Newsletter Novembre 2003 | Volume 1 | Numero 22

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Notizie & Analisi sul Mercato USA

Newsletter sulla moda italiana negli Stati Uniti: Tessile, Abbigliamento, Calzature, Gioielli, Accessori, Cosmetici

In questo numero

 

 

Titoli italiani:

*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 30 settembre 2003. La variazione percentuale è su base mensile.

 

Realizzato da:

Italian Trade Commission

 
 
 
 

1950-2000 Theater of Italian Creativity: a New York una mostra dedicata all’Italia

Si apre a New York il sipario sulla creatività italiana. Grazie all’impegno dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero, gli americani hanno ora la possibilità di vedere i prodotti di design italiano degli ultimi 50 anni in esposizione ad “1950-2000 Theter of Italian Creativity”, una mostra curata da Gae Aulenti, Pierluigi Cerri, Vanni Pasca e Franco Laera. L’evento, che si propone di promuovere la cultura italiana nella sua totalità, e` stato inaugurato il 9 ottobre alla presenza del Presidente dell’ICE Beniamino Quintieri, dei rappresentanti delle associazioni di categoria italiane, tra cui Roberto Snaidero, presidente di Federlegno, e Enzo Muraloni, vice presidente di Assopiastrelle, e di un vasto pubblico italiano ed americano. “Abbiamo fatto il possibile per non dimenticare nulla che possa rappresentare l’Italia- ha detto l’architetto Gae Aulenti guidando i giornalisti nel percorso espositivo durante la conferenza stampa che ha preceduto l’inaugurazione— oltre all’aspetto storico e creativo abbiamo scelto di incorporare anche alcuni importanti aspetti della lavorazione che sta dietro al risultato finito”. Non per nulla la prima cosa che

accoglie il visitatore nella galleria di Chelsea che ospita la mostra è un blocco di marmo proveniente dalla cava di Carrara, la stessa che ha fornito la materia prima a Michelangelo per forgiare le sculture che sono la rappresentazione delle radici del paese. Gli accostamenti di abiti di Valentino e Moschino con la Graziella e la caffettiera Moka, di schermi televisivi che proiettano film di Fellini e Visconti con sedie e tavoli, i cartelloni pubblicitari di Fiorucci e la copertina del Time del 5 aprile 1982 dedicata a Giorgio Armani con le lampade dei diversi periodi, sembrano voler cogliere di sorpresa i visitatori. Sui gradini che costituiscono il filo rosso della mostra sono stati riprodotti i blue-print degli oggetti simbolo del Made in Italy: dalla Vespa alle macchine da scrivere Olivetti, dalle sedie superleggere della fine degli anni sessanta al modello del Pirellone di Milano. “Il simbolo della nuova modernità del paese”, sottolinea Vanni Pasca. Passando dagli anni ’50 alla pop art dei ’60 e agli anni settanta, si nota il cambiamento dei materiali utilizzati: non più solo acciaio e legno ma anche poliuretano e plastica come materiale d’arredo. “Sono gli anni dell'euforia e del cambiamento”, sottolinea Pasca, ricordando come negli anni Settanta la gente avesse voglia di “uscire dalla quotidianità”. Ma nella rappresentazione eterogenea del connubio tra raffinato design ed innovazione tecnologica le piastrelle sembrano occupare un posto d’onore. Sono infatti quaranta i pezzi di ceramiche italiane che hanno fatto la storia degli ultimi cinquanta anni; pezzi di Gio Ponti, Mendini, Munari, Aulenti e altri designer che hanno contribuito all'affermazione del Made in Italy anche in questo settore. Un comparto, quello delle ceramiche, che vede negli Stati Uniti il primo mercato per le esportazioni, con un totale di 600 milioni di metri quadrati di piastrelle prodotto nel 2002, dei quali il 72% è stato esportato. "Le aziende italiane— sottolinea il direttore della sezione Usa dell'Ice Roberto Luongo— hanno contribuito alla bilancia commerciale italiana con un attivo di 14 miliardi di dollari, il primo nel mondo". Un risultato eccezionale se si considera che la quota italiana di esportazioni negli Stati Uniti è pari al 2% del totale. Negli anni ’90 le aziende italiane diventano dei workshop per i progettisti stranieri: sono gli anni in cui Philippe Starck disegna per la Alessi il celebre spremiagrumi Juicy Salif, in cui Ron Arad disegna la poltrona a forma di cuore per la Moroso, in cui l’Italia è anche il paese che mette a disposizione la tradizione, la capacità produttiva e l’esperienza nella lavorazione dei materiali anche per altri paesi. Il Made in Italy diventa uno status symbol per i designer stranieri.“La cultura deve essere scambiata” ci tiene a sottolineare Gae Aulenti. Il viaggio nel Made in Italy si conclude in una caffetteria della Illy, nell'angolo del gusto, dove vengono esposte tazzine disegnate dai piu' importanti architetti e artisti del nostro secolo, e dove e’ possibile gustare un espresso italiano, parola ormai universale ed emblema della capacità italiana di trasformare una materia prima non presente sul nostro territorio in un classico della tradizione tricolore. Ma prima di uscire un ultimo fiore all’occhiello da ammirare: il motore di una Ferrari monoposto, il cuore della macchina. "Perché— come sottolineano i curatori della mostra— per avere successo ci vuole qualche cosa in più, quello che viene appunto dal cuore".

 

 

Bergdorf Goodman dedica le vetrine alla creatività italiana

 

La divisione uomo del grande magazzino newyorkese Bergdorf Goodman ha dedicato le vetrine autunnali all’evento “1950-2000 Theater of Italian Creativity”, inaugurato ad inizio mese a Chelsea con la collaborazione dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero. Accanto agli abiti dei grandi nomi della moda italiana, tra cui Gucci, Salvatore Ferragamo, Prada e Corneliani, le vetrine di Bergdorf hanno affiancato pezzi del design italiano, fornendo una vasta carrellata che spazia dagli oggetti d’arredamento degli anni Cinquanta ai pezzi hi tech dei giorni nostri.

 

 

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Nuova edizione integrale della fiera I–TexStyle in Usa. L’intera collezione 2004/2005 in mostra a New York

 

Il meglio dell’industria tessile italiana ritorna in America. Dal 15 al 16 Ottobre si e’ svolta la fiera I-TexStyle, organizzata dall’Istituto per il Commercio Estero (ITC) in collaborazione con MAGIC, una delle principali fiere italiane del tessuto,  con il supporto dell’As-sociazione Tessile Italiana, Prato Trade e Idea Como. Tradizionalmente presentata a gennaio e luglio come pre-collezione, quest’anno l’esposizione si sposta a ottobre e consente alle piu’ grandi firme  italiane di mostrare la loro intera collezione autunno inverno 2004 /2005. “La nuova edizione di I-TexStyle —ha spiegato Rosanna Ciraolo, responsabile del settore moda dell’Istituto per il Commercio Estero— consente ai buyers e designers americani di toccare con mano la qualità e la creatività dei filati italiani.” Ma per l’Italian Trade Commission la promozione del Made in Italy non si limita all’organizzazione di mostre  o esposizioni: con un progetto lanciato nel 2002 i tessuti italiani approderanno anche nelle scuole di fashion americane. Questo anno, ad esempio, la Parson School di Design a New York fornira’ai propri studenti tessuti regalati da aziende italiane per creare una loro Collezione Primavera Estate. L'Italia è il secondo fornitore mondiale di prodotti del tessile, insieme agli Stati Uniti e dopo la Cina, con una quota del 6,5%, terzo nell'abbigliamento, con una quota di mercato del 5,3% , dopo Cina e Messico. Nei prodotti di lusso dieci aziende italiane controllano quasi il 20% del mercato mondiale che vale almeno 90.000 miliardi di lire. I Paesi più importanti per le esportazioni del Made in Italy di lusso sono USA e Giappone.

 

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Al via la IX edizione di Los Angeles Texitalia

 

L’ICE di New York ha presentato a Los Angeles la nona edizione di “TEXITALIA”, collettiva italiana dedicata al settore dei tessuti per abbigliamento. Alla manifestazione – nel corso della quale sono state presentate le collezioni di tessuti per abbigliamento per la stagione autunno-inverno 2004/2005 destinati alla fascia medio-alta e alta del mercato – hanno preso parte 20 aziende italiane, di cui una produttrice di bottoni, per la maggior parte provenienti dalla Toscana (11), essenzialmente dal distretto pratese, dalla Lombardia (7), essenzialmente da Como, dal Piemonte e dal Veneto. Questa edizione e’ stata caratterizzata da una forte crescita nel numero dei visitatori, tra cui nomi ben noti come Liz Claiborne e Bebe, a dimostrazione della nuova vitalita’ del mercato della moda nella West Coast. Per la prossima edizione della Fiera, che si terra’ nel mese di aprile 2004, ICE New York ha in programma di introdurre seminari sulle tendenze moda ed un progetto di collaborazione con le scuole di design della West Coast.

 

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Tessile: la crisi peggiora a causa della concorrenza cinese

 

Soffiano venti di crisi sull’industria tessile americana che, a causa della forte concorrenza delle esportazioni cinesi, e’ stata costretta a ridimensionarsi, ricorrendo non di rado, nell’ultimo anno, alla chiusura di impianti e al drastico ridimensionamento della manodopera. Una congiuntura che non ha mancato di suscitare le proteste della American Textile Machinery Association (Atma), irritata da quelli che giudica “interventi insufficienti e inefficaci” da parte del governo per tutelare l’export americano. “Un altro anno e’ trascorso e i mali della nostra industria e dei lavoratori del tessile continuano a essere affrontati da Washington a suon di retorica e di false rassicurazioni, con misure che non hanno altro obiettivo se non quello di rinviare costantemente il momento fatidico in cui il problema dovra’ finalmente essere affrontato”, ha dichiarato il direttore di Atma, Cass Johnson. Le tensioni tra i vertici del tessile e il governo di Washington si sono poi esasperate da quando, alla meta’ del mese scorso, il dipartimento del Commercio ha pubblicato un rapporto che sostanzialmente smentiva le voci di crisi e sosteneva che le condizioni dell’industria tessile americana stavano migliorando. In particolare, il rapporto metteva l’accento sul raggiungimento di accordi commerciali vantaggiosi per le imprese Usa e sull’abbattimento del mercato nero. Due considerazioni che si scontrano con la realtà di migliaia di lavoratori licenziati negli ultimi mesi da due giganti come Levi Strauss e Cone Mills. Ed e’ un trend che sembra destinato a protrarsi. “Nelle ultime due settimane, altri otto produttori tessili hanno annunciato chiusure di impianti e licenziamenti. Dal momento che sono stati persi altri 50.000 posti di lavoro da quando il primo rapporto del dipartimento del Commercio e’ stato rilasciato, nello scorso mese di ottobre, possiamo dire che le misure messe in atto da questa amministrazione si sono rivelate un fallimento”, ha dichiarato Johnson. “Se questi sono i fatti – ha aggiunto il presidente dell’Atma – non possiamo che rimanere basiti nell’apprendere che il dipartimento e’ convinto che le condizioni generali stiano migliorando”. Secondo i dati riportati dalla Atma, infatti, ogni mese circa 4.500 lavoratori del tessile perderebbero il proprio posto di lavoro.

 

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Dallas: sfilata d’eccezione di Roberto Cavalli a Neiman Marcus

 

Sfilata d'eccezione di Roberto Cavalli a Dallas. Lo stilista più amato dalle rock star e dalle celebrità di Hollywood come Madonna e Lenny Kravitz per il suo stile seducente e provocante ha mostrato le sue ultime creazioni durante un evento tenutosi presso il negozio Neiman Marcus della città texana, nel corso della campagna di promozione dello stile e della cultura italiana avviata dall'Ice nell'ambito del progetto "Italia - Life in I style". La kermesse, inaugurata dal console Generale Italiano in Texas Massimo Rustico e ospitata presso il Department Store "Neiman Marcus", rientra negli eventi previsti dalla rassegna "The Art of Italian Style" che dal 10 al 19 ottobre ha visto l'Ice affiancare il noto marchio Usa "Neiman Marcus" nella promozione del made in Italy.  "L'Istituto nazionale per il Commercio Estero —spiega Roberto Luongo, direttore della rete Usa dell'Ice— ha previsto un piano di iniziative a sostegno dell'Italian style che coinvolge, da settembre a dicembre, la 'provincia' americana, un mercato promettente per la nostra industria, sempre più attento alla cultura e ai prodotti Made in Italy”. I 35 punti vendita della catena, con particolare attenzione a quelli del Nevada, della Florida e della Pennsylvania, hanno ospitato eventi dedicati a icone del nostro paese: dall'esposizione della Vespa e delle opere di Gaetano Pesce alla degustazione del caffè espresso e del gelato Paciugo, dalla presentazione delle nuove collezioni di Armani, Ferragamo, Moschino, Missoni, Zegna, Brioni, Loro Piana, Gucci, Tod's alla presenza degli stilisti Stefano Ferragamo e Roberto Cavalli. ”I 48 negozi indipendenti presenti su tutto il territorio statunitense — ha proseguito Luongo—mostreranno l'unicità dello stile italiano e la qualità della produzione made in Italy con una serie di eventi dedicati all'arte, alla moda e alla cucina del nostro paese". In Alabama invece, dal 16 al 18 ottobre, l'Ice ha acceso i riflettori sulla moda e l'arte italiana con l'iniziativa "The Art of Dressing" in collaborazione con uno dei più famosi negozi di abbigliamento maschile, Shaia's of Homewood di Birmingham. Protagonisti assoluti i marchi italiani, dalle creazioni di Giorgio Armani a Luciano Barbera, ai tessuti di Lorenzini, dall'abbigliamento sportivo di Paul&Shark alle scarpe di Gravati. Oltre alla moda, ampio spazio sarà riservato all'arte italiana con l'esposizione di splendidi esempi di Art Decò e Art Nouveu firmati dai più noti cartellonisti italiani come Cappiello, Boccasile, Melticovitz, Riccobaldi, Dudovich. Parte del ricavato delle vendite verrà devoluto in beneficenza a FightSma, un'associazione locale impegnata nella raccolta di fondi per aiutare la ricerca scientifica a contrastare l'Atrofia Muscolare e Spinale che negli Usa colpisce 20.000 bambini.  A Hyannis, in Massachussetts, infine, per tutto il mese di settembre sono state organizzate mostre di pittura, di fotografia e di arte del vetro, dove era anche possibile incontrare gli artisti.

  

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La moda di Cavalli guida la Columbus Parade a New York

 

La Quinta strada si tinge  di bianco rosso e verde  e la moda si fa portavoce dell’orgoglio italiano.  La cinquantanovesima edizione della Columbus Parade e' da poco iniziata: la Quinta Strada di Manhattan, uno dei luoghi più celebri al mondo in cui si ritrovano le firme più note del Made in Italy, e' chiusa al traffico dalla 44esima alla 76esima.  Ambasciatore della parata e della giornata lo stilista Roberto Cavalli, il designer fiorentino che negli ultimi anni, anche grazie al successo ottenuto oltreoceano, ha rappresentato la novità nel mondo della moda italiana.  La Fifth Avenue diventa  un angolo di Italia nel cuore di Manhattan e si trasforma in un palcoscenico per un gruppo di centauri in sella a venti modelli di moto Ducati accompagnati da altrettante modelle che indosseranno le creazioni del designer preferito dalle dive della musica statunitense. "Essere nominato ambasciatore della Columbus Day Parade di New York  —  spiega lo stilista—  e' per me un grande onore e mi sento emozionato all’idea di poter rappresentare il mio  paese in America, paese per cui ho una grande passione ".  La parata segna anche la riappacificazione tra il sindaco della Grande Mela, Mike Bloomberg, e gli organizzatori della manifestazione che lo scorso anno hanno rifiutato di far sfilare i due protagonisti de "I Sopranos", perché trasmettevano un'immagine stereotipata degli italiani oltreoceano. Accanto al sindaco sfilano anche il governatore di `New York, George Pataki e altre autorità cittadine. In rappresentanza del governo italiano c’e’ invece il ministro della Difesa Antonio Martino. Tra le attrazioni più applaudite dalla folla che si accalca sulla Quinta anche il Carro di Santa Rosalia proveniente da Palermo, simbolo della città' siciliana. Cavalli e` il primo stilista a guidare la sfilata dedicata alla cultura italiana, seguendo le orme di Sofia Loren e Luciano Pavarotti che sono stati alcuni degli ospiti d’onore delle edizioni precedenti della manifestazione.  “Sono felice di poter portare l’accento anche sulla moda italiana come fiore  all’occhiello della cultura tricolore  — ha affermato Cavalli durante la conferenza stampa”.

 

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Beyoncé Knowles prende spunto dalla moda italiana e lancia la sua collezione negli Stati Uniti nell’estate 2004

 

Durante le sfilate di moda a Milano la cantante americana Beyoncé Knowles è stata vista prendere appunti. Ci si e’ chisto se facesse una lista degli acquisti, ma la ragione della particolare attenzione dimostrata dalla ex cantante delle Destiny Child per le nuove collezioni italiane sembra essere interamente professionale. Evitando accuratamente di diramare troppi dettagli sugli aspetti finanziari del progetto, la star di “Dangerously in love” ha infatti confermato le voci che la vedevano seguire le orme di Jennifer Lopez, P. Diddy, Eve e Gwen Stefani ed entrare nel mondo della moda come stilista. “Le ragazze della mia eta’ amano vestire alla moda ma spesso non si possono permettere di comperare gli abiti di Dolce e Gabbana o Versace—ha detto la cantante ventiduenne tra una sfilata e l’altra— voglio riucire a dar loro l’opportunita` di indossare qualcosa di sexy e femminile, come piace a me.” Sembra quindi che dall’estate del prossimo anno, quando la collezione dovrebbe arrivare nei negozi a stelle e strisce, le giovani americane potranno scegliere tra jeans, magliette e abiti firmati Beyoncé. “L’idea e` di avere due linee —ha continuato la nativa del Texas— una per le giovanissime con un gusto hip hop e funky ed una per le donne dai gusti piu’ sofisticati con una predilezione per gli abiti che accentuano la femminilità di chi li indossa.” In prima fila alle sfilate di Armani, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferre’, Versace e Roberto Cavalli, Beyoncé era sempre accompagnata dalla madre Tina Knowles, che e’ anche la sua stylist sin dagli inizi della sua carriera musicale, avendo lavorato per valorizzare lo stile della figlia e delle altre componenti del gruppo Destiny Child dalle loro prime apparizioni nel circuito nazionale americano nel 1987. Dal prossimo anno lo stesso stile sarà a portata delle giovani statunitensi e l’ispirazione potrebbe essere principalmente italiana. “E` difficile dire quale collezione abbia preferito dato che ogni sfilata ha portato qualcosa di diverso sulle passerelle—ha concluso Beyoncé alla fine della settimana della moda di Milano—ma certamente mi hanno fornito un sacco di idee.”

 

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L’attrice Margaret Cho disegna una linea per le taglie forti

 

Eleganza e sensualità anche per chi veste qualche centimetro di stoffa in più. Dopo anni di frustrazioni, le curve trovano finalmente spazio in una nuova linea disegnata dalla attrice americana Margaret Cho. La collezione intitolata High Class Cho si ispira ad un gusto un po’ retro ma con glamour. Non a caso, madrine ideali della collezione sono Audrey Hepburn, Marylin Monroe e Anita Ekberg. Dive ma soprattutto donne. Ed e’ proprio il corpo della donna, in tutti i suoi centimetri e a dispetto dell’età che i vestiti Cho vogliono celebrare. Le curve vanno amate: questo il messaggio della nuova linea Cho. La collezione e’ stata lanciata dall’attrice in agosto in collaborazione con la socia Ava Stander. Per adesso, la linea e’ composta di soli 25 pezzi ed e’ disponibile solo su internet ma l’obiettivo e’ quello di portarla presto in negozi ad hoc. “Benche’ – come dichiara la Stander- l’acquisto via internet garantisce comodita’ e riservatezza”, qualita’ queste ultime difficili da garantire in un negozio. Le taglie partono dalla 10 e arrivano fino alla 18 e i vestiti sono disegnati per essere indossati sia durante il giorno che per la sera.Tra i pezzi più richiesti della collezione c’e’ il classico vestito in stretch di cotone con pieghe sulla gonna e maniche tre quarti, un piccolo vestito stretch  di raso, una camicia di chiffon a pois per e la classica gonna a tubo. I prezzi oscillano tra i 75 e i 150 dollari, a seconda dei modelli e dei tessuti. L’attrice americana non nasconde di cercare e trovare su internet tessuti e ispirazione. “Sono particolarmente attratta dallo stile vittoriano che trovo molto sexy e adatto alle donne piu’ piene” ha dichiarato in un’intervista ma “l’usato con quel classico odore di roba vecchia non lo comprerei mai”. A questo punto viene spontaneo chiedersi: sara’ forse lo stile vittoriano a ispirare la prossima collezione Cho?

 

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Save the Music Foundation si allea a Saks Fifth Avenue per l’educazione musicale dei bambini americani

 

L’educazione musicale è un impegno preso con serietà anche dalla moda. VH1 Save The Music Foundation, la fondazione che raccoglie fondi per l’acquisto di strumenti musicali per le scuole che non se lo possono permettere a causa del loro budget, ha ora trovato un alleato importante in Saks Fifth Avenue. Il retailer americano ha fatto partire una grossa campagna di supporto, durante la quale saranno messi in vendita prodotti esclusivi di grossi nomi del mondo della moda in tutti i 62 punti vendita della catena a beneficio della fondazione creata nel 1997. Michael Kors, Missoni e Marc Jacobs sono alcune delle maison di moda che hanno creato i prodotti per l’occasione, e artisti internazionali come Beyonce Knowles, Jewel, Gloria Estefan e B.B. King hanno gia’ accettato di prestare la loro immagine per la campagna pubblicitaria. “Abbiamo lavorato a questo progetto con grande impegno—ha detto l’amministratore delegato di Saks Fifth Avenue Enterprises, Christina Johnson— abbiamo usato tutte le nostre conoscenze, come la partnership con American Express e Conde’ Nast, per promuovere il programma. “ L’enfasi che Saks ha posto sulla causa dell’educazione musicale sembra avere toccato il cuore di molti, mettendo in moto una campagna promozionale del costo di 8 milioni di dollari, in parte spesi per realizzare un inserto di 20 pagine che sarà disponibile nell’edizione di novembre di Vanity Fair, Vogue, Lucky, CG, Details, Jane e The New Yorker. “Non possiamo che rendere omaggio a chiunque creda nella nostra causa —ha detto la responsabile della programmazione della fondazione, Jennifer Lynch— questa e` una nuova collaborazione che rappresenta anche la nascita di un nuovo concetto di promozione per la raccolta di fondi, ma il tutto ha origine dal sentito supporto per la causa dell’educazione da parte di molti artisti e stilisti.” Saks ha ordinato 12 milioni di dollari di inventario per i negozi e l’obbiettivo e` di raccogliere almeno 1 milione di dollari. 

 

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Mostra Braveheart al Metropolitan Museum di New York

 

Le gambe in mostra anche per gli uomini. Si, proprio loro, le gambe dell’uomo saranno in esposizione al Metropolitan Museum di New York a partire dal 4 di Novembre in una mostra dal titolo “Bravehearts: Men in skirt”, la versione ampliata di quella presentata al Victoria and Albert Museum di Londra. L’esposizione e’ composta di 100 pezzi, presi in prestito in parte dalla collezione permanente dell’Istituto di Costume e in parte da altri istituti e case di moda europee ed americane. L’attenzione e’ rivolta a designers e personaggi celebri che hanno utilizzato la gonna come strumento per rendere più creativa la moda maschile, trasgredendo ai codici morali e sociali della mascolinità.  Ed e’ il kilt a rappresentare la gonna al maschile per eccellenza tanto che stilisti del calibro di Vivienne Westwood, Jean Paul Gautier e Dries van Noten ne hanno fatto il simbolo della mascolinità più disinibita. L’esposizione inizia con un’introduzione teorica e visiva dei diversi pezzi che notoriamente contraddistinguono l’abbigliamento femminile e quello maschile per poi passare ad esplorare i significati attribuiti alla gonna da parte di gruppi c.d. controtendenza. Gli hippy, ad esempio che hanno visto nella gonna il futuro abbigliamento di una utopica società senza diversità di generi, maschile o femminile. L’esposizione illustra anche come a Roma e nella antica Grecia la gamba dell’uomo era esibita quale simbolo di giovinezza e virilità, mentre una rassegna sugli abiti in uso in Asia, Africa ed Oceania rivela che non c’e’ nessuna particolare connessione tra un capo di abbigliamento e la mascolinità o femminilità. In chiusura la mostra racconta come gruppi controtendenza, quali il grunge, il punk e i glam rock abbiano utilizzato la gonna quale simbolo di ribellione contro schemi e modelli imposti dalla società.  Tra i numerosi stilisti e case di moda i cui abiti sono esposti nella mostra, spiccano i nomi di Roberto Cavalli,Christian Dior, Dolce & Gabbana e Giorgio Armani, mentre sono considerati i pezzi forti dell’esposizione le famose gonne indossate dalle due icone della musica, David Bowie e Boy George.

 

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Alberta Ferretti a NY alla conquista del mercato USA

 

Alberta Ferretti si muove alla conquista del mercato degli abiti da sposa negli Stati Uniti. La nota stilista italiana ha infatti recentemente siglato un accordo di vendita esclusiva con il negozio “Bridal Atelier” di proprietà di Mark Ingram, situato nei pressi della 56esima strada a Manhattan, nel cuore di New York. Gli abiti da sposa non sono certamente una novità per la casa di moda italiana, che ha offerto sul mercato meravigliosi abiti bianchi per ben cinque anni, ma non aveva ancora fatto un passo così deciso sul mercato americano. I newyorkesi avranno modo di ammirare e di acquistare gli abiti da sposa a partire dalla fine del mese di gennaio del 2004, quando la nuova collezione della stilista italiana arriverà nella esclusiva boutique.  Il prezzo al dettaglio di ciascun pezzo oscillerà tra i 2.000 e i 4.950 dollari, con un prezzo medio di 3,479 dollari. Presso il prestigioso atelier faranno da contorno alle creazioni Ferretti anche gli abiti di stilisti americani come Monique Lhullier, Peter Langner, Angel Sanchez e Sully Bonnelly.

 

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Cassini rafforza legame con Bridal Group

 

Un vero e proprio matrimonio, quello che e’ stato siglato nel mondo della moda dedicata agli abiti da sposa. Protagonisti il Bridal Group, società specializzata nel settore e controllata dalla catena May Department Stores, e il famoso stilista Oleg Cassini. Cassini non e’ in realtà una new entry per Bridal Group, avendo infatti gia’ prestato la sua opera in precedenza per la divisione David’s Bridal.  Alla conclusione dell’accordo e’ seguita una cerimonia in cui Cassini ha firmato le copie del suo libro “A Thousand Days of Magic: Dressing Jackie Kennedy for the White House” (Cento giorni di magia” vestire Jackie Kennedy per la Casa Bianca). “Amo disegnare per le spose” – ha dichiarato lo stilista novantenne, un tempo sposato con Gene Tierney e noto per aver flirtato con Grace Kelly.  Nel frattempo in casa Bridal fervono i preparativi per lanciare, a partire dal prossimo anno, gli abiti di Cassini. Il gruppo si suddivide in tre catene: Priscilla of Boston, David’s Bridal e Atfer Hours Formalwear. Il presidente di David’s, Robert D. Huth, ha gia’ dichiarato che fara’ partire nel 2004 la collezione Oleg Cassini Couture Bridal. Ogni abito da sposa avrà un prezzo che varierà tra i 5 mila e i 25 mila dollari, contro i 699 dollari degli abiti normalmente disponibili presso i negozi David’s. Cassini disegnerà inoltre anche abiti per After Hours.  Parlando di David’s, Huth ha dichiarato che il negozio rappresenta il 25% del mercato degli abiti di nozze di tutta la nazione. “David’s non e’ inoltre un negozio che vende abiti da sposa scontati, sebbene e’ questo quello che la gente vuole sentirsi dire. Ci chiedono sempre come sia possibile che un vestito costi così poco. La ricetta e’ nella nostra strategia, che  quest’anno ci permetterà di vendere 375 mila abiti”.

 

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Romanticismo in primo piano per le spose

 

Nei recenti fashion show dedicati agli abiti da sposa il messaggio era piu’ che chiaro: viva il romanticismo. Come avevamo gia’ visto sulle passerelle della settimana delle moda a New York, il 2004 per le donne e’ all’insegna della femminilità. E non c’e’ momento piu’ sognato nella vita delle donne di quello del matrimonio. Abiti bianchi ricchi in tulle e pizzi, lunghezze varie e fiori senza limiti per le spose della prossima stagione  dagli stilisti americani del settore, come  Richard Tyler, Reem Acra, Sully Bonnelly a Vera Wang. Ci si chiede se il costosissimo abito creato gratuitamente  da Vera Wang per il matrimonio mai celebrato di Jennifer Lopez fosse un esempio di tale tendenza.

 

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John Varvatos lancia la sua linea di profumo maschile. Dopo scarpe e accessori con Shiseido il nuovo progetto

 

John Varvatos completa la sua linea rigorosamente al maschile. E’ fissata infatti per febbraio la data per il lancio del profumo ed in primavera quella per l’uscita della prima linea di cosmetici per uomo. Il tutto ovviamente firmato Varvatos. La posta in gioco e’ alta ma lo stilista, che ha anche una linea di scarpe e di accessori, ha dichiarato che il lancio del profumo era un passo obbligato nella crescita del brand. La collaborazione con Zihr, società detenuta all’80% dalla più conosciuta Shiseido, ha reso possibile la realizzazione del progetto. Sui numeri, c’e’ ancora molta cautela, ma gli addetti ai lavori parlano per il primo anno di 5 milioni di dollari per la collezione profumo, che tra l’altro comprende anche il dopo barba e il deodorante.  L’essenza del profumo firmata Rodrigo Flores-Roux richiama i sapori del legno orientale ed e’ frutto di una spremuta di foglie di tamarindo, con foglie di palma medjool date.  Coriandolo, salvia e aloe, misto ad una fragranza di cuoio e vaniglia costituiscono invece il corpo e il fondo del profumo. Il flacone e’ stato disegnato da Doug Lloyd ed e’  rivestito da una fascia di cuoio con il nome dello stilista inciso. Ma la grande scommessa per Varvatos sono i prodotti per la pelle dell’uomo. Territorio quello della cosmetica maschile rischioso, in cui raramente gli stilisti della moda si avventurano. Ma il calendario e’ gia’ fissato: i primi dodici prodotti saranno sul mercato da quest’estate mentre gli altri partiranno dopo qualche mese. I prezzi varieranno dai 22 ai 59 dollari e si stima che i ricavi per il primo anno dovrebbero toccare i due milioni di dollari. Al momento, Varvatos dichiara che il suo obiettivo e’ il lancio del profumo e lo sviluppo dei prodotti per la cura della pelle maschile ma nell’ambiente si vocifera che tra i progetti dello stilista vi sarebbe quello di lanciare una linea finalmente tutta al femminile.

 

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Michael Forster svela i suoi segreti nel settore profumi

 

In un mondo sempre piu’ globalizzato e caotico, in cui gli odori di spezie orientali inondano i grandi magazzini di New York o Parigi, cercare e trovare un profumo pensato ad hoc per la persona che lo vuole indossare e’ praticamente impossibile. Le industrie internazionali cercano di creare fragranze uniche, si rivolgono agli esperti francesi, maestri nell’arte della miscela dei diversi odori. Non sono che poche decine le persone che si occupano di creare nuovi profumi e uno di questi e’ Michael Forster, l’uomo che ha creato il Davidoff Cool Water, un profumo che ha conosciuto il successo dalla metà degli anni novanta. La scommessa da vincere e’ quella di lasciare intatta la personalità della persona che indossa il profumo, ma anche l’identità dell’azienda stessa. Importante anche la scelta del nome da assegnare al profumo.  Per la creazione di una fragranza per donne sono necessari almeno diciotto mesi di lavoro: dalla scelta delle sostanza da miscelare, il disegno del flacone, i colori della confezione. Una scelta dettata da quella che Foster definisce “i diversi aspetti universali” della vita, tra cui seduzione, sesso. Tutto ruota attorno al concetto di attrazione dell’attenzione degli altri. Con un occhio all’elemento acqua. Riferendosi ai profumi messi a punto per Escada, fragranze che possono essere prodotte per una sola stagione, per essere utilizzate in pochissime occasioni. Foster punta il dito contro le indagini di mercato che spingono alla creazione di profumi per la grande distribuzione, che vadano bene per un numero illimitato di persone. La gente risponde ai sondaggi pensando a profumi a loro famigliari. Ma lui e’ contro l’utilizzo di questo tipo di strumenti per determinare le tendenze dei consumatori. “Se un prodotto piace – spiega – puntiamo tutti i nostri sforzi per migliorarlo” e continuare a produrlo. In questo modo il rischio di avere sugli scaffali un prodotto invenduto si riduce sensibilmente e i profitti di un’azienda si mantengono invariati.

 

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Il settore degli accessori riprende grazie alle borse

 

Dopo due anni di contrazione dei consumi, il settore dei prodotti di lusso negli Stati Uniti sembra essere tornato a godere di buona salute. Secondo quanto riporta il New York Times, fra i consumatori si e' scatenata la corsa all'acquisto dell'accessorio di lusso, dalle cinture ai foulard, dalle scarpe alle borse. E sono proprio le borse a costituire la punta di diamante delle ultime collezioni. “Chi riesce a lanciare la borsa di tendenza - spiega al quotidiano il numero uno di Gucci, Domenico De Sole - ha fatto la stagione". Per il gruppo fiorentino, quotato anche a New York, il settore abbigliamento conta solo il 30% del fatturato complessivo. E lo stesso vale per Louis Vuitton che con le sue borse griffate, e le nuove linee piu' sportive, contribuisce al 60% della LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton. A New York i dati di vendite di Gucci, Dior, Boucheron e Bottega Veneta fra gli altri confermano l'avvenuta svolta nell'arco degli ultimi due mesi. E al coro si aggiungono anche Louis Vuitton, Chanel, Ralph Lauren e Burberry. Insomma per il lusso, dopo due anni di vacche magre, potrebbe finalmente essere di nuovo vicina l'età dell'abbondanza.

 

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Accessori anche per la diva degli Usa Eve

 

Non si e’ dovuto attendere molto tempo perché Eve ampliasse la sua linea d’abbigliamento anche al settore degli accessori. L’artista, magnate della musica e neo designer del marchio Fetish, dopo aver lanciato quest’estate la sua linea di moda ispirata a uno stile decisamente “urban”, ha deciso ora di arricchire la sua offerta con una vasta gamma di accessori. La nuova collezione sarà disponibile a partire da novembre per poi ampliarsi notevolmente entro la prossima primavera. Prodotta e distribuita da Innovo Group, che ha la licenza in esclusiva per Fetish, la nuova linea comprenderà una serie di oggetti quali borse, cinte, guanti, cappelli e portafogli, tutti rigorosamente rispondenti allo stile “urban”. Quasi tutti i pezzi della collezione, saranno contraddistinti dalla tipica scritta Fetish che caratterizza tutti i capi di Eve. “Abbiamo già riscontrato un notevole successo con questa collezione—ha dichiarato - Pat Anderson, direttore di Innovo Group—Si tratta di un look decisamente "trendy", che rispecchia fra l’altro lo stesso livello di esclusivita’ e glamour tipico di Eve”. I materiali utilizzati per le borse includono oltre alla pelle anche il Pvc e il camoscio, mentre per gli accessori serali sono stati utilizzati anche materiali “hardware” combinati con l’oro e l’argento. Tra le borse per la sera, le sacche da città e gli oggetti abbinati e’ ricorrente l’uso del rosa per adornare gli accessori con simpatici inserti che conferiscono vivacità. Come riportato dalla stessa Anderson la linea sarà distribuita in diversi punti vendita e in fasi successive. Inizialmente sarà lanciata in circa cento negozi, tra cui quelli di Federated Department Store e May Co. Secondo la stessa dirigente di Innovo Group le vendite combinate degli articoli d’abbigliamento con quelli della nuova accessoristica potranno raggiungere nel primo anno di distribuzione un livello compreso tra i 50 e i 60 milioni di dollari

 

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Al Vision Expo West novità per l’ottica

 

Più grandi più belli. Questa e’ l’ultima tendenza degli occhiali emersa nel Vision Expo West, il gigante delle esposizioni nel mercato delle lenti. E’ il look Jackie O’ a fare ancora tendenza. Ritornano, però, anche le lenti graduate e le montature in corno e tartaruga. Sono ancora in voga le lenti a giorno ma cambiano i colori. Più rossi e rosa, marroni o grigi ed arriva anche il bianco. Particolare attenzione viene riservata anche alle aste degli occhiali: c’e’ chi le vuole in oro laminato, chi le preferisce con baguette in strass e chi ancora con graffiti ed incisioni. Gli occhiali sono sempre più un accessorio del fashion e gli stilisti se ne sono accorti. Quest’anno infatti più che nel passato l’esposizione e’ stata costellata da nomi di grandi designers. Oltre a Coach, Stella McCartney anche Giorgio Armani, Bottega Veneta e Malo. Ognuno ha detto la sua. La Allison, azienda che produce i brand Malo e GF Ferre’, ha presentato per gli occhiali Malo un ovale sofisticato con aste in laminato d’oro. Per la più’ sportiva GF Ferrè, invece, sono state proposte lenti colorate e montature in plastica dai colori sgargianti e possibilmente in contrasto. Coach ha lanciato un nuovo sistema salva aria composto di tre pezzi che elimina viti e loghi. Per il Gruppo Safilo, invece, l’importante e’ coniugare abiti ed occhiali. Ed ecco infatti che sugli occhiali Giorgio Armani appaiono pallini e disegni floreali in richiamo ai tessuti della collezione autunnale. Bottega Veneta, invece, punta sulla lavorazione della montatura in plastica per richiamare il look delle famose borse di cuoio firmate. Il mercato sembra ancora in grado di assorbire nuove idee e proposte. Lo conferma anche il Vice Presidente di Luxottica, Jean Scott, con riguardo all’ottima risposta dei consumatori sia all’ultimo modello Chanel, sia ai Ray Ban Junior, lanciati in sordina l’altra estate e dedicati ai giovani e alle donne dal viso più piccolo.

 

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È Baby Phat Visa Card l’ultima novità di Russel Simmons

 

Una carta di credito per i clienti più affezionati e fedeli Baby Phat. L’idea e’ venuta a Kimora Lee Simmons, fondatrice della linea di abbigliamento Baby Phat. La Baby Phat Prepaid Rush Visa Card e’ solo l’ultima delle offerte messe a punto dall’imprenditore della musica e della moda Russell Simmons. Il produttore discografico creatore di una linea di abbigliamento hip-hop tra le più note sulla piazza newyorchese ha lanciato la carta di credito rosa “shocking” nelle scorse settimane per attirare e fidelizzare la propria clientela. Rosa e’ il colore ufficiale di Baby Phat, il colore preferito dalla moglie e designer della linea, e così sarà anche la carta di credito Visa che potrà essere utilizzata in tutti i negozi che espongono il logo della carta di credito. Per ottenere la Baby Phat Card basta connettersi al sito della casa di moda o chiamare un numero verde. Per i numerosi ammiratori di Baby Phat che sottoscriveranno la nuova carta di credito, Simmons ha messo a punto il Baby Phat Welcome Pack, una sorta di regalo che contiene una foto autografata di Kimora Lee oltre a materiale sul suo Cd di prossima uscita.

  

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Michelle K: contratto di licensing con L’Koral

 

Michelle K, il marchio controllato dall’industria di calzature Skechers Usa, ha firmato un contratto di licensing con L’Koral, che controlla Seven For All Mankind. Michelle K, che ha raggiuno la notorieta’ per le sue estrose collezioni di calzature femminili, produrra’ insieme a L’Koral una nuova linea di abbigliamento che verra’ lanciata nell’autunno del 2004 nei negozi specializzati. “Ho sempre cercato di creare prodotti dalla forte personalità, che potessero conquistare a prima vista”, ha dichiarato Michelle Kelchak, vice direttrice del settore design, che avrà un ruolo di primo piano nella definizione della nuova linea di abbigliamento. “Tenterò di ripetere il successo ottenuto in passato e anzi penso che la linea di abbigliamento debba essere il naturale completamento della linea calzature”. Piena fiducia per il nuovo progetto e’ stata espressa da Faith Wall, vice direttrice di Sketchers: “L’Koral e’ una società da 200 milioni di dollari che e’ diventata  uno dei marchi più quotati, anche grazie alla linea jeans Seven For All Mankind”, ha dichiarato Wall. “L’Koral e’ una società con un’ottima conoscenza del mercato, produce articoli di alta qualità e pensiamo che sia il partner ideale per catturare l’immagine più attraente di Michelle K”, ha aggiunto la Wall. Kelchack ha lavorato per Skechers fin dal 1992, quando e’ stata assunta come designer. Nel 1998 e’ stata promossa alla carica attuale. Due anni fa Sketchers le ha affidato lo sviluppo di una linea autonoma. “Oggi le donne apprezzano stile e qualità, ma non si accontentano facilmente – ha dichiarato Jane Siskin, presidente di L’Koral Industries – quello che vogliono davvero e’ qualcosa in cui possano riconoscersi e, nello stesso tempo, che le faccia sentire a loro agio. Oltre che un’eccellente designer, Michelle e’ anche una donna attraente e l’unione di queste due qualità la rende perfetta per catturare l’interesse delle nostre clienti: tutto nella sua immagine suggerisce bellezza e carattere”. Skechers, la cui sede principale e’ a Manhattan Beach, in California, sta per lanciare anche una linea di abbigliamento sportivo per bambini, che dovrebbe vedere la luce il prossimo autunno, in concomitanza con la ripresa dell’anno scolastico.

 

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Wrangler lancia le magliette per il country

 

VF Corporation, la società che detiene il controllo del gigante dei jeans Wrangler, ha annunciato il lancio di una nuova linea di magliette e abbigliamento casual, che sara’ prodotta con il prestigioso marchio americano, e che porterà il nome del famoso cantante country George Strait. La società della Carolina del Nord ha reso noto che la nuova collezione sarà prodotta con materiali e tessuti altamente innovativi creati con l’impiego di fibre ultraleggere,  ma dotate di grande resistenza. Ogni capo sara’ ispirato nella manifattura e nel taglio da una concezione tipicamente “country”, e ispirata al vecchio stile “western”. Da qui il nome dato alla collezione che sarà  esposta sugli scaffali dei negozi di abbigliamento con la targhetta “George Strait Cowboy Cut”. “George e Wrangler hanno avuto una splendida e duratura collaborazione per molti anni –ha dichiarato Edyie Brooks-Bryant direttore del Marketing –i tempi sono quindi maturi per fondere la sua classica linea cowboy in una nuova rivoluzionaria collezione di Wrangler Western Wear. Si tratterà di capi innovativi ma allo stesso tempo ispirati alla classicità dello stile Western”. Come ha dichiarato lo stesso Brooks la linea sara’ di sicuro effetto e oltre ad essere una conferma per i clienti affezionati di Wrangler, riuscirà a conquistare nuove fasce di consumatori. “La George Strait Cowboy Cut Collection – ha concluso il direttore—e’ un chiaro esempio degli sforzi compiuti dal nostro Brand per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei consumatori”. La nuova collezione sara’ disponibile dal prossimo novembre.

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Alloy acquista Delia e potenzia la sua struttura con novita’

 

Accordo nel mondo dell’abbigliamento rivolto ai teenager. Protagonista la società americana Alloy, che ha annunciato l’acquisto del gruppo di abbigliamento e di accessori femminile Delia, per un valore che si aggira attorno ai 50 milioni di dollari. Secondo i termini finanziari dell’accordo, Alloy pagherà  agli azionisti di Delia 93 centesimi per ogni azione Delia detenuta. Alloy ha dichiarato che dall’operazione di fusione nascerà un gruppo che sarà in grado di vantare  un fatturato annuale di 300 milioni di dollari e un database con almeno 20 milioni di nomi. Nella nuova società entrerà a far parte anche Walter Killough, che era in precedenza direttore generale del colosso dell’abbigliamento giovane  J Crew, e Robert Bernard, ex direttore commerciale ed amministratore delegato di Limited Brands. “La combinazione con Alloy, una società che si distingue per i suoi servizi e prodotti complementari e il suo buon bilancio, permetterà a Delia di espandere il suo marchio all’interno di una fetta di mercato più rilevante”, ha dichiarato Stephen Kahn, presidente e amministratore delegato di Delia.  Per l’anno fiscale 2003 la società ha stimato una perdita compresa tra 15 e 25 centesimi per azione, ben al di sopra  degli 8 centesimi attesi in precedenza. Il margine operativo lordo e’ stimato tra gli 11 e i 15 milioni di dollari, mentre per il terzo trimestre, l’utile e’  previsto tra 49 e 51 milioni di dollari. 

 

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Jones Apparel si aggiudica Kasper per la sua divisione Anne Klein con 216.6 M

 

La società di abbigliamento newyorkese Jones Apparel Group e’ riuscita ad aggiudicarsi la proprietà di Kasper, nota più che altro per la sua divisione Anne Klein. L’acquisizione e’ avvenuta attraverso un’asta, in cui Jones ha superato le offerte delle concorrenti con  216,6 milioni di dollari. Il prezzo di acquisto e’ stato superiore di 48 milioni di dollari rispetto all’offerta presentata inizialmente, a quota 204 milioni di dollari. A contendersi la proprietà di Kasper durante l’asta sono state Jones e Kellwood. Quest’ultima ha rilanciato l’offerta a 203 milioni di dollari, 40 milioni in più rispetto a quella iniziale. Ma alla fine ha avuto la meglio Jones, che mirava soprattutto ad inglobare Anne Klein. La divisione ha davanti a sé un futuro promettente, considerate le vendite messe a segno l’anno scorso che sono arrivate a quota 350 milioni di dollari.  Soddisfatto John D. Idol, presidente e amministratore delegato di Kasper, che ha commentato l’affare sottolineando che “in questo modo e’ stato prodotto il risultato migliore a favore dei nostri clienti, fornitori, creditori e azionisti”.  L’affare e’ positivo anche per la società acquirente Jones, che proprio recentemente si e’ messa sotto i riflettori per aver perso la licenza per vendere la linea femminile di Ralph Lauren. Kasper ha infatti un valore totale di mercato di 125 milioni di dollari, mentre la divisione Anne Klein e’ valutata 25 milioni circa. I 150 milioni di dollari raccolti permetteranno di far fronte anche ai debiti di Kasper, divisi in 11 milioni di obbligazioni, sei milioni di debiti non garantiti e un bonus ancora  non pagato a quota 11 milioni e riservato all’amministratore delegato Idol.  La transazione diventerà effettiva entro la fine dell’anno.

 

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Kellwood e Philips–Van Heusen per Izod

 

Kellwood Company e Phillips-Van Heusen hanno siglato una nuova alleanza per realizzare una linea di accessori volta a completare la collezione donna IZOD. La Philips-Van Heusen Corporation concedera’ in licenza l’uso del nome IZOD mentre il gigante nord americano si occuperà del design e della produzione. Nei quartieri generali della Kellwood si respira aria di successo e il presidente della divisione Donna, Stephen L. Ruzow, non lo nasconde. “La realizzazione di una collezione casual donna, di una linea per il mare e ora quella per gli accessori e’ stata per noi una grande opportunità che ci ha consentito di affiancare la nostra expertise con uno dei più grandi nomi della moda, qual e’ IZOD”. Soddisfazione anche alla Phillips-Van Heusen che e’ noto essere la più grande società manifatturiera di camicie, oltre che una delle più importanti nella produzione di abiti, e che da questa alleanza si aspetta di rafforzare il nome del proprio brand, IZOD, allargandone la portata a nuovi compartimenti della moda.  La responsabile della campagna per lo sviluppo del nuovo prodotto, Margie Greenless e’ ottimista, considerati anche i successi che hanno contraddistinto le precedenti operazioni. La linea di accessori comprenderà borse, cappelli, cinte e guanti e il suo lancio e’ previsto nel corso del 2004.

 

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Soho stroll’ rilancia  New York downtown

 

 Il venticinque di ottobre l’Associazione per Soho ha presentato la quarta edizione del “Soho Stroll”. Quest’anno 59 dei locali piu’ alla moda, tra ristoranti, negozi e gallerie hanno preso parte alla manifestazione. A dare colore all’evento, la lotteria organizzata da Malo, i cocktails e i buoni regalo offerti dal negozio Philosophy di Alberta Ferretti, gli sconti sulle calzature regalati da Sacco, il maquillage gratuito con prodotti offerti dal famoso negozio Shemura e tanto altro. L’ingresso era gratis e naturalmente aperto a tutti. La prima manifestazione intitolata Soho Stroll nasce nel Novembre del 2001 dalla collaborazione dell’Associazione per Soho con quella per Tribeca, per rilanciare i quartieri toccati dalla tragedia dell’11 settembre Da allora, e’divenuta  la più importante manifestazione di quartiere. L’associazione per Soho e’ stata fondata nel 1992 con lo scopo benefico di aiutare i disoccupati del quartiere fornendo loro gli strumenti necessari per trovare un lavoro stabile, per ottenere un’autonomia economica e non ultimo per crearsi una propria casa.

 

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Nel quartiere di Soho nascono i ‘concept store’ mentre gli affitti scendono del 25%

 

Li chiamano “concept shops” e sono i nuovi abitanti delle strade di Soho. Sono principalmente dettaglianti indipendenti che con il calo degli affitti scelgono di insediarsi a Soho. L’idea e’ quello di creare delle strutture originali a meta’ tra il negozio e la bottega dell’artista, restituendo alla zona il suo originario sapore artistico. Sono indipendenti perché non fanno parte  delle grandi catene commerciali, tipo Victoria’s Secret piuttosto che Gap o Footlocker e  possono liberamente gestirsi a loro piacimento. Al numero 513 della Broadway e’ stato appena inaugurato “Work in progress”, 6 mila piedi di superficie suddivisi tra lo studio artistico e il negozio di abbigliamento, caratterizzati dal tutto e’ in vendita, dalle stoffe di organza, ai pannelli in legno appesi alle pareti sino ai vestiti in esposizione. Più avanti sempre sulla Broadway, sorgono altri due negozi indipendenti che espongono vestiti dalle fatture originali. Soho riacquista un po’ del suo colore di un tempo. Esploso negli anni ‘70  e ‘80 come paradiso degli artisti, negli anni 90, il quartiere aveva ospitato i punti vendita delle piu’grandi catene commerciali e delle firme più’ prestigiose della moda e del lusso, triplicando il prezzo degli affitti. Ma l’avvento della crisi economica ha reso il prezzo dei locali insostenibile anche per le grandi compagnie. Gucci e Lacoste che avevano inizialmente considerato l’apertura dei loro nuovo negozi in Soho hanno preferito rimanere up-town, Cartier ha lasciato definitivamente i locali di Soho e l’apertura di H Stern in Prince Street non e’ mai avvenuta. I broker confermano: gli affitti sono scesi di circa il 25% e spazi i cui prezzi scottavano si riaprono al mercato.

 

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Kangol apre primo negozio mono-marca

 

Apre il primo negozio americano del famoso stilista di cappelli Kangol. Reso famoso dalle celebri teste di Jennifer Lopez o di LL Cool J, Kangol arriva a New York, sulla Columbus Avenue, nell’Upper West Side. La ricerca dell’area giusta per il lancio del negozio e’ stata lunga, frutto di una scelta ponderata che ha visto scartare le strade di Soho per il più tranquillo Upper West Side. Chuck Sternfield proprietario del negozio, ed ex direttore finanziario della società, ha spiegato che “dopo l’11 settembre molti negozi avevano cominciato a spostarsi uptown  e che la presenza sulla Columbus Avenue di negozi del calibro di Intermix, Starbucks o Betsey Johnson aveva reso ancora più appetibile la scelta”.  Sono appena 300 piedi di superficie ma il proprietario e’ soddisfatto. Lo spazio e’ limitato ma consente comunque di esporre tutta la collezione e di saggiare il gusto del pubblico in merito a nuovi prodotti ancora non in vendita. Infatti, le vetrine di questi giorni espongono gia’ guanti, cappelli e perfino scarpe che saranno eventualmente disponibili a gennaio. Si tratta comunque di un progetto pilota che consente di valutare l’opportunità di aprire altri negozi in America. “Per ora—dichiara Sternfeld—dal giorno della nostra apertura, 4 settimane fa, siamo stati sempre presi d’assalto e la gente si e’ persino accodata sul marciapiede per venire a conoscerci.” E con il  freddo in agguato, Kangol si aspetta un ulteriore aumento delle vendite. E non intende rinunciare a nessuno, tanto meno alle donne in carriera, che dopo il lavoro potranno fare il loro shopping da Kangol sino alle 11 di sera. E non a caso, sembra che i dati delle vendite dimostrino che dalle 6 alle 10, gli acquisti raddoppino rispetto alla prima parte della giornata. Nel primo anno, si e’ stimato che il fatturato dovrebbe raggiungere circa i 400.000 dollari ma per ora le previsioni del primo mese sono state ampiamente superate e c’e’ da aspettarsi che il traguardo sia raggiunto gia’ prima della fine del 2005.

 

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Trimestre negativo per Skechers

 

Tempi di magra per il gruppo calzaturiero Skechers, specializzato in scarpe sportive e casual per un pubblico giovane. La società americana, che controlla l’omonima catena, ha chiuso il suo terzo trimestre con una perdita netta di 5,9 milioni di dollari, una performance decisamente negativa se paragonata all’utile di 14,1  milioni di dollari avuto nello stesso periodo dello scorso anno. I vertici del gruppo californiano hanno inoltre reso noto che le vendite trimestrali hanno registrato una flessione consistente: il fatturato si e’ attestato a 221,8 milioni di dollari, in calo del 15% rispetto ai 261,1 milioni dello stesso periodo dello scorso anno. Il margine di profitto lordo e’ sceso al 35,5 per cento, contro il 41,7% del 2002. David Weinberg, direttore finanziario della società, attribuisce i bassi margini di profitto e il calo degli utili “all’aggressiva strategia di riduzione delle scorte di magazzino”. Per il prossimo trimestre, Weinberg prevede una perdita compresa tra 45 e 55  centesimi per azione su vendite tra i 155 e i 165 milioni di dollari.

 

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Utili trimestrali in rialzo del 19% per Reebok. Mercato in difficoltà, ma le vendite aumentano

 

Il gruppo Reebok, uno dei marchi più riconosciuti nel mondo dell’abbigliamento e delle calzature per lo sport, ha messo a segno un trimestre decisamente positivo. La società, il cui quartier generale si trova in Massachussetts, ha riportato per il suo terzo trimestre fiscale un utile netto di 62,7 milioni di dollari, pari a 96 centesimi per azione. Per il gruppo americano si tratta di un rialzo del 19 per cento rispetto all’utile di 53,4 milioni, o 81 centesimi per azione, dello stesso periodo del 2002. Le vendite nette si sono attestate a 1,04 miliardi di dollari, in crescita del 14 per cento rispetto ai 912 milioni di dollari del terzo trimestre dello scorso anno. Negli Stati Uniti, le vendite di calzature sono salite del 16 per cento a 279 milioni di dollari, mentre a livello internazionale, il rialzo e’ stato di solo l’11 per cento. I prodotti del marchio Reebok hanno registrato nel corso del trimestre vendite pari a 898 milioni di dollari. Per gli altri marchi controllati dalla societa’, tra cui Rockport, Ralph Lauren Footwear, e Greg Norman Collection, le vendite si sono attestate a 143 milioni di dollari, praticamente invariate rispetto al terzo trimestre del 2002. “Siamo molti soddisfatti della nostra performance trimestrale —ha dichiarato in un comunicato stampa Paul Firemen, presidente e amministratore delegato di Reebok— Abbiamo generato vendite consistenti e abbiamo migliorato i margini di profitto e gli utili nonostante le difficili condizioni del mercato, sia negli Usa che nel resto del mondo”. Firemen ha concluso spiegando che la performance del marchio Reebok nel periodo di riapertura delle scuole fa ben sperare per la stagione natalizia, ormai alle porte.

 

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Timberland: ottima performance all’estero

 

Ottima performance trimestrale per il colosso Timberland, uno dei marchi di abbigliamento sportivo e per il tempo libero più conosciuti al mondo. La società del New Hampshire ha infatti chiuso il terzo trimestre dell’anno, conclusosi il 26 settembre scorso, con un utile netto di 53,3 milioni di dollari, pari a 1,47 dollari per azione. Si tratta di un eccellente risultato se consideriamo che nello stesso periodo del 2002, l’utile era contenuto a 49,2 milioni di dollari, o 1,30 dollari per azione. Il fatturato trimestrale e’ balzato a 444 milioni di dollari, in rialzo del 6,6 per cento rispetto ai 416,6 milioni del terz