Mtv, e Brad Martin di Saks, di analizzare lo stato
attuale del settore moda e ridisegnare le linee guida per il
futuro. Ad aprire i lavori è stato lo stilista Ralph Lauren,
numero uno dell’omonima casa di moda. Il designer americano, da 35
anni nel business dell’ab-bigliamento, ha sottolineato che la
prima regola da seguire è avere passione in ciò che si fa. “Solo
in questo modo si può arrivare a realizzare un prodotto originale
che ha successo con il pubblico”, ha detto nel corso della serata
di apertura del summit. Lauren ha spiegato che sebbene l’economia
americana non sia in piena forma, questo non deve obbligare le
società a risparmiare in comparti vitali, come quello delle
risorse umane. “È sempre più difficile trovare nuovi talenti —ha
detto lo stilista— Bisogna investire sui designer di talento in
modo da avere un back up non appena qualcuno decide di cercare
nuove opportunità di crescita altrove”. Secondo il designer uno
dei problemi che sta affliggendo la moda americana cioè che troppo
spesso le società guardano all’Europa per la creazione delle varie
linee, senza pensare al pubblico nord americano. “Quando ho
cominciato a lavorare in questo settore, gli stilisti guardavano a
Christian Dior e alle maison francesi e italiane —ha continuato
Ralph Lauren— Ora però i veri talenti devono trovare idee
originali in modo da diventare loro stessi modello a cui ispirarsi”.
“Lo stile americano è diventato internazionale”, ha concluso
Lauren. Simile la strategia di Domenico De Sole: il numero uno del
colosso europeo Gucci ha infatti posto l’accento sul fatto che la
moda è ormai un mercato globale e le società del settore devono
perciò devono tenere presente diversi elementi nel creare e
distribuire le proprie linee. “Il successo nel comparto dei beni
di lusso sta nell’abilità delle aziende di piacere a diversi tipi
di pubblico e puntare al concetto di multibrand”. De Sole ha
spiegato che quando Gucci, nel 1994, ha steso il piano per la
quotazione in borsa, la società era in pessime condizioni
finanziarie. Tuttavia, nonostante le forti critiche, De Sole è
riuscito nel suo intento e nel 1995 il titolo ha debuttato sul New
York Stock Exchange e sul listino di Amsterdam. Da allora la
società ha continuato a crescere in maniera aggressiva, in
particolare grazie alle numerose al vasto programma di fusioni e
acquisizioni portato avanti da De Sole. “Ci chiedevano perché
volevamo diventare un multibrand —ha detto il manager— È stata una
sfida con noi stessi che abbiamo vinto”. Al summit, oltre che ai
grandi nomi della moda mondiale, erano presenti anche alcuni
dirigenti di importanti società della Corporate America. Tra
questi, Tom Freston, numero del gruppo Mtv Networks. Il manager,
che ha iniziato la sua carriera proprio nel campo
dell’abbi-gliamento, ha sottolineato l’importanze che il mondo
dello spettacolo, e della musica in particolare, riveste nel
mercato della moda. “Musica e fashion si influenzano a vicenda —ha
detto Freston— Entrambe devono far fronte agli stessi problemi. Le
sfide più grandi sono individuare i trend in anticipo rispetto ai
concorrenti e delineare le strategie giuste per rimanere sulla
cresta dell’onda”. Per il numero uno di Mtv, il successo sta nel
creare marchi solidi: “Il nostro business si basa su premesse
semplici, come costruire salde relazioni con il pubblico —ha
concluso Freston— Un fattore chiave è conoscere a fondo il proprio
audience per rafforzare il marchio e l’impatto dei prodotti sul
pubblico”.
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Matrimonio d’alta moda
negli Stati Uniti: Phillips-Van Heusen acquista Calvin Klein |
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Phillips-Van
Heusen ha concluso l'accordo per l’acquisto della casa di moda
americana Calvin Klein, per circa 400 milioni di dollari in
contanti e 30 milioni in azioni. Le potenziali royalty invece,
potrebbero essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari,
da pagare nel corso del tempo. “Calvin Klein è uno dei più forti
marchi di abbigliamento al mondo e ha un enorme margine di
crescita attualmente non sfruttato —ha detto Bruce Klatsky,
presidente e amministratore delegato di Phillips-Van
Heusen, attraverso un comunicato— Noi abbiamo un fortissimo
rispetto per quello che Calvin, Barry Schwartz e il loro team
hanno costruito, e siamo fortemente impegnati per preservare
l’integrità del marchio come pure la sua esclusiva distribuzione.
Calvin Klein, società che ha lanciato l’ormai famoso marchio di
abbigliamento, è stata fondata nel 1968 da Klein e dal suo socio
Schwartz, con un capitale iniziale di 10.000 dollari. Oggi
l’azienda fattura 3 miliardi di dollari all’anno. In tempi recenti
però la società ha avuto alcuni problemi, e non è riuscita a
quotarsi in borsa. Tre anni fa, un tentativo di vendere la società
per 1 miliardo di dollari fallì. Phillips-Van
Heusen, società con sede a New York, è proprietaria dei marchi
Arrow e Jeoffrey Beene, e produce in licenza capi d’abbigliamento
per i marchi Dkny, Calvin Klein, Kenneth Cole, Mister Klatsky. La
società è uno dei leader del mercato delle camicie, con ricavi per
circa 1,4 miliardi di dollari. Il marchio Calvin Klein piace anche
a Lvmh e a Gucci, tanto che i loro nomi erano stati citati in
passato come potenziali acquirenti. Greensboro, società della Nord
Carolina che possiede tra gli altri i marchi Lee e Wrangler
Leans, sembrava in posizione di vantaggio per effettuare
l’acquisto, ma la trattativa si arenò all’ultimo minuto. Secondo i
termini dell’accordo con Phillips-Van
Heusen, i team del marketing e del design di Calvin Klein non
verrano sostituiti, e rimarranno distinti dal resto del gruppo. Lo
stesso Klein sarà coinvolto nella direzione generale del comparto
design e del posizionamento del marchio sul mercato, mentre Tom
Murry rimarrà come presidente e direttore operativo
dell’organizza-zione. “Negli anni scorsi abbiamo ac-corpato le
operazioni di design, merchandising e marketing —ha detto Klein in
un comunicato— e ciò garantisce che la nostra filosofia si
rifletta in tutti gli aspetti del business. Con questi team a
disposizione, non vedo l’ora di lavorare con i colleghi di
Phillips-Van
Heusen, che possono aiutarci ad esprimere appieno le potenzialità
del nostro marchio”. Per Phillips-Van
Heusen l’acquisizione di Calvin Klein è il passo più importante
nel mondo del design di lusso. “L’acquisizione di Calvin Klein —ha
dichiarato Klatsky— costituisce la realizzazione della nostra
strategia di lungo periodo di prendere i marchi di livello
mondiale, con buone potenziali di crescita e che si possano
integrare nell’infrastruttura esistente”. In linea con questa
strategia, lo scorso mese Pvh ha segnato un accordo di licenza con
Kellwood per la produzione di una collezione donna per Izod,
marchio acquisito nel 1995. “Phillips-Van
Heusen capisce e apprezza il valore unico e l’integrità del nostro
marchio —ha aggiunto Klein— e possiede le infrastrutture e le
capacità finanziarie necessarie a espandere il business oltre ciò
che noi potevamo fare come società privata”.
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Karen Katz promossa
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