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Titoli italiani: |
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*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 30 settembre 2003.
La variazione percentuale è su base mensile. |
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Realizzato da: |
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Italian Trade Commission |
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Il mercato americano è il più
forte e ricco di stimoli del mondo. Parola di Ferragamo |
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Ferragamo apre il primo negozio
flagship negli Stati Uniti. Sulla Fifth Avenue di New York
l’azienda italiana leader nel settore del lusso ha infatti aperto
le porte a quella che e’ la più grande boutique Ferragamo nel
mondo, seguita dal punto vendita sulla Ginza di Tokyo inaugurata
il maggio scorso. La superficie di 1800 metri quadrati disposta su
due piani e’ stata disegnata dall’architetto Janson Goldstein,
mentre la facciata e’ prodotto dell’italiano Marco Carrano, per
proporre un nuovo concept che permette l’esposizione completa
delle collezioni uomo e donna di calzature, accessori in seta e
pelle e ready to wear, oltre alla nuovissima collezione da bambini
e una linea esclusiva per la boutique newyorkese. Nonostante il
mercato del lusso sia ancora sotto pressione, Ferruccio e Massimo
Ferragamo hanno tenuto a battesimo la loro ultima iniziativa nel
cuore della Quinta Avenue. “Questo non e’ il solito negozio- ha
detto Ferruccio Ferragamo all’inaugurazione- Siamo entusiasti di
avere un flagship che permetterà di dare risalto ai nostri
prodotti, riflettendo le nostre caratteristiche: abilità
artigianale, stile, tradizione e innovazione. |
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Così possiamo offrire ai nostri
clienti attuali e futuri l’opportunità di conoscere la totalità
del mondo Ferragamo sotto un unico tetto.” Secondo il responsabile
delle vendite Usa dell’azienda del gruppo Salvatore Ferragamo,
nato nel 1927 come azienda di calzature e oggi presieduto dalla
moglie del fondatore Wanda Ferragamo, l'America resta il mercato
più forte al mondo e quello più ricco di stimoli. Il giro d'affari
dell'anno scorso nelle Americhe è stato pari al 31% dei 584,7
milioni di euro complessivi, e tra Stati Uniti e Canada Ferragamo
vanta 16 punti vendita, più tre outlet, colonne di una rete
mondiale di 411 punti vendita. La gamma di prodotti dell’azienda,
distribuita nel mondo in 412 punti vendita personalizzati di cui
204 direttamente controllati, e’ messa in evidenza nel nuovo
negozio da pannelli grafici luminosi sospesi e monitor a cristalli
liquidi sui quali sono proiettate le immagini delle campagne
pubblicitarie e delle collezioni stagionali, i quali assieme alla
combinazione di luci filtrate da veli, il legno di noce, la pietra
e nickel satinato dell’arredo, danno all’ambiente un effetto
scenico e visivo intenso. Come fiore all’occhiello del complesso
e’ previsto uno spazio dedicato a una galleria d’arte moderna dove
ospitare mostre e iniziative sull’azienda e la cultura dei suoi
prodotti, ispirandosi al Museo Salvatore Ferragamo nel Palazzo
Feroni di Firenze e continuando una lunga tradizione di
collaborazione con la culture e l’arte nata fin dagli anni Venti,
quando un giovanissimo Salvatore Ferragamo inizio’ a realizzare le
calzature per gli attori di Hollywood. L’inaugurazione del
flagship a New York, avvenuta il 12 settembre alla presenza di
ospiti come la top model Karolina Kurkova, l’attrice Jennifer
Esposito e il fotografo David LaChapelle, ha voluto sottolineare
proprio questo legame grazie alla mostra realizzata per
l’occasione con le creazioni di giovani artisti quali Vanessa
Beecroft, Marta dell’Angelo, Lara Favaretto e Angelo Filomeno, che
avevano come soggetto le scarpe di Ferragamo. Il ricavato e’ stato
devoluto a due fondazioni: Child Priority e Free Arts, per i
bambini vittime di abusi. |
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Grande riapertura del negozio
Mitchells di Westport
In chiusura della Fashion Week di New York, il noto dettagliante
dell’abbiglia-mento Mitchells, con due prestigiose sedi, una a
Greenwich (Richards) e l’altra a Westport, Connecticut, ha
celebrato la riapertura del rinnovato negozio dedicato
all’abbigliamento femminile. La famiglia di Jack Mitchells e’ nel
business dell’abbi-gliamento da oltre mezzo secolo e tratta quasi
esclusivamente abbigliamento ed accessori italiani di lusso. Co-organizzatori
della serata sono stati l’ICE di New York ed Ermenegildo Zegna.
Ad intrattenere gli oltre 600 ospiti ci ha pensato il “padrino
della musica soul” James Brown che, con una band dal vivo di oltre
14 componenti, ha presentato il meglio della sua produzione
artistica. Jim Nantz, personalita’ della rete televisiva CBS
Sport, ha presentato la serata. Con la riapertura del negozio,
Mitchells aggiunge ai marchi gia’ esistenti numerose nuove linee,
tra cui Etro, Lamberto Losani, Incotex, Sergio Rossi, Bottega
Veneta, Paul & Shark. Nella stessa occasione sono stati inaugurate
le nuove “in-store boutique” dedicate a Zegna, Loro Piana,
J.P.Tod’s e Giorgio Armani.
Le nuove collezioni sono state presentate al pubblico durante una
sfilata di moda co-organizzata in collaborazione con la nota
rivista di abbigliamento femminile Harper’s Bazaar. In conclusione
della serata e’ stata anche realizzata un’asta dal vivo i cui
proventi sono stati devoluti all’Associazione per la ricerca, la
cura e l’educazione dei milioni di bambini affetti da autismo.
Secondo gli ultimi dati elaborati da ICE New York, su fonti del
Department of Commerce, le importazioni USA di prodotti moda
italiani sono cresciute nel periodo gennaio/giugno 2003 dell’1,31%
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le migliori
performance sono state realizzate dalla pelletteria (+19,31 %) e
dall’occhialeria (+17,57%), seguite dall’abbigliamento (+12,56%).
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Brooks Brothers festeggia i
suoi 185 anni. Galà di beneficienza per la lotta al cancro
Brooks Brothers, la società
americana di abbigliamento nota sopratutto per le sue camicie,
compie quest'autunno 185 anni. Le celebrazioni hanno preso il via
il 9 settembre scorso presso il negozio sulla Madison Avenue di
New York, dove si è tenuta una serata di gala che ha visto la
presenza di molte star americane e una speciale rappresentazione
del musicista jazz Wynton Marsalis. A fare gli onori di casa,
accanto all'amministratore delegato di Brooks Brothers, Claudio
del Vecchio, è stata Katie Couric, una delle maggiori personalità
della rete televisiva Nbc e co-fondatrice con Lilly Tartikoff
dell'alleanza nazionale per la ricerca sul cancro colorettale (Nccra)
della
Entertainment Industry Foundation (Eif). Couric, che alcuni anni
fa ha perso il marito a causa della malattia, si e’ da allora
impegnata in una campagna di informatizzazione sul cancro del
colon e aiutare la ricerca. Grazie all'attenzione che la Nccra è
riuscita a focalizzare sulla malattia spesso letale, il numero
delle colonoscopie —gli esami necessari a diagnosticare il cancro—
è già aumentato del 20%. In occasione
dello speciale anniversario, Brooks Brothers ha deciso di
affiancarsi a Couric e ha lanciato un programma nazionale che
attraverso vari eventi intende raccogliere fondi che andranno a
beneficio dell'alleanza Nccra. "In questa speciale occasione nella
storia di Brooks Brothers siamo felici di aver l'opportunità di
affiancarci alla Fondazione dell'industria dell'intrattenimento
riguardo a un programma che siamo sicuri si dimostrerà di grande
successo e genererà consapevolezza sul modo in cui prevenire il
cancro del colon", ha dichiarato il Ceo Del Vecchio. A questo
proposito, la società ha disegnato un foulard e una cravatta in
edizione limitata che verranno messe in vendita esclusivamente
presso i negozi, il catalogo e il sito Internet Brooks Brothers,
promettendo di donare il 20% del fatturato registrato sino a fine
anno all'alleanza nazionale per la ricerca sul cancro colorettale.
Prossimo importante evento per Brooks Brothers sara’ la
celebrazione della sua produzione “Made in Italy”, realizzata in
collaborazione con l’Ufficio ICE di New York. La seconda e terza
settimana di novembre tutti i tre negozi Brooks Brothers di New
York evidenzieranno i loro prodotti Made in Italy con una
segnaletica speciale. L’Italia sara’ quindi celebrata durante un
evento che avra’ luogo il 19 novembre presso il negozio sito sulla
Quinta Strada. A cio’ si aggiungera’, nella primavera del 2004 un
inserto speciale dedicato al Made in Italy nel catalogo che Brooks
Brothers distribuisce per direct mailing alla propria clientela.
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Sassoon riappare sul mercato
americano a fine anno
Sassoon Jeans, una
marca di abbigliamento casual lanciata nel 1976 e scomparsa dalla
scena nel 1988 dopo aver chiesto l’amministra-zione controllata
come stabilito dal Capitolo 11 della legge fallimentare Usa,
tornerà sul mercato americano a fine anno. Gail Binder, suo marito
Mark e Harmon Seymour hanno deciso di adottare il nome Sassoon —che
sfoggia una "o" in più nel nome, dal nome dell'originale fondatore
Maurice Sassoon— in quanto hanno colto la tendenza a ringiovanire
le linee di abbigliamento del passato e, controllando sulla lista
dei marchi registrati in disuso —quelli cioè non più protetti da
diritti d'autore—
ne hanno scorto uno che ricordava loro l'epoca d'oro della
"disco". Sebbene dopo la bancarotta, il nome Sasson fosse stato
venduto a Trust Company of the West per $8.5 milioni, a distanza
di 15 anni era diventato di nuovo di dominio pubblico. La nuova
linea ha abbandonato le vestigia del passato per presentare jeans
e capi di abbigliamento per il tempo libero con un'immagine
moderna che concorra con marchi quali XOXO e Mudd per cercare di
accaparrarsi una quota del lucrativo mercato dei capi casual.
Distribuito ai maggiori grandi magazzini, tra cui J.C. Penney e
Macy's, il marchio Sassoon prevede di mantenere prezzi contenuti
—dai $15 ai $48 dollari— per far leva
alla fascia più giovane del mercato. A questo proposito, l'estesa
campagna promozionale prevista a partire dal mese di novembre
accanto ai più tradizionali mezzi stampa e televisivi comprenderà
anche messaggi Internet. Alcuni degli addetti agli acquisti di
grandi magazzini per ragazzi hanno applaudito l'introduzione della
linea Sassoon, ma alcuni critici sostengono che sia difficile
ripresentare alle nuove generazioni una marca del passato. La
società si è detta preoccupata della mancanza di significato che
il nome ha sui giovani, ma spera che siano i genitori stessi a
agire da ponte col passato. "La maggior parte dei genitori
americani dovrebbe ricordare Sassoon,
e lo tramanderà ai propri figli".
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Michael Kors trasloca a Bryant
Park a fine anno
Michael Kors punta ad avere Bryant
Park come sede permanente. L’edificio sul quale lo stilista sembra
avere messo gli occhi, al numero 11 della 42esima strada, e’ gia’
la sede di case di moda importanti come Giorgio Armani, Martha
Stewart e Max Mara e si affaccia sul parco che e` il punto focale
durante la settimana della moda a New York. Ma non sembra in
realtà questa la caratteristica che ha attratto Kors, secondo
fonti informate e` infatti la particolare forma ad H della
palazzina e la luce naturale che vi penetra a rendere l’edificio
particolarmente interessante. L’agente immobiliare che rappresenta
Kors, Joel Isaacs di Isaacs & Co, non ha voluto fare alcun
commento sulle trattative relative ai due piani dell’edificio che
Kors sembra voler affittare. Attualmente l’azienda di moda
americana ha uffici sia al numero 530 che al numero 550 della
settima avenue, per cui la scelta di trasferire l’intera attività
sui due piani della 42esima strada consoliderebbe indubbiamente le
operazioni dal punto di vista dell’efficienza. Per di piu` il
palazzo e` uno dei pochi in cui l’elettricità ha funzionato
durante il black out dello scorso mese.
Sempre secondo
fonti di settore, il trasloco e` stato programmato per la fine
dell’anno.
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Primo punto vendita Sean John in
Usa
Sean "P.Diddy" Combs, l'artista rap
che ha creato l'azienda di moda Sean John, ha trovato il luogo
ideale per aprire il suo primo punto vendita monomarca. Il negozio,
sulla Fifth Avenue di New York, all'altezza della 41esima strada,
dovrebbe iniziare le operazioni la prossima primavera, ma è già
considerato un trampolino per il lancio di una catena nazionale di
200, 300 punti vendita. Il locale, di circa 350 metri quadrati,
sarà comunque in grado di ospitare le collezioni Sean John uomo e
ragazzo già esistenti e introdurre sul mercato la linea donna in
fase di sviluppo - e di cui l'azienda aveva dato un assaggio già
sulle passerelle di febbraio. Il luogo prescelto per l'apertura
della sede, per ora, non è considerato particolarmente attraente
per un negozio di abbigliamento, ma gli osservatori del mercato
ritengono che la forza del marchio di Combs agirà da punto
trainante per l'intera area. L'azienda, poi, intende trarre subito
profitto dalle sue nuove operazioni al dettaglio e un affitto a
prezzi abbordabili è un passo avanti in quella direzione. Sebbene
non siano stati rivelati dettagli finanziari dell'accordo, il
prezzo nella zona circostante il negozio Sean John si aggira
attorno a $150-$200 per metro quadrato. La società immobiliare
impegnata nella ricerca del locale adatto a Combs, ha poi rilevato
che la zona di maggior traffico sulla Quinta Strada
di New York - a causa della stazione centrale e della biblioteca
pubblica - è l'angolo con la 42esima, a soli pochi passi dal nuovo
negozio. Qui, poi, la clientela promette di essere mista,
esattamente il 'melting pot' a cui la linea Sean John si indirizza.
Per raggiungere un simile incrocio di clientela, i prossimi negozi
di Combs verranno per la maggior parte posizionati nei vari centri
commerciali degli Stati Uniti.
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Esprit pronta a riconquistare
gli Stati Uniti
La società americana di abbigliamento
Esprit sta preparando un ritorno in grande stile sul mercato.
Creata nel 1964 da Douglas e Susie Tomplins, Esprit si era
accattivata le adolescenti americane offrendo abiti freschi in
colori brillanti, ma la sua fortuna è andata sfumando con il
divorzio dei fondatori nel 1996 e il successivo passaggio della
società nelle mani dei creditori, Oaktree Capital e Cerberus
Partners. Sebbene le vendite Usa abbiano raggiunto l'anno scorso
solo la metà dei massimi di $400 milioni registrati nel 1987,
all'estero gli affari hanno continuato a rimanere forti,
totalizzando nel 2002 un miliardo di dollari in Europa e in Asia.
Dopo una riorganizzazione che ha fuso le operazioni europee e
asiatiche mantenendo però il quartier generale finanziario a Hong
Kong e la sede operativa
e Dusseldorf, in Germania, l'anno scorso la nuova Esprit Holding
ha versato $150 milioni per riacquistare i diritti al marchio
negli Stati Uniti e ora, sotto le direttive dell'amministratore
delegato Heinz Krogner, è pronta a riconquistare il mercato Usa.
La società è consapevole delle differenze di gusto e di tendenza
tra l'Europa e l'America, ma gli abiti della nuova linea Esprit
sono già comparsi sulle pagine di varie riviste di moda —Marie
Claire, Cosmo, Maxim— e un gruppo di circa una dozzina di
consulenti dell'immagine e del design si sono recati a New York
per controllare la presentazione del prodotto sia ai dettaglianti
che ai clienti. Per sostenere il rientro negli Usa, Esprit sta poi
costruendo nuovi uffici sulla Broadway e, sebbene non sia ancora
stato firmato un contratto per la prossima primavera è prevista
l'apertura di un negozio bandiera a Manhattan. Per ora però la
nuova linea può essere acquistata solo nei grandi magazzini quali
Macy's e Marshal Fields.
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La moda americana guarda al tennis
La febbre del tennis prende l’America.
Come ogni settembre, il torneo degli US Open che si tiene a New
York all’inizio del mese si trasforma nell’occasione ideale per
ammirare i piu’ grandi tennisti internazionali in azione e allo
stesso tempo per ammirarne la tenuta, quasi come si trattasse di
un preludio alla settimana della moda che si tiene pochi giorni
piu` tardi. In particolare le donne sono quelle che attirano
maggiormente l’attenzione in questo campo, sia sui campi da tennis
che al di fuori, e le copertine dei giornali mostrano
quotidianamente Jennifer Capriati e Anna Kournikova. Tra nylon,
cotone e lycra, bianco e nero, forme piu` o meno attillate e
soprattutto lunghezza delle gonne, la battaglia si e` consumata
anche nel campo della moda. La piu` chiacchierata e` stata
l’americana Capriati che, in uno slancio di patriottismo da molti
giudicato inopportuno e soprattutto esagerato, ha optato per una
mise a stelle e strisce. Ma non e’ stata sicuramente da meno la
campionessa Kim Clijsters, che ha indossato un completo
decisamente sexy color argentato e corredato da accessori in
bianco e nero. La buona notizia per i consumatori e’ che questi
abiti possono essere reperibili anche nei negozi retail, seppur
con qualche limitazione. La mise della Capriati, per esempio, e’
distribuita dalla societa’ Paragon, con sede a New York, con un
prezzo al dettaglio a quota 90 dollari.
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Nicole Miller promotrice
della Croce Rossa. In tour per raccogliere 3 milioni di dollari
La stilista
americana Nicole Miller, membro della Red Cross Celebrity Cabinet,
ha dato la propria disponibilità per un intero anno per promuovere
a livello nazionale i servizi della Croce Rossa. A questo
proposito ha disegnato una maglietta esclusiva in edizione
limitata che sarà la T-shirt ufficiale del tour "Salva una vita"
2003. La maglietta, che sfoggia la scritta ‘Sei il mio tipo?’ —riferendosi
ai quattro gruppi sanguigni A, B, AB e O— cercherà di sollecitare
le donazioni di sangue e raggiungere l'obiettivo prefissatosi
quest'anno di 3 milioni di donazioni in tutti gli Usa. La Croce
Rossa, in un tour che terminerà a fine anno, con l'aiuto di varie
celebrità, andrà a visitare 345 comunità americane per educarle
sull'essenzialità delle trasfusioni sanguigne, presentando un
museo dell'organizzazione e testimonianze dirette. "Uno degli
obiettivi principali della campagna —una delle più ampie nella
storia dell'organizzazione— è attrarre
nuovi donatori e la fascia più giovane della popolazione", ha
spiegato il presidente della Croce Rossa americana Marsha Evans.
Ogni anno, infatti, secondo l'organizzazione Givelife, circa
cinque milioni di persone ricevono una trasfusione che salva loro
la vita. L'incremento delle scorte di sangue è poi ritenuto
indispensabile a causa della crescita della popolazione e il
maggior utilizzo di procedure mediche che richiedono trasfusioni.
Il Red Cross Celebrity Cabinet, un gruppo che riunisce ogni anno
una serie di personalità della moda, dello spettacolo e dello
sport, viene coinvolto in varie iniziative che corrispondono agli
interessi particolari dei membri, ma più generalmente tende a
promuovere tutta la linea di servizi offerti dalla Croce Rossa:
donazioni di sangue, risposta alle catastrofi, vaccinazioni e
educazione sanitaria.
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Christina Aguilera
testimonial di Skechers
Skechers sceglie
Christina Aguilera come immagine dell’azienda. Per i
prossimi diciotto mesi la cantante americana sarà il volto che
apparirà su riviste e cartelloni pubblicitari proprio mentre la
sua musica raggiungerà ogni angolo dell’America e dell’Europa
grazie al tour ‘Justified and Stripped’ con Justin Timberlake.
La campagna verrà lanciata a partire da ottobre e vedrà la star
ventiduenne indossare pezzi della collezione femminile della
Skechers, sia della linea Skechers Sport che di quella Skechers
Active e Somethin’Else by Skechers, attorniata da modelli che
indosseranno pezzi della collezione maschile della compagnia
californiana specializzata nella moda giovane. “ Christina e` una
ragazza eccezionale —ha detto l’amministratore delegato
dell’azienda Robert Greenberg—
alla sua eta` ha gia` conquistato la vetta nel mondo della musica
grazie al suo carisma e talento. La sua voglia di liberta’ con un
pizzico di ribellione riflette il desiderio di libertà condiviso
da moltissime ragazze della sua età e anche piu’ giovani che sono
proprio le persone a cui ci rivolgiamo con i nostri prodotti.”
Skechers ha iniziato l’attivita` oltre dieci anni fa e da allora
ha raggiunto oltre cento paesi in tutto il mondo grazie a negozi
di marca e distributori. Secondo i risultati del secondo trimestre
la compagnia ha rilevato un giro d’affari di 229.3 milioni di
dollari, 27.4 milioni di dollari in meno ai 256.7 milioni di
dollari dello stesso periodo del 2002. “Abbiamo concentrato le
nostre energie nella conquista del mercato europeo”, ha spiegato
il direttore finanziario di Skechers, David Weinberg. E` infatti
proprio nel mercato internazionale che una star internazionale
come Christina Aguilera diventa un mezzo promozionale necessario.
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L’idustria della moda guarda
ai teenager
Una delle leve principali su cui
l’economia americana può contare e’ rappresentata dalle spese per
consumi dei più giovani. E’ questo almeno quanto risulta da uno
studio messo a punto dalla società di ricerca National Harris
Interactive YouthPulse, che ha preso in considerazione un campione
di bambini, adolescenti, e giovani, che hanno un’età compresa tra
gli otto e i 21 anni. Risultato: il reddito degli appartenenti a
questa fascia di età e’ di 211 miliardi di dollari, in ribasso
rispetto ai 231 miliardi del 2002, ma comunque sempre abbastanza
solido. La spesa e’ invece migliore delle stime, attestandosi a
quota 172 miliardi di dollari a un tasso annuale di 39 miliardi di
dollari contro i 155 miliardi previsti nel 2002. Secondo la
ricerca, coloro che hanno un’età compresa tra gli otto e i dodici
anni spendono a un tasso annuale di 19,1 miliardi, o di 946
dollari a testa, mentre chi va tra i 13 e i 19 anni consuma al
tasso annuale di 94,7 miliardi di dollari, o 3.309 dollari pro-capite.
Il tasso annuale dei consumi per coloro che si
posizionano nella fascia di età tra i 20 e i 21 anni e’ di 61,3
miliardi di dollari, o 7.389 dollari pro-capite. “Questo significa
che il gruppo preso in considerazione preferisce spendere
piuttosto che risparmiare —commenta John Geraci, vice presidente
del gruppo di ricerca— e’ una generazione molto ottimista, che
mostra di essere fiduciosa sul fatto che la ripresa dell’economia
sia dietro l’angolo”.
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Victor Alfaro rilancia il
marchio Wet Seal
Tutti pazzi per
Victor Alfaro? A Manhattan, Wet Seal ha puntato tutto sul designer
che negli anni novanta vestiva cantanti del calibro di Madonna e
attori come la protagonista di Proposta Indecente, Demi Moore, per
rilanciare il proprio marchio. E anche se i risultati stentano
ancora a vedersi, il gruppo newyorchese che impazza soprattutto
tra i giovani, continua a sostenere il proprio stilista di punta.
Jeans, magliette, cappotti e pantaloni disegnati da Victor Alfaro
invaderanno gli scaffali dei tre negozi di Manhattan di Wet Seal.
Alfaro si appresta infatti a lanciare la propria linea di
abbigliamento. Così se una decina di anni fa si spendevano 1.400
dollari per un maglione, ora ce ne vorranno meno di cinquanta per
aggiudicarsi un vestito o una gonna firmati Alfaro. Un salto di
qualità e di mercato che gli consentirà di ritornare sulla cresta
dell’onda per vestire il pubblico dei concerti delle pop-star che
vestiva sino a pochi anni fa. A Manhattan sono soprattutto gli
adolescenti a vestire Wet Seal per emulare personaggi come Mariah
Carey e Cindy Crawford. Ma la fama di Victor Alfaro, vincitore del
Perry Ellis New Talent, ha imboccato la via del declino negli
ultimi anni. Nel 2001 lo stilista ha citato in giudizio la Gilmar,
sino ad allora produttore della propria linea, per 33 milioni di
dollari per utilizzo del nome rompendo il contratto. Da
allora Alfaro ha continuato ad offrire la propria consulenza per
diverse case di moda newyorchesi. Sino a quando ha annunciato di
aver raggiunto un accordo con Wet Seal. La decisione di Alfaro
segue la tendenza del mercato della moda internazionale di
produrre linee di abbigliamento griffate a costi inferiori.
Scelte simili sono state fatte anche da Isaac Mizrahi, che produce
una linea per la catena di grandi magazzini Target, e da Max Azria,
designer francese, americano di adozione, che produrrà e
distribuirà i propri prodotti anche per J.C. Penney.
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Everlast punta al mercato
dei bambini
La
società americana di abbigliamento sportivo Everlast Worldwide è
intenzionata a far crescere la propria presenza nel settore
dell'abbigliamento per bambini. Con questo proposito la ditta, che
ha sede a New York, ha ampliato il suo accordo di licenza con
Tawil Associates —la casa nota anche sotto il nome The Mayfair
company— e ha
firmato un nuovo contratto con Success Apparel Group. In base
agli accordi, Tawil, che già produce per Everlast abbigliamento
infantile e per neonati, si occuperà anche di produrre una linea
per bambini dai due ai sei anni, mentre Success Apparel si è
impegnata a produrre e a distribuire abbigliamento sportivo, per
il tempo libero e costumi da bagno per bambini dalla taglia 4 alla
20 e per bambine dalla taglia 4 alla 14. Entrambe le nuove linee
saranno messe in vendita a partire dalla primavera-estate 2004.
Questi accordi, di cui non si conosce alcun dettaglio finanziario,
sarebbero stati divisi tra due società distinte per poter
approfittare della specializzazione settoriale di Tawil e Success,
ma anche,
come ha ricordato l'amministratore
delegato di Everlast, George Horowitz, "per massimizzare
l'esposizione del marchio a una migliore rete di distribuzione".
Il Ceo, sottolineando che l'ampliamento delle linee posiziona
Everlast virtualmente in ogni segmento chiave dell'abbigliamento,
ha commentato che "con la crescita del programma di licenza della
società, si continua a sviluppare una struttura che crea un
vantaggio concorrenziale". La scelta delle due società non sarebbe
poi stata accidentale. Everlast si è infatti detta molto
soddisfatta del rapporto di licenza intercorso con Tawil per oltre
nove mesi e ha voluto ricordare l'indiscussa reputazione di
Success Apparel e la sua ampia esperienza sul mercato della
moda per bambini.
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Kate Spade stilista di linea
per la Song
Lo stile di Kate Spade raggiunge i
cieli americani. La stilista americana ha infatti recentemente
firmato un accordo con il nuovo servizio della compagnia aerea
Delta per vestire le attendenti di volo in uno stile tutto
americano. Oltre alle uniformi delle hostess, la stilista
americana lavorerà anche sugli accessori per tutte le
rappresentanti femminili della Song- la linea creata sulla
falsariga della JetBlue per coprire determinate rotte ad un prezzo
ridotto—mentre suo marito e stilista Andy Spade si occuperà di
vestire gli uomini della linea aerea americana per la linea
maschile della compagnia chiamata Jack Spade. Per la crew di Song
la coppia ha disegnato l’uniforme, le scarpe, gli occhiali e
persino le valige. “Per una compagnia aerea americana non avremmo
potuto scegliere una stilista migliore per dare uno stile classico
all’immagine di questo nuovo servizio —ha detto il presidente
della Song, John Selvaggio— Kate Spade e’ semplicemente la partner
perfetta per noi.” In settembre la Kate Spade LLC ha celebrato 10
anni di attività essendo stata fondata da Kate e Andy Spade nel
1993 con il lancio di sei borse da donna, per poi crescere fino ad
avere varie linee di borse, scarpe, occhiali, prodotti di bellezza
e persino di cartoleria sotto il nome Kate Spade e Jack Spade. “I
miei viaggi sono una continua fonte di ispirazione-ha detto Kate
Spade- questa collaborazione mi permetterà di restituire il
favore.”
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I guanti il nuovo must della
moda Usa. Di giorno o di sera le mani sono coperte
I guanti sono gli
ultimi accessori 'must' del guardaroba invernale 2003. La tendenza
si è resa chiara durante le sfilate di Parigi e Milano e si è poi
andata accentuando presso i punti vendita di maggiore livello.
Invece di nascondere le mani infreddolite all'interno delle tasche,
le scelte sono innumerevoli. Sulle passerelle delle collezioni
donna autunno-inverno 2003 sono tornati di gran voga i classici
guanti di pelle che la casa Gucci ha proposto sia per il giorno
che per la sera — affiancati a quelli di raso per le occasioni più
'glamour'. Gli stili proposti spaziano da guanti a lunghezza polso
a quelli a tre quarti ad altri che vanno a toccare il gomito, sia
in nero che color cioccolato —
in alcuni casi forzando quindi le
maniche degli abiti e dei cappotti a ridursi per mettere in mostra
l'accessorio del momento. Per la sera, tornano i guanti di raso
nero fino al gomito, anche bordati di pelliccia, o i guantini 'per
bene' in colori alternativi quale il marrone. Non è però solo la
moda degli anni sessanta ad essere rivissuta. Chanel, ad esempio,
propone uno pseudo-rock accessoriando i suoi capi d'alta moda con
guanti di pelle nera punteggiati da borchie di metallo. Gaultier
ha appaiato guanti di cotone bianco o azzurro al gomito con top
ricamati, ottenendo un risultato sofisticato. Prada ha optato per
abitini al ginocchio affiancati da lussuosi guanti di coccodrillo
o da guanti colorati
—o a righe— che contrastano con il classico 'tutto nero' degli
abiti. La tendenza non ha però dimenticato l'uomo. Sia Burberry
che Mugler hanno proposto un'immagine da gentiluomo di campagna
con classici guanti neri di pelle. Per chi preferisce un look meno
conservatore, ci sono poi pur sempre i guanti di gomma rossa di
Christian Dior e quelli che coprono solo il pollice e due dita.
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Dal cinema lo
zainetto dall’uso illimitato
Lo zainetto può essere al
contempo un accessorio pratico e una dichiarazione del proprio
stile e, con le innumerevoli versioni in commercio, l'elenco dei
suoi usi diventa illimitato. È difficile quindi pensare che un
simile accessorio sia diventato un 'must' della moda solo dopo che
nel 1965 James Bond l'ha utilizzato nel film "Thunderball". Lo
zaino, però, vede la sua origine nel 1600 in Europa, dove sia la
parola tedesca 'knappsack' che quella olandese 'knapzak' si
riferivano a sacche da allacciarsi sulla schiena per trasportare
la spesa o le proprie cose. Anche l'abitudine di utilizzare
entrambe le cinghie su una spalla sola non sarebbe originale dei
nostri tempi; nel 1749 si parlava già di
‘haversack’ —che deriva sia dal
tedesco che dal fracese ‘sacco di avena’— per una borsa buttata su
una spalla. Sebbene poi lo zaino abbia fatto la propria comparsa
sul mercato nel 1914, è stato il suo utilizzo da parte di
Hollywood a eliminare la sua categorizzazione utilitaria. Spesso
le mode del mondo del cinema sono di
breve durata, ma questa persiste e lo zainetto è diventato
l'accessorio di scelta di ogni studente. Con i problemi che ne
derivano. Vari studi hanno infatti rilevato che l'uso dello zaino
per la scuola è associato a dolori muscolari alla schiena e che
per equilibrare l'enorme peso dei loro zainetti i bambini debbano
curvarsi in avanti e tenere la testa bassa. Nel 2002, per ovviare
a tali rischi, l'azienda di valigeria Samsonite ha ideato
Chiropack, uno zainetto che è studiato per alleviare lo stress che
il peso dello zaino crea sul corpo dei giovani e ora ha deciso di
renderlo ancora più al passo con la moda, aggiungendo una serie di
nuovi colori, una tasca frontale
per il lettore
portatile di Cd e tasche laterali.
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George W. Bush messo in guardia
dall’industria tessile
I rappresentanti dell'industria
tessile americana hanno messo in guardia il presidente George
Bush. La sua campagna di rielezione presidenziale rischia di
perdere importanti voti se non verranno adottate sostanziali
misure per proteggere i lavoratori del settore dagli effetti delle
importazioni cinesi. Oltre 30 dirigenti di filature e società
tessili con sede in Georgia, Tennessee, Washington DC, Carolina
del Sud e Carolina del Nord hanno annunciato a metà agosto una
campagna per mantenere i posti di lavoro dell'industria. Le
aziende del settore filati hanno promesso di intraprendere "conte
elettorali" per accertarsi che tutti i propri lavoratori siano
registrati per il voto, cercando di assicurare il più ampio
appoggio a Bush in cambio del suo intervento, e sono state inviate
lettere al Congresso e alla Casa Bianca a sostegno di un
meccanismo di salvaguardia contro i prodotti cinesi. Roger
Milliken, Ceo di Milliken & Co, citando che dal gennaio 2001 sono
andati persi quasi 300000 posti di lavoro nelle aziende tessili e
dell'abbigliamento, ha ricordato che "se il governo federale
rifiuta di modificare le politiche commerciali erronee che hanno
generato tali cifre, l'industria è in grave pericolo". La
controparte cinese, però, non è rimasta inerte e una delegazione
—che comprende i membri del governo e delle associazioni
industriali e le maggiori società tessili— si è recata in visita
negli Usa per cercare di evitare danni al proprio mercato.
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In crescita il mercato delle fibre
assorbenti per i capi sportivi e per il tempo libero
Le fibre assorbenti stanno
dominando il mercato dei filati specializzati in quanto le aziende
di abbigliamento sportivo e per il tempo libero stanno ampliando
il loro utilizzo e i consumatori, diventando consapevoli dei loro
benefici, sono disposti a pagarne il costo più elevato. Questo
dovrebbe aprire la strada per un miglioramento tecnico delle fibre
specializzate e conseguentemente portare a una più ampia
accettazione da parte dei commercianti. "Oggi i consumatori hanno
familiarità con così tanti prodotti impermeabili e assorbenti che
vanno nei negozi a cercarli", ha commentato David Parkes,
direttore generale di Concept III Textiles che aiuta le filature a
sviluppare nuovi prodotti o a migliorarli. Come risultato, le
filature e le tessiture stanno collaborando per creare fibre
indirizzate a usi particolari
—quali ad esempio tessuti per abbigliamento da trekking— e le
aziende tessili sperimentano e mescolano fibre diverse per
presentare nuovi tipi di capi per il tempo libero. Saxon Textiles,
ad esempio, produce il tessuto 'Whistler', un cotone elasticizzato
che 'respira', utilizzabile per l'abbigliamento sportivo e quello
'Retrotech Twill', che aggiunge le caratteristiche del nylon pur
rimanendo confortevole. Secondo il direttore generale della
società, Gail Strickler, mescolando fibre specializzate si riesce
a ovviare ai limiti dei tessuti monodimensionali —quali quelli di
cotone al 100%— e i consumatori
avrebbero iniziato a capirlo. Un esempio è l''Ultraband', un
tessuto leggero di microfibra di poliestere con incorporata una
protezione solare fattore 45. A questo proposito, Parkes ritiene
che tessuti che proteggono dal sole e quelli con benefici per la
salute saranno quelli che nei prossimi anni avranno un maggior
impatto sui consumatori. Tra i tessuti del secondo gruppo, si fa
già notare la 'Holofiber', un prodotto della tessitura Wellman che
sostiene di migliorare il flusso sanguigno corporeo. Sebbene non
esistano ancora prove della sua efficacia, Parkes pensa che in
futuro tali tessuti saranno certamente realtà. Anche le aziende
che si limitano a produrre tessuti assorbenti stanno cercando di
migliorare i loro prodotti, ad esempio offrendo nuovi colori e
fantasie nel mercato dell'abbigliamento per il tempo libero,
tradizionalmente dominato dalle tinte unite. Brookwood, una
società di New York, punta invece sulle fibre antibatteriche e ha
creato 'Rejuvenate', la linea di tessuti di nylon di diversi pesi
che utilizzando la fibra Skinlife non permette la crescita di
batteri, eliminando la formazione di odori dovuti alla sudorazione.
Questo la rende ideale per l'abbigliamento sportivo, ma anche per
il settore industriale e quello militare.
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Stilisti ispanici come fonte di energia
per la moda americana
La crescita della popolazione ispanica sta facendo aumentare
l'influenza della cultura latina sulla moda. Durante la recente
settimana della moda di New York un buon numero di stilisti
ispanici hanno mostrato le proprie creazioni, andandosi ad
aggiungere alla lista dei nomi latini già affermati: Oscar de la
Renta, Carolina Herrera, Manolo Blahnik. La nuova generazione di
stilisti —che hanno mostrato un accentuato uso di colori vibranti
e di linee attillate— secondo gli addetti ai lavori, sarà guidata
da tre designer che attingono alla propria cultura ispanica. Custo
Dalmau, creatore della linea Custo Barcelona che ha fatto la sua
comparsa sul mercato nella metà degli anni novanta con maglieria
colorata, distribuisce ora un'intera linea di abbigliamento ai
maggiori negozi e grandi magazzini. La sua immagine, però, rimane
caratterizzata da colori vividi, memori della sua terra d'origine.
Mark Montano, è nativo di New York, ma la sua cultura rimane
quella iberica, accentuata dal suo lavoro presso lo stilista Oscar
de la Renta. Montano, ha rubato l'attenzione del pubblico alle
sfilate per la primavera 2004 con i suoi capi ricchi di colore e
di movimento, che prediligono l'uso del cotone per la sua
versatilità. Tradizioni messicane sono invece emanate dalla
collezione di Thalia Sodi, la cantante latina che ha debuttato con
una completa linea di abbigliamento donna che verrà venduta in
esclusiva nei centri Kmart.
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Il
2003 è stato un anno di acquisizioni e fusioni
per il settore dell’abbigliamento
L'industria dell'abbigliamento Usa ha mostrato nell'ultimo anno
una forte tendenza al consolidamento. Sembra però che i possibili
acquirenti siano sempre Jones Apparel Group, Kellwood,
Phillips-Van Heusen, VF e Liz Claiborne. "Fusioni e acquisizioni
sono ancora i modi per far crescere una società quotata", ha
commentato Paul Altman, vice presidente della società
d'investimento Sage, ricordando che il mercato azionario vuole
vedere buoni livelli di crescita, ma che l'industria cresce in
media del 2-3% l'anno. Allan Ellinger, direttore di Marketing
Management sostiene poi che nella maggior parte dei casi le
fusioni sono un mezzo delle società acquirenti per ovviare alle
proprie debolezze. Kellwood (Liz Clairbone abiti e tailleur,
Nautica camicie da uomo e l'abbigliamento per bambini Gerber) era
arrivata ad offrire 203 milioni di dollari per Kasper A.S.L., ma
Jones Apparel Group l'ha superata con 216.6 milioni. L'azienda che
nel 2002 ha visto un fatturato di $2.2 miliardi e utili di $42
milioni, si è quindi accorta di non essere in grado di gestire una
marca di alto livello e si è affiancata a G.A.V. per ottenere da
Phillips-Van Heusen la licenza per CK donna di Calvin Klein. Jones
Apparel (Jones New York, Nine West, Todd Oldham e la licenza Polo
Jeans di Ralph Lauren), che l'anno scorso ha visto un fatturato di
$4.34 miliardi con utili di $318.5 milioni, presenta un
portafoglio ben diversificato, ma rimane debole nel settore donna
e sul mercato internazionale. Dopo aver perso la licenza Lauren ha
quindi cercato di riempire il vuoto con l'acquisizione di Kasper
A.S.L. Anche Phillips Van-Heusen (licenze Geoffrey Beene, DKNY e
Kenneth Cole) manca di esperienza nel settore donna e in quello
delle marche di alto livello. L'acquisizione della Calvin Klein
per 430 milioni di dollari è però riuscita a fargli avere un posto
di rilievo nell'industria e andrà ad aggiungere circa $3 miliardi
di vendite al fatturato della PVH che l'anno scorso ha toccato
$1.4 miliardi con $30.4 milioni di utili. L'ingresso di VF nella
fascia di alto livello è giunto invece con l'acquisto per $585.6
milioni di Nautica Enterprises, dopo l'insuccesso registrato con
la marca Marithe & Francois Girbaud. La società, che conta varie
linee di abbigliamento casual (Lee, Wrangler e The North Face),
nel 2002 ha fatturato $5.08 miliardi, ma ha registrato una perdita
di 154.5 milioni di dollari. Rimane ancora senza firme di alto
livello Liz Claiborne (Ellen Tracy, Lucky Brand e DKNY jeans),
nonostante le varie acquisizioni e l'ottima reputazione di dare
spazio nella gestione. La società che sta per aprire il suo primo
punto vendita a New York nel 2002 ha registrato un fatturato di
3.72 miliardi e utili di 231.2 milioni di dollari.
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I jeans Wrangler sbarcano in Cina
Approdati sul
mercato cinese i famosi jeans Wrangler. Lo ha annunciato lo stesso
colosso dell’abbigliamento VF, che continua così a perseguire il
suo progetto di espansione nei più importanti segmenti globali.
Due negozi sono stati così inaugurati nei maggiori centri,
esattamente a Bejing e Shangai. Il piano della famosa casa di moda
e’ tuttavia decisamente più ambizioso e tende ad assicurare a VF
una presenza ancora più incisiva: entro la fine dell’anno sara’
così possibile acquistare la famosa marca di jeans anche nei venti
principali grandi magazzini di entrambe le città. “L’apertura dei
negozi nelle città di Shangai e di Bejing testimonia l’entrata del
marchio Wrangler nel mercato dei consumi piu’ grande al mondo”, ha
dichiarato Tom Ting, managing director presso VF Corp China e Hong
Kong, che si e’ mostrato fiducioso sull’esito positivo
dell’ope-razione. “Riteniamo che, a partire dal prossimo anno, in
Cina tutti quanti guarderanno con interesse al marchio Wrangler”,
ha aggiunto Ting. In realta’ il mercato cinese ha gia’
dimestichezza con altri marchi appartenenti alla casa di moda VF.
Gli articoli di abbigliamento delle divisioni Lee, Jansport, The
North Face e Nautica, sono infatti gia’ noti ai consumatori cinesi.
Mancava appunto il lancio di Wrangler, i cui jeans non sono stati
mai venduti sul mercato cinese nonostante la presenza molto forte
in tutti gli altri paesi del mondo.
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Nike ha maggiore successo
all’estero che in America
Nike, la società americana di
calzature e abbigliamento sportivo, sta avendo più successo
all'estero che negli Stati Uniti. Nell'anno fiscale 2003 terminato
a fine giugno, il fatturato di Europa, Asia e America Latina è
infatti ammontato a $5.1 miliardi contro i $4.6 miliardi di
vendite negli Usa. Nike poi ritiene che la crescita giungerà
proprio dall'estero, sebbene la società non possa far conto su un
tasso di cambio costantemente favorevole e abbia rilevato che i
margini di profitto sono più ridotti nelle operazioni d'oltreoceno
che in quelle interne —18%
contro 21%. Quest'anno, grazie a 'testi-monial' quali la stella
brasiliana Ronaldo —duplicando cioè la strategia di marketing
utilizzata con successo negli Usa—
l'abbigliamento e le calzature per il calcio hanno generato
vendite mondiali di $720 milioni, in netto aumento rispetto ai
$500 milioni del 2002. Le sole linee Cool Motion e Sphere hanno ad
esempio incrementato il fatturato europeo del 16% a $1,1 miliardi
e quello asiatico del 24% a $500 milioni. Sul mercato interno,
però, la società sta cercando di correre ai ripari e ha annunciato
l'intenzione di acquistare la concorrente Converse per $305
milioni. Dalla fine degli anni novanta, infatti, Nike ha perso
contatto con il gusto degli americani, che si sono allontanati
dalle scarpe per atletica a favore di calzature più classiche,
mentre Converse ha rilevato un crescente interesse per il suo
prodotto. Con l'acquisto, Nike potrebbe così riprendere nel breve
termine parte del settore delle calzature sportive classiche e
posizionarsi favorevolmente per riconquistare nel lungo raggio
quote del mercato americano. Prima di poter registrare una
crescita negli Usa, Nike dovrà però risolvere la disputa con Foot
Locker, uno dei suoi maggiori clienti che vorrebbe poter offrire
maggiori sconti e un numero minore di modelli 'speciali'. L'anno
scorso, la catena di negozi di calzature sportive ha infatti
ridotto gli ordini da $1.1 miliardi del 2001 a $800 milioni.
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Tempi duri per il gruppo Unifi
Unifi, uno dei primi produttori
americani di tessuti naturali e sintetici, ha comunicato a fine
settembre che incorrerà nel suo primo trimestre fiscale in una
perdita sostanziale. La società del Nord Carolina ha spiegato che
il mercato tessile sta attraversando una profonda crisi e le
vendite ne stanno risentendo più che mai. Tra le cause principali
vi e’ la continua crescita delle importazioni dall’Asia, in
particolare dalla Cina. “Le importazioni di tessuti e capi di
abbigliamento, principalmente dai paesi asiatici, continuano ad
erodere il mercato statunitense —ha sottolineato in un comunicato
stampa Brian Parke, amministratore delegato di Unifi— Le vendite
del solo mese di settembre sono previste in calo fino al 20 per
cento rispetto allo stesso mese del 2002”. Parke ha spiegato che
il consiglio di amministrazione del gruppo ha intrapreso le misure
necessarie per far fronte al problema, inclusa la riduzione della
forza lavoro in Europa e in Nord America, sia tra il management
che tra lo staff degli impianti di produzione. Il gruppo prevede
ora di chiudere il suo primo trimestre fiscale con una perdita
compresa tra 10 e 16 centesimi per azione, contro l’utile netto di
8 centesimi per azione avuto nello stesso periodo dell’anno
precedente.
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Vans: utili trimestrali in
crescita grazie al mercato dell’abbigliamento femminile
Il primo trimestre
fiscale della società di abbigliamento Vans e’ stato decisamente
positivo. Il gruppo ha infatti registrato una crescita degli utili
netti del 22%, a quota 6,6 milioni di dollari, o 37 centesimi per
azione, contro i 5,4 milioni di dollari, o 30 centesimi per azione,
registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. La società
ha motivato i buoni risultati di bilancio facendo riferimento al
miglioramento degli assortimenti delle merci e a un livello
migliore delle scorte relativo all’abbigliamento intimo e dedicato
al pubblico femminile. A portare fortuna al gruppo sono stati
anche i risultati delle vendite all’ingrosso realizzate con
l’apertura dell’anno scolastico, che hanno portato gli ordini per
il secondo trimestre a salire più del 5 per cento. Bene anche il
fatturato, che nei tre mesi terminali il 30 agosto ha raggiunto
quota 129 milioni di dollari, con un incremento del 4,6% rispetto
ai 123,3 milioni di dollari relativi allo stesso periodo dell’anno
scorso. Sul fronte delle previsioni relative all’intero anno
fiscale che si concluderà nel maggio del 2004, il gruppo Vans ha
confermato le stime formulate in precedenza, che parlano di un
utile per azione all’interno della forchetta compresa tra 47 e 52
centesimi. Il fatturato dovrebbe invece posizionarsi tra i 324
milioni e i 334 milioni di dollari. Guardando ai risultati di
Vans, si segnala come la società sia stata una delle poche a
fronteggiare con successo la crisi che ha colpito il settore delle
vendite al dettaglio, e che e’ stata particolarmente impietosa nei
confronti delle società di abbigliamento. Quasi tutti i gruppi si
sono infatti trovati a combattere contro lo spettro della
deflazione, ossia del calo dei prezzi, che ha provocato tra
l’altro a una forte battaglia nei prezzi.
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Utili in rialzo del 93% per
Finish Line
Grande successo per il gruppo Finish
Line, catena americana specializzata in calzature e abbigliamento
sportivo. La società, il cui quartiere generale e’ a Indianapolis
ha infatti registrato nel suo secondo trimestre fiscale utili in
rialzo del 93 per cento, una performance che ha fatto balzare i
profitti a 17,5 milioni di dollari, o 73 centesimi per azione.
Nello stesso periodo dello scorso anno, il gruppo americano aveva
registrato un utile contenuto a 9,1 milioni di dollari, ossia 37
centesimi per azione. L’ottimo risultato e’ legato principalmente
al forte rialzo delle vendite, in particolare nei punti vendita
aperti da più di un anno: le vendite “same-store” sono infatti
salite del 21 per cento nel secondo trimestre fiscale. La società,
che gestisce una catena di 510 negozi sparsi su tutto il
territorio nord Americano, ha inoltre reso noto che negli ultimi
dodici mesi l’utile netto e’ stato di 24,1 milioni di dollari,
ossia l’88% in più rispetto ai dodici mesi precedenti.
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Haggar cambia sede
Quando nel 1926
Joe Haggar arrivò negli Stati Uniti dal Libano non avrebbe mai
immaginato di creare un impero grazie alla creazione di pantaloni
disegnati in maniera da mantenere una linea elegante e, allo
stesso tempo, economica. Negli ultimi 77 anni gli eredi di Haggar
sono riusciti ad approdare al Nasdaq, a mettere in piedi una
società che fattura cinquecento milioni di dollari, a vendere
pantaloni (e non solo) negli Stati Uniti, in Gran Bretagna,
Canada, Messico, Sud Africa e Indonesia. Nei quattro angoli del
mondo, per l’uomo e la donna che vogliono vestire in maniera
elegante spendendo poco, basta acquistare un pantalone Haggar. Il
fiuto per gli affari e un settore di nicchia come quello dei
pantaloni hanno contribuito all’espansione del gruppo nel mondo.
Generations e’ l’ultimo capo prodotto. Un altro successo per
l’azienda di Dallas che si appresta a cambiare sede. “Passeremo
nel nuovo quartier generale di Luna Road nel gennaio del prossimo
anno”, spiega Frank Brecken, presidente e amministratore delegato
del gruppo. Un altro colpo vincente e’ stato infatti la vendita
del terreno sul quale era stata costruita la prima sede del gruppo.
Un ulteriore passo nell’ammoder-namento del gruppo: nuovi uffici
per oltre 450 dipendenti della Haggar che godranno di un campo da
corsa interno e un lago artificiale.
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Polo Ralph Lauren nomina Ken
Pilot alla guida di punti vendita e boutique
Ralph Lauren ha
scelto: Ken Pilot sara’ il nuovo presidente della divisione del
gruppo di moda che gestisce i negozi dello stilista newyorchese.
Pilot, 42 anni, sara’ anche responsabile dello sviluppo della rete
di distribuzione dei prodotti dell’azienda americana. Una mossa
presa per cercare di spingere ulteriormente le vendite di camicie,
polo, scarpe e jeans griffate con il famoso giocatore di Polo. Per
Pilot prosegue la scalata nel mondo della moda. Una carriera
iniziata negli anni ottanta, nei grandi magazzini di Macy’s, nel
cuore della Grande Mela. Poi il passaggio a Gap dove inizia come
responsabile per le vendite per Stati Uniti, Europa, Giappone e
Canada. Nell’arco di pochi anni raggiunge la posizione di
presidente di Gap International, oltre a quella di vice presidente
di Gap Outlet. Una vita passata nel mondo dell’abbigliamento
sportivo e della distribuzione. Sua la decisione di rafforzare il
brand grazie all’apertura di diversi outlet presenti su tutto il
territorio. Dopo tredici anni, nell’agosto dello scorso anno il
passaggio a J Crew con la carica di amministratore delegato. Ora
il passaggio a RL. I vertici di Raph Lauren hanno nominato Pilot
in seguito alle dimissioni di James Gundell, presidente del
settore retail del Moma, il museo di arte moderna di New York,
avvenute nel luglio scorso. “Il piano di sviluppo sul territorio e
a livello mondiale proseguirà come previsto —spiega Bridget Ryan
Berman, presidente di Polo Ralph Lauren Retails— e grazie
all’esperienza anche il gruppo di lavoro di Ken si rafforzera’
ulteriormente”. A trentacinque anni dalla sua fondazione, Ralph
Lauren fa rotta sul mercato della vendita al dettaglio nei grandi
magazzini e al di là dell’oceano.
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Perry Ellis: nuovo capo per
divisione uomo
Perry Ellis
International, il gruppo americano che controlla 25 marche di
abbigliamento —tra cui quella di costumi da bagno Jantzen— ha
nominato Doug Jakubowski direttore generale della divisione uomo,
rendendolo responsabile di ogni aspetto della Perry Ellis
menswear, dalla camiceria alla linea sportiva. Jakubowski, finora
vicepresidente della divisione uomo di Salant/PEI, ha la più ampia
fiducia della famiglia Feldenkreis —che
detiene circa il 60% dell'azienda. Il direttore operativo della
società, Oscar Feldenkreis, ritiene che la sua visione "possa
sviluppare una nuova sinergia tra le due organizzazioni, portando
nuova energia al marchio". Perry Ellis International, infatti, ha
completato a metà giugno l'acquisizione di Salant Corporation che
disegna, produce e distribuisce abbigliamento uomo e che opera
negli Usa 39 punti vendita. Nell'anno fiscale 2002, l'attività di
distribuzione della società licenziataria del marchio PEI
consisteva principalmente di prodotti Perry Ellis, pertanto la
fusione ha, secondo l'amministratore delegato George Feldenkreis,
"raggiunto l'obiettivo di consolidare la marca PEI, creando
l'infrastruttura necessaria a raggiungere in futuro nuovi livelli
di capacità e di crescita". Il direttore finanziario Timothy Page
ha spiegato che su base annua il fatturato dovrebbe ora aggirarsi
attorno a $600 milioni, con utili per azione di $2,60, una
crescita di circa 25, 30 centesimi ad azione. Nell'anno fiscale
2003, terminato a gennaio, la società aveva registrato vendite di
$277 milioni con utili di $10.8 milioni. Nel secondo trimestre di
quest'anno, però, grazie al contributo di $31 milioni di vendite
di Salant, il fatturato ha raggiunto $92.8 milioni, con un aumento
del 45% rispetto ai $64 milioni dello stesso periodo dell'anno
scorso.
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Ondata di tagli per
Fruit of the Loom
Continua l’ondata di licenziamenti che
sta colpendo il settore manifatturiero americano. E’ questa volta
la nota casa di abbigliamento Fruit of the Loom ad annunciare il
taglio di circa 800 posti di lavoro, in seguito alla chiusura
dell’impianto produttivo situato nella cittadina di Harlingen, nel
sud dello stato del Texas. Secondo fonti vicine all’azienda,
sembra infatti che la sopravvivenza dell’impianto produttivo era
impossibile e antieconomica per la societa’. A farne le spese sono
i 791 lavoratori che saranno messi a riposo forzato. La decisione
rientra in piu’ ampio piano di ristrutturazione aziendale e
logistica della catena di produzione e distribuzione, dettata
dalle necessita’ del momento. L’azienda infatti come molte altre
organizzazioni manifatturiere americane sta soffrendo un momento
di particolare crisi, a causa dell’azione congiunta di diversi
fattori. Tra questi la congiuntura economica non favorevole,
conseguenza della stagnazione che ha caratterizzato gli ultimi tre
anni. Inoltre a complicare la situazione e’ la insostenibile
concorrenza delle merci provenienti dalla Cina, che stanno
invadendo i mercati occidentali e quello Nord-Americano in
particolare. Dati i bassi costi della manodopera locale e la
debolezza dello Yuan, la moneta nazionale cinese, i prodotti
vengono offerti a prezzi decisamente inferiori a quelli americani,
rendendo impossibile a quest’ultimi sostenerne la concorrenza.
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May Department Stores
taglia rami secchi e chiude 32 punti vendita Lord & Taylor
May Department Stores, il gigante del
commercio al dettaglio che conta 446 grandi magazzini in 45 stati
americani, ha deciso di eliminare i rami secchi dell'azienda nel
tentativo di riposizionarsi quale distributore ad alto livello. A
cadere saranno innanzitutto 32 magazzini Lord & Taylor, con la
perdita annunciata di 3700 posti di lavoro in 15 stati Usa. A
causa della ristrutturazione, la società di St. Louis, in
Missouri, prevede di ascrivere a perdita circa $380 milioni —di
cui $320 milioni, pari a 70 centesimi ad azione, nel secondo
trimestre di quest'anno. I tagli però dovrebbero far risparmiare
all'azienda 50 milioni di dollari, di cui 20 milioni nella seconda
metà del 2003. Secondo gli analisti, la mossa potrebbe rafforzare
gli utili di 4 centesimi ad azione per il 2003 e di 10 centesimi
ad azione nel 2004. I negozi destinati a chiudere
rappresenterebbero, secondo May Department Stores, il 38% delle
sedi della catena di abbigliamento Lord & Taylor, ma
realizzerebbero solo il 19% delle vendite. Jane Effers,
amministratore delegato della divisione Lord & Taylor ha ammesso
la difficoltà di accettare i tagli, ma ha dichiarato di
riconoscere che "queste sedi stanno avendo un effetto negativo sui
risultati complessivi della divisione". Gene Kahn, Ceo di May
Department Stores ha poi aggiunto che la società "durante gli anni
scorsi, si è impegnata per riportare Lord & Taylor al livello di
distributore di lusso per cui era noto in passato". Come risultato
della ristrutturazione, l'azienda prevede quindi che la catena
Lord & Taylor —con i rimanenti 54 punti vendita in 11 stati—
mostri un miglioramento nel flusso di cassa e negli utili tali da
accentuare il suo contributo ai risultati finanziari di May. Nel
frattempo, però, le vendite prese in esame per singolo punto
vendita sono scese ad agosto del 3,6% riducendo complessivamente
il fatturato a $953.8 milioni, un calo dell'1,1% rispetto ai
$964.3 milioni dell'anno scorso. La società, che alcuni mesi fa
aveva già ridotto la forza lavoro di 1500 unità —l'1,3%
dell'organico complessivo— intende inoltre terminare le operazioni
del centro Famous-Barr a Des Moines, in Iowa, e chiudere il
negozio Jones Store di Omaha, in Nebraska. May continuerà invece a
operare le catene Filene's, Hecht's e Kaufmann; 191 negozi per la
sposa David's Bridal e 259 centri After Hours Formalwear ai quali
si sono aggiunti 66 punti vendita della società di abbigliamento
da cerimonia Desmond, acquistata recentemente.
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Levi’s taglia 2.000 posti di
lavoro in Nord America
Levi Strauss, la
nota casa di jeans fondata a San Francisco 150 anni fa, ha deciso
di ch | |