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In questo numero |
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Titoli italiani: |
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*Il prezzo corrisponde al valore delle rispettive ADR
sulla piazza di Wall Street ed è stato rilevato il 29 agosto 2003.
La variazione percentuale è su base mensile. |
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Realizzato da: |
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Italian Trade Commission |
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La settimana della moda
newyorkese festeggia dieci anni di couture e successi |
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La moda americana festeggia quest’anno
il decimo anniversario della 7th on Sixth, la società che
organizza e gestisce la settimana della moda a New York. Era il
1993 quando il Council of Fashion Designers of America fondò 7th
on Sixth —poi venduta al gruppo IMG. L’obiettivo era quello di
modernizzare le sfilate della Grande Mela, trasformandole in un
evento paragonabile alla settimana della moda di Parigi e Milano.
Da allora molta strada e’ stata fatta e la Fashion Week ha fatto
da madrina a numerosi volti nuovi della moda americana, da
Carolina Herrera a Sean John, da Anna Sui a Michael Kors. La
settimana della moda —che si svolge due volte l’anno, a settembre
per le collezioni primavera/estate e a febbraio per la stagione
autunno/inverno— e’ diventato uno degli eventi più attesi della
Grande Mela, tanto da generare ogni anno circa 253 milioni di
dollari per l’economia cittadina. “Il tendone e’ diventato la
Ellis Island della moda”, ha detto Fern Mallis, direttore
esecutivo di 7th on Sixth. In effetti, la Fashion Week newyorkese
e’ servita da trampolino di lancio per molte case di moda
straniere; |
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dalla Spagna alla Korea, dalla Francia
all’Italia, molti designer hanno scelto il tendone di Bryant Park
per lanciare le proprie collezioni sul mercato americano. Per
festeggiare il decimo anniversario di 7th on Sixth —ribattezzato
con un gioco di parole “Tents Tenth”— gli organizzatori hanno
deciso quest’anno di rinnovare gli spazi adibiti alle sfilate,
dedicando due passerelle a due famose statue di Bryant Park,
quella di Gertrude Stein e quella di Josephine Lowell. La capacità
dei nuovi locali —il cui rinnovo e’ costato agli organizzatori
circa 80.000 dollari— e’ cresciuta notevolmente: quest’anno le tre
passerelle possono ospitare fino a 1.500 ospiti ai quali si
aggiungono i posti a sedere degli spazi decentrati, come quello
scelto da Calvin Klein all’interno del Milk Studio a downtown
Manhattan. Oltre agli ospiti d’eccezione, alle sfilate assistono
ogni anno circa 126.000 persone, tra addetti ai lavori, buyer,
giornalisti e fotografi. “Il supporto degli sponsor e’
fondamentale per creare un evento esclusivo come la settimana
della moda —ha detto Mallis— Ogni anno, le sfilate servono da
cornice per la presentazione dei nuovi prodotti degli sponsor,
come autovetture e cosmetici”. Tra gli sponsor storici vi sono la
casa automobilistica europea Mercedes-Benz, che da il nome alla
settimana della moda, le aziende di cosmetici Shu Uemura, e Redken,
la catena W Hotels, il mensile Vogue, e il New York Times. Come lo
scorso anno, anche l’edizione 2003 verrà accompagnata da un
quotidiano specializzato che prende il nome di “The Daily”. Il
magazine uscirà in sette edizioni, alle quali si aggiunge un
numero speciale dedicato al decimo anniversario della 7th on
Sixth. |
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Partono le
polemiche: per i critici la Fashion Week è
troppo commerciale
Dato che le polemiche fanno parte di
tutte le grosse manifestazioni, come stanno a dimostrare le
copertine dei giornali dedicate al bacio shock tra Madonna e
Britney Spears nel corso del MTV Music Awards, l’accusa alla
Fashion Week di New York di essere troppo commerciale non è stata
presa troppo seriamente dagli organizzatori. Probabilmente
pensando che tutto cio’ che fa parlare dell’evento, nel bene come
nel male, sia da considerare come un elemento positivo, la
presidente della 7th on Sixth, Fern Mallis, ha preferito non fare
commenti ufficiali. Ma per altri lavoratori del settore
l’affermazione di alcuni giornali e’ stata vista come una grave
offesa alla quale si sono sentiti di dovere rispondere per le
rime. La più agguerrita e’ sembrata la fondatrice del sito di moda
Fashion Windows, Mari Davis, che ha dedicato alla controversia ben
otto pagine. Tra le varie definizioni del termine “commerciale”
per dimostrare che l’aggettivo potrebbe anche essere interpretato
in modo positivo, ovvero degno di essere sponsorizzato da grandi
aziende come la casa automobilistica Mercedes-Benz, Davis ricorda
come la New York Fashion Week sia principalmente un evento pensato
per servire questo settore industriale e non con l’intenzione di
attirare l’attenzione del pubblico. Lo stesso concetto e’ ribadito
da Eric Wilson del quotidiano Women’s Wear Daily, che riporta
varie affermazioni di consenso e di risposta all’idea di una moda
a New York meno creativa e vivace di quella europea, concludendo
che gli stereotipi lasciano sempre il tempo che trovano.
Nonostante le critiche, New York continua ad attirare stilisti da
tutto il mondo e in questa edizione festeggia il decimo
anniversario.
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L’Italia trionfa alla fiera
WSA
Nell’ambito del
Programma Promozionale dell’ICE per il 2003 e’ stata organizzata,
in collaborazione con l’Associa-zione di Categoria ANCI, la
collettiva italiana alla Fiera WSA di Las Vegas, la più importante
manifestazione per il settore calzature della Costa Ovest degli
USA. WSA si estende su tre differenti sedi —Mandalay Bay
Convention Center, Sand’s Expo Convention Center e Venetian Hotel—
per un’area totale di 1,3 milioni di piedi quadri, viene visitata
da oltre 13.000 dettaglianti e registra un numero totale di
visitatori pari a 26.500. All’edizione di questi giorni, l’ICE ha
coordinato la partecipazione di 24 aziende, provenienti da tutti i
distretti produttivi calzaturieri d’Italia. A latere della
manifestazione sono stati anche organizzati un seminario rivolto
ai buyers americani ed una sfilata di moda. Il seminario, tenuto
dal Prof. Francesco Morace, sociologo, scrittore e giornalista, ha
presentato le tendenze moda del settore e l’influenza de Made in
Italy sui consumi degli americani. A conclusione della prima
giornata di mostra, l’ICE e l’ANCI, in collaborazione con la
rivista specializzata di settore FN-Footwear
News, hanno organizzato una sfilata di moda dedicata al Made in
Italy. Sono state presentate le produzioni delle ditte Ballin,
Manas, Brunate, Cerutti, Jeannot, Naturino, e molte altre. A
conclusione della sfilata sono stati consegnati i due premi “2003
Made in Italy”. Il premio di dettagliante dell’anno e’ andato a
Cynthia Marcus, Vice Presidente del Gruppo Neiman Marcus, la piu’
grande catena di grandi magazzini degli USA, che celebrera’ il
Made in Italy nel mese di ottobre 2003 con una serie di eventi
all’interno di tutti i 35 punti vendita. Il premio di produttore
italiano dell’anno e’ andato al designer Giuseppe Zanotti. Zanotti
e’ stato il designer italiano più votato da una giuria di oltre
700 buyers presenti in tutte le zone degli Stati Uniti,
appositamente consultati dall’ICE di New York. La Fiera di Las
Vegas si inserisce in un momento particolarmente favorevole per il
settore delle calzature italiane, che sembra aver superato la
crisi del biennio passato. I dati USA di importazioni per il
periodo gennaio/maggio 2003, infatti, registrano un aumento del
11,79%, dopo che il 2002 si era chiuso con una flessione del
6,08%.
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Moda uomo:
collettiva italiana alla fiera Magic
International
Nell’ambito del
Programma Promozionale 2003, l’ICE ha realizzato una collettiva
italiana dedicata al settore dell’abbigliamento e degli accessori
per uomo in occasione della Fiera “Magic International”, la piu’
importante manifestazione del settore per la costa Ovest degli
Stati Uniti. Sono state presenti nel padiglione italiano 23
aziende produttrici di abbigliamento, calzature ed accessori moda.
Alcune aziende sono state anche supportate da Ente Moda Italia e
dal Centro Estero della Camera di Commercio della Regione Marche.
In occasione della Fiera, l’ICE di New York, in collaborazione con
la rivista specializzata del settore MR, ha organizzato in un noto
locale di Las Vegas una serata di presentazione delle collezioni
italiane. Hanno sfilato, tra gli altri, capi delle ditte Artico,
Gran Sasso, Gimo’s, Pavone, Altea, Ingram, Dalmine. Le calzature
sono state fornite dalle ditte Fennix, Tosi e Matteo Frattani; i
cappelli dalla ditta Borsalino e le borse porta-abiti dalla ditta
Sat. La serata e’ stata rivolta ai dettaglianti americani e
numerosa e’ stata la presenza della stampa. La partecipazione ICE
alla fiera Magic si inserisce in un momento in cui il mercato USA,
dopo un periodo di rallentamento, comincia a registrare dei
segnali di ripresa con una crescita delle importazioni di
abbigliamento italiano pari al 10,88% nei primi cinque mesi del
2003.
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Coccapani rinnova
l’immagine e punta al mercato Usa
Ventata di novità
per l’italiana Coccapani. Dopo l’assunzione della direzione
creativa della casa di moda emiliana da parte dello stilista
28enne Riccardo Tisci, le compagnia di proprietà
di Giorgio Ferrari ha preso una nuova direzione. Nata nei primi
anni ’80, Coccapani era nota principalmente per i tailleur e gli
abiti da donna di taglio classico e formale. Ora, oltre ad avere
eliminato parte del nome —in precedenza si chiamava Marchese di
Coccapani— si presenta sul mercato con un nuovo prodotto, un’
immagine rinnovata e un sistema di distribuzione interamente
rivoluzionato. “Abbiamo deciso di rischiare di perdere qualche
vecchio cliente per poter crescere a livello internazionale —ha
detto Giorgio Ferrai— e siamo molto soddisfatti della reazione del
mercato alla nostra ultima collezione.” Dando carta bianca a Tisci
per la sua realizzazione, la linea
è risultata in
perfetto equilibrio tra passato e futuro, in quanto lo stilista ha
scelto di rivisitare elementi della tradizione della maison come
la ricchezza di bottoni e di dettagli per trasformarli in chiave
moderna. “L’unica richiesta da parte di Ferrari è stata di creare
un prodotto sensuale per le donne moderne —ha spiegato Tisci— io
ho quindi cercato di ottenere un prodotto unico in completa
libertà creativa.” Ferrari ha detto di aspettarsi una rapida
crescita del volume delle vendite e avere un giro d’affari tra i
8.7 e i 10.9 milioni di dollari nei primi tre anni.
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Nelly soddisfa anche i gusti
delle donne. Lancio della nuova linea Apple Bottoms
Il rapper Nelly lancia linea di
abbigliamento femminile. Dopo il grande successo della sua
collezione maschile, chiamata Vokal— per very organized kids
always learning ovvero ragazzi molto organizzati che imparano
sempre— il rapper di St. Louis ha deciso di accontentare anche le
donne con il lancio della nuova linea ‘Apple Bottoms’. I jeans e
abiti firmati dal cantante di ‘Hot in heere’ sono pensati per le
donne di tutte le taglie, come ha spiegato il presidente della
linea Leslie Ungar in una recente conferenza stampa, ma la
perfetta donna Apple Bottom non è ancora stata trovata. La
compagnia ha infatti intrapreso una campagna per la ricerca della
testimonial ideale per la collezione che prevede sei tappe nelle
principali città americane da tenersi contemporaneamente al tour
dell’artista. Le partecipanti, di età tra i 18 e i 25 anni,
saranno scrutinate davanti alle telecamere del canale televisivo
via cavo VH1 per la preparazione di un programma di tv verità
sull’espe-rienza. La linea di jeans, che la compagnia ha deciso di
distribuire in esclusiva per studiare il mercato, ha ottenuto un
successo immediato. “Abbiamo venduto tutti i capi in due settimane-ha
commentato soddisfatto il co-fondatore di Vokal Yomi Martin-
proprio come era successo per la linea maschile.” Un buon segno
per Kelly, dato che partire con il piede giusto nel settore
dell’abbigliamento maschile aveva significato anche superare i 22
milioni di dollari nelle vendite nel corso del primo anno e un
giro di affari pari a 100 milioni di dollari nel 2003. Secondo
fonti del settore l’idolo del hip hop ha in progetto di lanciare
anche una linea per bambini e una collezione di prodotti di
abbigliamento intimo.
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Russel
Simmons accresce il suo impero
Russel Simmons
senza freni sforna l’ennesima collezione. Il re del rap, dopo
avere costruito un impero nel mondo della musica grazie alla sua
casa discografica Def Jam Records e avere vestito gli amanti
dell’Hip Hop con gli abiti di Phat Fashions, e’ ora sulla cresta
dell’onda con una nuova collezione di abbigliamento per giovani
creata in collaborazione con la Kellwood Company. La Def Jam
University, questo il nome della linea sportiva che sarà in
vendita a partire dalla primavera del prossimo anno, offrirà
magliette a maniche corte ed a maniche lunghe, pantaloni di jeans,
gonne e abiti di ispirazione urbana con decorazioni che ricordano
lo stile dei graffiti, posizionandosi in diretta competizione con
i colossi Nike e Reebok. “DJU è pensata per la generazione che
vive l’Hip Hop come uno stile di vita —ha commentato Simmons— La
collaborazione con Kellwood ci ha permesso di realizzare un
prodotto di altissima qualità e allo stesso tempo di raggiungere
una vasta fetta del mercato”. Solo pochi mesi fa le due compagnie
avevano lanciato la Run Athletics, una linea di abbigliamento
sportivo maschile ispirata al membro dei Run DMC e fratello di
Russel Simmons, Rev. Run (Joseph Simmons) e dalla quale si
aspettano di raggiungere un giro d’affari di 50 milioni di dollari
nei primi tre anni di attività. “Dalla Def Jam University ci
aspettiamo di raggiungere una fetta di mercato ancora maggiore —ha
aggiunto l’amministratore delegato di Kellwood, Hal J. Upbin— con
un prodotto come DJU di Russel Simmons la nostra compagnia farà
un passo avanti decisivo.”
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Bill Blass ricorda la
tradizione nella campagna del 2003
Tradizione da non
dimenticare per Bill Blass. Dopo la recente perdita dello stilista
che aveva creato la società ed il successivo succedersi di
designers alla guida creativa della maison americana che ha
vestito le first ladies negli ultimi 60 anni, la compagnia ha
deciso di ricordare al pubblico la sua ricca storia ed eredità
artistica nel corso della prossima campagna promozionale girata da
Richard Avedon. La serie di fotografie in bianco e nero in cui il
celebre fotografo di moda ha immortalato personalità
quali India Hicks, David Flint Wood, Lady Eloise Anson e Mipam
Thurman -fratello dell’attrice Uma- appariranno su Vogue, Vanity
Fair, W, Elle, Maxim, Esquire e InStyle a partire dal settembre
prossimo, in contemporanea con il debutto della prima collezione
del nuovo stilista Michael Vollbracht durante la settimana della
moda newyorkese. “Abbiamo lavorato direttamente con Vollbracht per
selezionare con attenzione i pezzi delle sue creazioni che meglio
si adattassero all’ individualità dei modelli del servizio
fotografico —ha spiegato Raul Martinez, amministratore delegato
dell’ agenzia pubblicitaria a/R Media responsabile della campagna
chiamata ‘It’s Bill Blass’ —per dimostrare come l’eleganza e la
sofisticatezza che da sempre hanno caratterizzato le collezioni di
Bill Blass possano risultare in perfetta armonia con le diverse
personalità e vestire tutte le generazioni”.
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Madonna e Missy Elliott
insieme per Gap. Il colosso americano cambia immagine
E` reinventarsi la
parola chiave della campagna promozionale di Gap. E chi meglio
della regina del cambiamento Madonna come testimonial per il
colosso dell’abbigliamento americano? Per scrollarsi di dosso
l’associazione con il look khaki, la divisa dell’americano medio
su cui la compagnia aveva creato un impero e che però negli ultimi
anni le aveva alienato la generazione giovane alla ricerca di
prodotti di tendenza, Gap ha puntato in alto. A gran sorpresa dei
fan della Madonna trasgressiva di “Like A Virgin”, la cantante più
famosa d’America ha accettato di diventare il nuovo volto della
campagna pubblicitaria della catena di abbigliamento casual nata a
San Francisco nel 1969 e che da allora è diventata la numero uno
negli Stati Uniti nell’abbigliamento giovane. Del resto il
continuo cambiamento d’immagine della cantante l’ha recentemente
portata a vestire in modo più maturo e persino a diventare
autrice di racconti per bambini, per cui anche la Madonna
testimonial pubblicitaria non dovrebbe sorprendere troppo. Assieme
alla cantante Missy Elliott, la signora Ritchie ha realizzato il
singolo “Into the Hollywood Groove” che sarà la colonna sonora del
video girato da Paul Hunter in cui si vedono le protagoniste
indossare jeans con la lettera M sulla tasca posteriore e la
scritta “Lady M’ sul fronte dei pantaloni. “Nessuno è in grado di
portare stile e musica insieme meglio di Madonna e Missy Elliott
—ha detto il presidente di Gap Gary Muto— il nostro intende essere
un messaggio che parla di nuova energia e di individualita` e chi
meglio di Madonna per portarlo al pubblico.”
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Kelly Clarkson il nuovo
‘idolo’ di Candie
Kelly Clarkson
sempre più un American Idol. Dopo avere vinto la prima edizione
del popolarissimo concorso televisivo così intitolato, che
seleziona giovani artisti per scoprire nuovi talenti da lanciare,
la giovane texana ha già fatto un tour nazionale, varie
apparizioni televisive, un film è ora tutti gli effetti una star.
E come tutte le celebrità che si rispettino, offrirà
il suo volto ad una campagna promozionale di una casa di moda.
Candie, la compagnia americana specializzata nel mercato giovane,
ha infatti scelto la 21enne cantante come testimonial della sua
nuova linea. Kelly segue le orme delle Destiny’s Child, di Ashanti
e di Kelly Osbourne sui cartelloni pubblicitari della compagnia
americana specializzata in jeans, calzature ed accessori per
adolescenti in un immagine che intende essere di accesso dietro le
quinte nella vita delle celebrità e che vede Kelly in una posa
sexy seduta sul letto vestita in stile molto glamour come se
fosse appena ritornata da una serata di fronte ai riflettori.
“Kelly rappresenta la ragazza americana per eccellenza —ha detto
lo stilista delle star Philiph Bloch che ha lavorato alla campagna
e che ha voluto utilizzare i gioielli di Jacob & Co. con diamanti
del valore superiore ad un milione di dollari per dare un tocco di
raffinatezza all’immagine— ricca di talento e con una gran
personalità che l’ha portata a diventare dalla ragazza della
porta accanto alla regina delle classifiche”.
“Kelly Clarkson grazie alla sua decisione e forza interiore
rappresenta perfettamente lo stile Candie —ha aggiunto
l’amministratore delegato della compagnia Neil Cole— e per di più
Kelly è allo stesso tempo anche il modello adatto alle giovani
teenager di tutta l’America.”
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JC Penney firma accordo di
esclusiva con Parallel di BCBG
JC Penney presenta in esclusiva
Parallel a partire dalla prossima stagione. Le donne che fanno
shopping negli oltre quattrocento punti vendita situati in tutto
il paese del colosso del retail americano a partire da settembre
avranno l’occa-sione di acquistare i prodotti della collezione
disegnata dal team di stilisti di BCBG Max Azria Group. “La
collaborazione con JC Penney nasce principalmente da una visione
comune delle motivazioni del nostro lavoro —ha spiegato lo
stilista fondatore ed amministratore della compagnia, Max Azria—
l’idea che qualità e stile ad un prezzo giusto rispondano alle
necessità sia delle donne che del mercato americano funziona
perfettamente in questa partnership di cui mi sento molto
soddisfatto.” I prezzi per la collezione, che presenta sia capi
di stile classico per le donne in carriera che pezzi più moderni
per le più giovani e per il tempo libero, vanno dai 22 dollari per
una maglietta agli 88 dollari per una giacca. “Grazie al talento
del team di BCBG Max Azria Group chiunque può permettersi di
vestirsi con stile —ha aggiunto la presidente di JC Penney,
Vanessa Castagna— Parallel è una linea unica che arricchisce il
nostro dipartimento dedicato all’abbigliamento contemporaneo.”
JC
Penney Corporation Inc è uno dei più grandi operatori di grandi
magazzini negli Stati Uniti, con oltre mille negozi negli Stati
Uniti, Portorico e Messico.
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Rinnovo contratti
di licenza 2005-2009: 500M per la lega americana di baseball
La Major League of
Baseball, la lega americana di baseball professionistico, ha
annunciato una serie di accordi con cui ha rinnovato i diritti di
produzione di abiti e divise sportive recanti il suo marchio. In
totale la lega incasserà 500 milioni di dollari lungo il
quinquennio 2005-2009. Il primo accordo riguarda le uniforme di
gioco indossate da tutte le 30 squadre che prendono parte al
campionato di baseball Usa. A occuparsi della loro produzione in
esclusiva sarà ancora Majestic Athletic, che si occuperà anche
della distribuzione in America e all’estero. I diritti per la
produzione dei cappelli sono invece rimasti a New Era Cap. Le
novita’ riguardano Nike, che diventera’ il fornitore in esclusiva
dell’ab-bigliamento sportivo e di quello casual, ed Enterprises,
che diventera’ il fornitore per il mercato americano di cappelli
non originali. Vf Imagewear diventera’ il fornitore in esclusiva
di felpe non autentiche per il mercato Americano, Canadese e
Latino Americano, mentre Dynasty Apparel e’ stata nominata
fornitrice esclusiva di divise da gioco non autentiche per
l’intero continente americano. La Mlb ha comunque confermato alla
texana Drew Pearson il mantenimento dei diritti per la produzione
di divise non autentiche in Europa. “Questo nuovo programma di
licenze e’ il risultato di un lungo e arduo processo di selezione
—ha detto Allan Selig, commissioner della Mlb— a cui hanno preso
parte molte delle migliori società di abbigliamento del mondo”.
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Mercato
giovanissimi vincente nello sport
Reebok non bada all’età, almeno per quanto riguarda
i suoi testimonial pubblicitari. Il gigante dell’ab-bigliamento
sportivo ha infatti messo sotto contratto un bambino del Missouri
di quattro anni. Nonostante un’altezza che non supera il
metro, Mark Walker e’ gia’ in grado di tirare a canestro meglio di
molti adulti. La società del Massachussets ha confermato la firma
del contratto di sponsorizzazione con Walker, come d’altra parte
intuibile dai messaggi promozionali che appaiono sul sito
Reeboks.com. Il colosso sportivo non ha però voluto rivelare
l’importo del contratto, principalmente per evitare di suscitare
eccessive polemiche circa l’età in erba del nuovo testimonial.
Come ha spiegato la stessa Reebok, a proporre Mark come
testimonial sono stati i suoi stessi genitori, presentandosi con
ore e ore di filmati che mostravano l’abilita’ del piccolo
cestista di fare canestro. La mossa di Reeboks costituisce una
risposta “giovanile” alle ultime iniziative di marketing di Nike:
il leader mondiale delle calzature di basket ha infatti firmato da
poco LeBron James con un contratto settennale da 90 milioni di
dollari. James, appena 18enne, e’ considerato la stella nascente
della pallacanestro americana, con un potenziale di marketing
molto altro tra i teenager americani. Sempre Nike si e’ assicurata
come testimonial Kobe Bryant, la stella dei Los Angeles Lakers.
Quest’ultima mossa però potrebbe rivelarsi un passo falso, dato il
processo per violenza sessuale che si sta per aprire contro
Bryant.
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Steven Madden lancia
linea ‘Steven’ per le donne mature
Linea ‘Steven’ di Steven Madden
per le sue fan più mature. Lo stilista americano, che finora si
era specializzato nel mercato dei giovanissimi, dopo essersi reso
conto di avere una lunga schiera di acquirenti dall’età compresa
tra i 25 ed i 45 anni alla ricerca di prodotti moderni e casual
senza necessariamente apparire classici, ha deciso di creare una
nuova linea. Al posto dei negozi della suddivisione David Aaron
dal settembre prossimo ci sarà la neonata ‘Steven’, e la strategia
aziendale prevede la presentazione della collezione anche nelle
rivendite specializzate nello stesso periodo. “Siamo entusiasti di
poter crescere come compagnia diversificando i nostri prodotti per
accontentare tutti i nostri clienti- ha detto il presidente della
linea Jay Litvak, che in precedenza ricopriva la stessa posizione
per David Aaron- con ‘Steven’ anche le nostre acquirenti
sofisticate ma con uno stile giovanile saranno soddisfatte.” Per
la collezione, il cui prezzo varia dagli 89 ai 110 dollari per un
paio di scarpe e tra i 135 ed i 175 dollari per un paio di stivali,
la compagnia ha in programma una campagna promozionale ristretta
alle riviste dedicate ai lettori tra i 18 ed i 35 anni, come In
Style, New York Magazine e Gotham. La compagnia ha recentemente
reso noti il bilancio dei primi sei mesi del 2003, che ha visto un
aumento delle vendite del 6.3% rispetto allo stesso periodo
dell’anno scorso, a 164.4 milioni di dollari.
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Xpression di Sasha
conquista il mercato. Bracciali personalizzati da Italargento
La nuova tendenza dei bracciali
personalizzati è esplosa con l’arrivo dell’estate, e la passione
per questi gioielli ha velocemente preso piede in tutti gli Stati
Uniti. L’idea è nata in Italia grazie alla 27enne grafica e
disegnatrice di gioielli Sasha che ha pensato, quasi per gioco, di
abbinare i pezzi degli anni ’50 e ’60 in bachelite di sua madre e
con i colori delle creazioni dei lavoratori del vetro di Murano
per ottenere un ornamento versatile per le donne moderne di tutte
le età. Sasha ha quindi scelto di chiamare la linea Xpression by
Sasha per sottolineare la libertà di espressione che questi
gioielli attribuiscono all’acquirente. “Come meglio dire qualcosa
di sè senza avere bisogno di pronunciare nemmeno una parola? —ha
detto Sasha par-lando della collezione— le donne mo-derne amano
poter esprimere la loro individualita` e Xpession permette loro di
farlo anche con un semplice bracciale.” Dall’Italia poi, grazie al
lavoro di distribuzione e di marketing della americana Italargento,
i gioielli di Sasha hanno raggiunto il mercato statunitense ed
hanno subito conquistato la ragazze e le donne americane.
L’abbinamento di lettere e tessere colorate rende il prodotto
adatto ad essere indossato sia durante il giorno in ufficio che
alla sera in discoteca, al mare ed in città, mentre per quanto
riguarda la scelta delle parole, ‘Amore’ è indubbiamente quella
più utilizzata dagli innamorati che vogliono sorprendere la
fidanzata con un regalo romantico, ma le combinazioni sono
infinite.
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Il Jelly Fish di Swatch a
Times Square Jelly Fish
Nel cuore di New York ora batte un
orologio. La compagnia svizzera Swatch ha infatti da poco aperto
un punto vendita nel punto centrale della popolarissima Times
Square, la piazza più fotografata della grande mela e la più
visitata dai turisti di tutto il mondo, e da allora vanta una
media di 1500 acquirenti al giorno. Oltre a donare una grande
visibilità agli orologi che da quealche tempo sono diventati
persino oggetti da collezione, il nuovo negozio ha anche
presentato al pubblico americano la nuova immagine della società
nata 20 anni fa dalla fusione di ASUAG e di SSIH e che solo 5 anni
fa aveva adottato il nome ora sinonimo di orologi in materiali
innovativi. Il nuovo concetto, denominato ‘jelly fish’ ovvvero
medusa, mescola trasparenze e colore grazie ad una serie di
colonne che cambiano continuamente colore ed il soffitto a
specchio di grande effetto e sarà la chiave per riconoscere gli
oltre 100 negozi della compagnia in tutto il mondo. Negli Stati
Uniti, dopo l’apertura di quello che è il quinto negozio Swatch a
New York, sono previsti nuovi ‘jelly fish’ a Houston, Orlando, San
Francisco e San Antonio.
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L’Oréal chiude Helena
Rubinstein negli Stati Uniti
Helena Rubinstein chiude i battenti
negli Usa. Dopo avere provato ad attirare l’interesse nei
confronti di questa divisione all’interno del mercato nord
americano per quasi quattro anni, il colosso francese L’Oreal che
la possiede ha infatti deciso di concentrare i propri sforzi su
altri fronti e di ritirare i prodotti HR dal mercato. Con una
lettera di scuse ai fedeli acquirenti di Helena Rubinstein apparsa
sul sito helenarubinstein.com, il gigante francese dei prodotti
di bellezza ha spiegato come la scelta di interrompere la
distribuzione della linea sia stata indotta dalla mancata
profittabilità dei loro prodotti negli Stati Uniti. Oltre a
ritirare dal mercato prodotti di bellezza e di cosmesi, la linea
dovrà chiudere il suo negozio e spa di Soho a New York aperto solo
qualche anno fa. “Raggiungere visibilità nel mercato americano per
questa eccezionale casa dalla ricca tradizione avrebbe
significato impiegare una quantità eccessiva di forze —ha detto il
presidente uscente della divisione di L’Oreal USA, Luc Nadeau— ma
in tutta Europa ed in Oriente i prodotti Helena Rubinstein
riscontrano un grande successo e la linea è in continua crescita.”
I trentadue impiegati delle varie divisioni della società saranno
assorbiti dalla casa madre L’Oreal e l’amministratore delegato
Margaret Sharkey diventerà la nuova vice presidente per lo
sviluppo strategico della divisione luxury di L’Oreal.
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Il mercato dei profumi in
calo del 10,6%. Fiducia in crescita grazie alle novità 2003
Bilanci poco rassicuranti per il
settore dei profumi nella prima metà del 2003. Le vendite delle
fragranze nel solo settore femminile sono scese ben del 10.6 per
cento nel periodo conclusosi il 15 luglio scorso, riducendo il
giro d’affari a 513 milioni di dollari. Questa volta, invece di
puntare per l’ennesima volta il dito sulla catastrofica situazione
economica degli ultimi mesi, molti esercenti hanno deciso di
prendere il toro per le corna e dichiarare apertamente la
necessità di un maggiore supporto da parte delle aziende
produttrici nel pubblicizzare le loro linee. La risposta è
arrivata quasi immediatamente con la presentazione delle nuove
fragranze che vedremo nei negozi nel corso della prossima stagione.
Da Beyond Paradise di Estee Lauder a Brit di Burberry nel settore
femminile oppure da Roberto Cavalli Man a Higher Energy di Dior il
lancio di nuovi profumi vedrà l’instaurarsi di una vivace
competizione tra i grandi nomi del settore che potrebbe portare ad
un notevole miglioramento della situazione del mercato. “I primi
sei mesi del 2003 sono stati piuttosto difficili —ha confermato la
buyer di profumi di Barneys, Alanna McGowan— per la seconda metà
dell’anno invece la situazione sembra essersi rovesciata
completamente.” Della stessa opinione è anche la responsabile
della divisione profumi di Saks Fifth Avenue, Kate Oldham, che
afferma con grande ottimismo che “la serie di novità offerte nella
prossima stagione invernale offriranno ai nostri clienti lo
stimolo vincente per prepararsi alla settimana promozionale che
abbiamo in programma e che sarà dedicata interamente ai profumi.”
In questo modo il grande magazzino del lusso americano intende
spingere le vendite e attirare l’attenzione sulle nuove linee
esclusive di Narciso Rodriguez, Dunhill e Salvatore Ferragamo,
oltre a quelle tradizionali di Cartier, Hermes, Thierry Muegler,
Chanel e Dior. E’ infatti importante in questo settore lavorare
attivamente dal punto di vista promozionale anche sulla gran
quantità di prodotti di lunga tradizione, oltre che al lancio
delle new entry, per non indebolire sul mercato delle fragranze in
generale, indipendentemente dalla competizione tra le singole
marche. “I clienti ritornano ai nomi più conosciuti durante il
periodo natalizio —conferma la responsabile delle vindite di
Macy’s Leslie Winnick.
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VF taglia duemila posti di lavoro nel settore
tessile
Il gigante dell’abbigliamento VF, produttore di jeans per il noto
marchio Wrangler, ha annunciato che procederà al taglio di circa
duemila posti di lavoro negli stabilimenti dislocati negli Stati
Uniti. Nello stato del North Carolina, dove l’azienda ha la sede
principale, saranno 900 i posti di lavoro soppressi. Un
equivalente numero sarà invece eliminato nelle due fabbriche
situate in Oklahoma. Come riportato da alcune fonti vicine alla
società, la drastica riduzione dei posti di lavoro è una
conseguenza del momento di flessione che sta deprimendo il settore
tessile americano. Complessivamente l’unità tessile di VF
Corporation, taglierà un numero di posti pari all’otto per cento
del totale della forza lavoro impiegata. Un altro fattore che ha
contribuito alla decisione è il progressivo trasferimento delle
attività operative in paesi dove il costo della mano d’opera è più
contenuto. Sam Tucker, direttore del dipartimento risorse umane ha
dichiarato che il taglio non riguarderà il quartier generale della
società che continuerà a ospitare i 634 lavoratori impiegati
attualmente. “Il numero del personale impiegato era decisamente
superiore alle esigenze —ha detto Tucker—Inoltre è ormai risaputo
che produrre entro i confini nazionali è nettamente più costoso”.
Alcuni dei posti di lavoro saranno trasferiti nello stabilimento
VF situato in Turchia, dove la VF ha effettuato investimenti per
oltre 15 milioni di dollari.
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In declino la
domanda di jeans in Usa. Meno i giovani ma più
le donne mature
Dopo il boom dei jeans a vita bassa che ha portato milioni di
americani a fare incetta di jeans in tutti i negozi, il mercato
denim nel 2002 ha registrato una fase discendente. Certo, e’
azzardato parlare di crisi di una fetta di mercato che ha un
valore totale di circa cinque miliardi di dollari in Usa, ma sta
di fatto che l’afflusso e’ stato minore. Uno dei motivi e’ da
ricercare nella stessa legge della domanda e dell’offerta: in
media un americano ha nel guardaroba almeno 10 paia di jeans,
secondo alcune stime di mercato. La cifra e’ sufficiente a
spiegare come molti non sentano la necessità di cambiare ancora
modello. Ma e’ anche vero che ci sono jeans e jeans. Un conto e’
acquistare un paio di denim da indossare a casa, dal modico valore
di 15 dollari, un altro invece e’ voler acquistare l’ultimo paio
di jeans che costa 200 dollari, e che mostri un figurino di tutto
rispetto nei locali notturni che si e’ soliti frequentare. Per
avere ben chiaro il quadro di questa importante fetta d mercato,
si può guardare ai risultati di due sondaggi diversi, condotti da
Npd Group, di Port Washington (NY) e da Sts Market Research,
Cambridge, Massachussettes. I dati non sembrano affatto indicare
una debolezza del mercato, tutt’altro. La ricerca di Npd ha
infatti messo alla luce che l’ammontare di denaro speso per
l’acquisto di jeans l’anno scorso dalle donne che hanno un’età che
va dai 13 anni in su e’ cresciuto del 4,8% a quota 4,92 miliardi
di dollari. Diverso l’esito del rapporto Sts, che ha invece
rilevato che nel 2002 gli acquisti sono diminuiti del 3,7% a quota
5.26 miliardi di dollari. Sts ha fatto notare tuttavia che un
recupero si e’ avuto già nel primo trimestre del 2003, che ha
assistito a una crescita del giro d’affari del 2,3% su base
annuale. C’e’ da dire che entrambi i sondaggi sono stati condotti
su campioni differenti e con una diversa frequenza. Tuttavia,
qualche spunto interessante per capire il mercato dei jeans e’
saltato fuori. Entrambe hanno infatti ammesso che nel 2002 ci
sono stati meno giovani ad acquistare il famoso capo. Sts, in
particolare, ha fatto notare che la spesa in jeans da parte delle
donne più giovani ha inciso sulla spesa femminile totale in jeans
solo per il 21%, in ribasso dal 23% del 2001. In rialzo, invece,
la spesa in jeans delle donne con un’età compresa tra i 20 e i 24
anni, che hanno inciso sul giro d’affari per l’11%, in rialzo dal
precedente 9%. In rialzo soprattutto gli acquisti da parte delle
donne di mezza età, che l’anno scorso hanno avuto nell’armadio 8,2
paia di jeans in media, in rialzo dai 6,9 del 2001. Marshal
Cohen, analista del settore al Npd Group e Npd Fashionworld, ha
spiegato così il fenomeno. “Con l’incalzare degli anni, la gente
acquista peso e questo fattore porta a rinnovare il guardaroba,
dal momento che gli abiti vecchi non vanno più bene”. E’ lo
stesso motivo che ha fatto la fortuna dei jeans per le taglie
forti, che sono stati venduti in quantità industriali. “La
crescita delle taglie exra large e’ stata incredibile –ha
commentato Art Spar, presidente di Sts”. I dati parlano chiaro.
Nel 2002 il faturato relativo alle taglie larghe e’ aumentato di
ben il 20,2%. I consumatori hanno inoltre preferito rivolgersi ai
grandi magazzini per acquistare i jeans. Al primo posto dei negozi
che hanno registrato l’affluenza maggiore si trovano infatti
Wal-Mart, J.C. Penney e K-mart.
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2 milioni di dollari a
Bluefly.com da George Soros
George Soros al salvataggio di
Bluefly.com. L’investitore miliardario di origine ungherese che ha
fatto una fortuna negli Stati Uniti continua infatti a dimostrare
un forte interesse nei confronti del sito internet specializzato
nella vendita di abiti griffati a prezzi scontati, tanto da avere
recentemente deciso di concedere a Bluefly.com altri 2 milioni di
dollari. Il legame tra la compagnia pubblica newyorkese nata
cinque anni fa ed il settantenne finanziere e filantropo di
Budapest è cresciuto nel corso del tempo grazie ad una serie di
investimenti che hanno portato il presidente ed amministratore
delegato di Soros Fund Management a possedere circa il 76.5 %
delle azioni della compagnia per un totale di 53 milioni di
dollari di investimento. Nonostante un incremento delle vendite
del 16 per cento del mese di luglio del 2003 rispetto allo stesso
periodo dell’anno precedente ed una crescita del 9 per cento
delle vendite nette nel secondo trimestre del 2003 rispetto a
quello del 2002, Blufly.com da tempo riscontra difficoltà
economiche. “Siamo soddisfatti dei risultati e continuiamo a
lavorare in questa direzione” ha affermato l’amministratore
delegato Ken Seiff. Bluefly offre prodotti di oltre 350 case di
moda internazionali come Prada, Gucci, Fendi, Diesel e Calvin
Klein ad un costo ridotto anche del 75 per cento, i quali possono
essere restituiti entro novanta giorni per un rimborso totale del
prezzo pagato.
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Novità in casa
Fila con la nomina di Greg Niel come nuovo direttore delle
vendite
Importanti novità in casa Fila. La divisione
americana della nota casa produttrice di abbigliamento sportivo ha
nominato il nuovo direttore delle vendite. Si tratta di Greg Niel,
veterano del mondo imprenditoriale americano e con esperienze in
alcuni dei più importanti gruppi di sportswear mondiali. Secondo
fonti vicine alla divisione americana di Fila, la nomina di Niel
risponde a una chiara esigenza dell’azienda di migliorare la
competitività in un mercato fortemente concorrenziale come quello
nord-americano. In particolare il neo direttore vendite assumerà
l’incarico strategico di migliorare le relazioni con la clientela.
Il “costumer relationship” e` infatti considerato nei mercati
avanzati un fattore di chiara importanza strategica per il
successo del marchio. Un altro obiettivo che Niel dovrà perseguire
sarà inoltre la penetrazione del marchio Fila nei canali
distributivi. Sostanzialmente si tratta di conquistare un numero
sempre maggiore di distributori all’ingrosso e al dettaglio, in
modo tale che sempre più punti vendita offrano prodotti Fila. Greg
Niel, 51 anni e un lungo curriculum alle spalle come dirigente, ha
recentemente lavorato per Lugz, azienda americana che produce
calzature sportive per i giovani. Ancora prima era stato tra gli
uomini di punta del colosso tedesco Adidas, dove per oltre
quindici anni aveva ricoperto incarichi di vario genere, ma sempre
legati al settore vendite. “Siamo fortunati e onorati di avere un
professionista come Niel tra le nostre fila – ha commentato Tom
O’Riordan, amministratore delegato di Fila Usa – E’ una persona di
esperienza e attenta alle esigenze dei rivenditori. Sono sicuro
che portera` creativita` e competenza all’interno dell’azienda e
che guidera’ il settore vendite con una mentalità competitiva e
strategicamente efficace”.
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Wal-Mart: divisione europea
perde capo
Dopo solo tre anni a capo della
divisione europea del colosso Wal-Mart, David Ferguson ha deciso
di rassegnare le proprie dimissioni e andare in pensione. Oltre a
dirigere le operazioni dei punti vendita in Germania, Francia e
Gran Bretagna, Ferguson era a capo della divisione Asda, una
catena di supermercati tedeschi. Ferguson —hanno spiegato di
vertici del gruppo— non verrà sostituito. Le mansioni verranno
invece gestite dal numero uno di Wal-Mart International, John
Menzer, che coordinerà l’attuale amministratore delegato in
Inghilterra, Tony DeNunzio, e il direttore delle operazioni in
Germania, Kay Hafner. Le operazioni in Germania —dove Wal-Mart
controlla 92 ipermercati— sono da tempo in grande difficoltà sia
dal punto di vista delle vendite, che a causa dei continui
scioperi dei dipendenti di alcuni centri.
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Nella
moda internazionale i dirigenti
europei sono meno pagati degli americani
Negli Stati Uniti stipendi a sette
cifre non scandalizzano più nessuno in quasi tutti i settori,
compreso quello della moda. Molto differente e’ invece la
situazione in Europa, dove i manager chiave delle case di moda non
raggiungono lo stesso livello retributivo delle loro controparti
americane, sia dal punto di vista dello stipendio che da quello
dei benefits (azioni, obbligazioni, bonus, piani pensionistici).
“Gli europei non si avvicinano nenache agli stipendi dei colleghi
statunitensi —ha dichiarato Greg Passin, capo dell’ufficio europeo
della società di ricerca e consulenza aziendale Sibson Consulting—
Il programma di stock option sono molto più ridotti, anche se in
Gran Bretagna la situazione sembra essere leggermente migliore”.
Passin spiega che naturalmente vi sono delle eccezioni. Tra queste
ricorda Tom Ford, designer di punta della maison Gucci, il cui
stipendio nel 2002 e’ stato di 4,8 milioni di dollari —di cui 1,3
milioni di dollari era rappresentato da un bonus. Non solo. Ford,
che lo scorso anno e’ stato nominato vice presidente del consiglio
di amministrazione, ha guadagnato circa 38 milioni di dollari
vendendo e comprando azioni Gucci. Passin sottolinea che quando
Tom Ford venne ingaggiato dalla casa di moda italiana, il suo
stipendio era di gran lunga più basso. “Vi sono molte speculazioni
su quello che farà quando il suo contratto con Gucci scadrà il
prossimo anno —ha detto Passin— Soprattutto visto che e’ ormai il
volto della societa’ e ha un impatto diretto sull’intera
performance delle linee”. Lo scorso mese, il quotidiano
specializzato WWD ha stilato la classifica dei dieci dirigenti e
stilisti più pagati in Europa. “La graduatoria parla chiaro—ha
commentato Passin— anche considerando le stock option e i piani
azionari di lungo periodo, gli americani continuano ad essere
pagati di gran lunga molto meglio”. Vi e’ anche da considerare che
il pubblico europeo e’ diverso da quello statunitense ed e’ pronto
a criticare ad alta voce stipendi non giustificati. A questo si
aggiungono le critiche dei media e il diverso ruolo che gli
investitori istituzionali e i fondi pensione detengono nelle
società europee.
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Prezzi al rialzo per
la prima volta nel mese di giugno
Nel mese di giugno
i prezzi degli articoli di abbigliamento sono cresciuti per la
prima volta dopo nove mesi di ribassi. Un passo in avanti, dunque,
che contribuisce a smorzare i timori di una spirale
deflazionistica che potrebbe rischiare di mettere sotto pressione
l’economia a stelle e strisce. Ma di qui a cantare vittoria ce ne
passa. Anche perché,
come ha dichiarato lo stesso Dipartimento del Lavoro nel
comunicare il dato, le imprese di abbigliamento continuano a
perseguire una massiccia politica di sconto, nel tentativo di
svendere la merce accatastata nei magazzini. Andando a esaminare
il dato diffuso, si nota che i prezzi dell’abbigliamento sono
cresciuti a giugno dello 0,4% rispetto al mese precedente, ma su
base annuale si sono confermati ben al di sotto del 2,4%, rispetto
alle vendite dello stesso mese relative all’anno scorso. Un
segnale che non allontana del tutto i timori relativi alla
deflazione nel lungo termine. Gli economisti offrono diverse
versioni sul rialzo. Secondo alcuni si tratterebbe di un aumento
dovuto soltanto a fattori stagionali, mentre secondo altri le
catene di abbigliamento avrebbero deciso di non affidarsi più alle
riduzioni dei prezzi come unica arma per attirare l’attenzione
degli acquirenti. In generale, secondo gli analisti del settore,
la situazione dovrebbe migliorare con i bassi tassi di interesse,
che dovrebbero sostenere ancora le spese per consumi, permettendo
così ai prezzi di risalire.
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Bilanci del secondo trimestre
nella moda. Tempi duri causati da Iraq, Sars ed euro
Tempi duri per
l’industria della moda. I risultati di bilancio del secondo
trimestre pubblicati dalle principali case di moda sono stati
quasi un bollettino di guerra e sono i peggiori che gli esperti
ricordano da molti anni a questa parte. “Tutto quello che poteva
andare storto e’ andato storto”, ha commentato Domenico Del Sole,
responsabile di Gucci. E Gucci non e’ stata la sola a soffrire
l’incubo. La società di revisione contabile Kpmg si e’ addirittura
rifiutata di certificare il bilancio della società madre di
Cerruti, sulla scia delle perdite enormi e dell’aumento dei debiti.
Versace e’ andata in rosso. Solo Lvmh si e’ salvata, grazie al
marchio Louis Vuitton che ha beneficiato dell’apertura di un nuovo
punto vendita a Tokyo. Motivi obiettivi esistono e sono
principalmente tre, gli stessi che hanno depresso la congiuntura
economica internazionale, ossia lo scoppio della Sars in Asia, la
guerra in Iraq e i guadagni dell’euro sul dollaro. Se é vero che
molte aziende appartenenti ad altri comparti si sono basati su
questi tre fattori per giustificare il calo dei loro affari, è
altrettanto vero che le stesse ragioni hanno sicuramente avuto un
impatto negativo sull’industria della moda, strettamente correlata
all’andamento del turismo, soprattutto se si considera quanti sono
gli asiatici che fanno incetta di beni di lusso scegliendo come
destinazione l’Europa. Il fatturato e’ spesso in dollari o yen. Di
conseguenza le imprese hanno avuto contro il cambio euro/dollaro
quando hanno rimpatriato le vendite in Usa traducendole in euro.
Altro fattore di rilievo: i costi sono invece espressi in euro,
dal momento che i beni di lusso sono prodotti nella maggioranza
dei casi in Europa. Al cocktail negativo di questi tre elementi,
si aggiunge un dato di fatto: la ripresa economica mondiale non si
sta rivelando robusta rispetto a quanto ci si aspettasse. Ma la
domanda che non fa dormire gli stilisti e’ ben precisa: quanto e’
dipeso davvero dal
contesto internazionale, e quanto e’ stato invece condizionato da
scelte strategiche sbagliate? Non bisogna dimenticare, infatti,
che nella storia dei flop hanno inciso spesso più i colori
eccessivamente sgargianti e quasi pacchiani di alcune case di moda
che il ciclo congiunturale. Le cose sono comunque cambiate e molte
sono le sfaccettature da esaminare. Una di queste e’ che
l’industria del lusso ha perso il suo “sé”, quell’elemento di
distinzione che distingueva un marchio da un altro. Basti pensare
alla borsa Louis Vuitton: a Tokyo e’ diventata un accessorio che
quasi tutte le donne giapponesi hanno. In questo modo ha perso
prestigio. “Alcuni marchi hanno raggiunto il picco della loro
notorietà alla fine degli anni ‘90 perché
simboleggiavano le attitudini di quell’epoca –ha dichiarato lo
stesso Bernard Arnault, boss di Lvmh in un’intervista a Le Monde –
ma ora hanno perso quel tocco di individualita’ scivolando
nell’industria massificata dei beni di lusso”. Joan Rolls,
consulente di moda, sottolinea come ormai siano in molti a
ritenere che Prada e Gucci siano diventate marche troppo “di massa”.
A questo si aggiunge anche gli investimenti che molti marchi hanno
continuato ad effettuare nonostante le perdite di bilancio. La
svizzera Richemont, per esempio, ha mantenuto lo stesso livello di
spesa in conto capitale, nonostante un calo del giro d’affari del
5% che ha portato gli utili operativi a ridursi quasi del 50%. Gli
analisti non vedono ancora nero, ma consigliano ai nomi più
prestigiosi di recuperare l’unicità di cui godevano in passato, e
di smorzare l’adozione di quei progetti che richiedono spesso
investimenti costosi, per tradursi alla fine in scelte strategiche
sbagliate.
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Business Week definisce Brioni
il meglio sul mercato
Un abito di
Brioni vale davvero 3.000 dollari? Secondo il settimanale
americano BusinessWeek la risposta e' senza dubbio affermativa, e
il motivo risiede da una parte nell'incredibile qualità offerta
dall’azienda italiana e dall'altra nel risparmio di tempo che esso
offre rispetto a un vestito da ordinare su misura. Perché nella
sua guida al nuovo look maschile, il celebre settimanale economico
Usa indica i prodotti di Brioni come il meglio nei vestiti
preconfezionati, assieme a quelli dell’inglese Oxxford Clothes.
BussinessWeek ricorda anche che a indossare abiti Brioni sono
celebrita' come il principe britannico Andrew, Donald Trump,
Nelson Mandela e Peter Jennings (leggendario anchorman televisivo
americano), e che gli abiti usciti dallo stabilimento di Penne
sono di casa a Hollywood, a volte anche di fronte alle cineprese.
In un box a parte poi il settimanale elenca i singoli elementi che
rendono i vestiti Brioni speciali: i materiali, le linee, la
forma, i pantaloni, le asole dei bottoni e la finitura.
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Tommy Hilfiger torna
in attivo nel primo trimestre fiscale con 17 milioni in utili
La casa di moda
Tommy Hilfiger e’ tornata in attivo nel primo trimestre del suo
anno fiscale, riportando utili per 17 milioni di dollari, o 19
centesimi ad azione, in netto rialzo rispetto ai 438,8 milioni si
perdita, o 4,88 dollari ad azione, dello stesso periodo di un anno
fa. Ad aiutare la società sono stati un aumento delle vendite e la
chiusura di una disputa legale, ma la direzione della società ha
espresso cautela: se la fiducia dei consumatori non migliorerà, le
vendite potrebbe accusare nuova debolezza. Tommy Hilfiger ha anche
annunciato la nomina di David Dyer a nuovo amministratore delegato.
Dyer proviene da Lands' End, societa' specializzata nella vendita
di abbigliamento tramite catalogo, e arriva a sostituire Joel
Horowitz, che manterrà la carica di presidente. Come Ceo di Lands'
End, Dyer ha pilotato la vendita della societa' a Sears, Roebuck &
Co. Tommy Hilfiger ha recentemente perso quota di mercato nel
settore dei grandi magazzini, facendo fatica a distinguersi da
altri marchi che puntano su uno stile fortemente americano, come
Polo Ralph Lauren e Nautica. A dare una mano ai conti di Tommy
Hilfiger nello scorso trimestre, terminato il 30 giugno, e’ stato
il compenso di 11 milioni incassato da Goody’s Family Clothing, al
termine di un contenzioso legale aperto dalla società di Hong Kong
per contraffazione del suo marchio e per rottura di un accordo di
licenza. Senza le voci straordinarie, il bilancio di Tommy
Hilfiger si sarebbe chiuso con utili limitati a 9,8 milioni, o 11
centesimi ad azione, contro i 2,6 milioni di profitto, o tre
centesimi ad azione, del 2002. Le vendite si sono attestate a
quota 367,2 milioni, sostanzialmente piatte rispetto ai 366,3
milioni del primo trimestre dello scorso anno. Il quadro e’ meno
incoraggiante se si guarda all’Europa: le operazioni di Tommy
Hilfiger nel Vecchio Continente si sono chiuse con un passivo
netto in aumento del 24% rispetto al 2002, a causa soprattutto
della forza dell’euro. Il fatturato netto consolidato e’ comunque
cresciuto a 36,8 milioni, dai 19,6 milioni di un anno fa. Horowitz
ha commentato questi risultati affermando che “siamo contenti di
come e’ andato il trimestre, e siamo incoraggiati dal continuo
miglioramento delle vendite di articoli di abbigliamento sportivo
maschile, jeans e della linea missy, un trend iniziato a meta’
aprile”. Horowitz si e’ detto particolarmente incoraggiato dal
fatto che i risultati positivi sono arrivati nonostante “un
difficile momento per il settore del commercio al dettaglio,
caratterizzato da forti riduzioni dei prezzi e ingenti offerte
promozionali”. Nonostante la soddisfazione per i risultati degli
ultimi tre mesi, la società ha mantenuto la cautela per i
trimestri a venire. Le vendite sono attese in calo, mentre gli
utili dovrebbe attestarsi a quota 55-59 centesimi nel secondo
trimestre fiscale, tra i 10 e i 14 centesimi nel terzo trimestre e
tra i 35 e 39 centesimi nel quarto.
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Russell Corporation torna in
profitto
Dopo una serie di trimestri in perdita,
Russell Corporation torna finalmente in profitto. La società, che
controlla l’omonimo marchio di capi d’abbi-gliamento e calzature
sportive, ha chiuso il secondo trimestre del 2003 con un utile
netto di 6,7 milioni di dollari, pari a 20 centesimi per azione.
Nello stesso periodo dell’anno precedente, il gruppo di Atlanta
era incorso in una perdita di 6,1 milioni di dollari, o 19
centesimi per azione. Le vendite totali, che hanno giovato della
recente acquisizione dell’ex rivale Spalding, sono cresciute a
267,9 milioni di dollari, mentre le vendite sul solo mercato
americano hanno registrato un rialzo di circa il 4% a quota 8,4
milioni di dollari. All’incremento delle vendite hanno contribuito
anche le acquisizioni di Bike e Moving Comfort. Le vendite sui
mercati stranieri sono invece aumentate del 31% a quota 6,4
milioni di dollari. “Date le pessime condizioni dell’economia
americana e mondiale, siamo molto soddisfatti dei risultati
ottenuti—ha dichiarato Jack Ward, presidente e amministratore
delegato del gruppo Russell, attraverso un comunicato stampa— In
alcuni casi, siamo riusciti a superare le nostre aspettative”.
Ward ha infine sottolineato che le previsioni della società per
l’intero anno fiscale vedono l’utile in crescita a 1,60 / 1,75
dollari per azione, su un fatturato compreso tra 1,25 e 1,28
miliardi di dollari.
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Utili in rialzo dell’80% per
la catena Coach.
Ottima la performance di borsette e scarpe
Grande successo trimestrale per la
catena d’abbigliamento Coach. La casa di moda statunitense, famosa
per le numerose collezioni di borsette in pelle, ha infatti messo
a segno un rialzo dell’80% degli utili relativi al suo quarto
trimestre fiscale grazie all’ottimo andamento delle vendite. La
società ha registrate per il trimestre un utile netto di 29,9
milioni di dollari, pari a 32 centesimi per azione, contro i 16,6
milioni, o 18 centesimi per azione, dello stesso periodo dello
scorso anno. L’ottima performance trimestrale ha permesso al
gruppo newyorkese di chiudere l’anno fiscale con un utile
pro-forma —che esclude gli oneri straordinari legati al processo
di ristrutturazione interno— di 146,6 milioni di dollari, in
rialzo del 67% rispetto agli 88 milioni dell’anno precedente. Le
vendite trimestrali globali hanno registrato un balzo in avanti
del 37,1 per cento, mentre le vendite “same store”, ossia dei
punti vendita aperti da almeno, sono salite del 21,6 per cento.
“Siamo estremamente soddisfatti dei risultati raggiunti nel nostro
ultimo trimestre fiscale —ha spiegato Lew Frankfort, presidente e
amministratore delegato di Coach, nel corso di una conferenza
stampa— La nostra presenza sul mercato e’ aumentata in tutti i
paesi in cui operiamo, in particolare per quanto riguarda le
vendite di calzature”.
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Liz Claiborne: utile
trimestrale in aumento del 15% dopo l’ondata di acquisizioni
La casa di moda Liz Claiborne ha
registrato nel corso del secondo trimestre dell’anno un utile
netto di 45 milioni di dollari, pari a 41 centesimi per azione. Il
risultato rappresenta un aumento degli utili del 15% rispetto ai
30 milioni, o 36 centesimi per azione, dello stesso periodo dello
scorso anno. La buona performance e’ legata in particolare alle
numerose acquisizioni compiute negli ultimi dodici mesi da Liz
Claiborne: sono state portate a termine l’acqui-sizione della
catena Ellen Tracy, della divisione canadese di Mexx e infine di
Juicy Couture. L’operazione di espansione ha portato ad un aumento
delle vendite di capi d’abbigliamento del 21,7% a quota 625
milioni. Le vendite di capi non d’abbigliamento sono invece salite
del 21,9% a quota 117 milioni di dollari.
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