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Notizie
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Analisi sul Mercato USA |
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In questo numero |
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Titoli italiani: |
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*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 31 novembre
2003.
La variazione percentuale è su base mensile. |
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Realizzato da: |
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Italian Trade Commission |
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Nel 2004 gli esperti prevedono
la ripresa
del mercato fieristico negli Stati Uniti |
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“I consumatori stanno riscoprendo le
novità nel settore moda, un chiaro segnale di ripresa economica.”
E’ questa la previsione di Elyse Kroll, presidente di ENK
International ed organizzatrice delle maggiori fiere
internazionali negli Stati Uniti, come The Collective, Fashion
Coterie, Intermezzo, Children’s Club e Sole Commerce. La ripresa
del mercato americano ha infatti portato una ventata di ottimismo
tra i lavoratori del settore fieristico e tra gli espositori, sia
a livello Nord Americano che internazionale. “I primi trade show
del 2004 daranno risultati di gran lunga superiori alle fiere
degli ultimi anni, con un aumento deciso dell’affluenza e del
numero di espositori”, ha confermato con sicurezza Britton Jones,
presidente di Business Journal, l’organizzatore di Moda Manhattan,
Accessories the Show e Fashion Avenue Market Expo. Per quanto
riguarda gli espositori europei alcuni sembrano ottimisti per la
stagione fieristica 2004, nonostante l’Euro continui ad essere piu’
forte del dollaro. Laurence Marc, direttore generale della società
parigina Workshop Holdings, sostiene che il numero di aziende
europee nelle fiere Usa |
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aumenterà gradualmente. “Gli
espositori europei hanno tutto l’interesse ad approfittare della
ripresa del mercato americano” ha detto Marc. La prospettiva di un
rinvigorimento del settore ha convinto gli organizzatori fiduciosi
ad apportare delle modifiche nella struttura delle manifestazioni,
in modo da poter attirare maggiore attenzione sulla qualità dei
prodotti presentati. Molti infatti hanno preferito abbandonare la
tradizionale separazione degli espositori per fasce di prodotto,
passando dal tipico abbinamento gioielli con gioielli e articoli
di lusso con articoli di lusso ad un nuovo scenario misto, che
incuriosisce maggiormente gli acquirenti. Sembra esserci anche una
maggiore attenzione al look generale della manifestazione, in modo
da rinnovare l’immagine ad ogni edizione e promuovere e comunicare
anche indirettamente le nuove tendenze della stagione. Dal punto
di vista della formazione, infine, molte fiere hanno scelto di
proporre una serie di seminari gratuiti per approfondire argomenti
fondamentali, come il marketing, la produzione, le vendite e
l’importanza dello sviluppo tecnologico. “Sembra che molte strade
si siano riaperte, che la gente abbia ripreso a viaggiare e che
gli espositori prenotino molto in anticipo rispetto anche solo
alla scorsa stagione”, ha aggiunto con ottimismo Ed Mandelbaum,
fondatore del Designer & Agents Show e vice presidente del New
York Fashion Council, il cui scopo e’ proprio quello di promuovere
e coordinare gli eventi fieristici della Grande Mela, anche quando
il settore naviga in acque burrascose. |
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Il Venetian Fashion Group
presenta le nuove collezioni
Presentate a New
York le nuove collezioni di Ballin, Mario Bologna, Manas, SixMar,
Rodo, Soave e TN_29. All¹interno della sede di Venetian Fashion
Group nel cuore di New York all’ incrocio tra la 57esima strada e
la Sixth Avenue, il settore delle calzature italiane ha aperto le
porte alla stampa italiana ed americana. La presentazione e’ stata
seguita da un rinfresco, rigorosamente italiano, e si e’ inserita
tra la serie di eventi all’interno della Market Week a New York
dal 8 al 10 dicembre. Il programma del Venetian Fashion Group,
nato dall’ impegno del Consorzio Calzaturiero del Brenta, con il
supporto dell'ufficio di New York dell’Istituto nazionale per il
Commercio Estero, ha lo scopo di promuovere l'attività dei suoi
soci e di farne conoscere i prodotti, per sostenere il lavoro
delle piccole e medie imprese manifatturiere dell’area della
Riviera del Brenta, in Veneto. Nel 2003, il Venetian Fashion Group
ha aperto anche una sede a Pechino, in Cina, per favorire
l’inse-rimento dei Maestri Calzaturieri italiani sul mercato
cinese e per continuare la promozione del “Made in Italy”
nell’area Asia/Pacifico e a livello internazionale.
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ICE: accordo con gli orafi
italiani per conquistare gli Usa
Adolfo Urso, il Vice Ministro per le
Attivita' produttive con delega al commercio estero, ha siglato ad
inizio dicembre il primo accordo di settore con le associazioni di
orafi e le principali organizzazioni fieristiche delle aree di
Arezzo, Valenza-Po e Vicenza. L’accordo e’ stato firmato alla
presenza della presidente della Provincia e dell'Ente Fiera,
Manuela Dal Lago grazie al coordinamento operativo di Assicor e
dell'Associazione del Sistema Camerale. Il costo complessivo del
finanziamento previsto e' di un milione di euro finanziato a metà
dal Ministero delle Attivita' Produttive insieme all’ICE e per il
restante dall'Ente Fiera di Arezzo, Valenza Po e Vicenza. “Si
tratta di un importante accordo che rafforza il settore
dell’oreficeria, in particolare in quello che e’ il principale
mercato, ossia gli Stati Uniti”, ha spiegato il Vice Ministro Urso
dopo la firma del documento. Infatti circa il 70% della produzione
orafa italiana e’ esportata in tutto il mondo ed i principali
importatori rimangono gli Usa. Secondo il Vice Ministro Urso, la
sfida più grande per l’oreficeria italiana, ed in generale per il
Made in Italy, e’ rappresentata dai paesi non-europei, in
particolare dall’India, che e’ il primo produttore al mondo di oro.
“E’ per questo che il nostro budget include una serie di misure
per il sostegno del Made in Italy nel mondo – ha detto Urso – Sono
destinati al Made in Italy circa 400 milioni di euro, per spingere
al rialzo le esportazioni e rendere il nostro mercato ancora piu’
internazionale”.
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‘Per l’industria dei gioielli
il 2004 sarà l’anno del riscatto’, parola dell’amministatore
delegato Francesco Trapani
Per l’industria
dei gioielli americana il 2004 sara’ l’anno del riscatto. Parola
di Bulgari, di Graff e di Cartier, ma anche di quei gioiellieri
indipendenti che hanno visto le loro opere d’arte rimanere in
vetrina negli ultimi anni più come oggetti di esposizione che come
articoli di vendita. “Ma nel 2004 le cose andranno diversamente,
soprattutto perché lo scenario economico sarà
molto diverso da quello del 2003. Quest’anno le cose sono andate
male anche per lo scoppio della Sars in Cina e per l’attacco in
Iraq”, spiega Francesco Trapani, amministratore delegato della
famosa casa di gioielleria Bulgari. Entrambi gli eventi hanno
infatti depresso il morale dei consumatori americani, gia’
riluttanti a spendere in articoli di lusso dopo l’11 settembre del
2001. Gli ultimi dati economici sembrano tuttavia confermare la
ripresa economica in atto: il Pil segna nuovi tassi di crescita
record e i consumatori tengono il portafoglio meno stretto che in
passato. “Ed e’ per questo motivo che l’anno prossimo l’intero
settore assisterà a un risveglio dell’interesse da parte dei
consumatori— sottolinea Stanislas de Quercize, presidente e ceo di
Cartier - c’e’ maggiore fiducia sulla ripresa dell’economia e la
gente e’ tornata a essere piu’ sensibile al fascino della
creativita’”. Ed e’ proprio per questo ritorno di fiducia che
Cartier promuovera’ un tour per far conoscere agli americani la
nuova collezione Les Delices de Goa, gia’ presentata agli
appassionati del settore a New York, Beverly Hills, Chicago e Palm
Beach il mese scorso. La collezione Goa avrà come articoli di
punta varie pietre di ametista, corallo e turchese, con prezzi che
si aggireranno tra i 3.650 e i 21.600 dollari. Tra gli obiettivi
di Cartier, anche quello di lanciare in tutto il mondo la sua
collezione firmata con il noto marchio della pantera, a cui si
accompagnerà inoltre anche la nuova versione degli orologi per
donna Roadster. Ma i target a cui puntano le industrie del
settore sono ancora più ambiziosi. “Il mercato americano incide su
quello mondiale per il 35%, rappresentando anche il 50% dei
consumi di auto. Ma per quanto riguarda l’incidenza che ha nel
settore mondiale degli orologi e dei gioielli, la sua incidenza e’
di appena il 15%”, continua Quercize, che si propone lo scopo di
allargare la presenza americana nel mondo dei gioielli. Per farlo,
la gioielleria non ha perso tempo: entro la fine dell’anno sarà
infatti inaugurato un nuovo negozio ad American Manhasset, nel
Manhasset, nello stato di New York. E l’ importante punto vendita
localizzato a Costa Mesa, in California, sarà rinnovato con un
nuovo stile, con chiari richiami all’ Art-Deco. Cartier non sarà
sicuramente l’unica ad espandere il proprio marchio con l’apertura
di nuovi negozi. Anche Graff aprira’ nuovi punti vendita, tra cui
uno sulla Worth Avenue, a Palm Beach, in Florida. “Palm Beach e’
un mercato molto forte per l’industria dei gioielli. In Florida i
consumatori impazziscono per i grandi diamanti”, spiega Henri
Barguirdjian, presidente di Graff negli Stati Uniti. La famosa
casa di diamanti ha intenzione di rafforzare anche la sua catena
di distribuzione. L’anno scorso, per esempio, Graff ha siglato un
importante accordo con la catena di grandi magazzini Saks Fifth
Avenue, che ha permesso alla società di vendere i propri gioielli
in almeno cinque punti vendita Saks. Graff ha anche aperto un
nuovo quartiere operativo sulla 48esima strada a Manhattan, nel
cuore di New York. Anche Barguirdjian e’ ottimista sul trend del
business nel 2004, che sara’ caratterizzato da forti investimenti
nel campo promozionale. “Oggigiorno i consumatori pretendono molto
a livello qualitativo e soprattutto non si accontentano del primo
diamante che hanno tra le mani. E la qualità e’ la prerogativa di
Graff”.
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Gioielli per
cani: un settore in rapida crescita
Un gioiello e’
sempre un regalo perfetto. Non per nulla a Natale sono molti
quelli che si rivolgono ai gioiellieri per fare felice la moglie,
la madre o la fidanzata. Da ora si potrà dire lo stesso anche per
i cani. L’ ultima tendenza negli Stati Uniti sono infatti i
gioielli per i cani, e gli americani sembrano avere accolto l’
idea a braccia e portafogli aperti. “I cani fanno da sempre parte
della famiglia—sostiene la fondatrice della società
doggieworks.com, Katy Gaffney— alcune persone ne preferisco la
compagnia a quella delle persone.” Con questa premessa l’idea di
vendere gioielli per Fido e Lassie e’ sembrata a Gaffney ed alla
sua socia Stacey Paulson un successo assicurato. “La voce si e’
sparsa velocemente e le richieste continuano a crescere— conferma
Paulson— i padroni spendono dai 18 ai 175 dollari in gioielli qui
da noi per i loro amici a quattro zampe.” La tendenza sembra
essere in crescita anche secondo alcuni esperti di marketing, come
Michael Dillon che afferma che viziare i cani con accessori e
abiti ha gia’’ creato un giro d’affari di miliardi di dollari ogni
anno. Ora la scelta varia nello stile e nella misura, con
gioielli per la sera come quello denominato Diva Dog e con
creazioni su misura per tutte le taglie, dai chihuahua agli alani.
Le due imprenditrici texane oltre a vendere sul sito da loro
creato, sono ora presenti anche in Australia e stanno preparando
il lancio della loro ultima collezione in Inghilterra per poi
sbarcare in Europa. |
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Cresce la
concorrenza nell’industria dei
diamanti: De Beers perde
quote di mercato
Grandi trasformazioni in atto
nell’industria dei diamanti. E’ passato del tempo da quando leader
incontrastata del mercato era De Beers Group, con una fetta del
mercato globale pari all’85%. Ora la casa di diamanti ha una quota
pari appena al 55%. Il comparto e’ stato interessato infatti negli
ultimi anni da un livello di competizione maggiore, che ha portato
alla ribalta molte altre piccole imprese. Tutte hanno dovuto
tuttavia fare i conti con l’economia arrancante degli ultimi due
anni e con quegli eventi internazionali, quali la Sars e la guerra
in Iraq, che hanno zavorrato la propensione a spendere dei
consumatori. A questo si e’ aggiunto anche un rialzo delle materie
prime, che ha compresso i margini aziendali. Di tutto questo e del
futuro del settore dei diamanti si e’ parlato nelle piu’
importanti conferenze tenute recentemente. La prima a New York, la
“Rapaport International Diamond Conference”, e la seconda in
Belgio, la “Antwerp Diamond Conference”, in cui ha preso la parola
l’ ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. In entrambi i
meeting, si e’ parlato soprattutto della sfida piu’ grande che il
settore dovrà
affrontare. “I consumatori non si accontentano piu’, come in
passato, di un semplice diamante, ma pretendono una maggiore
qualità dei gioielli – ha dichiarato Terry Burman, amministratore
delegato di Signet Group, proprietario di Kay Jewelers – a questo
si aggiunge il problema del costante ribasso di margini lordi”.
Per Ed Bridge, presidente e ceo di Ben Bridge Jewelers, l’anno
prossimo il settore dei diamanti sara’ interessato comunque da una
crescita che si attesterà
tra il 3 e il 4%. Anche per le imprese di diamanti, come per
quelle dei gioielli e dei tessuti, il diktat sara’ l’innovazione:
l’anno prossimo riusciranno insomma a sopravvivere e a farsi un
nome soprattutto quelle societa’ capaci di reinventarsi con
gusto e intelligenza. Non solo. Gli investimenti nell’attivita’
promozionale saranno cruciali. Come quelli messi in atto da Martin
Coeroli, managing director dell’organizzazione no-profit Perles de
Tahiti, che ha spiegato il successo del suo gruppo, che vende
perle tahitiane, grazie a una campagna promozionale sostenuta
anche da celebrita’ hollywoodiane del calibro di Julia Roberts,
Sharon Stone e Halle Berry. Al gala’ tenuto nella conferenza
internazionale Antwerp, sono stati affrontate anche altre
tematiche. Clinton, per esempio, e’ intervenuto per promuovere
l’importanza della battaglia contro il commercio clandestino dei
diamanti, spesso una delle fonti di finanziamento più importanti
per il terrorismo.
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Le moda degli stivali da
montagna impazza negli Usa
Negli Stati Uniti la moda della
stagione sono gli stivali. Di gomma, di pelle, plastificati basta
che siano indossati sopra il pantalone. Solo così lo stivale e il
pantalone seguono la moda del momento. Tacchi alti o bassi, a
rocchetta, squadrati, dalle forme più improbabili. Più è strano
più è ricercato. Anche con il caldo torrido, ecco spuntare come
funghi gli “Ugg”, stivali di pelo imbottito, simili per la forma e
per il suo potenziale utilizzo ai mitici “moonboot”, le calzature
che somigliano a quelle indossate dagli astronauti che sono andati
nel 1969 sulla Luna. Questo tipo di stivale arriva dall’Australia
e sta riscuotendo successo tra le giovanissime e le donne in
carriera. Introvabili a Chelsea e a Midtown, il loro costo supera
i 270 dollari. E le liste di attesa si allungano di giorno in
giorno, anche nei tempi in cui la neve e il brutto tempo sono
lontani anni-luce. Soprattutto per i modelli rosa e azzurro creati
esclusivamente per il mercato americano. Inutile prendere un aereo
per Sydney: gli Ugg color confetto sono venduti solo all’interno
dei confini americani. Il fatto che lo stivale sia visibile al
mondo è la vera novità del momento. Dettagli che di solito sono
nascosti sotto il pantalone, ora fanno bella mostra al di sopra.
Lacci, pelliccia, chiusure lampo eccentriche e rifiniture fanno la
parte del leone. A lanciare la moda dello stivale “esterno” è
stata Gwyneth Paltrow, l’attrice vincitrice del premio Oscar per
“Shakespeare in Love”. Da allora, gli stilisti americani lanciano
modelli di stivali per ogni stagione. Michael Kors ha disegnato e
prodotto una linea di stivali con l’allacciatura che ricorda
quella dei gladiatori. Lo stivale è in vendita sia da Saks Fifth
Avenue che Neiman Marcus per 335 dollari. Anche Aldo, una delle
catene di calzature più note della zona newyorchese, ha messo in
vendita scarponi simili a quelli australiani per 170 dollari. Ma
la “stivale-mania” ha contagiato anche altre case di moda e
calzaturifici. Fornarina ha messo in vendita stivali dalla punta
spigolosa, Sigerson Morrison per circa 530 dollari promette
calzature uniche grazie ai lacci e chiusure cromate che si snodano
lungo tutto lo stivale. Ed è così anche per gli stivali di Zara,
tra i più economici visto che sono acquistabili per circa 100
dollari e per i Nine West, un polacchino più basso di uno stivale
classico, acquistabile presso tutti i punti vendita sparsi anche
nella Grande Mela per circa 60 dollari.
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Slip sexy e intriganti per tutti grazie a
J.Lo e Warnaco
Da ora in poi, gli
slip di Jennifer Lopez saranno a portata di tutti.
L’attrice-cantante ha infatti firmato un contratto con Warnaco per
disegnare e vendere la sua linea di prodotti di lingerie.
Naturalmente, all’insegna di pizzi, lacci, frange, intriganti
trasparenze e tutto quello che può suggerire la parola “sexy”.
Attualmente, J. Lo sta gia’ vendendo prodotti di abbigliamento e
accessori per un totale di 175 milioni di dollari. Ma e’ la sua
“prima volta” nell’intimo. Warnaco ha dichiarato che si aspetta di
distribuire i prodotti firmati J.Lo in 500 punti vendita negli
Stati Uniti entro il prossimo autunno. Ma il numero potrebbe
crescere se la linea avrà successo. La società ha fatto sapere che
“Jennifer si sta’ dedicando con grande passione al lancio della
nuova linea, che vuole disegnata apposta sulle sue misure”. Tra i
prodotti che sicuramente saranno più apprezzati, ci sono reggiseno
dalle profonde scollature e body di pizzo, con un particolare
studiatissimo. Le targhette per il prezzo saranno profumate. I
colori più in voga saranno il nero, per suscitare le fantasie piu’
audaci, e il bianco, che non sarà certo meno accattivante. Ma J.Lo
ha in mente di firmare con il suo nome anche una linea di prodotti
per la notte, che dovrebbe entrare nel mercato nel prossimo mese
di marzo. Tra le altre cose, la star gia’ disegna e vende occhiali
da sole, borsette e gioielli in almeno 2.200 negozi in tutta
America. Jennifer Lopez e’ la prima celebrita’ a firmare un
contratto con Warnaco dal 1998. La societa’ vende anche linee di
biancheria intima firmate da Calvin Klein, Olga, Warner’s, Lejabi
e Body Nancy Ganz. La societa’ fondata da Jennifer Lopez,
Sweetface, vede la partecipazione di due stilisti di successo, Joe
Lamastra e Andy Hilfiger. Quest’ultimo e’ il fratello dello
stilista Tommy Hilfiger, fondatore dell’omonimo marchio di
abbigliamento.
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Jennifer Lopez propone linea
di accessori. Borse, cinture e cappelli in pelle e velluto
L’impero della
cantante portoricana continua ad espandersi. Dopo l’abbigliamento
sportivo, gli occhiali, i profumi, i costumi da bagno, i gioielli,
Jennifer Lopez si appresta a lanciare la linea propria linea di
cappotti e giacche per le stagioni fredde e piovose. Non contenta,
avendo capito l’importanza dell’accessorio “trendy”, la Lopez ha
deciso di vendere anche borsette, cinture e cappelli con il
proprio marchio. In entrambi i casi i prodotti JLo saranno
prodotti sotto licenza, una garanzia certa dell’aumento dei
profitti dell’”industria” Lopez. Borse e zaini saranno prodotti
dalla Daniel M. Friedman & Associates di New York e saranno
commercializzati nel corso della primavera del 2004. I materiali
usati per la collezioni di accessori “JLo” includono spaziano
dalla pelle al velluto, dal cuoio al Pvc.
Cinture in cuoio, intarsiate di madreperla, ornate con catene
luccicanti, come detta la moda statunitense in questo momento.
Prezzi popolari sia per le borse che per gli accessori: borsette e
zaini avranno un prezzo compreso tra i 14 e i 35 dollari mentre
per le cinture non si spenderanno più di 14 dollari. Un prezzo
decisamente basso per i prodotti che porteranno il nome della
cantante. Ancora coperta dal segreto invece la linea di
abbigliamento che verrà prodotta dalla Henry Kay Bromley. Barry
Kar, presidente dell’azienda americana, non ha voluto svelare il
mistero della nuova linea di “outwear” della Lopez. Il prezzo,
secondo Sweetface, sarà compreso tra i 100 e i 250 dollari, un
prezzo abbordabile dal grande numero di fans che seguono la
cantante e comprano i suoi Cd. Le nuove borse e giacconi Made by
Jennifer Lopez saranno in vendite in negozi specializzati e nei
più importanti punti vendita dei grandi magazzini sparsi negli
Stati Uniti.
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Acquisizioni per Liz
Claiborne con Enyce e Lady Enyce
E’ tempo di
acquisizioni in casa Liz Claiborne. La casa di moda e’ infatti
diventata proprietaria dei marchi Enyce e Lady Enyce, come parte
dell’acquisto, per 114 milioni di dollari, degli asset di Enyce
Holding. Enyce Holding e’ stata fondata nel 1996 da Tony Schellman
e Lando Felix (entrambi originari di Seattle) e da Evans Davis, di
New York. La società, che inizialmente era nata come firma
esclusivamente maschile, venne acquisita da Fila Sportswear nel
1998. Sull’onda del successo riscosso dal marchio, Schellman,
Felix e Davis lanciarono nel 2000 la linea femminile Lady Enyce,
che debutto’ a New York nel 2001, esponendo la sua prima
collezione primaverile. La sede legale della società si trova a
New York, ma il marchio Enyce e’ distribuito in 500 punti vendita
americani e in cento negozi sul mercato internazionale, sparsi tra
le principali capitali europee. Secondo le stime effettuate
dall’azienda, Enyce dovrebbe totalizzare vendite nette pari a 95
milioni di dollari nell’anno fiscale 2003, grazie alle sue linee
Enyce e Lady Enyce.
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Giovani stilisti dal
Portorico o da Cuba insieme per la moda
maschile alternativa
La moda in America
parla sempre piu’ lo spagnolo. Dopo Ralph Lauren e Donna Karan
ecco che arriva una nuova generazione di stilisti americani, ma
l’ispirazione questa volta e’ tutta latina. Per questi giovani
designer la strada piu’ semplice potrebbe essere quella di rifare
il verso alle tradizioni del loro paese di origine, che si tratti
di Portorico oppure della Repubblica Dominicana. Un altro modo per
andare sul sicuro potrebbe essere quello di seguire le orme di
Russel Simmons o di P.Diddy e rivolgersi agli amanti dello stile
urbano che si ispirano alla musica hip hop, con pantaloni e maglie
extra large e cappellini da baseball. Delle due vie, invece,
questi giovani ispano-americani ne hanno scelto una terza, quella
che li ha portati a creare una nuova alternativa per i giovani.
Crescere nei quartieri come Washington Heights e il Bronx e
guardare le sfilate di Giorgio Armani in televisione ci ha reso
coscienti della mancanza di scelta nell’abbi-gliamento maschile
quotidiano spiegano Ricardo Llano, Eli Salome-Diaz e Keith O’MAra,
fondatori della linea Gawsie Brand in vendita presso
Bloomingdale’s. Dal mix di idee e gusti dei tre residenti del
Queens, l¹uno cubano, l’altro peruviano e portoricano ed il terzo
irlandese, e’ nata una collezione sportiva funzionale e di
tendenza che sta avendo un grosso successo. Anche per il
portoricano Hector Estrada la voglia di evitare ogni stereotipo ha
significato la creazione di una linea originale, Triko, che pur
ispirandosi ai colori del sole dei Caraibi, si addice a tutti gli
uomini che conducono una vita eclettica. Argomento che Rafael
Jimenz conosce bene, essendo passato da vendere magliette per la
parata dedicata agli originari della Repubblica Domenicana alla
produzione di oltre 500 mila t-shirts con il marchio Republica
Trading per i clienti di Bloomingdale’s.
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Da bagnina
a stilista la carriera di Pamela
Pamela Anderson,
l’attrice dalle curve generose divenuta famosa nel serial tv
Baywatch, e’ diventata stilista e responsabile della parte
creativa della sua stessa linea di abbigliamento, che include
prodotti di jeanseria, magliette, biancheria intima, ma anche
accessori come profumi e borsette. La “Pamela Collection” promette
di essere sexy almeno quanto la pin up a cui e’ ispirata, stando
alle anticipazioni della stessa Anderson. “E’ divertente,
accattivante e, soprattutto, comoda – ha dichiarato – ho voluto
che fosse portabile da ogni donna”. Pamela Anderson ha firmato un
contratto per la distribuzione mondiale con United Licensing
Group, la societa’ guidata da Jimmy Esebag. “Presto l’intera linea
uscira’ nei negozi – ha dichiarato Anderson – non vedo l’ora di
andare a comprare qualche bel pezzo per me e per i miei amici. E’
stato un lavoro durissimo e adesso e’ il momento di godersi i
risultati”. Anderson si aggiunge a un elenco gia’ piuttosto lungo
di “star” che sono entrate nel mondo della moda, occupandosi di
disegnare nuovi modelli e talvolta anche di curare alcuni aspetti
del marketing. Tra le altre celebrità, ci sono P.Diddy, Jennifer
Lopez, Eve e Nelly. Di recente, Pamela Anderson e’ apparsa nella
commedia “Scary Movie 3”, dove ha interpretato il ruolo di una
ragazza cattolica. L’intento era quello di ironizzare sullo
scandalo delle immagini hard che la ritraevano insieme a Tommy
Lee. Ma i progetti di Pamela Anderson non si fermano qui. Tra le
tante iniziative in cantiere, l’attrice condurra’ anche un
programma radiofonico, tutti i venerdi’ notte, sulle frequenze di
Sirius Satellite Radio. Il programma si chiamera’ “Club Pam”.
Negli ultimi tempi, Anderson ha anche alimentato degli allarmismi
sul suo stato di salute. Aveva infatti dichiarato, in
un’intervista a Us Weekly, che l’epatite C non le lasciava più di
10 anni di vita. Un’affermazione smentita da Tommy Lee, secondo il
quale si sarebbe trattato soltanto di uno scherzo.
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Nuovo negozio di
Furla a Madison Avenue a New York
Luminosità e spazio dominano nel nuovo
negozio Furla a Madison Avenue. Aperto da poche settimane, accanto
al negozio Montblanc, punta a rilanciare i propri prodotti. Borse,
portachiavi, occhiali e foulard sulla 57esima strada, a pochi
isolati da Central Park, che invaderanno la Grande Mela già a
partire dalla prossima primavera. Nuovi colori più accesi, pelli
più morbide e linee femminili ricercate sono alla base del
rinnovamento delle linee di Furla. Il negozio sulla Madison conta
diversi piani. Quelli superiori oltre a essere adibiti a
show-room, ospiteranno gli uffici amministrativi dell’azienda di
Bologna. I risultati del 2003 batteranno quelli dello scorso anno:
Furla conta di chiudere il bilancio dell’anno con profitti
superiori ai 106 milioni di dollari, dieci milioni dal mercato
statunitense, una nicchia considerata fondamentale e in forte
sviluppo. Il gruppo italiano che conta 161 negozi nel mondo, a New
York oltre al negozio sulla 57esima, ha anche un altro punto
vendita sulla 64esima, nell’Upper East Side. Ma sono il plexiglass
degli scaffali e il marmo delle pareti a calamitare l’attenzione
di architetti e clienti di Furla. La nuova immagine di Furla a New
York sta iniziando a dare i propri frutti così come è già successo
a Milano e Vienna. Nonostante l’operazione di restyling i prezzi
dei prodotti rimangono accessibili alla grande massa: 35 dollari
per i portachiavi, fino a 475 dollari per le borse. Ma la maggior
parte degli accessori non supera i 150 dollari. Per ottenere
risultati sempre più sorprendenti Furla ha iniziato una campagna
acquisti a livello manageriale, tra cui la stilista per le borse,
Tonya Hawkes, già alla DKNY. Potenziata anche la rete distributiva:
le borsette Furla sono infatti acquistabili oltre che nei negozi
monomarca anche da Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus e
Bloomingdale’s. E anche le scarpe continuano a macinare successi.
Lanciate nel 2002, dopo un anno di commercializzazione, hanno
conquistato la vetta nella classifica degli accessori di
pelletteria più venduti.
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Barbour sbarca a Manhattan
alla conquista degli Usa
Il famoso marchio
inglese Barbour & Son’s e’ appena sbarcato a Manhattan.
Precisamente nella zona più “in” della citta’, ossia nell’Upper
East Side, al numero 1047 dell’elegantissima Madison Avenue. Nella
cerimonia di inaugurazione, Margaret Barbour, presidente della
società, ha detto che “l’America e’ molto importante per noi”,
rifiutandosi tuttavia di fornire ulteriori dettagli sui progetti
di espansione che ha in mente nel paese. La strategia che Barbour
adotterà in Usa sara’ quella insomma del “wait and see”. La
societa’ ha cosi’ deciso di aspettare prima di fare ulteriori
mosse, per vedere quale tipo di accoglienza New York riservera’
agli inconfondibili impermeabili cerati del noto marchio. La
societa’ si e’ proposta di registrare in cinque anni volumi di
vendita per un valore di due milioni di dollari, con gli articoli
di abbigliamento femminili che dovrebbero incidere sul fatturato
totale per il 40%. Particolare attenzione sara’ data ai cappotti
femminili, che dovranno soddisfare i gusti ricercati delle donne
che abitano nella zona. In occasione della cerimonia di
inaugurazione, la società ha ribadito con orgoglio di essere
rimasta una società privata, a conduzione familiare, che e’
riuscita a farsi conoscere a livello globale.
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Due ragazze latine l’immagine di
CoverGirl Cosmetics
Per rappresentare
il paese etnicamente più eterogeneo la bellezza deve essere
altrettanto multietnica. Lo sanno bene gli esperti di marketing
americani che scelgono sempre piu’ modelle di colore, sia afro-americane
che latine od asiatiche. E per stare al passo con i tempi, anche i
responsabili dell’immagine di CoverGirls cosmetics hanno scelto i
due volti rigorosamente latini della supermodel messicana Elsa
Benitez e della domenicana Miss Universo 2003 Amelia Vega per
rappresentare l’azienda di prodotti di bellezza di proprietà del
colosso Procter & Gamble. La 18enne Vega e’ anche la
rappresentante della Miss Universe Organization per la raccolta di
fondi per la ricerca sull’AIDS, mentre Elsa Benitez e’ ormai una
veterana delle copertine di Vogue, Elle, Glamoir, Marie Claire e
Harper’s Bazaar. Le due bellezze ispaniche faranno il loro debutto
come testimonial nella campagna promozionale della linea TruBlend
Makeup, che per celebrare la diversità presenta 15 diverse
totalità di fondotinta per accontentare fino al 97 per cento delle
combinazioni possibili, come afferma il portavoce della compagnia.
Per la prima volta due ragazze dalla bellezza decisamente latina.
Altre donne che sono in precedenza apparse sui cartelloni
pubblicitari della CoverGirls sono Christie Brinkley, Niki Taylor,
Brandy, Tyra Banks e Queen Latifah, per accontentare proprio tutti. |
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Prodotti di bellezza per gli
uomini più economici e meglio distribuiti sul
mercato
I prodotti di
bellezza stanno diventando sempre piu’ popolari anche tra gli
uomini, grazie al battage pubblicitario, al progressivo calo dei
prezzi e alla tendenza sempre più
in voga, specie nelle grandi citta’, ad apparire giovani e in
forma. Il trend non riguarda tanto i negozi specializzati, che
hanno sempre avuto un bacino di vendite costante anche se con
prezzi elevati, quanto i grandi magazzini. Prodotti come la crema
esfogliante di Neutrogena, o la lozione rivitalizzante di Nivea e
il balsamo energizzante della linea Adidas Active Skincare, sono
ora presenti sugli scaffali delle maggiori catene di grandi
magazzini americani. “E’ finito il tempo in cui gli uomini
dovevano recarsi in negozio specializzato per trovare un prodotto
di bellezza, ora lo possono fare quasi dovunque”, ha dichiarato
Anne Sawbridge, responsabile del marketing per Neutrogena.
I prodotti maschili per la cura del corpo stanno incrementando
notevolmente le vendite delle grandi catene di negozi. A gonfiare
le vendite, non sono soltanto i cosidetti “metrosexual”, uomini
che indipendentemente dall’orientamento sessuale hanno acquisito
una sensibilità tutta femminile per la cura del corpo, ma buona
parte dell’intera categoria maschile. Uno dei motivi principali e’
l’abbassamento dei prezzi. Il prezzo medio degli ultimi vent’anni
per i prodotti maschili e’ stato di 20 dollari, mentre ora si e’
abbassato a 6 dollari. “La stessa cosa si e’ verificata 20 anni fa
per i prodotti di bellezza femminile per il viso”, ha dichiarato
Catherine Lair, direttore del marketing per Nivea. Le vendite
della linea maschile di Nivea sono cresciute del 20% dal 2001. A
fare la fortuna delle case produttrici di linee maschili e’ anche
il fatto che, al giorno d’oggi, spesso uomini di mezza età si
trovano a competere con rivali ben piu’ giovani per ottenere lo
stesso posto di lavoro.
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Walgreen per la prima volta
dice C’est Moi
I pochi lanci di
profumi negli ultimi tempi hanno convinto Walgreen a compiere un
passo decisivo, che tuttavia alcuni potrebbero considerare
avventato: il lancio in grande stile di un profumo esclusivo per i
suoi 4.227 punti vendita americani. La nuova essenza femminile,
creata appositamente per Walgreen da Firmenich, e’ stata
battezzata “C’est Moi”. La societa’ prevede che il nuovo profumo
sara’ in grado di conquistarsi un posto di primo piano tra le
dieci fragranze piu’ vendute. Walgreen e Firmenich non hanno
fornito delle stime, ma alcuni analisti pensano che le vendite
potrebbero aggirarsi tra i 3 e i 5 milioni di dollari. Il mercato
dei profumi sta’ attraversando un periodo di crisi e molte società
del settore sono diventate molto più caute di un tempo a lanciare
nuovi prodotti. Non sono poche, d’altro canto, le case produttrici
note durante gli anni ’70 e ’80 che recentemente hanno chiuso i
battenti. Secondo i dati forniti da Ac Nielsen, quest’anno le
vendite di profumi per donna sono calate del 16% a 471 milioni di
dollari rispetto all’anno scorso. I profumi per uomo sono invece
calati del 6,4% a 171 milioni di dollari. I dati non tengono conto
delle vendite della catena Wal-Mart. Fino a venti anni fa, molte
societa’ si lanciavano nel business dei profumi. A dispetto del
declino delle vendite, Walgreen e’ riuscita a mantenersi
competitiva grazie agli investimenti destinati al settore. I suoi
punti vendita sono costruiti appositamente per mettere in risalto
i prodotti di profumeria e Walgreen assume appositi consulenti per
aiutare i clienti nella scelta. Anche la scelta del partner a cui
affidare la creazione della nuova fragranza e’ stata effettuata
con cura. Firmenich e’ infatti la società che ha creato profumi
per alcune delle più note case di moda, come Armani, Dior e Vera
Wang.
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Stati Uniti: secondo gli
esperti il 2004 sarà un anno tutt’altro che facile per il settore
tessile a stelle e strisce
Tempi duri per il settore tessile. Secondo le previsioni di
analisti ed esperti il 2004 sarà tutt’altro che roseo per il
comparto americano del tessile e per il suo indotto. Sono molti
infatti a ritenere il prossimo anno come uno dei più difficili
dell’ultimo decennio. Alla base dei risultati dell’indagine ci
sono diversi fattori tra cui la crescente pressione delle merci
“made in Cina”, il progressiva cambiamento previsto dal 2005 del
sistema delle quote d’importazione fra i membri del World Trade
Organization, e il consistente aumento dei prezzi di cotone e
tessuti. La decisione dell’ammi-nistrazione Bush di ripristinare
limiti alle importazioni cinesi su quattro categorie di prodotti
dimostra chiaramente che il governo Usa non vuole farsi soffiare
nuove quote di mercato a favore del paese asiatico. Mentre molti
si chiedono quali saranno l’entità e gli effetti della ripresa
economica americana, la questione del commercio internazionale
continua a coinvolgere un maggior numero di operatori,
sensibilizzando l’opi-nione pubblica e attraendo l’attenzione del
grande capitale. In vista delle presidenziali 2004 inoltre la
questione degli scambi con l’estero sarà senza dubbio un argomento
di discussione fra i pretendenti alla Casa Bianca. E’ per questo
che il presidente Bush, a fronte della diminuzione occupazionale
che caratterizza il settore tessile, ha voluto porre un limite
allo strapotere dalle merci cinesi, cercando di porre al riparo le
imprese nazionali. E sono proprio gli economisti d’impresa a
cercare di individuare quale sarà l’effetto della ripresa sulle
spese dei consumatori. Mentre infatti i dirigenti delle aziende
sono concordi nel ritenere la ripresa in atto, più cauti appaiono
invece per quel che riguarda le abitudini di spesa dei consumatori.
Un altro elemento di incertezza è l’andamento generalizzato dei
prezzi. L’effetto deflazione che ha caratterizzato l’economia Usa
nell’ultimo anno ha fortemente penalizzato i prodotti del settore
tessile. Nonostante le autorità della Federal Reserve ritengano
ormai passato il pericolo della deflazione, non sembra comunque
che la crescita economica degli Usa sarà accompagnato da
inflazione. A confermare questa prospettiva è anche la decisione
della Banca Centrale di mantenere i tassi d’interesse all’1 per
cento, cioè il minimo degli ultimi 45 anni. Il problema acquisisce
un particolare rilievo se rapportato al progressivo aumento dei
prezzi del cotone. Secondo i dati diffusi dal dipartimento
dell’Agricoltura americano a novembre il prezzo del cotone ha
raggiunto quota 74 centesimi per libra – circa 0,45 grammi – in
rialzo di 46,6 centesimi rispetto al valore dell’anno precedente.
Secondo quanto dichiarato dalla Cotton Incorporated i prezzi
potrebbero rimanere a tali livelli per lungo tempo. A preoccupare
gli operatori del settore è anche la struttura dell’industria
tessile americana che per il suo basso livello d’integrazione
incontra maggiori difficoltà nel rispondere alle sfide provenienti
dall’altra parte del mondo. “Il settore è stato sempre troppo
frammentato sia orizzontalmente che verticalmente, c’è un po’
troppo di tutto” ha dichiarato Wilbur Ross, presidente di
Burlington Industries. Ma a turbare gli animi degli imprenditori
sono anche talune politiche del governo di Pechino a sostegno
delle imprese nazionali. Primo fra tutti il sistema di cambio
fisso fra lo yuan e il dollaro che consente alla moneta cinese di
rimanere a livelli modesti favorendo le esportazioni. A
preoccupare sono anche i prestiti emessi dalle aziende di credito
controllate dallo stato a favore di produttori che non
restituiscono le somme ricevute, e infine la restituzione
d’imposta per i produttori che esportano le merci. Le
preoccupazioni non sembrano affievolirsi in vista del 2005. E’ il
progressivo mutamento del sistema delle quote a destare le
maggiori incertezze. E’ lo stesso James Gutman, direttore di
Pressman-Gutman a dichiarare che gli ordinativi e le consegne
potrebbero subire un rallentamento poiché gli operatori potrebbero
preferire di aspettare l’abolizione dei “quota-cost”. “Gli ultimi
mesi dell’anno saranno un vero e proprio incubo – ha detto Gutman
– tra le elezioni e le ripercussioni che avranno sulla vita del
paese e l’imposizione delle “safeguard quotas” sarà un vero e
proprio caos”.
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Il deficit comerciale
americano cresce a ritmo elevato. Pesano in maniera preponderante
le esportazioni cinesi
Il crollo del dollaro nei confronti delle principali divise
mondiali non ha per il momento estinto la sete degli americani per
i prodotti stranieri. Secondo gli ultimi dati del dipartimento del
Commercio, in ottobre il decifit commerciale degli Stati Uniti e'
salito a quota 41,77 miliardi di dollari contro i 41,34 del mese
precedente. Il dato, che era stato correttamente anticipato dagli
analisti, e' il più alto dal marzo del 2001, cioè dall'inizio
dell'ultima fase di recessione economica. In ottobre, le
esportazioni americane sono aumentate del 2,6% a 87,96 miliardi di
dollari; al tempo stesso tuttavia le importazioni sono cresciute
del 2,1% fino alla cifra record di 129,73 miliardi di dollari.
Sulla bilancia commerciale Usa pesa enormemente la Cina, che ha
ormai sorpassato il Giappone come maggior paese importatore negli
Stati Uniti. Secondo le stime degli analisti americani, il deficit
con la Cina dovrebbe raggiungere i 120 miliardi di dollari per il
2003, spinto principalmente dall'avanzare delle esportazioni
cinesi di tessile in Nord America. Secondo il primo ministro
cinese Wen Jiabao, in visita di stato a Washington a metà dicembre,
la soluzione al deficit americano non sono le barriere alle
esportazioni cinesi. "Ridurre le importazioni provenienti dalla
Cina non e' la risposta al problema —ha detto nel corso di una
conferenza stampa— Una decisione tale metterebbe a serio rischio
gli interessi di milioni di consumatori americani e aziende Usa
che operano in Cina". Il disavanzo con la Cina e' aumentato in
ottobre alla cifra record di 13,57 miliardi nonostante un forte
aumento delle esportazioni Usa verso l'Asia. In aumento anche il
deficit con il Giappone che e' stato di 6,44 miliardi di dollari.
E' aumentato in ottobre anche il deficit con il Messico (3,53
miliardi) mentre e' diminuito nei confronti dell'altro partner del
Nafta, il Canada. In questo caso il gap e' sceso a 4,91 miliardi.
Infine e' aumentato anche il deficit con l'Europa (a 9,43 miliardi)
e con l'Italia. Il disavanzo nei confronti del nostro paese e'
aumentato di 0,97 miliardi contro gli 1,08 del mese precedente.
Dall'inizio dell'anno ad oggi, il disavanzo e' 12,36 miliardi di
dollari. Fra i prodotti in esportazione americana, sono cresciute
di 225 milioni di dollari in ottobre le vendite all'estero di
bevande e alimentari americani che hanno così toccato il massimo
dal giugno del 1996. Gli export di prodotti industriali come ferro,
acciaio e materiale chimico sono aumentate di 622 milioni di
dollari mentre le esportazioni di auto hanno registrato un
incremento di 182 milioni di dollari. Sul versante importazioni,
invece, i prodotti di largo consumo, l’abbigliamento e il tessile
sono aumentati di 1,47 miliardi di dollari, mentre sono aumentati
di circa un miliardo di dollari gli acquisti di auto e parti di
ricambio stranieri. In aumento anche le importazioni di computer e
motori che hanno toccato il valore più alto dall’aprile 2001.
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Dupont in crisi ridimensiona
il proprio attivo
Per DuPont il miglior modo di battere
cassa e’ quello di pensare in piccolo. Almeno e’ questa
l’impressione che si ha guardando ai piani che la società ha
intenzione di realizzare a partire dall’anno prossimo. Prima tappa:
la vendita della divisione tessile Invistal, che l’anno scorso ha
inciso sul fatturato totale per il 23,6 per cento. Senza Invista,
infatti, il fatturato netto di DuPont del 2002 sarebbe stato di
20,4 miliardi, e non di 26,7 miliardi di dollari. La divisione,
che ha un valore di 6,3 miliardi di dollari, sarà acquistata dal
gigante petrolifero Koch Industries entro i primi mesi del 2004.
Ma questa sara’ soltanto la prima mossa di un processo di
ristrutturazione ambizioso che, secondo i piani di DuPont, porterà
a risparmiare i costi annuali di un ammontare di 900 milioni di
dollari, a partire dal 2005. Secondo quanto riportato
dall’amministratore delegato Charles O Holliday in una conference
call con gli analisti, si tratta di un momento molto cruciale per
la società, che attraverso il processo di ridimensionamento
riformulerà il proprio business. DuPont starebbe inoltre pensando
di riallocare la propria forza lavoro, prediligendo quei paesi in
cui i costi di produzione sono più bassi, ossia la Cina, l’India e
l’Europa dell’est. Ma il colosso ha clienti sparsi anche
nell’Europa centrale, per cui non e’ escluso che molte sedi
verranno spostate anche in questa zona, “per essere più vicini ai
nostri clienti”.
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Usa: Iraq, Sars e
rallentamento economico hanno pesato
nel 2003 sul settore tessile
Il 2003 non e’
stato un anno brillante per l’industria tessile americana, che ha
dovuto fare i conti con la guerra in Iraq, la Sars e il loro
impatto sui consumi. Ma non e’ detto che l’anno prossimo le cose
andranno meglio, a meno che le imprese non decidano di investire
più capitale in Ricerca & Sviluppo, proponendo così sul mercato
fibre innovative capaci di attirare i clienti anche a dispetto di
un prezzo piu’ alto delle concorrenti internazionali. La parola
d’ordine e’ insomma innovare, sperando di ritagliarsi una propria
nicchia di mercato grazie all’esclusivita’ del proprio marchio. E’
quanto ha fatto per esempio Hologenix Llc, joint venture del North
Carolina creata dalla società di poliestere Wellman e da Holofiber
Enterpresises, che ha selezionato come target dei propri prodotti
la comunità medica. I suoi beni Holofiber sono infatti creati con
una fibra capace di aumentare la circolazione del sangue di chi la
indossa: il prodotto si rivela dunque ottimo per chi soffre di
problemi cardiocircolatori. Hologenix e’ soltanto una delle
imprese tessili che ha fatto della “ricerca della nicchia” la
propria filosofia aziendale. Altre si preparano invece a
fronteggiare l’anno prossimo unendo le proprie forze con le
aziende oltreoceano. E’ il caso di Unifi, società
produttrice di poliestere e di nylon, che ha dato il via a una
joint venture con la produttrice di poliestere Tuntex, per entrare
nel mercato tailandese attraverso l’offerta del poliestere
chiamato appunto Unifi. Una ricerca continua di espedienti,
dunque, quella che il comparto tessile ha deciso di promuovere nel
tentativo di contrastare alcuni ostacoli che permarranno
nell’industria anche nel 2004. Il problema principale a cui devono
far fronte tutte le aziende made in Usa e’ rappresentato dal
cocktail alti costi di produzione/battaglia dei prezzi retail. Nel
2003 i prezzi delle materie prime sono balzati ulteriormente
contraendo i margini del comparto. Secondo quanto riportato da
Cotton Incorporated, per esempio, il prezzo corrente di una balla
di cotone e’ aumentato del 30% rispetto all’anno scorso. “Sotto
questo punto di vista non ci aspettiamo alcun miglioramento
nell’anno a venire – spiega Bill Ghitis, presidente
dell’indu-stria di abbigliamento globale di Invista, la divisione
di fibre tessili del colosso chimico DuPont – ma continuo ad avere
fiducia sul fatturato e sulla crescita dei volumi. Dunque, alla
fine, il 2004 si rivelera’ migliore del 2003”. Trend al rialzo
anche per i prezzi del cotone, che lievitano per il dislivello tra
la domanda e l’offerta. Secondo quanto riportato da Cotton, per
esempio, la produzione corrente di cotone si attesta a 92 milioni
di balle a livello globale, contro i 93 milioni richiesti dai
consumatori. I prezzi della materia prima continuano così a
crescere, con il massimo testato a 70 centesimi alla libbra.
Motivo per cui molte società hanno deciso di produrre utilizzando
una maggiore quantità di poliestere e di altri materiali sintetici.
Tutte le società sono comunque d’accordo nel ribadire che l’unico
modo per contrastare l’avanzata di un mercato cinese sempre più
agguerrito e’ quello di puntare su una maggiore qualità, che
induca il consumatore americano a spendere di più, senza pentirsi
di non aver acquistato un prodotto dal concorrente che offre
prezzi stracciati.
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Cambio ai vertici per
Diesel Usa
Andreas Kurz
lascia le redini di Diesel Usa, la controllata americana della
casa di moda fondata da Renzo Rosso, per Polo Ralph Lauren, dove
assumera' l'incarico di direttore generale della divisione
international licensing. Al suo posto Diesel ha nominato Panicko
“Pan” Philoppou, che per nove anni e’ stato l’amministratore
delegato della divisione britannica di Diesel. Il successore di
Philoppou a Londra non e’ stato ancora nominato. Kurz era
diventato amministratore delegato di Diesel Usa nel 2000, dopo 13
anni nel management della maison tedesca Hugo Boss. Da Polo Ralph
Lauren gestirà tutte le licenze in Giappone, Asia, Australia,
Nuova Zelanda, e America Latina. Craig Leavitt, da tre anni vice
presidente per le vendite di Diesel Usa, assumera’ la carica di
vice presidente esecutivo per le vendite e la distribuzione.
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Passaggio del testimone ai
vertici di Gap: Donald Fisher lascia la
presidenza al figlio
Cambio della guardia ai vertici
di Gap, una delle catene d'abbigliamento piu' grandi del mondo. Il
presidente del consiglio di amministrazione Donald Fisher, che
fondo' il gruppo Gap oltre 34 anni fa a San Francisco, ha infatti
annunciato ad inizio dicembre il suo prossimo pensionamento e il
passaggio del testimone in maggio al figlio Robert. Padre e figlio
sono stati strumentali per la nomina di Paul Pressler, ex manager
di Walt Disney, alla poltrona di amministratore delegato del
gruppo Gap nel settembre 2002 per rafforzare i bilanci della
societa' e dare un impulso alle vendite, che negli ultimi anni
hanno risentito in maniera pesante del rallentamento dell'economia.
"Nel suo primo anno, Paul Pressler ha fatto un lavoro eccellente e
sono molto fiducioso sul futuro a lungo termine della societa'",
ha dichiarato il 75enne Fisher attraverso un comunicato stampa. "Cerchero'
il piu' possibile di avere un ruolo attivo nella gestione di Gap".
Donald Fisher e la moglie Doris sono i piu' grandi azionisti del
gruppo Gap con il 19% del capitale. Il figlio Robert detiene il
controllo sul 6% delle azioni totali. Secondo un comunicato stampa
della societa', Donald e Doris Fisher rimarranno nel consiglio di
amministrazione di Gap e Donald assumera' la carica di fondatore e
presidente emerito. Il figlio Robert ha fatto i suoi primi passi
ai vertici di Gap circa 19 anni fa, ricoprendo diverse posizioni,
da manager di un punto vendita di san Francisco a direttore
generale e direttore finanziario della controllata Banana
Republic. Nel 1999 aveva lasciato la societa' per perseguire "interessi
personali" ma aveva mantenuto il suo seggio nel consiglio di
amministrazione.
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La classifica delle prime
società di moda: vincono Urban Outfitters e Oxford
Nonostante il rallentamento che ha
caratterizzato il mercato dell’abbigliamento nel corso del primo
semestre dell’anno, alcuni grandi gruppi americani della moda, tra
cui Guess, Tommy Hilfiger, Nike e Urban Outfitters, sono riusciti
a sfruttare al meglio le proprie risorse e chiudere il 2003 con un
aumento deciso della capitalizzazione di mercato. Tali società
sono infatti riuscite a mettere a segno buone performance sui
mercati finanziari di Wall Street dando una spinta decisiva al
titolo in borsa. La performance migliore e’ stata senza dubbio
quella della catena Urban Outfitters, una delle più popolari tra i
giovani americani. Negli ultimi 12 mesi, il titolo della società,
scambiato sul Nasdaq, ha più che raddoppiato il proprio valore,
portandosi da circa 12 dollari agli attuali 37 dollari. La
capitalizzazione di mercato di conseguenza e’ cresciuta da poco
piu’ di 500 milioni a oltre 1,5 miliardi di dollari. Ottima anche
la performance di Oxford, prima tra le catene di negozi monomarca,
la cui capitalizzazione di mercato si e’ portata da quasi 200
milioni di dollari a circa 550 milioni. Le seguenti tabelle
illustrano le migliori 10 societa’ divise per negozi monomarca e
rivenditori.
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kmart: la trimestrale migliora
ma le vendite languono
Migliora la situazione finanziaria del
gigante della grande distribuzione Kmart. la società di Detroit ha
infatti chiuso il suo terzo trimestre fiscale con una perdita di
23 milioni di dollari, pari a 26 centesimi per azione. Si tratta
di una performance decisamente migliore rispetto allo stesso
periodo dello scorso anno, quando il gruppo americano era incorso
in una perdita di 383 milioni di dollari, ossia 76 centesimi per
azione. Le vendite sono invece scese del 21,2% portandosi a 5
miliardi di dollari contro i 6,45 miliardi dello stesso periodo
del 2002. Le vendite dei negozi aperti da almeno un anno —o
vendite “same store”— hanno registrato tuttavia un ribasso
contenuto all’8,6 per cento. Il calo dello vendite e’ stato
attribuito dai vertici della società soprattutto ai numerosi saldi
organizzati a livello nazionale nei punti vendita Kmart e alla
diminuzione delle spese pubblicitarie e di marketing. Il ribasso
delle vendite riflette anche la chiusura durante il primo
trimestre di 316 negozi.
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Trimestre critico per la
catena Usa J Crew: bilancio ancora in perdita
e vendite in calo
Trimestre critico per la catena
d’abbigliamento J Crew. Il gruppo americano ha infatti chiuso il
terzo trimestre dell’anno con una perdita di ben 23,6 milioni di
dollari. La performance e’ decisamente peggiore rispetto allo
stesso periodo del 2002, quando J Crew aveva riportato un utile di
700.000 dollari. La società, il cui quartier generale si trova a
New York, ha inoltre visto un calo del 20 per cento delle vendite,
che si sono portate a 151 milioni di dollari. Le vendite “same
store”, ossia dei punti vendita aperti da piu’ di un anno, sono
scese del 9% su base annuale. “Secondo la mia esperienza, una
ripresa richiede medicinali potenti e un po’ di pazienza”, ha
spiegato in un comunicato stampa Millard Drexler, attuale
amministratore delegato di J Crew ed ex numero uno della catena
americana Gap.
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Il gruppo Gadzooks vicino
alla bancarotta
La catena d’abbigliamento americana
Gadzooks potrebbe ricorrere presto all’ammi-nistrazione
controllata a causa delle forti perdite e della continua flessione
delle vendite. L’ammissione e’ stata fatta dalla stessa società
attraverso la documentazione trimestrale depositata presso la
Securities and Exchange Commission, l’ente federale di controllo
delle borse Usa. Qualora le vendite continuino al ribasso, il
gruppo di Detroit infatti non sara’ in grado di finanziare le
proprie operazioni di produzione e distribuzione e sara’ cosi
costretto a chiedere l’amministrazione controllata, come dettato
dal capito 11 della legge americana sulla bancarotta. Negli ultimi
cinque mesi, le vendite di Gadzooks sono crollate di circa il 30%
per ciascun mese, mentre il flusso di investimenti si e’ fermato
non lasciando molte alternative ai vertici della società. Gadzooks
gestisce una catena di 406 punti vendita specializzati
nell’abbigliamento femminile; nel 2002 ha rinunciato alla linea
uomo e ha decretato la chiusura di ben 20 negozi sul territorio
nazionale.
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8/11 gennaio 2004
Missione
di compratori americani alla Fiera
PITTI
IMMAGINE UOMO
Una
collaborazione ICE/Pitti Immagine
Firenze
16/18
gennaio 2004
Missione
di compratori americani alla Fiera
PITTI
BIMBO
Una
collaborazione ICE/Pitti Immagine
Firenze
21
gennaio 2004
Presentazione
tendenze
MODA IN
tessuto & accessori
Florence Gould Hall – Tinker Auditiorium
Una
collaborazione ICE New York/Moda In
New York
25/27 gennaio 2004
Made in Italy at the Collective
Partecipazione
collettiva italiana alla Fiera “The Collective”
Organizzata
da EMI-Ente Moda Italia
New York
30 gennaio/1 febbraio 2004
Missione di giornalisti alla Fiera
PITTI IMMAGINE CASA
Una collaborazione ICE/Pitti Immagine
Firenze
2 febbraio 2004
Inserto sulla rivista specializzata
“Footwear News”
“How to import shoes
directly from Italy”
Una collaborazione ICE/ANCI
10/13 febbraio 2004
Partecipazione collettiva alla Fiera WSA
Una collaborazione ICE/ANCI
Con il supporto di Consorzio Produttori
Calzature Aretini, Marche Shoe Group e Vigevano Export
12 febbraio 2004
Seminario su “Retail Promotions and
in-store events”
In occasione della fiera WSA
Una collaborazione ICE/ANCI/NSRA
Las Vegas
Febbraio 2004
Pubblicazione sulla rivista specializzata
MR di un inserto/catalogo
dedicato alle aziende partecipanti alla
collettiva ICE alla Fiera
MAGIC INTERNATIONAL di Las Vegas
23/26 febbraio 2004
Partecipazione collettiva italiana alla
Fiera Magic International
Con la collaborazione di EMI,
Las Vegas
29 febbraio/2 marzo
2004
Made in Italy at the
Fashion Coterie
Partecipazione collettiva italiana alla
Fiera “Fashion Coterie”
Organizzata da EMI-Ente Moda Italia
New York |
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